È il 62’ di Fiorentina-Rakow, in un Franchi semi-vuoto i padroni di casa sono sotto di una rete. Un innocuo cross di Parisi dalla trequarti cerca le punte, anticipate dalla difesa ospite. La palla rimbalza al limite dell’area, in quella zona c’è Cher Ndour, che non ci pensa due volte e colpisce al volo, spedendola all’incrocio dei pali. Un arcobaleno stupendo, che infila Zych e avvia la rimonta (poi completata a fatica al 90’ da un penalty di Gudmundsson). Se in Polonia i gigliati si giocheranno il passaggio del turno con due risultati disponibili su tre è proprio grazie a questa perla del proprio numero 27.
La vittoria nello scontro salvezza contro la Cremonese intanto ha messo la zona rossa a distanza di sicurezza per la prima volta in stagione. Ma nell’annata dei Viola rimangono tantissime ombre e pochissime luci. E doversi giocare la pelle con una neo-promossa dice già tutto. Finalmente la “cura Vanoli”, nonostante le continue difficoltà, permette ai tifosi di tornare a mettere la testa fuori dalla sabbia. Ad oggi la Viola vanta quattro punti di vantaggio dalla terz’ultima e spera ancora di poter proseguire il proprio percorso in campo continentale, inseguendo un trofeo che si è visto sfuggire due volte a un passo dalla gloria. Insomma, rispetto al buco nero in cui sembrava essere fino a qualche settimana fa, le cose vanno leggermente meglio.
In tutto ciò c’è un’altra flebile fiammella, proprio quella di Cher Ndour. Come il mood dei gigliati, il rendimento del centrocampista italo-senegalese è moderatamente in ascesa. Nonostante la folta concorrenza in mezzo al campo, il classe 2004 si sta ritagliando il suo spazio e, complice l’uscita della Fiorentina dalle sabbie mobili, lascia intravedere qualcosa. In campionato ha 24 gare su 29, di cui il 50% da titolare. Sempre schierato dal 1’ in Conference League e in Coppa Italia, con un bottino totale di 9 apparizioni. In tutto questo ha messo a referto quattro reti e un assist. È ancora troppo poco per considerarlo imprescindibile, ma il potenziale c’è.
Finalmente un po’ di continuità
Cher Ndour si forma nelle giovanili di Brescia e Atalanta, dove sin da subito si distingue per il suo talento. Da qui intraprende un viaggio in giro per l’Europa a caccia del palcoscenico giusto per crescere e consacrarsi. Prima passa dal Portogallo: al Benfica riesce a mettersi in mostra nella squadra B (vincendo la Youth League a 16 anni), ma in tre anni ottiene solo una presenza con la prima squadra. Poi passa a zero al PSG, ma non è pronto al grande salto. Ai piedi della Tour Eiffel viene considerato poco, così viene lasciato partire in prestito. Prima al Braga, poi in Turchia al Besiktas. Il ragazzo gioca, ma ogni sei mesi viene sballottato in un’altra realtà. A gennaio 2025, infatti, viene richiamato dai francesi per colpa di Kolo Muani. Sì, perché il Paris aveva raggiunto il limite di giocatori ceduti in prestito. Così, per chiudere il passaggio del centravanti alla Juventus, ha dovuto riportare alla casa base Ndour, per poi cederlo alla Fiorentina per 5 milioni.
L’ennesimo cambio di club (quattro in appena due anni), ma finalmente un passaggio a titolo definitivo, con conseguente crescita di fiducia nei suoi mezzi e stabilità. Nei primi sei mesi in Toscana colleziona 12 gettoni totali (con 50’ di media a partita) e solo un assist. Nella nuova stagione i numeri sono in netta crescita. Il classe 2004 è riuscito a conquistarsi considerazione sia durante la scellerata gestione Pioli, che nella ristrutturazione targat Vanoli, sebbene ci fossero tanti centrocampisti con caratteristiche simili. Da Sohm (ora al Bologna) a Brescianini, passando per Richardson (passato al Copenaghen) e Fabbian. Nessuno di questi ha racimolato più minuti di Ndour, che recentemente sta dimostrando una certa elettricità. Si sbatte nella doppia fase, cerca di attaccare l’area e insiste con qualche soluzione personale. Così ha ottenuto il suo miglior bottino stagionale sinora: quattro gol, di cui tre in Conference League (dov’è il decimo miglior marcatore, 4º tra i centrocampisti).
Gattuso potrebbe farci un pensierino?
Nel corso della sua carriera il numero 27 della Fiorentina non ha ancora mai indossato la maglia della Nazionale maggiore. Ha fatto tutta la trafila giovanile, dall’under 15 all’under 21, dove ancora viene convocato da mister Baldini. Probabilmente è ancora presto per parlare di una sua aggregazione tra i grandi. Deve dimostrare che quanto di buono fatto in questa annata non sia un fuoco di paglia e soprattutto che possa ripetersi a livelli più alti. Le qualità, però, ci sono. E si vede soprattutto nella sua capacità di abbinare una fisicità imponente con una discreta tecnica, che c’è ma va ancora sgrezzata. Sa riempire l’area di rigore, come dimostrato nei gol contro il Rapid Vienna e contro l’Udinese. Ma sa anche giocare tra le linee e calciare da fuori, provato con le reti contro Rapid Vienna e — appunto — il già citato Rakow.
È chiaro che, a 21 anni con appena 82 presenze tra i grandi, Cher Ndour deve ancora crescere e raffinarsi. Le sue caratteristiche, però, sono molto interessanti. E, a dire il vero, di giocatori così mister Gattuso non ne ha molti. Il centrocampo dell’Italia è ricco di palleggiatori come Locatelli, Barella, Tonali, Ricci, Rovella, Pellegrini. Poi c’è qualche “timido” incursore come Frattesi o Pisilli. Ma, tolto Cristante (che il vizio del gol l’ha un po’ perso), manca un marcantonio da 190 centimetri che possa scombinare le marcature degli avversari. Portarlo ai play-off, forse, sarebbe precoce, ma bisognerebbe prestare attenzione alla crescita di questo prospetto. Anche perché, avendo il doppio passaporto e non avendo esordito in Nazionale, il classe 2004 è selezionabile dal Senegal, che non esiterebbe un attimo ad aggiungerlo al proprio roster. E sarebbe un gran peccato.