Africa, dove il calcio è ancora magia

Dalle difficoltà della Nigeria all’ascesa di Benin e Capo Verde, passando per la favola del Madagascar: le qualificazioni africane al Mondiale 2026 stanno riscrivendo le gerarchie del continente.

Se mai ho visto la magia, è stato in Africa”

Così scriveva un nostalgico ed innamorato John Hemingway parlando del continente nero. E, almeno dal punto di vista calcistico, questa frase non potrebbe essere più vera.

Le qualificazioni CAF per lo storico Mondiale del 2026 stanno infatti regalando sorprese continue. Se da un lato le solite grandi – come Costa d’Avorio, Marocco ed Egitto – stanno rispettando i pronostici, imponendosi nei rispettivi gironi, dall’altro alcune potenze storiche stanno cadendo sotto i colpi di inaspettate underdogs. Ci sono nazionali che inseguono la gloria perduta, altre che vivono la propria “golden generation” ed altre ancora che, senza grandi individualismi e contro ogni previsione, stanno riuscendo miracolosamente a sognare un pass per l’America. 

Nel gruppo C, per esempio, ai nastri di partenza il Sud Africa e la Nigeria erano considerate le favorite per il primo e secondo posto. I Bafana Bafana, guidati dal portiere ed idolo Ronwell Williams e dal fantasista ex Premier League Percy Tau, hanno effettivamente tenuto fede alle aspettative e ad oggi occupano la seconda posizione. Ben diversa la situazione della Nigeria, che pur potendo contare su tanti volti noti come Victor Osimhen, Ola Aina, Ademola Lookman ed Alex Iwobi, si ritrova addirittura al terzo posto, fuori anche dagli spareggi. Il motivo? in vetta c’è il Benin

Con capitale Porto-Novo, il Benin è una sottile striscia di terra nell’Africa Occidentale che, nonostante l’indipendenza formale, resta ancora soggetto agli aiuti finanziari europei per via degli strascichi che si porta dietro dai tempi del colonialismo. Il Paese, che tra le altre cose ha dato i natali ai riti vodoo, presenta un’economia fragile, basata principalmente su agricoltura e allevamento, e per questo motivo l’Unione Europea, prima con la convenzione di Lomè ed in seguito con quella di Cotonou ha cercato di finanziare lo sviluppo ed il progresso beninese. Da un punto di vista calcistico, invece, la storia del Benin è povera di grandi nomi – fatta eccezione per l’ex centrocampista di PSG e Sunderland Stephane Sessegnon.

Eppure,il tecnico tedesco Gernot Rohr è riuscito a dare alla squadra identità e mentalità, costruendo un gruppo compatto con un 4-2-1-3 che esalta la velocità degli esterni e le sovrapposizioni dei terzini, per poi sfruttare i centimetri del centravanti. La vittoria con la Nigeria e i successi rimediati con Rwanda e Zimbabwe hanno proiettato gli “Scoiattoli” in vetta alla classifica con 14 punti, a pari merito con il Sud Africa. La formazione di Steve Mouniè ed Andreas Hountondji si gioca tutto nelle ultime due gare, la prima delle quali contro l’abbordabile Rwanda, mentre l’ultima, decisiva, con la Nigeria. Vista la migliore differenza reti, il Benin al momento potrebbe arrivare ad una prima storica qualificazione ai Mondiali.

Il Gruppo D, invece, ha dell’incredibile. In testa c’è addirittura Capo Verde, un arcipelago che sta vivendo un’autentica epopea calcistica. Gli isolani, guidati da Bubista e nelle cui fila figurano gli ex Serie A Jovane Cabral, Dailon Rocha Livramento e Alessio Da Cruz, hanno già stupito tutti. In pochi anni, prima in Coppa D’Africa – con i gol da centrocampo dell’eterno Bebè – e poi nelle qualificazioni ai Mondiali con il funambolo Jamiro Monteiro, sono passati dall’essere una delle ultime nazionali del ranking FIFA a spaventare un intero continente. Il loro stile di gioco è frizzante ed imprevedibile, fatto di dribbling, accelerazioni palla al piede ed uno contro uno.

Con una sola gara da giocare, i Creoli possono davvero sognare in grande: Capo Verde è prima con 20 punti, 2 di distacco dal Cameroon. Dopo aver fallito il match point nel 3-3 in terra libica, lunedì in casa contro il modestissimo Eswatini potrebbe arrivare una qualificazione tanto inattesa che, ogni probabilità, il presidente Jose Maria Neves sarà costretto a dichiarare festa nazionale per un paio di giorni.

Gli spareggi

E poi c’è il capitolo più divertente. Oltre alle prime classificate dei nove gironi, anche una decima squadra potrà giocarsi l’accesso ai Mondiali: tra le quattro migliori seconde, infatti, è previsto un mini-playoff ad eliminazione diretta, che porterà la vincente agli spareggi intercontinentali. Oggi, tra le pretendenti ci sono nazioni dal fascino esotico: Cameroon e Sud Africa al momento sarebbero fuori dall’elenco che vede qualificate Gabon, Madagascar, Congo e Burkina Faso. 

Se la formazione di Lemina ed Aubameyang si trova inaspettatamente nella posizione di migliore seconda, a sorprendere è soprattutto la presenza del “piccolo” Madagascar. La nazionale di Re Julien, nonostante qualche scivolone, ha dimostrato di avere le possibilità di dire la sua. Su tutti spiccano tre nomi: Rayan Ravelson, mezz’ala dinamica e tecnica dello Young Boys, protagonista anche in Europa League; il ventinovenne Loic Lapoussin, regista del Sint-Truiden ed ex motore della scalata dell Union Saint-Gilloise ai vertici del calcio belga. Infine Marco Ilaimaharitra, mediano roccioso dello Standard Liege con il vizio del gol. Sotto la guida di Corentin Martins, i Barea giocano con un 4-3-3 basato sull’intensità dei giocatori, che nelle ultime tre partite hanno segnato sette gol subendone solo due. L’ultima sfida con il Mali sarà decisiva per arrivare a giocarsi l’accesso ad un Mondiale inaspettato.

In attesa delle ultime, pirotecniche giornate di qualificazione, una cosa è certa: anche nel 2026, l’Africa porterà con sé tutta quella magia di cui parlava Hemingway.