Genoa docet: la forza dei social nella community calcistica

Il calcio è in continuo mutamento e con lui anche la comunicazione che lo accompagna. Viaggio nei migliori contenuti digitali delle squadre italiane, tra sketch, brainrot e gemellaggi social.

Un cluster di interrogativi ha praticamente accompagnato, sin dalla proverbiale “alba dei tempi”, l’uomo nella sua vicenda mondana. Le domande, dal contorno esistenziale e filosofico, a cui nessuno, dal filosofo greco al broker di Wall Street, dal rivoluzionario giacobino allo chef di Cleopatra, ha mai saputo dare una risposta sono le seguenti: «Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?».

Se alla prima e ultima questione non sappiamo trovare una risposta, abbiamo provato a sciogliere i dubbi, in maniera circoscritta al nostro tempo, almeno alla seconda domanda. Potremmo infatti affermare che in questa era, dal punto di vista comunicativo, non siamo altro che i figli della quarta rivoluzione digitale: fruitori, consumatori e divulgatori di un linguaggio tutto nuovo, difficilmente comprensibile ai nostri avi, e forse lontano da quello che sarà il linguaggio delle next gen.

Su questo argomento ci troviamo ormai costretti a ripetere e ad ascoltare concetti saturi, ossia che i social hanno cambiato radicalmente il nostro modo di vivere, di comunicare, il modo di interagire. Una constatazione che, mi rendo conto, non brilla per perspicacia o acume. E io non sono di certo qui per riempirvi la testa – o più probabilmente la homepage – con osservazioni trite e ritrite, che conoscerete e avrete già sentito mille volte. 

Spostiamo perciò il baricentro della conversazione su un piano più congeniale a noi, più vicino all’anima di questa rivista e ciò che vuole raccontare. I social non solo hanno cambiato il nostro quotidiano, ma hanno anche radicalmente cambiato il modo di vivere il calcio oggi, modificando i modi ed i tempi con i quali questo sport è entrato a far parte delle nostre giornate e anche il modo in cui costantemente ci relazioniamo con esso. Il calcio sui social si è esteso, senza troppo preavviso, ma con una forza trainante che ha lasciato impietrito lo spettatore stesso. 

Le nuove frontiere

Ci sono progetti, appendici calcistiche, nati proprio per essere fruiti dai telespettatori. Format che hanno trovato, in questo nuovo mondo informatico, la loro più giusta collocazione, il loro posto nel mondo (digital). Basti vedere l’impatto e l’alone mediatico che hanno avuto progetti come la Goat League o la Kings League su Twitch, poi di riflesso su social come TikTok, Instagram e naturalmente YouTube, dove è possibile guardare gli highlights del match, proprio come avviene per la Serie A. 

La stessa forza polarizzante ha avuto e sta avendo il progetto Zeta: la fondazione ed il viaggio di una squadra dal primo gradino della scala evolutiva sportiva, la Terza Categoria. Un progetto che esula dagli altri per contrastare il carattere effimero che caratterizza il calcio social, creando invece una realtà a lungo termine e soprattutto instaurando una fidelizzazione particolare con lo spettatore-fruitore. 


A brave new world

In questo spazio però, vorrei mettere in sovrimpressione il rapporto che il calcio, quello vero (per scinderlo da quello che è nato direttamente sulle piattaforme network, e che da esse trae la propria linfa) ha intessuto con i social. 

I social sono diventati una “realtà” parallela, un posto dove è possibile non prendersi troppo sul serio, vivere finalmente con serenità un tema che oggi viene percepito alla stregua di un culto, o di un fanatismo religioso. I social hanno cambiato, o quanto meno modificato la percezione che il pubblico ha dei rispettivi club, sfondando le barriere, colmando la distanza tra un mondo reale ed un mondo idealizzato.

Una missione trainata e portata avanti seguendo una lucida direttiva: fidelizzare una sempre più numerosa community, quella virtuale (ma non per questo irreale, anzi), quella che cioè non siede sulle gradinate la domenica.

Il promotore di questa ossessiva ricerca è una figura divenuta cardine negli ultimi anni, al pari dei docenti di campo: l’admin social. Personaggio mutaforme, personalità ermetica dalle sconosciute fattezze, capace però di attrarre, persuadere ed intrattenere gli utenti. Un po’ come se fosse un incantatore di serpenti, che suona con il suo flauto una qualche melodia arabeggiante e voi foste il rettile che rimane ipnotizzato. Non dal suono però, ma dai reel ed i tiktok che pubblica.

La scuola ligure

Limitando la panoramica ai confini nazionali, l’archetipo di questa rivoluzione comunicativa è stato senza dubbio il Genoa che, dapprima su Instagram e poi su TikTok, ha inaugurato una nuova era, una nuova fase del rapporto indissolubile tra club e tifosi.

Giocatori presentati e storpiati con basi meme, copertine match day da art gallery, edit a non finire e la partecipazione costante dei calciatori rossoblù, che diventano i veri e propri protagonisti di questo grande teatro dell’assurdo. Sarete molto probabilmente incappati nel video in cui i giocatori chiamano a casa gli ex abbonati per convincerli a rinnovare la propria tessera. Questo contenuto, pubblicato come promo per la nuova stagione di abbonamenti avvenuta in estate, è soltanto l’ultimo esempio di questo nuovo progetto comunicativo.

Il profilo Instagram del grifone vanta ormai mezzo milione di iscritti e ai tanti supporters genoani, nel corso del tempo, si sono affiancati anche fruitori disinteressati alle dinamiche di campo e ai risultati sportivi del Genoa, ma che vedono nei canali social del club un modo per restare sintonizzati con l’evoluzione dei trend.

Degna discepola di questa filosofia è un’altra squadra ligure: la Virtus Entella, che ha fatto del no sense la sua ragione di esistere. 

Per numero di abitanti, quella di Chiavari è la cittadina più piccola in lotta nella serie cadetta. I profili social dell’Entella però sono da primatista, non di certo da “provinciale”. Grafiche da capogiro, riferimenti costanti a serie cult come The Office e Boris, sketch esilaranti in cui diviene impossibile non citare la challenge “riconosci il pelato della squadra”

Anche alla sconfitta la Virtus risponde con la solita marcata ironia che li contraddistingue e che affascina tifosi biancocelesti e non solo. Altra novità importata dai diavoli neri è il dialogo mediatico instaurato costantemente con i propri direttissimi avversari, un dialogo fatto di tag, collab, post condivisi e prese in giro che ogni weekend scatenano un’orda di commenti e di ilarità sotto ogni post del club. Un modo di vivere ogni giornata di campionato con una dose di sana competizione e creando un’atmosfera ludica, di puro divertimento, senza scivolare mai nel becero.

Pully ed altri amici 

Se il vostro algoritmo è stato, fin qui, benevolo con voi invece, scrollando su TikTok, vi sarete sicuramente imbattuti in un post del Cagliari o del Parma, altri due portavoce di questa corrente comunicativa avanguardista. I sardi nella scorsa stagione, proprio grazie all’ausilio dei social, hanno dato un’identità e dei sentimenti alla mascotte Pully, che nella buona e nella cattiva sorte si è schierata al fianco dei suoi giocatori. Hanno fatto il giro del web i video del fenicottero più famoso d’Italia che festeggiava le vittorie insieme alla squadra e quelli in cui si scusava sotto il settore dopo le sconfitte. La “story of loyalty” di Pully ha invaso i social per mesi, polarizzando le attenzioni degli utenti. 

Un altro metronomo dei trend virali è anche l’account TikTok del Parma, che ogni giorno tira fuori qualcosa di magico. Tutte le canzoni del momento, i video e gli audio più virali campeggiano sui social dei crociati per merito degli admin, capaci addirittura di instaurare rapporti di vera e propria gemellanza social, con il Napoli in Italia, con l’Argentinos Juniors in Argentina e addirittura in Messico, con il Chivas (con cui è nata un’amicizia che accarezza i confini del surreale).

È una tendenza questa che sta diventando sempre più popolare, quella cioè di dare una ”svecchiata”, un nuovo corso di vita ai club, in quella che è la sfida più grande di tutte: guadagnarsi l’amore e l’affetto del proprio popolo. Una tendenza che sta facendo proseliti anche nelle categorie inferiori. 

Vale infatti la pena citare gli esempi del Campobasso in Serie C, regina social della categoria tra brainrot e contenuti demenziali, e della Bacigalupo Vasto, militante nel campionato d’eccellenza abruzzese, che tra challenge di squadra, interviste imbruttite ed edit di Bomber Picci ha coinvolto e fidelizzato un pubblico sempre maggiore. Infine troviamo il Torrino che, dalla Prima Categoria laziale, ha intrapreso un percorso di assoluto rilievo, portando sui propri canali alcune delle star del mondo social più note tra il pubblico under. 

Tutti esempi virtuosi di come creare una forte community e farlo divertendosi, il tutto grazie ai social.