Ambientati tra la metà di agosto e la fine di settembre, i primi due turni di Coppa Italia sono quelli più utili a far comparire quasi dal nulla giocatori che poi nel corso della stagione andranno a guadagnare spazio e rilevanza nelle loro squadre. L’ultimo caso è quello di Giovane un mese fa, che ha subito ben figurato all’esordio con l’Hellas, proprio in Coppa Italia, contro l’Audace Cerignola.
C’è un giocatore che non si è propriamente svelato tramite la Coppa Italia, ma l’ha usata per confermare l’hype che c’era su di lui questa estate. Christian Comotto era infatti apparso nei nostri feed social come un miraggio di mezza estate, quando in un’amichevole della tournée del Milan contro il Perth Glory ha siglato il rigore dell’8-0 con un cucchiaio.
È nel secondo turno di Coppa Italia contro il Parma, però, che Comotto – nel frattempo passato in prestito allo Spezia – è uscito dalla bolla social e si è materializzato come giocatore in carne ed ossa. La prestazione convincente arrivata al Tardini ha messo in luce un calciatore intelligente e potenzialmente unico nel panorama dei centrocampisti italiani.
Un’estate da protagonista e l’errore di valutazione di D’Angelo
Classe 2008, Comotto è figlio d’arte (il padre Gianluca è stato a lungo difensore di Serie A, tra Torino e Fiorentina) ma, rispetto al padre difensore centrale, è sicuramente un giocatore più creativo. Christian è un centrocampista che viene impiegato spesso come mezzala, in particolare sul centro-sinistra, ma può anche agire da trequartista con ottimi risultati. Al Milan dal 2020, di Comotto si è iniziato a parlare più intensamente da un anno a questa parte, in particolare durante l’Europeo Under 17 dello scorso maggio, dove è stato con Inácio, Arena e Luongo tra i più positivi del gruppo italiano.
Dopo una stagione sotto età nel Milan Primavera, Comotto ha saltato lo step del Milan Futuro (vista anche la retrocessione in D, che l’avrebbe visto scalare troppo indietro) ed è stato ceduto in prestito annuale allo Spezia. La società ligure negli ultimi anni si è messa in luce per lanciare in egual misura calciatori del vivaio (Bertola e Mascardi gli ultimi) ma anche tanti calciatori in prestito (Pio Esposito svetta). Per una società che ha perso l’ultima finale play-off di Serie B, non è semplice inserire – anche solo da riserva – un calciatore che dev’essere più o meno pronto subito.
Comotto ci sta arrivando settimana dopo settimana. In Coppa aveva giocato un quarto d’ora scarso contro la Sampdoria, poi in campionato ha collezionato due subentri nelle prime due gare, prima di tornare in panchina. Ma non è assolutamente una bocciatura, anzi: è solo che lo Spezia sta passando un periodo negativo sui risultati. “Io lo conoscevo marginalmente e, non ho nessun tipo di problema a dirlo, ero perplesso su questa scelta e non lo ritenevo pronto fisicamente per il campionato di Serie B” ha spiegato proprio D’Angelo in un’intervista a Cronache. “Avevo palesemente sbagliato valutazione: al secondo allenamento andava a contrasto con giocatori enormi come Wiśniewski, Cassata o Esposito. Quindi che dire…avevo sbagliato valutazione e Melissano ha fatto un buonissimo colpo”.
La prestazione in Coppa Italia
Si arriva alla partita di Coppa contro il Parma, una gara dove lo Spezia non ha nessuna pressione e quindi D’Angelo può sperimentare maggiormente negli uomini. Le novità più interessanti lato Spezia sono la presenza di Comotto da titolare (la sua prima dal 1′ nei professionisti, ça va sans dire) e quella di Felipe Jack, anche lui nazionale under italiano. Comotto viene inserito come mezzala sinistra di un centrocampo a 5, mentre a completare la fascia centrale Nagy davanti alla difesa e Cassata sul centrodestra, ossia due profili più di rottura. Il messaggio è chiaro: in assenza di Salvatore Esposito, è Comotto a dover portare qualità e palleggio.
Nei primi minuti gli spazi sono pochi da entrambi i lati, si fa pochissimo gioco. Il primo coinvolgimento nella partita di Comotto è uno stop di petto su un pallone vagante e seguente controllo, con cui si guadagna il primo fallo della partita (alla fine saranno 3, tutti importanti per far respirare lo Spezia).
Anche quando non tocca palla, Comotto è sempre attivo: rincorre gli avversari, lotta per contendere la palla, sradica palloni dai piedi. L’impressione avuta da D’Angelo sui contrasti si conferma in campo: a fine partita avrà vinto 8 contrasti su 10 e 2 duelli aerei su 2. È presente, insomma, vivo. Lo spunto successivo arriva più o meno a metà tempo: Comotto viene servito con un pallone in profondità sulla sinistra, lo controlla bene, si accentra col destro e mette un cross dal limite dell’area, che poi porta a un corner dopo una deviazione. Il suo tocco di palla è leggero, pulito, scorrevole: non si scompone mentre conduce, anzi, è molto ordinato ed elegante.
È nel secondo tempo, però, che Comotto emerge definitivamente. Con il passare dei minuti prende fiducia, sale di colpi sia dal punto di vista fisico che emotivamente: poco dopo l’ora di gioco, addirittura, conclude anche verso lo specchio con un colpo di testa, il tutto essendo il più basso in area di rigore. Ad un certo punto arriva addirittura un tocco di prima di spalle verso Lapadula, sintomo evidente di qualità ma soprattutto di fiducia nel metterla in pratica.
È proprio l’ex attaccante del Milan il co-protagonista della prima “contribuzione” dai professionisti: Comotto si sgancia sulla destra, raccoglie di petto (questa sì, una specialità della casa) una respinta corta di Ndiaye e spara un destro in mezzo, a metà tra l’assist e il tiro. A raccoglierla esattamente all’altezza del dischetto c’è Gianluca Lapadula, che stoppa, se la porta sul mancino e la mette all’angolino basso. Un modo rocambolesco ma efficace di mettere a segno il primo assist in carriera per Comotto.
C’è un altro fattore illuminante nella partita di Comotto. A 17 anni, è lui a incaricarsi di tutti i calci piazzati dello Spezia. Calci d’angolo da destra e sinistra, punizioni da crossare in mezzo: tutte passano dal suo destro morbido e preciso. Una dimostrazione di forte personalità dal suo lato e di immensa fiducia da parte di D’Angelo. L’unica punizione che Comotto non batte è quella dal limite dell’area nel finale di partita, fondamentale che al momento non fa parte delle sue caratteristiche e su cui deve ancora lavorare, della quale si incarica Lapadula. Ce n’è un altro di piazzato, in realtà, che Comotto non batte: non è, infatti, tra i cinque rigoristi della serie finale, nonostante quel rigore lì di questa estate. Poco male, anzi meglio: un eventuale errore avrebbe spostato il focus lì, anziché lasciarlo su 90 minuti di continuità, incessante crescita e sensazioni estremamente positive.
Un centrocampista unico?
È ancora troppo presto per parlare, ma a bocce ferme Comotto è un prototipo di centrocampista che il calcio italiano fatica a trovare, e che a tratti rigetta: brevilineo nonostante l’altezza (alcuni portali dicono 1,83, altri 1,85, ma in campo si mimetizza bene), eccelse qualità nello stretto, spunto e iniziativa individuale, tecnica nell’uno contro uno. Un contrasto forte con le mezzali focalizzate principalmente su inserimento e tiro costruite quasi con lo stampino dai settori giovanili italiani.
Sul suo profilo il lavoro dello Spezia quest’anno sarà già importante. “Deve lavorare tanto ma ciò che non gli mancherà mai qui è il tempo. Ha attitudine al lavoro e al miglioramento” ha detto D’Angelo nella stessa intervista. Elementi fondamentali per trovare spazio e crescere nel suo Spezia. Partendo, però, da delle basi interessantissime.