Niccolò Pisilli fa pesare ogni secondo

Partito come ultimo nelle gerarchie di centrocampo della Roma di Gasperini, Niccolò Pisilli si è ritagliato un ruolo chiave con pazienza e intelligenza.

Nella sua lunga carriera da allenatore, e in particolare nei nove anni di glorioso regno a Bergamo, Gian Piero Gasperini si è da sempre destreggiato nella valorizzazione di calciatori impiegati nei ruoli più disparati. Si parla abbondantemente dei famigerati esterni di Gasperini come di qualche bestia mitologica; poi però si è cominciato a parlare anche del salto di qualità che da tempo vediamo fare ai suoi centravanti (vedasi le ultime stagioni di Scamacca o Retegui), o di quanto i braccetti partecipino sempre di più alla fase offensiva. Insomma, la lista è lunga. 

Il ruolo che però – forse più di tutti, seppur con il minor clamore mediatico in assoluto – risulta maggiormente centrale nel gioco del tecnico piemontese, è quello del centrocampista. Gli storici due mediani di Gasperini hanno da sempre l’ingrato compito di sobbarcarsi del lavoro offensivo e difensivo della squadra, risultando il vero e proprio ago della bilancia del suo sistema di gioco. Ed ecco che quindi a questi viene chiesto allo stesso tempo di duellare contro il diretto marcatore avversario, di assorbire gli inserimenti dei centrocampisti avversari, ma anche di breakare e condurre palla fino alla trequartista avversaria. 

Non è un caso che nella sua parentesi bergamasca, gli unici calciatori davvero incedibili ed insostituibili siano stati gli instancabili Freuler, De Roon e Pasalic. A questi poi si sono aggiunti i vari Gagliardini, Kessie ed il ritrovato Cristante, che hanno trovato con Gasperini le stagioni più rosee e prolifiche delle loro carriere.

Per questo motivo, fin dall’arrivo a Roma di Gasperini, nella tifoseria ha iniziato a spargersi trepidante l’attesa sul modo in cui avrebbe plasmato l’area del campo che più di tutte sembrava avesse bisogno di alcuni ritocchi: la mediana. In questa direzione gli occhi erano puntati tutti sulla new entry El Aynaoui, sul figliol prodigo Cristante e sull’enorme potenziale di Manu Konè, al centro delle più insistenti voci di mercato estive. A completare il reparto, come quarto centrocampista figurava poi Niccolò Pisilli, che l’anno precedente aveva risentito molto dei tre cambi in panchina e si apprestava a vivere la nuova stagione con un ruolo piuttosto marginale.

Quello che però nessuno si sarebbe aspettato è che, in una situazione di emergenza, il ragazzino messo ai margini, che solo qualche mese prima rischiava di finire in uno scambio di mercato last-minute, finisse per diventare il vero jolly della mediana giallorossa, e che già a marzo si finisse a parlare di una sua convocazione con la nazionale maggiore per i playoff di marzo.

Le chance

A causa della partenza di El Aynaoui in Coppa d’Africa prima e dell’infortunio di Konè poi, il giovane centrocampista romano ha iniziato ad accumulare minuti sempre con maggiore costanza, sfornando prestazioni da veterano della squadra. Dal 15 dicembre 2025, infatti, Pisilli ha collezionato il 64% dei minuti totali giocati in stagione (377) realizzando 3 gol (di cui una doppietta in Europa League contro lo Stoccarda) e mettendo a segno 2 assist, con una media di 1 G/A ogni 75 minuti giocati da metà dicembre.

A questi numeri si aggiungono quelli relativi ai passaggi chiave ogni 90 minuti in Serie A (0.6), gli intercetti (1), i contrasti a partita (1.1) e le palle recuperate ogni 90 minuti (3.4). Statistiche che dimostrano l’evoluzione del calciatore nell’ultima stagione. Pisilli ha mutato il suo aspetto più volte, come molti altri centrocampisti italiani prima di lui, passando da essere un semplice incursore (uno di quelli con l’unica fortuna di trovarsi sempre dove finisce il pallone) ad arrivare ad assumere una completezza, anche dal punto di vista tecnico, non scontata. Che fosse un predestinato probabilmente già si sapeva: segna all’esordio assoluto in Europa League contro lo Sheriff Tiraspol con Mourinho in panchina, esordisce da titolare con De Rossi allo Stadium contro la Juventus. Ma tradurre questo in continuità e imposizione non era automatico.

La malagestione giallorossa degli ultimi anni ne aveva momentaneamente arrestato la crescita. Di fatto di Pisilli si parlava già come di una promessa non mantenuta, nonostante l’ancora giovane età. Il rinnovo – a cifre importanti – aveva poi fatto storcere il naso a diversi tifosi. Insomma: l’impressione che potesse beneficiare da una stagione con un progetto tecnico e tattico finalmente solido c’era – soprattutto con un valorizzatore come Gasperini al timone – ma che sbocciasse proprio adesso non poteva prevederlo nessuno.

La partita in casa contro la Juventus è stata allo stesso tempo lo specchio ed il coronamento di questa evoluzione. Contro i bianconeri mette a referto il secondo assist della sua stagione, dominando allo stesso tempo in fase difensiva con 7 intercetti, 13 recuperi e 5 chiusure. Il cammino intrapreso sembra, seppur con le dovute proporzioni e le differenti attitudini, lo stesso effettuato da Barella prima e da Tonali poi. Proprio sulla scia di questo percorso si inquadra il quesito che negli ultimi giorni ha imperversato sui social network: «Merita una chance in Nazionale maggiore per i playoff di qualificazione ai mondiali?»

In azzurro

Data la giovane età, l’esperienza ancora non prominente alla Roma e l’affollamento nella zona mediana nella nazionale azzurra, l’esperienza di Pisilli con la nazionale maggiore ad oggi si limita ad un breve cameo risalente ad ottobre 2024: pochi minuti nel pareggio per 2-2 contro il Belgio in una partita di Nations League, in una delle migliori prestazioni della fu Italia spallettiana. Il curriculum di Piso nelle nazionali giovanili, tuttavia, rimarca ulteriormente le sue credenziali e il cursus honorum svolto per arrivare prima a conquistare un posto da titolare nella Roma e poi a giocarsi le sue carte per la nazionale maggiore. Il classe 2004, infatti, è stato protagonista nel 2023 di una doppia esperienza di successo con le Under.

La prima, da riserva sotto età, con la magica Under 20 di Nunziata arrivata seconda ai mondiali di categoria in Argentina. Nonostante fosse chiuso dal diamante di fantasia composto da Prati, Casadei, Baldanzi e Giovane o Faticanti (ricordatevi questo nome), è rimasta un’esperienza preziosa. Pochi minuti, ma utili per mettersi al passo con i pari ruolo già abituati al calcio dei grandi e per immergersi nel calcio relazionale del mister campano. 

La seconda, ben più sostanziosa, vincendo gli Europei che si sono tenuti a Malta con l’Under 19, nel luglio successivo. Pisilli gioca “solo” due partite da titolare, ma questo non gli impedisce di incidere. Da sottolineare in particolare la semifinale con la Spagna, partita nella quale fa il diavolo a quattro. Prima colpisce la traversa di controbalzo, poi segna il gol del provvisorio 1-2 con una tipica azione del suo repertorio: inserimento verticale senza palla, ricezione in “zona 14” (ossia la trequarti), conduzione in agilità e gol con un tocco di punta. Ne ha fatti diversi di gol così, Pisilli, specie in Primavera: i classici “gol da futsal”, marchio di fabbrica dei calciatori abili a muoversi negli spazi stretti e a calciare anche con parti del piede meno nobili, ma più furbe.

Fare la differenza nel tempo a disposizione

Allo stesso modo, Pisilli ha man mano rifinito anche la qualità della sua prestazione. I due timbri di gennaio contro lo Stoccarda seguono lo stesso pattern del gol contro la Spagna: inserimento silenzioso e porta subito inquadrata, questa volta in entrambe le occasioni con l’interno, ma sempre con l’idea e la precisione di centrare uno dei quattro angoli della porta. Pisilli è chirurgico nel calcio, sia quando mira direttamente in porta che quando imbuca per un compagno.

Nonostante lo status di subalterno in quell’Europeo Under 19, Pisilli è riuscito a far valere al meglio tutti i minuti concessogli, impattando sulle partite. 

In quei mesi, Niccolò si giocava il nastro di centrocampista della Roma del futuro proprio con quel Faticanti che gli stava davanti in entrambe le selezioni (U20 e U19) e con cui condivideva il reparto di centrocampo nella Primavera della Roma (il terzo era Riccardo Pagano, oggi in prestito al Bari in Serie B).

Ma, se da un lato Faticanti – capitano della Primavera e della selezione U19 – all’epoca era ritenuto più pronto, Pisilli non si è dato per vinto e ha continuato a lavorare a testa bassa, lontano da riflettori, paragoni e qualsiasi altra cosa che avrebbe potuto distrarlo, fino a stupire Mourinho in ritiro e convincerlo a tenerlo in rosa. Nel frattempo Faticanti, le cui qualità rimangono fuori discussione, fu ceduto in quella stessa estate al Lecce, dove non è riuscito a trovare spazio, con i salentini che l’hanno girato in prestito biennale alla Juventus Next Gen (prestito che scadrà quest’estate).

È a dicembre di quell’anno che inizia la fairytale di Pisilli, con l’esordio con gol contro lo Sheriff Tiraspol e la seguente, memorabile intervista di José Mourinho – suo padre putativo calcistico – che nella conferenza post-partita disse: «Pisilli segna, va sotto la curva e piange, torna in spogliatoio e piange…me ne devo andare sennò piango anch’io». Un’investitura più che sufficiente, insomma.

Le Parche ed il destino

La capacità di attendere il proprio momento e far pesare ogni attimo della sua permanenza in campo è una costante nella carriera di Pisilli sin da quel fortunatissimo esordio: 17 minuti più recupero bastano a Pisilli per siglare il 3-0 definitivo e regalarsi un esordio memorabile. Questa stagione più che mai, la capacità di resistere, saper leggere i momenti e tener botta è stata fondamentale per lui. Fino ai forfait dei compagni di reparto, il numero 61 aveva giocato la miseria di 126 minuti in tutta la stagione. Un bottino magrissimo, che avrebbe scoraggiato molti giovani, ma non lui, che ha saputo attendere il suo momento, farsi trovare pronto e cogliere l’attimo.

C’è un momento nella seconda stagione di The Bear in cui Richie Jerimovich, indolente cugino del protagonista Carmy Berzatto, osserva un cartello che recita “Every Second Counts”. Questo è appeso nella cucina del ristorante Ever – tempio dell’alta cucina di Chicago e incarnazione ristorativa dell’eccellenza assoluta e della perfezione maniacale – in cui era stato spedito dal cugino per uno stage. Inizialmente, Richie è convinto che quel monito riguardi la velocità del servizio o la pressione del cronometro. La spiegazione finale della Chef Terry rivela invece una filosofia più profonda, legata ai diari di suo padre e alla necessità di onorare ogni istante come un atto di presenza e rispetto verso gli altri. 

Allo stesso modo, Pisilli traduce questo concetto sul campo da gioco con una naturalezza rara, approcciando gli scampoli di partita senza considerarli una diminutio o una concessione marginale. Per lui, ogni minuto trascorso in campo rappresenta l’opportunità di lasciare un segno indelebile, dimostrando che l’impatto di un giocatore si pesa sulla qualità dell’intenzione anziché sulla durata della prestazione

La caparbietà e la forza di volontà di Pisilli emergono in ogni aspetto del suo gioco. Non è, infatti, un centrocampista puramente offensivo, bensì un vero e proprio tuttocampista, che non fa mancare l’apporto in fase di non possesso: corre a perdifiato per tutto il campo, recupera palloni, legge bene le azioni avversarie. Un mix di qualità che ha portato Gasperini a evocare un paragone pesante, accostandolo a Marco Tardelli. «Gli somiglia un po’ anche fisicamente» ha detto il suo allenatore dopo la doppietta allo Stoccarda. «Magari non ha la sua velocità, ma ha la stessa capacità di inserirsi. Aveva già dimostrato il suo lavoro lo scorso anno, ma è cresciuto molto. Oltre ai gol si vede una maturità in mezzo nel campo che non è dalla sua età».

Non sappiamo quindi come evolverà ulteriormente la sua carriera, se sarà in grado di affermarsi ancor di più nella mediana giallorossa, fino a ritagliarsi un posto da titolare fisso. Non sappiamo nemmeno se verrà convocato a breve nel giro della Nazionale maggiore – benché ci intrighi non poco nel ruolo di guastatore a partita in corso – ma possiamo prevedere con certezza che saprà aspettare il suo momento e farsi trovare pronto come già successo in questi inizi della sua avventura calcistica.