Cosa ha visto la Roma in Neil El Aynaoui

Il marocchino arriva nella capitale in un clima povero di hype e ricco di tanti punti interrogativi.

Il calciomercato estivo della Roma, ormai, sembra diventato il “giorno della marmotta”. Un continuo susseguirsi di esaltazioni di massa – con tanto di folle festanti in aeroporto ad accogliere i nuovi arrivi – e grandi delusioni che sfociano in psicodrammi collettivi, il tutto in un infinito loop. Questa è la tifoseria giallorossa, il cui amore sconfinato per i propri giocatori è pareggiato solo dalla capacità unica di affossarli, spesso nel giro di pochi giorni.

E quindi luglio 2025 sembra improvvisamente luglio 2024, con l’arrivo di un altro centrocampista 24enne, proveniente dalla Ligue 1 tra lo scetticismo generale, per una cifra intorno ai 25 milioni. Se l’anno scorso il mercato si apriva con l’arrivo di Enzo Le Fée, dal Rennes, quest’anno il loop riparte dal battesimo di fuoco di Neil El Aynaoui, proveniente dal Lens.

Non chiamatelo Piano B

Le prime grandi differenze con il centrocampista ora al Sunderland le troviamo nelle rispettive trattative. Se infatti Le Fée arrivò in punta di piedi come pallino dell’ex direttore sportivo Ghisolfi, il nome di El Aynaoui è venuto fuori un po’ a sorpresa come alternativa a Richard Rios, quando sono sorte le prime difficoltà nel trattare col Palmeiras.

Dopo aver accettato l’offerta della Roma, El Aynaoui è stato immediatamente preso di mira da una piccola minoranza di tifosi. Questi lo hanno bersagliato sui social, accusandolo di aver in qualche modo “tolto il posto” al colombiano, tanto da costringere il marocchino a disattivare i commenti sul proprio profilo Instagram. Se da un lato i media non hanno aiutato – colpevoli di aver cavalcato l’hype di Rios, svendendo El Aynaoui come un rincalzo – verrebbe però da chiedersi quanti di quei “tifosi” avessero effettivamente seguito da vicino entrambi i giocatori per arrivare a tanto. Il problema di fondo, però, non sembra tanto di conoscenza calcistica quanto di civiltà e umanità.

Ok, ma chi è Neil El Aynaoui?

Mettendo ora da parte gli isterismi, una buona fetta della tifoseria ha invece accolto il giocatore con il solito entusiasmo “a scatola chiusa”. Nato a Nancy il 2 luglio 2001, Neil El Aynaoui è figlio di Younes, da molti considerato il miglior tennista marocchino di tutti i tempi.

Cinque trofei ATP e un best ranking come 14° al mondo, qui contro un Rafa Nadal 17enne.

Proprio nel Nancy il giovane Neil compie tutta la trafila delle giovanili, entrando stabilmente in prima squadra dalla stagione 2021/22. Dopo un anno di Ligue 2 e uno di terza serie francese, viene scovato dal Lens che lo porta in Ligue 1 per appena seicentomila euro.

Con una prima buona stagione si guadagna il trasferimento al Monaco, che però salta per un problema al ginocchio. Risolto l’infortunio, nel 2025 si afferma come il miglior giocatore del Lens, mettendo a segno 8 gol in 24 partite di campionato e convincendo la Roma ad investire oltre 20 milioni per il suo cartellino. Come risponderà lo vedremo in campo, naturalmente, ma nel frattempo proviamo ad analizzarlo attraverso quattro dimensioni: fisica, tecnica, tattica e mentale.

Gambe lunghe e polmoni

Partendo dal suo template fisico, El Aynaoui possiede una struttura longilinea, le cui lunghe leve lo fanno sembrare ancor più alto dei suoi 185 centimetri. Queste – oltre a rendere ampia la sua falcata – lo aiutano nei contrasti e nella protezione del pallone, le sue qualità più evidenti. Possiede inoltre un buon livello di forza, sia nelle gambe che nella parte superiore del corpo, che lo rende difficile da sbilanciare e gli consente di tenere botta anche contro gli avversari più fisici. Nel gioco aereo si tratta di un calciatore complessivamente valido, in grado di abbinare altezza ed esplosività nel salto a un buon tempismo nel colpo di testa, fondamentale con il quale ha messo a segno diverse reti in Francia.

Atleticamente riesce ad apportare quantità e corsa con ottima costanza durante la partita, pur non facendo registrare picchi di intensità particolarmente straripanti. Ciò che davvero distingue El Aynaoui dai tanti centrocampisti in possesso delle caratteristiche descritte finora è l’agilità negli spazi stretti. Nonostante l’altezza e la presenza fisica, infatti, l’ex Lens è in grado di destreggiarsi con grande naturalezza in pochi metri. Sono tante le situazioni in cui riesce a evadere dal pressing avversario proteggendo il pallone e disorientando l’avversario con finte e spostamenti rapidi. Questo, insieme alle qualità nella difesa del pallone, gli permette di gestire situazioni nel traffico anche senza una pulizia tecnica di primissimo ordine.

Rimanendo sull’ambito fisico, è importante notare come sia stato recentemente alle prese con qualche infortunio, in particolare un problema ai legamenti del ginocchio che lo ha tenuto ai box tra la fine della stagione 2023/24 e l’inizio della successiva, costringendolo anche a rinunciare al trasferimento al Monaco. Come si è visto in campo, però, El Aynaoui sembra aver pienamente recuperato. La stagione 2024/25 è proseguita con ottimi risultati, e il superamento delle visite mediche con la Roma infonde fiducia sull’integrità fisica del giocatore.

Sostanza e non forma

Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, El Aynaoui mostra complessivamente un buon livello di padronanza del pallone, nonostante qualche occasionale imprecisione nel primo controllo. Vista l’agilità e la frequenza di tocco di cui è in possesso, potenzialmente potrebbe essere molto più efficace in conduzione di quanto abbia mostrato finora. Al momento, infatti, tenta poco spesso questo tipo di giocata: potrà migliorare imparando a sfruttare meglio le proprie qualità per risalire il campo palla al piede.

L’esecuzione dei passaggi è piuttosto precisa sulle distanze medio-lunghe, ma lascia a desiderare nella velocità con cui trasmette il pallone ai compagni, soprattutto nei cambi di gioco. Da quel punto di vista il fondamentale in cui può più migliorare è il calcio, dove sembra sempre dover sacrificare una tra potenza e precisione. In finalizzazione, come vedremo in seguito, è in grado di fare gol con entrambi i piedi oltre che di testa, concretizzando le occasioni da gol con soluzioni talvolta più potenti e istintive che precise. Inoltre, nell’ultima stagione al Lens si è occupato anche di battere i piazzati e i calci di rigore, trasformandone tre su tre. In sostanza, nonostante un bagaglio tecnico che non evoca esattamente l’eleganza tipica della scuola dei centrocampisti maghrebini, El Aynaoui riesce comunque ad essere totalmente funzionale.

Un caos controllato

Passando al discorso tattico, tra stampa, radio e social sono state tante le opinioni sulla sua collocazione nello scacchiere di Gasperini. Per quanto mostrato in Francia, il marocchino rientra nel prototipo di centrocampista box-to-box: vince contrasti, recupera palloni e si inserisce per fare gol.

Pur potendo giocare davanti alla difesa con compiti più posizionali, infatti, si tratta di un giocatore che spicca per quantità e tempi di inserimento. Riesce sempre a farsi trovare nella posizione migliore per concludere l’azione, potendo contare su una varietà di soluzioni in finalizzazione che spaziano dal colpo di testa al gol di rapina da centravanti navigato.

Il dato relativo agli assist (appena 1 nell’ultima Ligue 1) sembra piuttosto inclemente nei confronti di un calciatore che, pur non avendo la qualità in rifinitura di un De Bruyne, lascia intravedere potenzialità interessanti nell’ultimo passaggio. Non sarebbe sorprendente se, con il giusto lavoro, dovesse riuscire a fornire qualche assist in più per i suoi nuovi compagni.

Abbassandoci di qualche metro in campo, in costruzione risulta evidente come El Aynaoui non possieda le caratteristiche del regista verticale alla Paredes. Il marocchino tende a preferire giocate più scolastiche in orizzontale – come testimoniato anche dai dati (4.25 passaggi progressivi ogni 90’, 37o percentile rispetto ai pari ruolo europei). Inoltre, viste le caratteristiche tecniche e fisiche di cui è in possesso, può sicuramente migliorare in conduzione. A vederlo infatti ha tutte le carte in regola per provare più spesso lo strappo palla al piede e guadagnare metri (attualmente registra appena 0.62 conduzioni progressive per 90’, 13° percentile).

La fase di non possesso

Senza palla si tratta di un giocatore piuttosto ordinato e maturo nelle letture, nonostante sembri più a suo agio nei recuperi alti in pressing e nella riaggressione che statico in un blocco basso. Grazie a un buon senso dell’anticipo, unito a caratteristiche fisiche che lo rendono estremamente avvantaggiato nei contrasti, potrebbe sposarsi bene con uno stile di gioco basato sull’aggressività e sui duelli.

La principale criticità tattica di El Aynaoui riguarda il suo baricentro in campo. Capita infatti spesso che si ritrovi a rincorrere gli avversari, nel tentativo di recuperare la posizione dopo uno dei suoi soliti inserimenti avanzati. In questo senso viene aiutato dalle lunghe leve e dal combinato di intensità e pulizia negli interventi analizzato in precedenza, ma è evidente come questo sia uno degli aspetti su cui dovrà lavorare.

In sintesi, quindi, i tifosi romanisti potrebbero aspettarsi una coppia di centrocampo Koné-El Aynaoui in grado di abbinare due calciatori estremamente completi per fisicità e qualità tecniche, con il marocchino più presente in fase offensiva per le sue capacità di inserimento e Koné che andrà verso un’interpretazione del ruolo più vicina a quanto mostrato in Nazionale con Deschamps.

Fonte: dataMB.

I margini di miglioramento

Infine, dal punto di vista mentale, il giocatore ha dimostrato una spiccata propensione a lavorare per migliorarsi nel corso della sua carriera, alzando il proprio livello anno dopo anno. Nel corso dell’ultima stagione ha saputo assicurare una buona costanza di rendimento e affidabilità, mentre nella singola partita mostra concentrazione, determinazione e disponibilità al gioco di squadra. Chi ha lavorato con lui ne ha infatti parlato come un ragazzo equilibrato e positivo in vista di questo trasferimento. Il passaggio dal Lens all’ambiente Roma, con una piazza e un allenatore particolarmente esigenti, rappresenterà per lui una sfida importante ma non insormontabile. Si tratta comunque di un giocatore in possesso di un buon livello di personalità, e la positività con cui ha reagito agli insulti lo dimostra.

Va poi detto che l’esperienza accumulata finora in contesti competitivi è stata relativamente magra. Le sole 56 presenze col Lens a 24 anni – le uniche in campionati maggiori – possono rappresentare un punto interrogativo, soprattutto se sommate a un esordio con la nazionale marocchina che deve ancora arrivare. È altrettanto vero però che nel poco tempo in cui è riuscito a mettersi in mostra ha fatto intravedere dei margini di miglioramento che rischiano di essere potenzialmente molto ampi.

Se la cifra di circa 25 milioni complessivi investita per il suo cartellino è certamente significativa, El Aynaoui rappresenta un profilo estremamente interessante per il nuovo corso della Roma. Si tratta di un centrocampista dotato di mezzi tecnici e fisici di assoluto valore, con caratteristiche che sembrano abbinarsi alla perfezione con quelle del suo prossimo compagno di reparto. L’impressione è che possa ricoprire più funzioni, dal classico rubapalloni al box-to-box con quantità e gol nelle gambe. Su queste basi, sarà compito di Gasperini e del suo staff lavorare per collocarlo nel proprio scacchiere tattico e sbloccare le sue potenzialità.