Potremmo servirci di mille artifizi letterari e svariati eufemismi per poter dare una definizione, sicuramente riduttiva, di ciò che il gioco del calcio rappresenti socialmente e culturalmente dal giorno della sua nascita, dalla trascrizione delle Cambridge Rules che hanno dato testa e corpo a questo sport.
Vale la pena riprendere qualcuna delle definizioni utilizzate nelle pieghe della storia. Superando con un dribbling secco il ridondante The English Game, il calcio si è convertito nello sport del popolo, nel rito della domenica, nella Dea Eupalla per mano di Gianni Brera. Alcuni hanno sfiorato l’eresia con un dito paragonandolo ad un vero e proprio culto liturgico. Quello che forse non è stato ancora detto è che il calcio, al di là della concretezza dell’atto che si svolge in quel prato verde, è un continente artistico immenso. E dalle risorse, dalle materie prime di questo continente, si sono nutrite correnti letterarie, scuole di cinematografia, ma anche esponenti di quella antichissima arte visuale che è la pittura.
Ecco allora cinque opere d’arte che hanno messo il gioco del calcio al centro del proprio processo creativo.
Dinamismo di un footballer – Umberto Boccioni
Il nostro viaggio in questa epopea onirica inizia dal bel paese, in un epoca di cambiamenti e di nuove forme d’espressione. Siamo appena entrati nel salotto artistico del XX secolo e Filippo Tommaso Marinetti, con il suo manifesto, ha dettato le direttive per la nuova arte, un’arte chiamata a rappresentare il mondo che evolve. Un mondo che va veloce. L’arte pittorica accetta la sfida, o meglio alcuni di loro la accettano.
In prima linea c’è Umberto Boccioni, artista poliedrico che da Reggio Calabria si muove prima a Roma e poi al di fuori delle Alpi, per accogliere tutte le influenze del nuovo secolo. A lui dobbiamo forse la più importante, quanto meno in ordine cronologico, opera d’arte legata al calcio nel nostro paese: Dinamismo di un footballer, conservato oggi al MoMa di New York. Vale la pena evidenziare come, già nel titolo, l’autore abbia optato per mantenere la lingua anglosassone, riferendosi all’atleta di uno sport di effettiva matrice britannica. Boccioni, al momento della realizzazione, sembra aver già affilato la sua concezione artistica. Dipinti come Visioni Simultanee, Elasticità e Materia ci danno indizi sul pennello futurista dell’artista calabrese. Nel quadro si evince a fatica il corpo dell’atleta: seguendo a modello i principi tecnici e artistici dell’arte futurista, Boccioni vuole trasmettere il flusso del movimento, descrivere l’azione sul prato verde. Insomma, trasporre al centro del quadro la rapidità della dinamica calcistica. Riusciamo comunque ad individuare la gamba destra del calciatore posta precisamente al centro dell’opera, e alle estremità inferiori le altre parti degli arti.
Alle alterne campiture di colore giallo e verde, fanno da contrasto, specialmente al centro del quadro, ampi spazi di colore rosso, tonalità cara alla schiera futurista in quanto rappresentativa della forza del movimento e dello sport. Il dipinto, nelle sue varie sistemazioni, approda anche nel salotto di casa Marinetti, proprio il padre del futurismo, che, affascinato dall’opera, la acquista e la tiene fino alla sua morte.
Sintesi di una partita di calcio – Carlo Carrà
Per la seconda opera, restiamo nella penisola. Passano pochi anni e Carlo Carrà realizza la sua Sintesi di una partita di calcio.
Nel 1934 l’Italia si aggiudica il privilegio di ospitare i campionati mondiali di calcio. L’attenzione rivolta all’evento da Mussolini è rilevante, comprendendo il capo di stato la portata della manifestazione e l’esposizione che ne sarebbe derivata. Un’acuta e puntuale opera di propaganda, più politica che sportiva forse, ha permesso all’Italia di superare le avversarie in lizza e di organizzare i mondiali di calcio, i secondi della storia dopo la prima edizione giocata in Uruguay e vinta proprio dalla nazionale di casa. Come accadde in Uruguay, anche questa edizione viene vinta dalla nazionale ospitante, con gli azzurri che trionfano per 2-1 in finale contro la Cecoslovacchia, aggiudicandosi il trofeo Rimet.

L’opera di Carlo Carrà è un omaggio alla cavalcata della nazionale guidata da Vittorio Pozzo, un tributo agli atleti che hanno portato l’Italia in auge. Troviamo cinque soggetti nell’opera, tre in casacca azzurra, uno in casacca arancione, probabilmente il portiere, ed un altro in tenuta rossa. La costruzione del dipinto tende ad un’ascesi generale, con i calciatori che mirano verso l’alto e con il pallone che, spostato sul lato sinistro del quadro, rappresenta il vertice del disegno. Per il resto pochi o nulli sono i dettagli accessori: ai piedi dei calciatori una linea bianca delimita quella che probabilmente è l’area di rigore e, sulla destra in alto, tre linee disposte a formare un rettangolo simboleggiano la porta.
Uno sfondo azzurro è tagliato e diviso perpendicolarmente dalle campiture verde, gialle e rosse che rappresentano il terreno di gioco. La tecnica pittorica è molto distante da quella utilizzata da Umberto Boccioni vent’anni prima: anche Carrà, infatti, ha vissuto il suo periodo avanguardistico approcciandosi alle tecniche del futurismo, ma superata questa fase artistica, è tornato ad una visione arcaica della realtà, una visione più popolare e meno sperimentale.
Footballers – Nicolas De Staël
Sul Parc des Princes ha sempre aleggiato un’atmosfera suggestiva, ancor prima del tridente Neymar-Messi-Mbappe. Per informazioni chiedere a Nicolas De Staël, il pittore russo fuggito dalla terra natia nel pieno della rivoluzione bolscevica.
Nel suo lento migrar, dopo le tappe in Polonia ed in Belgio, il pittore approda in Francia, a Parigi. La notte del 26 marzo 1952, assiste insieme alla moglie, dalla platea popolare ad uno spettacolo di luci. Niente meno che il match tra Francia e Svezia, il primo al chiaro di luna, o meglio, al chiaro delle luminarie del Parc des Princes.
L’emozione è così grande che, una volta tornato a casa, Nicolas si mette subito a lavoro. Da quella visione infatti, nasce la serie di dipinti dedicata appunto ai Footballers de Parc des Princes. All’incirca quindici dipinti, quindici istantanee di quel meraviglioso spettacolo. Nei quadri di Nicolas domina l’astrattismo delle figure-soggetto: i calciatori vengono immortalati nella loro dinamicità e, per rendere l’idea del movimento, Nicolas li plasma e li converte in forme geometriche, divise da spaziature di colori vivaci. Le figure, prive di decoro e arzigogoli, spiccano nel blu che fa da sfondo all’opera. È una composizione da cui emerge soprattutto il senso frenetico della sfida: la sensazione è quella di una fotografia scattata in movimento. Con il suo particolare stile di pittura, l’artista di Pietroburgo è sempre riuscito a fuggire da rigide etichette e catalogazioni artistiche, anche se per molti i suoi colpi di pennello sarebbero attigui alle caratteristiche dell’astrattismo lirico.
Il portiere – Sergey Grigoriev
Percorrendo il percorso inverso a quello di De Staël, dalla Francia ci spostiamo in Russia, precisamente a Mosca, nella Galleria Statale Tretyakov. Proprio qui è possibile visionare una delle più compiute opere del realismo sovietico. Si tratta del Portiere di Sergey Grigoriev. In questa tela l’artista rappresenta una scena di straordinaria quotidianità: un ragazzino, con le mani sulle ginocchia ed una vistosa fasciatura alla gamba, è fermo tra i “pali” della porta, creata con quel che capita. Forse guarda l’evolversi della partita, forse il pallone è nell’area avversaria, o magari è stato recuperato dall’altra squadra e si dà il via ora ad un pericolosissimo contropiede. O forse la tensione è ancora più alta, con il portiere che attende che il suo avversario posizioni il pallone per battere un calcio di rigore. Non è dato saperlo, ma possiamo comunque ammirare la ricercatezza poetica del ritratto di Grigoriev, che cattura un momento di gioiosa aggregazione sociale.

Al contrario di Carrà o De Stael, la scena non si svolge nell’anfiteatro dello sport, ma in un piazzale sterrato, con qualche erbaccia e qualche foglia qua e là. E come protagonisti e tramiti del messaggio artistico l’autore non vi pone calciatori, ma semplici soggetti popolari. Al fianco del portiere, attore principale dell’opera, Grigoriev ritrae infatti anche un’improvvisata tifoseria composta da padri di famiglia, bambini e perfino un cane che riposa sul terreno. Sullo sfondo compaiono alte torri, lontane però dal contesto agreste in cui si svolge l’azione. La tela è stata realizzata nel 1949, qualche anno dopo la fine del secondo conflitto mondiale, in un’atmosfera di rinascita e di ricostruzione. Al torpore bellico fa ora da contrasto la spensieratezza e la vitalità giovanile. E quale modo migliore per sentirsi più vivi?
The Corner kick – Thomas Hemy
Arriviamo ora all’ultima fermata di questo viaggio. “Ultima” per modo di dire, in quanto l’opera che ci accingiamo ad analizzare è considerata dagli storici dell’arte il primo dipinto in ordine cronologico sul calcio.
Siamo nel 1895, agli albori del calcio Britannico, e sul terreno di gioco si sfidano Sunderland e Aston Villa, in un freddo pomeriggio invernale. Non è una supposizione, sappiamo per certo infatti che la partita scelta da Thomas Hemy per il suo quadro fu quella giocata il 2 gennaio 1895, nella cornice del Newcastle Road Ground, anche se nel corso del tempo, qualcuno ha voluto spostare il cursore della linea del tempo a qualche mese più tardi, precisamente nel 9 novembre del medesimo anno. E quale momento più concitato, più colmo di adrenalina, poteva scegliere l’autore di Newcastle Upon Tyne se non una furibonda mischia in area di rigore?
The Corner kick è un capolavoro di sentimenti e colori, una tela che addensa le emozioni più contrastanti, che getta l’osservatore all’interno di quella affollata area di rigore, per contendersi il pallone sospeso in cielo. Ciò che salta subito all’occhio è il ragguardevole numero di giocatori presenti in area durante il corner, anche se la dinamica non è chiara: vediamo il pallone posizionato proprio al centro del quadro, un istante prima di essere colpito da uno dei contendenti. Sullo sfondo la tribuna, colma di cittadini britannici arrivati lì per assistere ad una delle partite più spettacolari della stagione.
La bandiera britannica svetta sul cielo nuvoloso del Newcastle Road Ground, mentre in basso, ai bordi del terreno di gioco, sono presenti cumuli di fieno utilizzati durante il match sulle zone di campo ghiacciate, per facilitare il gioco. La tela di Hemy sintetizza a dovere la rilevanza ed il peso che il calcio rivestiva in Inghilterra, nel pieno dell’età vittoriana, a cavallo tra i due secoli. L’opera è stata commissionata a Hemy proprio dalla dirigenza del Sunderland, per celebrare il terzo campionato vinto dai Black Cats e oggi non la si può trovare in nessun museo ed in nessuna mostra d’arte, bensì all’entrata dello splendido tempio del Sunderland, lo Stadium of light.