Un’altra finale di un europeo da giocare, la seconda consecutiva, a distanza di tre anni dall’ultima volta (posticipazione dovuta alla pandemia). Sono passati 1099 giorni da quell’EURO 2020 perso alla lotteria dei rigori contro l’Italia, e oggi l’Inghilterra ha in mano – o meglio, tra i piedi – l’ennesima occasione per porre fine a quella che sembra essere una vera e propria maledizione. Non ci riferiamo solamente a quella che affligge la carriera priva di trofei di Harry Kane, anche lui alle prese con il suo primo possibile titolo, ma a quella che perseguita la storia della Nazionale inglese.
L’ultima volta che il football è tornato in Inghilterra
Era un sabato del 30 luglio 1966 quando l’Inghilterra vinceva la sua prima competizione, e non una qualunque. La Regina Elisabetta consegnava la Coppa Rimet (l’attuale Coppa del Mondo) nelle mani del suo capitano, Bobby Moore. Da quel giorno, “Football never came home again”.
Le polemiche pre-europeo
Tante sono le differenze da quell’ultima finale persa contro gli azzurri di Roberto Mancini, a partire dalla lista dei convocati di Southgate, che ha dato vita a diverse polemiche visti i diversi giocatori d’esperienza lasciati fuori: Harry Maguire (causa infortunio al polpaccio), Jack Grealish, Jordan Henderson, Nick Pope, Mason Mount, Kalvin Phillips, Eric Dier, Ben White, Conor Coady, Raheem Sterling, Callum Wilson e Marcus Rashford. Di questi nomi citati, ben otto erano in distinta per la finale di EURO 2020. Farà strano non vederli neanche in panchina a tre anni di distanza.
Come se non bastasse, a fomentare le polemiche ci hanno pensato le convocazioni di giocatori alle prime armi in una manifestazione importante come l’europeo, tra cui: Mainoo, Guehi, Wharton, Konsa, Watkins, Gallagher, Bowen, Dunk, Eze, Dean Henderson e Ivan Toney. Tanti nomi, di cui alcuni nuovi, tra cui spiccano con una sottolineatura da evidenziatore, quelli di Marc Guehi e Kobbie Mainoo, vere e proprie sorprese di quest’estate. Soprattutto quest’ultimo, che continua, dopo aver giocato il secondo tempo contro la Slovenia (3ª giornata del girone C), a essere un titolare a tutti gli effetti, e il suo contributo si rivela fondamentale partita dopo partita. Un ragazzo di soli 19 anni sta riuscendo a non far sentire l’assenza di due giocatori esperti come Jordan Henderson e Kalvin Phillips. Questo anche grazie al supporto di Declan Rice, che si conferma uno dei migliori centrocampisti d’Europa.
Le polemiche, però, lasciano il tempo che trovano. Considerando la finale raggiunta, può essere che le critiche post-convocazioni siano state sedate, almeno per il momento.
La forza dei singoli
Nonostante un cammino per niente brillante, l’Inghilterra è riuscita ad arrivare in finale di un Europeo per la seconda volta consecutiva. Non grazie al gioco, ma grazie agli assoli dei propri musicisti migliori, lasciati liberi di dare sfogo alle proprie fantasie ed emozioni. È proprio in quei momenti che si viene investiti dal forte messaggio della composizione improvvisata. I Tre Leoni vanno avanti soprattutto grazie alle giocate dei propri singoli: dal gol in rovesciata di Bellingham, ad un solo minuto dal termine del recupero, alla girata di Ollie Watkins su Stefan De Vrij.
Io non avrei mai scommesso sull’arrivo in finale della nazionale inglese, nonostante sia capitata dalla parte del tabellone più facile. Le prestazioni durante la fase a gironi non mi avevano per niente convinto, come le fasi ad eliminazione diretta disputate. L’unico momento in cui la squadra di Southgate mi ha impressionato è stato durante il primo tempo giocato contro l’Olanda – partita in cui ha deciso di tornare a giocare anche Foden, appannato dall’inizio della competizione – forse anche per demeriti di quest’ultima che non ha continuato ciò che di buono aveva dimostrato precedentemente. Una lancia a favore dell’Inghilterra, però, va spezzata. Se una squadra per tre volte consecutive va in svantaggio durante le fasi a eliminazione diretta e poi riesce a ribaltare il risultato, ha qualcosa che vale più della bellezza puramente estetica del gioco. Il messaggio degli assoli di cui vi parlavo prima è arrivato eccome, forte e chiaro: Southgate è riuscito a costruire un gruppo sano e solido. Individualista, ma compatto.
Inghilterra, essere sfavorita è un vantaggio
Questa sera l’Inghilterra andrà ad affrontare la squadra più bella di questo EURO2024, senza dubbio la più forte per ciò che ha dimostrato in campo, che ha affrontato un percorso più difficile. A differenza dell’ultimo europeo, la selezione di Southgate giocherà questa finale da sfavorita. Con una squadra e dei tifosi meno spocchiosi, non convinti di essere superiori. Forse hanno imparato la lezione nell’ultima finale giocata. E’ proprio questo che fa bene agli inglesi. Il meglio dei Tre Leoni è uscito quando la vittoria non era scontata o dovuta: vedi tutte le partite dal momento in cui andavano in svantaggio, la squadra cambiava temperamento, usciva la propria personalità.
Questa sera l’Inghilterra ha di nuovo l’occasione di riportare il calcio a casa propria, contro la nazione che ha influenzato questo sport più di tutte negli ultimi venti anni. I tifosi inglesi, dopo aver conquistato l’accesso in finale, me li immagino in ginocchio, con lo sguardo rivolto al cielo, che recitano: “God, please, save the football”.