Il girone C della Coppa d’Africa promette di essere più intrigante di quanto dica la carta. Nigeria e Tunisia partono davanti e si giocano la vetta, ma Uganda e Tanzania — squadre fisiche, organizzate e senza nulla da perdere — arrivano con l’idea di rendere la vita complicata alle due favorite e di riscrivere, almeno in parte, i pronostici.
Nigeria – Super Eagles
Per potenziale offensivo, probabilmente la Nigeria è la squadra più forte dell’intero torneo. Guardando il resto della rosa, il divario con molte avversarie appare evidente. Eppure, alla formazione guidata da Eric Chelle sembra mancare sempre qualcosa: come direbbero a Napoli, “manc semp ’o centesim p’apparà ll’eur”. Nella loro storia le Super Eagles hanno vinto tre volte la Coppa d’Africa, l’ultima nel 2013. Dopo la finale persa due anni fa e la mancata qualificazione ai Mondiali, dalle parti di Abuja la parola d’ordine è una sola: vincere.
Nel 4-3-3 proposto dalla Nigeria, il cui piano di gioco è il giro palla e la ricerca dello spazio grazie alla velocità e la capacità di inserimento dei singoli, le chiavi della difesa sono affidate a Calvin Bassey, centrale del Fulham, e Semi Ajayi, esperto giocatore dell’Hull City passato anche dall’Arsenal. I terzini, Bright Osayi-Samuel e Zaidu Sanusi, contano tra Fenerbahce e Porto diverse apparizioni su palcoscenici europei importanti.
A centrocampo la Nigeria mescola muscoli ed esperienza: Onyeka e Onyedika (provate a non confondervi) garantiscono fisicità, Ndidi è da anni una colonna del Leicester, mentre Iwobi — ormai stabilmente mezzala — aggiunge qualità e letture. Da citare anche Arokodare e Akinsanmiro, oggi al Pisa.
Davanti, invece, c’è l’arsenale più spaventoso del torneo. Samuel Chukwueze, Ademola Lookman e soprattutto Victor Osimhen: tre giocatori in grado di spostare le partite con una singola giocata. Dalla panchina entrano Moses Simon, esterno funambolico del Nantes, Chidera Ejuke del Siviglia, l’ex Cremonese Dessers e il gigante Paul Onuachu del Trabzonspor. Senza dimenticare Dele Bashiru, che nelle ultime amichevoli è stato provato dal ct sia come ala destra che come punta centrale.
Tra i pali, sebbene Maduka Okoye sia, ad oggi, il più talentuoso del paese, Eric Chelle ha deciso di non convocarlo e dare fiducia a Stanley Nwabali, che gioca al Chippa United in Sud Africa, e l’incubo del Manchester United Francis Uzoho, che verosimilmente partirà più indietro nelle gerarchie.
La Nigeria è una delle papabili candidate per la vittoria finale del torneo ma, come detto, dovrà tener fede alle aspettative evitando i cali di concentrazione ed i passaggi a vuoto che hanno spesso caratterizzato il recente cammino delle Aquile.
Probabile formazione: Nwabali; Osayi-Samuel, Bassey/Awaziem, Ajayi/Ogbu, Sanusi; Onyeka/Onyedika, Ndidi, Iwobi; Chukwueze, Osimhen, Lookman.
Tunisia – Les Aigles de Carthage
La Tunisia arriva a questa Coppa d’Africa con un solo titolo in bacheca, quello del 2004, e con l’ambizione di tornare protagonista.
Sami Trabelsi ha costruito una squadra pragmatica, che parte da un 4-2-3-1 capace di trasformarsi in 5-4-1 in fase difensiva. Il primo leader è Yassine Meriah, centrale esperto ex Olympiacos rientrato in patria per chiudere la carriera. Guida una linea difensiva in coppia con Talbi del Lorient (o l’ex Salernitana Bronn), mentre sugli esterni agiscono l’ex stellina del Southampton Yan Valery e Ali Abdi del Nizza.
Il cuore della squadra resta però Ellyes Skhiri, ultimo superstite della golden era tunisina e, insieme a Wahbi Khazri, probabilmente il giocatore più talentuoso della nazione negli ultimi trent’anni. Centrocampista capace di “giocare” a calcio, nel vero senso della parola, grazie alla sua tecnica e alla sua visione di gioco è il metronomo della squadra: veterano della Bundesliga e per anni faro delle Aquile di Cartagine, è forse anch’egli giunto all’ultimo grande torneo con la maglia biancorossa. Accanto a lui Ferjani Sassi, Ali Ben Romdhane e il talento più promettente della rosa: Hannibal Mejbri, oggi al Burnley.
Davanti, l’uomo di maggiore estro è Elias Achouri del Copenhagen, reduce da una stagione brillante in Danimarca nel tridente con Jordan Larsson e Ronny Bardghji. Si gioca il posto con Tounekti del Celtic e con il veterano Naïm Sliti. La punta centrale dovrebbe essere uno tra Elias Saad e Hazem Mastouri, con il supersub Firas Chaouat, devastante sulle lunghe distanze, pronto a incidere dalla panchina.
La Tunisia è solida, ben organizzata e pericolosa in transizione, ma le manca un vero fuoriclasse capace di risolvere le partite da solo: Achouri è incostante, Hannibal troppo giovane e Skhiri non ha nelle sue corde questo ruolo, essendo, per usare un gergo cestistico, una seconda stella. Comunque, le Aquile possono tranquillamente ambire ad un posto tra le prime otto del continente.
Probabile formazione: Dahmen; Valery, Meriah/Bronn, Talbi, Abdi; Skhiri, Sassi/Gharbi; Achouri/Tounekti, Hannibal Mejbri/Sliti, Saad; Mastouri.
Uganda – The Cranes (Le Gru)
L’Uganda, piccolo Stato senza sbocchi sul mare, con poche opportunità lavorative e svariati problemi (politici, economici ed umanitario/sanitari), vanta una selezione calcistica ricca di storia e piena d’orgoglio che, contro tutti i pronostici, nel ‘78 arrivò seconda in Coppa d’Africa dietro al Ghana. Assente dal torneo da quando nel 2019 arrivò agli ottavi, la formazione allenata dal belga Paul Put punta a passare un girone difficile che la vede nettamente sfavorita.
Il CT punta punta su una squadra compatta, fisica, capace di spezzare i ritmi ed esaltarsi in ripartenza. Nel 4-5-1 proposto dall’Uganda vengono spesso schierati Obita e Toby Sibbick, considerati imprescindibili: il primo, giocatore dell’Hibernian, spesso viene schierato come centrale o terzino, il secondo è invece titolare a destra. Da menzionare anche Aziz Kayondo, Timothy Awany, Hilary Mukundane e soprattutto l’ex Roma Elio Capradossi.
Con la porta difesa dall’ormai quarantenne Onyango (che nell’ultimo match col Marocco ha chiuso la partita con 9 parate), a centrocampo il top player è Baba Alhassan, naturalizzato recentemente ugandese e play titolare alla Steaua Bucarest. Da menzionare anche l’ex Stella Rossa Aucho, capitano, Uche Ikpeazu e l’esterno destro Allan Okello, miglior marcatore ed assistman della squadra nell’ultima campagna per le qualificazioni ai Mondiali.
In attacco ci sono Steven Mukwala, Melvyn Lorenzen e soprattutto il prospetto migliore della squadra, il classe 2003 Rogers Mato che gioca in Macedonia al Vardar. A loro spesso è affidato il compito di capitalizzare le occasioni da gol sporadicamente create dai centrocampisti.
L’Uganda appare come una delle vittime sacrificali per Tunisia e Nigeria nel gruppo C, ma proverà a limitare i danni per poi giocarsi il tutto per tutto con la Tanzania, sperando in un passaggio del turno come migliore terza.
Probabile formazione: Onyango/Magoola; Sibbick, Obita, Capradossi/Mukundane, Kayondo; Okello/Ikpeazu, Semakula, Lorenzen, Aucho, Ssemugabi/Mato; Mukwala/Mato.
Tanzania – Taifa Stars
Alla quarta partecipazione in Coppa d’Africa, la Tanzania di Miguel Gamondi sta attraversando un periodo di evoluzione e di progresso e questo torneo è l’occasione giusta per dimostrarlo.
Spesso Gamondi si affida al più classico dei 4-4-2: un gioco offensivo con la ricerca costante dell’uno contro uno degli esterni per poi mettere palla in mezzo, cercando transizioni veloci e l’uomo libero tra le linee. Il problema? Una fase difensiva da incubo, con errori spesso grossolani.
In porta Suleiman alterna prestazioni da fenomeno ad altre da giocatore di Sunday League. In difesa invece i due nomi più affidabili sono Pascal Msindo e Dickson Job, centrale e terzino di Azam e Young Africans.
A centrocampo c’è Tarryn Allarakhia, che gioca al Rochdale in National league e che si è dimostrato un esterno sinistro davvero niente male, con un piede educato ed un grande senso del gol. Insieme a lui Novatus Miroshi del Goztepe, una mezzala di rottura discreta anche dal punto di vista tecnico e soprattutto giovane (classe 2002), ed Haji Mnoga, esterno destro del Salford con un discreto dribbling e buone capacità di cross (da migliorare i passaggi, la fase difensiva e soprattutto l’aspetto disciplinare).
In attacco invece la superstar assoluta, nonché unico giocatore con esperienza internazionale, è Mbwana Ally Samatta, ex Aston Villa, Genk, Fenerbahce, PAOK ed Anversa, ora titolare in Ligue 1 col Le Havre. Attaccante fisico, rapace, buon colpitore di testa e col fiuto del gol, anche se sta faticando quest’anno, spesso viene affiancato dal più rapido Kelvin John, che abbina alla buona velocità anche un’ottima tecnica di base.
La Tanzania ha forse qualcosa in più rispetto all’Uganda, ma comunque la strada per superare il girone resta in salita: coi cali di attenzione che spesso colpiscono la squadra sarà difficile non concedere troppo a Nigeria e Tunisia. Improbabile che riesca a passare il girone nelle prime due posizioni, è remota anche l’opzione di passare come migliore terza.
Probabile formazione: Suleiman; Job, Msindo/Husseini, Kapombe, Mwamnyeto; Mnoga, Miroshi, Salum/M’Mombwa, Allarakhia; Samatta, John/Selemani.
COSE RANDOM DA SAPERE
Nome più bello: Dickson Job (non serve dire altro)
Soprannome più evocativo: Aigles de Carthage
Giocatore da tenere d’occhio: Hannibal Mejbri (Burnley)/Elias Achouri (Copenhagen)
Favorita: Nigeria
Maglia da comprare per il prossimo calcetto: Uganda Home