“Voglio una vita spericolata come quelle dei film” diceva Vasco Rossi. Una vita piena di sorprese e di colpi di scena: per alcuni giocatori, la carriera calcistica è un viaggio pieno di colpi di scena. C’è chi insegue il successo a ogni costo, lottando per la Champions League sotto i riflettori, e chi invece imbocca una strada diversa, lontana dai clamori, lasciando il grande palcoscenico per abbracciare una nuova avventura in terre lontane, in campionati che per molti restano un mistero. L’Asia è spesso la destinazione prescelta: Filippine, Indonesia, Bhutan… luoghi dove il calcio non è ancora esploso, ma che permettono ai giocatori di diventare veri e propri idoli nazionali.
Noi di Rabone vi racconteremo oggi le storie di 5 (+1) ex protagonisti della Serie A che hanno trovato la loro nuova fortuna in questi scenari sorprendenti.
Nicolao Dumitru
Dumitru è da anni un autentico giramondo. L’ex promessa del Napoli, dopo un periodo trascorso nelle serie minori italiane, ha intrapreso un lungo viaggio che lo ha portato a vestire numerose maglie in diversi continenti. Dalla Romania, con le esperienze all’Arad e al Gaz Metan, all’Inghilterra con il Nottingham Forest, fino alla Spagna con l’Alcorcón. Il suo percorso lo ha poi visto approdare in Asia, giocando in Corea del Sud con il Suwon Bluewings, in Israele con il Bnei Sakhnin, in Thailandia con il Buriram United e in Malesia con lo Johor Ta’zim, prima di trasferirsi in prestito in Indonesia allo Sleman.
Nonostante una carriera ricca di esperienze internazionali, l’incostanza delle prestazioni ha spesso caratterizzato il suo percorso. A 14 anni dal suo esordio con il Napoli, Dumitru resta uno dei più grandi “What If” passati dal nostro campionato.

Fernando Forestieri
Nato a Rosario da genitori messinesi, Fernando Forestieri ha inseguito il suo sogno fin da bambino, partendo dalle giovanili del Boca Juniors per poi approdare in Italia, acquistato dal Genoa di Enrico Preziosi. Il suo esordio con il Grifone, allora in Serie B sotto la guida di Gian Piero Gasperini, fu subito promettente: gol alla prima presenza, un biglietto da visita che lasciava intravedere un futuro brillante.
E però in Inghilterra che Forestieri ha trovato la sua dimensione, diventando per cinque stagioni il simbolo dello Sheffield Wednesday. Con 40 gol e 17 assist in 134 presenze, ha lasciato un segno indelebile nel cuore dei tifosi, che lo hanno amato per il suo talento e la sua dedizione.
Dopo il breve ritorno in Italia con l’Udinese, a 33 anni Forestieri sta scrivendo un nuovo capitolo della sua carriera in Malesia. Con la maglia dello Johor Ta’zim, il trequartista sta vivendo una seconda giovinezza: 50 gol e 25 assist in 72 partite, numeri che raccontano di un giocatore che non ha mai smesso di divertirsi e di far divertire. Dopo aver vinto tutti i trofei possibili nella terra di Sandokan, il trequartista è pronto a provare a rendere la squadra una delle papabili pretendenti dell’AFC Champions League..

Maxime Lestienne
Una carriera a dir poco stravagante quella del classe ‘92: dalle giovanili del Bruges ai riflettori del Qatar con l’Al-Arabi, fino all’approdo in Serie nell’estate del 2014, arrivando in prestito al Genoa. Con il Grifone disputa 24 partite, lasciando il segno con un gol e due assist, prima di ripartire, nuovamente in prestito, verso il PSV Eindhoven. Dopo una sola stagione arriva la chiamata del Rubin Kazan, che investe circa 10 milioni per portarlo in Russia. Seguono un’esperienza fugace al Málaga e un ritorno in patria con lo Standard Liegi. Poi, quando sembrava avviato verso una carriera anonima, ecco il colpo di scena: la chiamata dei Lion City Sailors, squadra della Premier League di Singapore.
Lestienne è diventato una vera icona del calcio asiatico. Con l’attaccante tedesco Thy e il centrocampista Ramselaar al suo fianco, il belga è diventato il punto di riferimento della squadra. I numeri parlano per lui: 55 gol e 79 assist in 92 partite. Una media impressionante, che ha reso i suoi dribbling e le sue giocate un enigma irrisolvibile per le difese avversarie.
Ora, alla sua terza stagione a Singapore, Lestienne continua a brillare, ed i difensori ancora non sembrerebbero aver compreso come poterlo fermare.
Keisuke Honda
“Il Messi del Giappone”, “l’erede di Nakata”, i soprannomi non sono mai mancati per Keisuke Honda. Arrivato in Europa nel 2008 con il Venlo, si fa notare con il CSKA Mosca, dove incanta tutti con i suoi dribbling e tiri a giro. Rimasto svincolato, nel 2014 viene portato in Italia dal Milan. Tre stagioni vissute tra alti e bassi, con lampi di talento e momenti di difficoltà, fino alla decisione di cambiare ancora aria. Prima vola in Messico con il Pachuca, poi in Australia con il Melbourne Victory, e infine il ritorno in Olanda con il Vitesse. Un’esperienza, quest’ultima, durata appena quattro partite, prima di un’altra svolta: il trasferimento in Brasile, al Botafogo, diventando il primo calciatore giapponese a giocare nel campionato verdeoro.
Ma per Honda fermarsi non è mai stata un’opzione. Dopo il Brasile, ecco l’Azerbaigian con il Neftchi Baku, poi la Lituania con il Suduva. Nel 2022 appende gli scarpini al chiodo, concentrandosi esclusivamente sul ruolo di allenatore della nazionale della Cambogia (carica assunta nel 2018, uno dei rarissimi casi di giocatore-allenatore!). Ma, a sorpresa, nel luglio 2023 annuncia il suo ritorno in campo, firmando con il Paro FC, squadra del Bhutan. Con Honda in campo, il club ottiene un traguardo storico: la qualificazione alla fase a gironi della Champions asiatica. Il giapponese ha deciso di disputare anche due gare in campionato, segnando una doppietta il 20 ottobre contro il Thimphu City. Un ultimo acuto? Assolutamente no, perchè al momento è passato al calcio a 4 (si, avete letto bene).
Jesè Rodriguez
Ex promessa del Real Madrid, Jesè ha percorso un itinerario ricco di esperienze internazionali: dal PSG allo Stoke City, passando per Las Palmas, fino all’Italia, dove per sei mesi ha indossato la maglia della Sampdoria. Giocatore elegante ed estroso, non è riuscito tuttavia a salvare la Doria dalla retrocessione.
Durante il breve soggiorno in Serie A, le sue apparizioni sono state limitate: un solo gol, quello del pareggio contro il Lecce, prima di lasciare i blucerchiati per accasarsi in Brasile con il Coritiba. Anche in questo caso arriva la retrocessione e la rescissione del contratto, che porterà Jesè a restare svincolato per circa un anno prima di tornare a giocare in Malesia, con la maglia del Johor. Ora resta da vedere se l’aria dell’Oriente saprà ridonargli il sorriso.
Alessandro Riggi
Giocare a queste latitudini è un’esperienza difficile da spiegare. Si può provare a raccontarla, ma nessuno meglio di chi la vive ogni giorno può descrivere davvero cosa significhi. Per questo, noi di Rabone abbiamo avuto il piacere di parlarne con Alessandro Riggi, trequartista italocanadese attualmente in forza al Paro FC, squadra del Buthan.
Dall’esperienza condivisa con Didier Drogba al periodo italiano con la Sampdoria, fino all’approdo nel calcio asiatico, Riggi ci ha aperto le porte della sua quotidianità, raccontandoci il suo viaggio tra culture, sfide e scelte coraggiose.
“Ho iniziato a giocare a calcio quando avevo 3 anni, sono nato a Montreal e ho sempre giocato col Montreal, la squadra della mia città. Un’emozione incredibile, i miei amici ed i miei genitori venivano a vedermi giocare, poi ho avuto la possibilità di giocare con Didier Drogba, un giocatore assurdo. Ho un ricordo pazzesco di Didier, persona stupenda da cui ho imparato tanto, lo vedevo allenarsi coi grandi quando ero piccolo e ho avuto modo di fare quest’esperienza che mi ha lasciato tanto”.
Poi la chiamata dall’Italia, la terra d’origine dei suoi nonni e di suo padre, e la scelta di iniziare un vero e proprio viaggio alla ricerca di sé stesso:
“Sono finito in Italia con la Sampdoria e posso solo che parlarne bene. Tantissime strutture, una passione ed una mentalità assurda, i tifosi che ti seguono ovunque…è qualcosa di inspiegabile! Da lì sono andato al Trento, capendo quanto fosse difficile il calcio in Italia: nelle categorie minori non si guarda tanto alla tattica quanto alla fisicità. Avere questo tipo di esperienze quando sei giovane ti insegna molto, ti cambia la vita. Dall’Italia sono andato al Celta Vigo, allenarmi con Iago Aspas, giocare contro Barcellona e Real Madrid, cose incredibili. Era come sognare ad occhi aperti, ero contentissimo e sembrava che fossi in un mondo parallelo, i canti dei tifosi mi lasciano ancora i brividi. Per un breve periodo sono stato anche al Cluj: ricordo che in Champions vincemmo contro il Manchester United, il club era in un periodo di forma pazzesco, però nella Primavera eravamo troppo superiori e le partite finivano con sei o sette gol di scarto, non la sentivo come una vera sfida”.

Dopo un ritorno in America ed un bruttissimo infortunio al legamento crociato, che ha seriamente messo a rischio la sua carriera, Riggi ha deciso di non arrendersi e di tornare a giocare per essere felice. Da qui la scelta dell’Asia:
“Per me è stato difficile tornare a giocare e ad avere confidenza dopo l’infortunio, avevo quasi paura…Un mio amico che fa il procuratore però mi ha proposto l’Asia, una sfida a dir poco stuzzicante. Ero certo che avrei avuto la loro fiducia e dopo un provino con l’Angkor Tiger ho scelto di giocare in Cambogia. Avevo offerte dagli USA e dal Canada, ma in nessuno di questi mi sentivo veramente importante. A 29 anni ho preso una decisione difficile e ho lasciato casa mia per andare a seguire il mio sogno, fortunatamente è andata bene. Sono arrivato recentemente nelle Filippine e ho già giocato 3 partite questa stagione, posso dire che giocare qui è bellissimo (Intervista di quando Riggi militava ancora nel DAFC, ndr). Ancora non mi sono abituato pienamente e non conosco fino in fondo la cultura locale, ma posso dire che il clima è bellissimo e il loro stile di vita è completamente differente dal nostro. Ora sono nel prime della mia carriera, mi piacerebbe andare a giocare in America ma sono contentissimo qui, sono concentrato e pronto a dare il massimo!”.