La Juventus non ha mai fatto così tanta fatica

Il gol Rugani al Frosinone permette ai bianconeri di tornare alla vittoria, ma i problemi sono sempre più evidenti

Una volta l’Allianz Stadium era la casa e il fortino della Vecchia Signora: dove tutti entravano carichi e motivati per compiere l’impresa, per uscirne poi con un bel pugno di mosche. Ora sembra essere un po’ la casa di tutti, circondata da mura che si sgretolano troppo facilmente, dove chiunque può entrare, saccheggiare e scappare con facilità. Pare ormai che qualunque squadra possa imporsi sulla Juventus, anche davanti ai suoi tifosi.

Nel vantaggio del Frosinone al ventisettesimo minuto è immortalato il momento che stanno vivendo i bianconeri. La squadra gialloblù riesce a imbastire, con una facilità disarmante, un’azione con la sua catena di sinistra dopo una rimessa laterale battuta sulla linea della propria area di rigore. Tra ritardi nelle uscite, voragini concesse tra le linee, superficialità, scarsa determinazione e un buon fraseggio avversario, Brescianini è riuscito a portare i suoi in vantaggio dopo un’azione degna del miglior Pep Guardiola. In panchina, però, c’è Eusebio Di Francesco, che allena il Frosinone e si gioca la salvezza, non il Barcellona 2008-2009 del Triplete.

Il senso di liberazione dei bianconeri al fischio finale

Una Juventus appannata, nonostante la montagna russa di risultati ed emozioni, è ritornata a vincere dopo quattro turni di campionato, trascinata dalla doppietta di Dusan Vlahovic e grazie alla rete in extremis di Daniele Rugani. La squadra di Allegri, quindi, torna nuovamente a conquistare i tre punti, ma con troppa fatica.

A rivedere i vecchi fantasmi

È stata una partita insolitamente faticosa per i bianconeri. Partiti subito forte, si sono ritrovati in vantaggio dopo solo tre minuti di gioco con il destro di Vlahovic su assist di McKennie. Da quel momento è totalmente calata l’attenzione bianconera, come se la gara fosse già in tasca; la coesione di squadra si è spenta: blackout totale. Il Frosinone diventa proprietario del pallino di gioco e Cheddira pareggia quasi al quarto d’ora della prima frazione di gioco. L’attaccante marocchino trova il secondo gol stagionale dopo un gran cross di Zortea, saltando indisturbato nonostante fosse circondato da cinque giocatori bianconeri. Il gol, un mix di fatalismo e disattenzione, ha dato l’impressione di riaprire la porta per i fantasmi che negli anni precedenti hanno tormentato le certezze della Juventus. I gialloblù cavalcano l’onda dell’entusiasmo e trovano addirittura il vantaggio al ventisettesimo minuto, con un gran gol di Brescianini. Ancora una volta colpevole una fase difensiva troppo blanda, che straripa di sufficienza da tutti i lati del campo. La squadra di Allegri appare piuttosto confusa, anche in contrapposizione con le idee del proprio allenatore. Almeno, questo è quel che ha dimostrato Chiesa, che invece di agire da punta come gli era stato chiesto, dopo lo svantaggio ha iniziato ad allargarsi sulla fascia sinistra, occupando la posizione di Kostic, costretto a salire ulteriormente. Vlahovic, a quel punto, si è ritrovato in una battaglia solitaria e impossibile contro la retroguardia del Frosinone. Inutile dire che da solo non può mantenere l’intero reparto.

Cheddira segna indisturbato in mezzo a cinque giocatori della Juventus

Nel calo del ritmo, a riprendere il Frosinone nel secondo tempo ci pensa ancora una volta l’attaccante serbo (servito nuovamente da McKennie) che raggiunge quota quindici gol in campionato con la quarta doppietta stagionale. Il centrocampista statunitense è lo stesso che ha poi regalato il pallone agli avversari dopo un passaggio suicida in mediana e che per recuperarlo si è lussato la spalla. Valeva davvero la pena non essere concentrato su un passaggio banale in fase difensiva? Dopo continui attacchi bianconeri, sugli sviluppi di un corner, un diagonale preciso di Rugani ha portato i tre punti d’oro nei minuti finali. Una vittoria però che non potrà mai nascondere tutta la polvere sotto al tappeto: i problemi ci sono e sono evidenti.

Innanzitutto bisogna evidenziare come la formazione di Allegri, nonostante l’allenatore venga costantemente difeso dai media italiani, giochi un calcio estremamente remissivo ed ormai non al passo con i tempi. Se l’intensità è oggi il cardine di ogni squadra che possa esser definita moderna (o, come qualcuno preferisce, “europea”), i dati mostrano come la Juventus sia tra le peggiori squadre in Serie A in questo aspetto. Prendendo come indice la statistica avanzata del PPDA (Passes allowed per defensive action), che misura il pressing tenendo conto dei passaggi concessi agli avversari prima di un’azione disturbante, peggio della Vecchia Signora fanno solamente Sassuolo, Salernitana, Udinese e Cagliari, e non è certo una casualità che queste rappresentino quattro delle ultime sei in classifica.

Un dato, questo, in assoluta controtendenza rispetto alla classifica per reti segnate in seguito ad un recupero a meno di 40 metri dalla porta avversaria, nella quale la Juve occupa il secondo posto (con sei reti) dietro solamente all’Inter. Ciò dimostra come la rosa bianconera abbia grandissime capacità di trasformare in rete il pressing alto, ma le scelte tattiche dell’allenatore impongono invece di aspettare bassi gli avversari.

A questa scelta consegue ovviamente che i bianconeri non abbiano quasi mai il controllo del campo: le uniche aree del rettangolo verde in cui la Juve ha una percentuale di tocchi effettuati significativamente maggiore degli avversari sono la propria area di rigore e le fasce d’attacco, mentre le proprie fasce difensive ed il centrocampo sono regalati agli avversari.

Fonte dati: TheAnalyst.com

Non si tratta però solo di mancanza di intensità ed identità, ma di presenza mentale in campo. La Juventus schiacciasassi, che faceva della sua difesa il suo punto di forza, sembra essere solo un lontano ricordo. Questa squadra sembra staccare definitivamente la spina nei momenti in cui dovrebbe ammazzare la gara e chiuderla definitivamente: da settembre a dicembre è stata recuperata da situazioni di vantaggio solamente due volte (contro Lazio e Monza), vincendo poi in entrambi i casi; da dicembre ad oggi invece i bianconeri si son fatti raggiungere ben sette volte, vincendo poi solamente con Salernitana e Frosinone (sia all’andata che al ritorno).

Tutti i problemi sono ritornati – o forse son solo risultati evidenti – dal momento della scivolata di Milik su Cerri, che è costata un rosso al polacco ed un misero pareggio con L’Empoli. Da lì, i bianconeri sono ritornati a faticare come negli anni precedenti, come se anziché continuare a progredire, fossero stati fatti due passi indietro. Proprio nel momento più importante della stagione: prima del Derby d’Italia. Lo stesso che è stato perso solo 1-0, ma dominato totalmente dai nerazzurri, sotto ogni piano possibile. A questa hanno fatto seguito la sconfitta in casa con l’Udinese e il pareggio a Verona: troppo poco per rincorrere il treno nerazzurro.

Insieme alle certezze bianconere sono venute meno anche quelle di Allegri, che non sembra più così sicuro sulla panchina della Juventus per la prossima stagione. Se sembrava essere entrato in un limbo da quale non si potesse più uscire (e che lasciava un vuoto a forma di Thiago Motta?), il gol al novantaquattresimo minuto contro il Frosinone gli ha dato un po’ di respiro. Bisognerà capire se la squadra sarà in grado di ritrovare quelle certezze perse, e se l’allenatore livornese, anche senza l’obiettivo scudetto, sarà in grado di trovare altri stimoli.

Anche il motto sembra essere cambiato. Non è più “Vincere non è importante: è l’unica cosa che conta”, ma “Vincere le partite non è mai facile”. Almeno, a detta dell’allenatore bianconero. Una frase ovvia, forse detta per ridimensionare le aspettative dei tifosi. Totalmente in linea con la comunicazione scelta da inizio anno. Se la Juventus vuole quantomeno ipotecare la qualificazione in Champions League e continuare a inseguire l’Inter, non può continuare a faticare contro le squadre che giocano per non retrocedere. Per fortuna dei tifosi bianconeri, sembra essere rimasto il “Fino alla fine“.