E quindi uscimmo a riveder le stelle.
Non è stato facile, per nessuno: né per il club, né per la città. Oggi però il Sunderland sta stupendo tutti: è in alto, esattamente al quarto posto in classifica con 18 punti, di cui 11 conquistati in casa, allo Stadium of Light, sfiorando così il miglior inizio casalingo in massima serie (venti punti durante la stagione 1999/2000). Davanti a loro ci sono solo Arsenal, Manchester City e Liverpool. “Stop the count”, direbbe qualcuno: così i Black Cats giocherebbero la Champions League nella prossima stagione, tornando nel calcio europeo che manca dal 1973.
La strada è ancora lunga, ma in questi otto lunghi anni, in cui i Black Cats sono stati lontani dalla Premier, l’amore e il supporto dei tifosi non è mai mancato.
Ma da dove nasce tutta questa passione?
Il Sunderland e la sua gente
Sunderland era una delle capitali mondiali della cantieristica navale e, di conseguenza, il calcio arrivò come uno sfogo. Andare la domenica allo stadio, per quella classe operaia, significava sentirsi parte di qualcosa che parlava la loro stessa lingua. Ogni vittoria era una piccola rivincita sociale, la dimostrazione che anche la gente del Nord, quella del “grigio industriale”, poteva battere chiunque.
Ora, quella realtà navale non c’è più. Non ne è rimasto nulla. Ma l’amore per il Sunderland sì – anzi, è diventato più profondo. L’orgoglio per quella squadra che rappresenta la loro città resiste, nonostante anni difficili, fallimenti e delusioni. Questa connessione tra città e club è stata resa tangibile da una passerella pedonale che collega il centro alla casa di tutti: lo Stadium of Light.
Il Sunderland sta finalmente dando continuità a un progetto che sembra solido. Nel ruolo di director of football in estate è arrivata una recente conoscenza della Serie A: Florent Ghisolfi. Il 17 giugno è arrivata l’ufficialità della risoluzione del suo contratto con la Roma e, poche settimane dopo, il 2 luglio, è stato annunciato il suo nuovo incarico al Sunderland.
La squadra
Durante il mercato estivo, i Black Cats hanno salutato quattordici giocatori – tra cui Jobe Bellingham, ceduto al Borussia Dortmund per 30,5 milioni, e Tom Watson, autore del gol vittoria nei minuti di recupero nella finale playoff di Championship contro lo Sheffield United – e ne hanno inseriti quindici. Una campagna da oltre 160 milioni di sterline, un record per una neopromossa, resa possibile anche dagli introiti televisivi stimati in circa 220 milioni di sterline.
Ghisolfi ha piazzato diversi colpi importanti: Habib Diarra dallo Strasburgo, Simon Adingra dal Brighton, Nordi Mukiele dal PSG. Ma su tutti, ce n’è uno che spicca per caratura, esperienza e impatto – dentro e fuori dal campo: Granit Xhaka.
L’attuale capitano del Sunderland ha disputato per intero tutte e dieci le gare di Premier League, impreziosite da un gol e tre assist, e ha vinto il premio di miglior giocatore del mese di settembre.
Ma non è solo questione di numeri: il suo peso nello spogliatoio è diventato fondamentale. Lo ha raccontato il difensore Dan Ballard al Daily Mail:
«Non pensavo che un giocatore potesse avere un tale impatto su una squadra, ma è un motivatore incredibile e ha alzato gli standard. Quando ti alleni, è come se avessi bisogno di impressionarlo. La leadership è naturale per lui. È un futuro allenatore. Dobbiamo sfruttare questa sua forza perché è così importante per una squadra giovane come la nostra».
Le chiavi del successo
Se il cantiere navale funziona così bene, è perché c’è un’ottima guida. Régis Le Bris è arrivato a Sunderland da solo, senza collaboratori, in un periodo non facile – né per il club, né per lui, reduce dalla retrocessione in Ligue 2 con il Lorient. I Black Cats avevano chiuso la stagione precedente al sedicesimo posto. E, soprattutto, Le Bris era relativamente un perfetto sconosciuto nel nord-est inglese.
Nonostante questo, i tifosi lo hanno accolto come uno di loro sin dal primo giorno. Una spinta d’entusiasmo che gli ha fatto bene e che è riuscito a trasmettere a tutta la squadra. La stessa che, secondo Opta, aveva solo il 5% di possibilità di chiudere tra le prime sei e il 25% di probabilità di retrocedere nuovamente in League One.
Lui ha ribaltato tutto, con la squadra più giovane del campionato.
Si sa, per essere allenatori non basta preparare tattiche e gestire i giocatori durante la partita. C’è anche il fattore mentale, e in questo Le Bris è particolarmente ferrato. Ha conseguito una specializzazione in preparazione mentale in ambito sportivo nel 2008 e ha lavorato per oltre vent’anni nei centri di formazione di Rennes e Lorient.
Dalla Championship alla Premier League, la storia non sembra essere cambiata. Il Sunderland continua a fare bene, nonostante il livello del campionato sia più alto e l’inserimento di quindici nuovi giocatori non sia un’impresa semplice. Il gioco di Le Bris si basa principalmente su un 4-3-3, ma non è l’unico modulo. La sua squadra sa adattarsi, passando anche a una difesa a tre quando serve.
In fase di possesso, i giocatori restano molto vicini tra loro, privilegiando il fraseggio corto: non a caso, la percentuale di passaggi riusciti è tra le più alte della Premier. In fase di non possesso, invece, il Sunderland concede spesso il palleggio all’avversario per poi colpire in contropiede. Un esempio lampante è il gol del vantaggio contro il Chelsea, segnato nei minuti di recupero dell’ultima giornata: l’arte del controllo indiretto.
Questo modo di giocare, saper soffrire e poi contrattaccare, giova a tutti, persino sul portiere. Roefs, arrivato in estate dal NEC Nijmegen, è infatti uno dei portiere con più parate della Premier League. I tifosi non si lasciano sfuggire nulla, e allora perchè non creare un coro sull’olandese: “Roefs in on fier”. E le sue parate, oltre a far esaltare i supporter dei Black Cats, permettono al Sunderland di essere la seconda miglior difesa – con Tottenham e City – dietro solo alla capolista Arsenal.
Certo, è ancora presto per dare delle conclusioni, considerando anche che da incontrare ci sono diverse big, esclusi i Blues. Ma c’è chi l’ha fatto, o meglio, ha fatto delle previsioni. Harry Redknapp, Gary Lineker, Shaun Wright-Phillips, Joe Cole, Micah Richards, Ben Foster, Robbie Fowler e Opta Supercomputer: cosa hanno in comune? Tutti avevano inserito il Sunderland tra le retrocesse. Oggi, invece, è lì. In zona Champions League. Si è dimostrata subito grande, quando tutti la pensavano piccola e indifesa. Quindi, perché non continuare a sognare dopo aver vissuto un incubo?