Tra l’uranio e i canguri ma con la valigia sempre in mano: la storia di Francesco Margiotta

Dal fallimento del Chievo Verona alla Champions Asiatica in una città per la produzione di uranio, la carriera di Francesco Margiotta è stata assurda. Noi di Rabone abbiamo fatto due chiacchiere con lui.

«Perdonami per il ritardo, è che in questi giorni sono incasinato con la casa e la famiglia». 

Dopo queste parole si sente una voce, più sottile, provenire dall’altra parte del telefono. Una voce di un bambino, che probabilmente sta tirando il padre per la maglia per farlo giocare con lui. Queste sono le prime parole di Francesco Margiotta, ex attaccante del Chievo Verona che per una volta ha posato le scarpette da calcio per indossare gli altri “panni da lavoro”, quelli da papà. 

A leggere la carriera è normale storcere un po’ il naso: giovanili Juve, poi Carrarese, Venezia, Monza, Vicenza, Santarcangelo, seguiti da una parentesi in Svizzera qualche stagione e un anno al Chievo. E poi l’Australia, Latina, Sestri Levante, la Romania, dove inizia a svilupparsi il richiamo di mete ancor più esotiche. Nel sottofondo iniziano a sventolare le bandiere di Tajikistan ed Andorra; sembra il diario di bordo di un esploratore, e invece sono le squadre in cui ha giocato “Margio” prima di tornare in Italia con Nardò e Chieti. Scelte che spesso si vedono solo nelle più strampalate “run” di Football Manager, ma che per questo ragazzo classe ‘93 sono state vere e proprie opportunità per scoprire culture e posti nuovi facendo quello che più gli riesce meglio: fare gol.

Ci siamo fatti raccontare da Margiotta la sua carriera: «Sono nato e cresciuto a Torino, pensa com’è stato per me giocare nel settore giovanile della Juventus. Era tutto perfetto, ma faticoso, pretendevano sempre tanto, è un qualcosa che a livello personale oltre che professionale ti forma molto. Poi ho fatto qualche prestito in giro per l’Italia. Devo essere sincero, è stato difficile, sono passato dall’aver tutto al non avere più niente, è stato complicato all’inizio adattarmi in Serie C. Però ho tante emozioni positive, ricordo ancora quando contro la Cremonese ho segnato il mio primo gol tra i grandi, è stato bellissimo. Poi ad un certo punto ho deciso di cambiare un po’ le carte. Venivo da una stagione in Serie C col Santangelo e mi è arrivata un’offerta strana…ho deciso di stravolgere la mia vita e la scelta ha pagato».

«All’epoca decisi di accettare un trasferimento a Losanna, quando sono arrivato ho capito subito la differenza principale col calcio italiano, lì si gioca molto di più col pallone ed è a livello formativo un’esperienza che ti cambia in meglio. Credo che tutti i giovani che vogliono sfondare nel mondo del calcio dovrebbero pensare di fare una scelta del genere, aiuta molto per la carriera. Poi, detto in sincerità, credo che tra gol, assist e performance credo di aver giocato il calcio più bello della mia vita».

Dopo essersi guadagnato a suon di gol il palcoscenico della Serie B con la chiamata del Chievo Verona, Margiotta ha visto da un giorno all’altro il suo mondo crollare, ritrovandosi di colpo disoccupato: «Beh, arrivai a Verona alla quinta di campionato, ero in ritardo di condizione e quindi all’inizio fu difficile ambientarsi. Sono riuscito a ritagliarmi il mio spazio e non vedevo l’ora di disputare un’altra stagione. Avevo un anno ancora di contratto, poi un giorno poof! Tutto sparito, contratto inesistente, fallimento della società. Fu una cosa bruttissima, il fallimento arrivò ad agosto, le altre squadre si erano praticamente già formate e quindi a livello di opportunità non arrivavano offerte. Dovevo capire dove andare, il Chievo era una squadra che mi faceva star bene, pensavo onestamente di poter restare più lì anche perchè la città è bellissima. E invece, alla fine, sono finito in Australia».

Ad ottobre del 2021 Francesco accetta l’offerta di una delle squadre più forti e riconosciute dell’A-League, il Melbourne Victory, che in quel momento conta in organico anche l’ex Fiorentina Brillante. Il classe ‘93 ci ha raccontato quella scelta: «Onestamente le offerte dall’Italia che arrivarono al mio agente erano molto più basse di quando ero al Chievo. Ho deciso di aspettare, fine ottobre è arrivata questa offerta esotica e allora mi son detto: facciamo questa nuova esperienza di vita! La cosa che mi è rimasta dentro in questa avventura è stata onestamente il posto…penso che l’Australia, a livello di vita, abbia tanto da offrire. Mi è dispiaciuto andare via, ma vedi, mia moglie era incinta e quindi abbiamo deciso di tornare in Italia. Purtroppo non sono arrivate più offerte per andare lì, mi sarebbe piaciuto tornare».

Poi, dopo due stagioni in Italia, un’altra offerta esotica, stavolta dal Botosani in Romania: «Ho giocato poco lì, ma sono stato molto bene. Il calcio lì sta crescendo e ci sono tanti giovani interessanti, diciamo che volendo azzardare un paragone il livello è simile ad una nostra Serie B. Finito quel campionato mi arriva una chiamata strana. Mi arriva una proposta intrigante e decido di accettarla, mi avevano chiesto di andare a giocare la Champions League asiatica».

La Champions asiatica, una competizione storica introdotta nel ‘67 e dominata negli ultimi decenni dalle squadre saudite, sud coreane e giapponesi. Ma Margiotta, l’esperienza della Champions, se l’è goduta con l’FC Istiklol.

La città di Istiqlol, ai tempi dell’Unione Sovietica nota come Taboshar, è (a suo modo) una città particolare che gode di un primato. Facciamo però un salto temporale per parlare di tutt’altro che calcio. Durante la Seconda Guerra Mondiale, in quelle zone, vennero costruite le “città chiuse”, vale a dire delle città formalmente esistenti, ma in realtà costruite col solo scopo di estrarre uranio per l’atomica. C’era in atto una sorta di corsa frenetica a chi, tra i russi e gli americani, sarebbe riuscito ad ultimare per primo la super-arma (sapete già chi vinse questa “gara”) e, anche dopo Hiroshima e Nagasaki, Stalin continuò per decenni ad estrarre uranio e condurre test atomici nelle zone del Tajikistan e del Kazakhstan. Insomma, parlavamo di un primato: delle basi segrete sovietiche ideate proprio per estrarre uranio e condurre test, la prima in assoluto fu proprio Taboshar, che oggi è diventata Istiqlol.

Comunque, a proporre un contratto a Margiotta è proprio l’FC Istiklol, che lo ha reso di fatto il primo giocatore italiano nel paese: «Diciamo che sono fortunato quando arrivano queste richieste, mia moglie ama viaggiare e preferisce queste mete esotiche all’Italia. La mia squadra lì era la più forte, a livello nazionale si vinceva il campionato da non so quanti anni. Però in Champions andammo male, alla fine sono andato a giocare l’equivalente della nostra Europa League».

«Se è stato difficile adattarmi? Mah, in realtà non tanto. Mangio qualcosa di diverso si, ma la mia routine resta più o meno la stessa, sono uno che si adatta facilmente. Sono rimasto lì fino a gennaio del 2025, poi un altro viaggio assurdo fatto ad Andorra. Mi chiamarono i Rangers, una squadra in cui mi sono trovato benissimo. In realtà erano tutti messicani e l’obiettivo era quello di andare un giorno a giocare in Messico, però da febbraio a maggio ho giocato poco e non se n’è fatto più nulla».

«Andorra, Tajikistan, Australia…io andrei a giocare ovunque, la cosa importante è che ci siano le giuste possibilità per giocare. Però ora sono tornato in Italia, il mio obiettivo ora è salvarmi col Chieti, poi se riesco a restare mi piacerebbe perchè mi trovo molto bene qui, altrimenti andrò all’estero, non so ancora dove però. Poi quando mi ritirerò vorrei aprire una scuola calcio da gestire, mi piacciono queste cose. Un futuro ad allenare invece assolutamente no, non sono il tipo».

Prima di abbandonarci per dedicarsi a suo figlio, Margiotta ci rivela un piccolo lato malinconico della sua carriera, qualche sassolino che non è riuscito a togliersi dalla scarpa: «Onestamente mi spiace non aver giocato mai in A, le ho fatte tutte le categorie! Però ti dico una cosa: come nella vita, uno alla fine ha quello che si merita nel calcio. O meglio, deve prendere quello che arriva. Non credo di essere da Serie D al momento, così come non credo che qualcuno che è arrivato ad alti livelli lo meriti davvero, ma purtroppo queste cose non si possono telecomandare. Non bisogna mai arrendersi però! Bisogna sempre dare il massimo, ogni giorno, tutti i giorni; prima o poi il duro lavoro paga sempre».