Giochi di potere: il crollo del Crystal Palace

Dalla vittoria contro il Manchester City all’esclusione dall’Europa League, passando per un mercato poco incisivo e uno spogliatoio incrinato: cosa ha spezzato l’equilibrio della squadra di Oliver Glasner.

Il Crystal Palace si presentava alla stagione 2025-2026 nel miglior modo possibile.  Al termine dell’annata precedente, infatti, le Eagles avevano conquistato il primo trofeo della loro storia: la FA Cup, vinta contro il Manchester City di Pep Guardiola. Un successo arrivato da sfavoriti e frutto di un lavoro iniziato nel gennaio 2024, con l’approdo di Oliver Glasner sulla panchina dei londinesi.

Al momento dell’arrivo del tecnico austriaco il Palace si trovava nella parte sinistra della classifica e in piena crisi, incapace di valorizzare appieno i propri talenti – Eberechi Eze, Michael Olise e Jean Philippe Mateta – tutti esplosi definitivamente proprio grazie al lavoro di valorizzazione dell’ex Eintracht Francoforte. Come se non bastasse, le Eagles avevano aperto la nuova stagione conquistando anche la Community Shield, superando ai calci di rigore il Liverpool di Arne Slot, fresco campione d’Inghilterra. 

Con queste premesse, i tifosi del Palace non avevano iniziato a sognare anche qualcosa di più, magari l’accesso alla massima competizione europea per l’anno successivo.

I primi scossoni

A distruggere i sogni di una tifoseria è stata la società stessa. Il primo terremoto non è arrivato dal campo, ma dalle stanze dei tribunali. Il Crystal Palace infatti, come succede ai vincitori di ogni coppa nazionale, avrebbe dovuto partecipare all’Europa League, disputando una coppa europea per la prima volta nella storia. Ma non è andata così. 

Infatti, a causa della contemporanea qualificazione dell’Olympique Lione, entrambe controllate da John Textor – lo stesso proprietario del Botafogo il cui operato ora sta facendo parecchio discutere a causa di alcune situazioni nebulose che coinvolgono anche un altro importante personaggio dell’ambiente Premier League, Evangelos Marinaki – la UEFA ha bloccato la partecipazione di una delle due squadre per violazione delle norme sulla multiproprietà. Affinchè entrambe le squadre potessero partecipare all’Europa League, Textor avrebbe dovuto cedere le sue quote di una delle due società entro il 1 Marzo del 2025, cosa che però non è avvenuta.

Per qualche settimana si era riaperto uno spiraglio, dopo la temporanea retrocessione amministrativa del Lione in Ligue 2 per problemi finanziari. Ma il ricorso presentato dal club francese al TAS è stato accolto, chiudendo definitivamente la porta agli inglesi. Il sogno europeo del Palace si è così dissolto prima ancora di iniziare. Una beffa difficile da digerire per tifosi e squadra, che da protagonisti assoluti si sono ritrovati vittime di dinamiche extra-calcistiche, primo vero colpo a una stagione che prometteva di essere storica e che invece iniziava già a mostrare le prime, profonde crepe.

Un Mercato non all’altezza degli Obiettivi

Il blocco della cessione di Guéhi, ottenuto solo grazie al “ricatto” professionale di Glasner, ha creato una bomba a orologeria nello spogliatoio. Il capitano, pur restando un professionista, ha vissuto i primi mesi della stagione 2025-2026 come un “prigioniero di lusso”, vedendo sfumare l’opportunità della carriera al Liverpool, per poi trasferirsi alla prima occasione possibile al Manchester City di Pep Guardiola. E come se non bastasse lo stesso Glasner, come ormai si vociferava da troppo tempo, ha annunciato a inizio anno l’addio alle Eagles al termine della stagione, lasciando la rosa, la dirigenza e i tifosi in particolare in una situazione sempre più confusionaria e allo sbaraglio. Non sono bastati neanche degli importanti investimenti nel mercato di riparazione, con l’obiettivo di dare di nuovo quell’entusiasmo alla piazza che ormai manca da quasi un anno, a convincere i tifosi a ridare il proprio sostegno alla dirigenza. 

A debilitare l’ascesa delle Eagles però non ci sono state solo le vicende extra-campo. Infatti, a deludere ampiamente le aspettative di Oliver Glasner è stata la sessione di mercato estiva. Gli acquisti non hanno rinforzato particolarmente la rosa. A fronte di ben 55 milioni spesi, sono arrivati Yeremy Pino dal Villareal, Jayden Canvot dal Tolosa, Borna Sosa dall’Ajax, Walter Benitez dal PSV Eindhoven e Christiantus Uche dal Getafe. Innesti interessanti, ma nessuno in grado di alzare il livello complessivo della squadra. Soprattutto a fronte di una perdita pesante: Eberechi Eze, ceduto all’Arsenal. Ed il Palace è andato vicinissimo a perdere già in estate anche il proprio capitano Marc Guehi in scadenza di contratto, e deciso a non rinnovare il contratto, in direzione Liverpool. Proprio su quest’ultimo trasferimento è stato decisivo l’intervento del tecnico austriaco, che avrebbe minacciato le dimissioni in caso di partenza del difensore inglese, facendo bloccare la cessione alla dirigenza. 

Questa tensione ha rotto l’armonia magica che aveva portato alla vittoria della FA Cup. Senza la fantasia di Eze e Olise, passati rispettivamente all’Arsenal e al Bayern, il gioco di Glasner è diventato prevedibile. I nuovi acquisti, pur validi sulla carta (come il igà menzionato Yeremy Pino, che aveva tanto impressionato in Liga al Villareal di Marcelino), hanno faticato a integrarsi in un sistema che richiedeva, e continua ancora oggi a richiedere, automatismi perfetti e, soprattutto, un morale alto e una voglia di dare tutto in campo elevatissima. E a questo punto viene da chiedersi: che fine farà il Crystal Palace?

Un Destino che sa già di amaro

Il destino degli abitanti di Selhurst Park diventa quindi oggi come un monito brutale per l’intero panorama della Premier League, la dimostrazione pratica di quanto sia sottile e fragile il filo che separa l’esaltazione della gloria per un trofeo tanto bramato, dall’abisso della retrocessione, specialmente quando viene a mancare la necessaria coerenza d’intenti tra ambizione sportiva e stabilità societaria. 

Con una difesa ormai orfana di un leader, un attacco che ha smarrito la fantasia e brillantezza dei suoi interpreti più puri e un allenatore come Oliver Glasner che, pur restando in sella, ha già formalizzato un disimpegno soprattutto emotivo che sa di vera e propria resa, le Eagles si apprestano a vivere i mesi più drammatici della loro storia recente in un clima di pericolosa smobilitazione generale. 

La salvezza, che sembra essere scontata vista comunque la bontà dell’organico in sè, non sarà più il frutto di quel progetto tecnico armonioso che aveva incantato gli appassionati nella finale di FA Cup, ma il risultato sbiadito dell’inerzia del talento individuale dei nuovi innesti, quali Jorgen Strand Larsen e Evan Guessand, chiamati a compiere quasi un’impresa in un contesto di “liberi tutti” e a diventare nel giro di poco tempo trascinatori in campo e morali. 

Il rischio reale e tangibile è che l’eventuale caduta in Championship non rappresenti un semplice incidente di percorso, quanto piuttosto l’inizio di una lunga e dolorosa decomposizione figlia delle macerie di un impero finanziario, quello di John Textor, che ha trattato il club come un mero asset sfruttabile per perseguire i propri interessi, ignorando i sogni di una tifoseria che si è sentita usata e poi abbandonata dopo essere stata per pochi attimi sul tetto d’Inghilterra.