Rompere il ghiaccio, letteralmente. Quando si parla di calcio nel Nord Europa, i primi nomi che vengono in mente sono quelli di club prestigiosi come Malmö, Bodø/Glimt, Molde e HJK. Realtà che, nonostante le difficoltà imposte dalla geografia e dal clima, hanno saputo ritagliarsi un posto nel calcio internazionale, scrivendo pagine memorabili con imprese straordinarie. Guardando alle squadre che partecipano alle competizioni europee o anche solo sfogliando la lista dei club su FIFA, è inevitabile chiedersi: come si gioca a calcio da quelle parti?
Nei paesi nordici, la stagione calcistica inizia tra fine febbraio e inizio marzo e si conclude tra ottobre e novembre, a seconda della nazione. Nel cuore dell’estate, tra luglio e agosto, le squadre impegnate nelle qualificazioni europee affrontano un tour de force, e chi arriva alla fase a gironi può arrivare a disputare fino a 60-70 partite in un anno. A tutto questo si aggiungono due sfide cruciali: affrontare condizioni climatiche proibitive e costruire squadre competitive in un mercato giocatori sempre più complesso.
Sembra paradossale, ma fino a una decina di anni fa, molte aree del Nord Europa non disponevano nemmeno delle infrastrutture necessarie per far crescere i giovani talenti. Prendiamo l’Estonia, per esempio. A eccezione delle quattro squadre di vertice – Levadia Tallinn, Flora Tallinn, Narva Trans e Paide- molti club sono semiprofessionistici e faticano persino a completare le rose per l’intera stagione. O almeno, questo era lo scenario fino a poco tempo fa.
Per capire meglio la situazione, abbiamo parlato con Oskari Forsman, ex portiere e attuale preparatore dei portieri del Paide. Forsman ha vestito anche la maglia del Tallinna Kalev, una delle classiche “squadre ascensore” che oscillano tra la prima e la seconda divisione. Con i neroblù è stato titolare per due stagioni, riuscendo prima a salvare la squadra ai playout e poi, incredibilmente, a trascinarla fino al quarto posto storico di due anni fa, conquistando così un posto nei preliminari di Conference League.
Ripercorrendo la sua esperienza, Forsman ci racconta: “Quando sono arrivato, questa squadra era data per spacciata. Ma il presidente ha deciso di investire, portando giocatori d’esperienza come Ragnar Klavan (ex Cagliari e Liverpool) e Taijo Teniste. Il loro carisma e la loro esperienza internazionale sono stati fondamentali. Abbiamo fatto bene perché, oltre alla solidità del gruppo, riuscivamo spesso a sorprendere le difese avversarie con le nostre individualità”.

Eletto miglior giocatore dell’anno nel 2024, Oskari Forsman ha approfondito il progetto del club, sottolineando la filosofia alla base della crescita della squadra: “Non abbiamo giocatori nel pieno della carriera, ma un mix tra giovanissimi – ragazzi di massimo vent’anni – e veterani oltre i trent’anni. Non esiste una via di mezzo, ed è proprio questa dinamica a permettere ai più giovani di imparare dai giocatori d’esperienza e crescere rapidamente. Quando hai il miglior calciatore della storia del paese, Klavan, che scende in campo anche infortunato, è impossibile non farsi trascinare. Viene voglia di dare tutto per la squadra”.
Un sistema che ha già dato risultati concreti. Forsman cita alcuni esempi: “Kait, ad esempio, è andato in prestito al Rio Ave e ora gioca al Portimonense in Portogallo. È un difensore centrale di grande prospettiva e farà sicuramente bene. Poi c’è Taavi Juriso, un esterno con una velocità degna dei migliori campionati, anche se deve ancora migliorare nelle scelte e acquisire un po’ più di ‘arroganza’ per imporsi a certi livelli. E poi Ramol Sillamaa, cresciuto nel nostro vivaio, che ha firmato con il Gent”.
Anche nelle realtà più piccole si può sognare e far emergere nuovi talenti pronti per il calcio internazionale. Ma se la crescita del movimento calcistico in Estonia vi ha sorpreso, aspettate di scoprire cosa sta accadendo in Finlandia.
La Veikkausliiga, la massima serie finlandese, conta 12 squadre, con l’HJK Helsinki come club di riferimento. I biancoblù hanno sfornato diversi talenti nel corso degli anni, alcuni arrivati anche in Italia, come l’ex Chievo Perparim Hetemaj, mentre altri hanno scritto la storia recente della nazionale, su tutti Teemu Pukki e Joel Pohjanpalo. Ma non è solo l’HJK a far parlare di sé: squadre come KuPS, Lahti, Ilves e IFK Mariehamn hanno saputo ritagliarsi uno spazio importante. Proprio dal KuPS è arrivato uno dei trasferimenti più significativi nella storia del campionato: la cessione del giovanissimo Matias Siltanen allo Djurgårdens, in Svezia, per quasi un milione e mezzo di euro. Un’operazione che certifica il progresso di un club capace di crescere investendo su giovani e infrastrutture, creando un trampolino di lancio per chi vuole emergere.
Ma la Finlandia può davvero considerarsi un paese “calcistico”? Per rispondere, abbiamo chiesto un’opinione a Oskari Forsman, che ha trascorso gran parte della sua carriera proprio lì: “Non ho grandi rimpianti, se non quello di aver sprecato un’opportunità in prima divisione nel 2009. Ma ormai la Finlandia è un ricordo: ora sono in Estonia con la mia famiglia e dubito che tornerò. Vedi, la Finlandia è uno dei pochissimi paesi al mondo in cui il calcio non è lo sport nazionale. Con inverni lunghi e neve perenne, l’hockey su ghiaccio è sempre stato il punto di riferimento e ci siamo sempre distinti a livello internazionale. La gente ha iniziato a seguire il calcio solo nel 2021, quando abbiamo giocato gli Europei. Ad oggi, solo due città hanno davvero superato hockey e sci in termini di popolarità calcistica, ma credo che tra 5 o 10 anni la situazione cambierà: arriveranno investimenti e il movimento crescerà”.
Un altro giocatore che conosce bene la realtà finlandese è Eugene Bashkirov, mediano russo oggi in forza allo Gnistan, ma con un passato di tutto rispetto. Tra le tappe della sua carriera, spiccano esperienze con lo Zenit San Pietroburgo ai tempi di Luciano Spalletti, il Rubin Kazan – dove è stato compagno di squadra di Kvicha Kvaratskhelia – e un’avventura in Polonia con lo Zaglebie Lubin. Dopo una breve parentesi ad Andorra con il Santa Coloma, dove si è allenato per mantenersi in forma, Bashkirov ha deciso di trasferirsi in Finlandia, prima al VPS e poi proprio allo Gnistan, squadra della periferia di Helsinki.

Ripensando alla sua esperienza, racconta: “Ho viaggiato molto nella mia carriera e ho sempre avuto un ottimo rapporto con i tifosi. Ora sono due anni che vivo qui con la mia compagna. Accettare di venire in Finlandia all’inizio è stato strano, perché il primo periodo è stato davvero difficile: giocare in primavera, con quelle condizioni climatiche, è una sfida. Ma visto che non giocavo da tempo, ogni partita per me è un regalo, la vivo al massimo, e sono entusiasta dell’opportunità”.
Nonostante la lunga pausa invernale, Bashkirov vede nella Veikkausliiga un campionato in crescita: “È un torneo molto interessante e i tifosi sono incredibilmente accoglienti. Giocando qui capisci quanto sia importante rappresentare il club e la sua comunità: i sostenitori ci seguono ovunque, anche sotto la pioggia o la neve”. Secondo Bashkirov, il calcio finlandese sta vivendo un momento di grande crescita: “Questa è una generazione d’oro: tutti i giocatori della nazionale sono professionisti e questo sta alzando il livello della Veikkausliiga. Ci sono tanti giovani interessanti, e il movimento sta crescendo per avvicinarsi agli altri campionati nordici. Per farti un esempio, un club di seconda divisione come il PK-35 ha ingaggiato come preparatore dei portieri Jussi Jääskeläinen, che ha collezionato oltre 500 presenze in Premier League. Qui i giovani costano meno rispetto a Danimarca e Norvegia, dove acquistare un talento dalla prima squadra è molto più costoso, anche se ormai il livello è quasi lo stesso”.
Per il futuro, Bashkirov non ha dubbi: “Voglio restare allo Gnistan, fare le mie magie per far innamorare i tifosi e provare a qualificarci per l’Europa. La fase finale del campionato assegna tre posti per sei squadre: non sarà facile, ma ci proveremo”.
La Finlandia è piena di storie affascinanti, e una delle più particolari è quella dell’IFK Mariehamn, la squadra simbolo delle isole Åland. Ma perché definirla la più forte della regione? Partiamo dall’inizio.
Le Åland sono un arcipelago finlandese di circa 6.500 isole, in cui però si parla svedese. Questa comunità autonoma ha un proprio campionato nazionale e perfino una coppa locale, ma l’IFK Mariehamn è l’unico club che partecipa anche alla Veikkausliiga. Un’esperienza unica, come racconta Oskari Forsman, che ha vestito la maglia del club per tre anni: “Giocare lì è assurdo. In media, se eri fortunato, venivano a vederti 1000 persone. Ma considerando che è circa un terzo della popolazione, è un vero miracolo. Gli abitanti vivono per il calcio, anche se le isole sono quasi indipendenti: per esempio, i cittadini non devono nemmeno prestare servizio militare per la Finlandia. Il mio cuore calcistico è rimasto lì, è un posto che ami e odi allo stesso tempo”. Le trasferte, invece, erano tutt’altro che semplici: “Quando dovevamo giocare fuori casa, il viaggio era estenuante: prima bisognava raggiungere la terraferma con 7-8 ore di traghetto, poi restare lontano per due o tre giorni. Ma lo stadio Wiklöf Holding Arena è qualcosa di incredibile”.
La Finlandia offre stadi unici: alcuni immersi nella natura, altri costruiti nel cuore delle città, con gli abitanti che possono seguire le partite affacciandosi dai balconi. Ma c’è un elemento comune a quasi tutti gli impianti: l’erba artificiale. Ne parla Bashkirov: “Dobbiamo abituarci al fatto che in certi periodi dell’anno è impossibile giocare su erba naturale. Per questo, 11 squadre su 12 hanno optato per il sintetico. Tuttavia, le strutture sono all’avanguardia: se vuoi farti un’idea, guarda la Mustapekka Arena del mio Gnistan o il Lahden Stadium”.
A confermare la tendenza è ancora Forsman: “Oggi solo l’AC Oulu gioca su erba naturale, ma anche loro stanno progettando un nuovo stadio con il sintetico. Questo cambiamento ci permette di giocare tutto l’anno, e speriamo che sia un ulteriore passo verso la crescita del calcio finlandese”.
Dai gol di “JouluPukki” (un gioco di parole su Teemu Pukki, che in finlandese richiama Babbo Natale) alle nuove infrastrutture di Tallinn, il calcio in Finlandia ed Estonia sembra pronto per un’evoluzione. Che sia l’inizio di una nuova era per il calcio nordico?