Samlaður fótbóltur: storia di un italiano che ha conquistato le Faroe

Nel suggestivo panorama delle Isole Faroe, tra vento, pioggia e neve, un allenatore italiano sta scrivendo la storia nella “Città di Thor” e sta conquistato tutti col suo calcio totale.

A volte, nel gioco del calcio, si sente parlare di outsider, di squadre che ribaltano ogni pronostico e trionfano, tra mille difficoltà e l’incredulità dei tifosi. Queste squadre creano delle favole calcistiche dal lieto fine, storie che per quanto bizzarre sembrano uscite da un cortometraggio di Netflix. Nelle isole Faer Oer, pochi giorni fa, si è appena scritta una di queste favole.

Le isole Faer Oer sono una “Nazione Costitutiva” del regno di Danimarca, ovvero un territorio che gode di una sorta di semi-indipendenza. L’arcipelago, situato in un triangolo tra Regno Unito, Islanda e Norvegia, venne scoperto per primo da alcuni monaci irlandesi nel ‘500 ed è un insieme di panorami suggestivi, infinite distese di verde e scogliere rocciose, un posto magico in cui l’uomo ha imparato a convivere con la natura.

In quest’area, in cui i giorni di sole sono più rari dei giorni di pioggia, e le forti raffiche di vento sono la quotidianità, il calcio è lontano anni luce dai grandi riflettori e solo da poco – da quando nella passata stagione il Kì Klaksvik ha raggiunto la fase a gironi di Conference League – le isole hanno acquisito notorietà. Le maggiori squadre del paese sono quattro: si tratta del già citato Klaksvic, del Vikingur Gota e delle due squadre della capitale Torshavn, il B36 e l’HB. Questi ultimi, in particolare, hanno conquistato pochi giorni fa il double nazionale, vincendo la coppa nazionale in una finale rocambolesca e la Supercoppa. Alla guida dei rossoneri c’è però un italiano, Adolfo Sormani, per tutti “Dodo”, che ha scritto la storia del club più titolato del paese e punta a rivoluzionare l’idea del gioco del calcio tra mille difficoltà.

L’Havnar Bóltfelag da un anno e mezzo circa ha affidato la guida della sua panchina a mister Sormani, dal passato tra giovanili del Napoli, Velje e Partizani Tirana. Come ogni storia degna di questo nome, il matrimonio tra squadra e mister arriva in maniera inaspettata. A raccontarci questa vicenda è l’amico fraterno di Sormani, nonchè viceallenatore del club, mister Gianni Mazzella:

Avevamo allenato Davidsen, il capitano della Nazionale, in Danimarca col Velje, quando ci ha detto che c’era questa possibilità di costruire un progetto nuovo a Torshavn. Abbiamo studiato la squadra ma pensavamo che non se ne sarebbe fatto nulla, e invece alla fine siamo diventati gli allenatori!”.

Ma in un territorio in cui il vento soffia a 95 km/h e non ci sono strutture al chiuso, non è di certo facile allenarsi. Anzi, è quasi un’impresa. “Praticamente non riusciamo a provare i calci piazzati con questo vento e anche durante l’allenamento tenere fermi i ragazzi magari per correggere un errore diventa difficilissimo. A volte dobbiamo modificare il programma a causa delle condizioni climatiche, visto che non ci sono nemmeno strutture al coperto in cui potersi allenare. Non ci lamentiamo, ci alleniamo anche con la pioggia e con la neve, ma durante la pausa tra ottobre e marzo possiamo solo allenarci in palestra”.

Una situazione quasi paradossale, quella per la quale in tutta l’isola non ci sia un singolo campo al coperto. Ad approfondire la questione è stato Ròi, il fotografo ufficiale del club: “Si, noi qui non abbiamo campi al coperto come magari in Islanda. Il campionato è molto fisico perchè ci alleniamo per mesi in palestra visto che non possiamo stare in campo, le condizioni climatiche spesso te lo impediscono. Anche a stagione in corso spesso rinviano match per il tempo, visto che qui è sempre nuvoloso e tira sempre un vento fortissimo”. Ma le avversità metereologiche non sono l’unico grande impedimento. Nelle Isole Faroe, infatti, il calcio non è un business e di conseguenza non si può vivere solamente di quello. Molti dei giocatori alternano gli allenamenti con la squadra al lavoro oppure alla scuola, portando avanti una vita di dedizione e sacrifici.

Per come siamo stati abituati in Italia, noi durante la preparazione organizziamo due sedute di allenamento al giorno, una di mattina e l’altra di pomeriggio” ci dice Mazzella, “solo che la mattina alle 7.30 i ragazzi sono impegnati. Quindi, per fare due allenamenti, arriviamo al campo alle 5 e alle 5.30 iniziamo ad allenarci. Poi lo staff resta al campo a preparare il lavoro nel pomeriggio e, nel caso in cui qualcuno ne avesse bisogno, a fare delle sedute personalizzate per i singoli, i ragazzi tornano al campo alle 16.30 e dopo mezz’ora di lavoro in palestra si allenano dalle 17 fino alle 19. Questo tutti i giorni, praticamente viviamo al centro sportivo, non che ci sia tanta vita sociale qui. I cittadini sono parecchio riservati, il centro e molto piccolo e pur volendo andare a fare una camminata il vento o la pioggia ti fanno passare la voglia, se ti accendi una sigaretta non hai nemmeno il tempo di fumarla”.

Anche Roi ci ha descritto il problema: “Si, noi non siamo professionisti, io come fotografo seguo i ragazzi, ho un rapporto molto intimo con loro che va oltre il lato professionale, vedo le loro vite e a volte penso di essere anche troppo coinvolto, ma qui funziona così. Per giocare c’è dietro tantissimo sacrificio e tantissima passione, sappiamo di non poter vivere di questo ma non ci interessa, ci alleniamo senza lamentarci, non lo facciamo per soldi”.

Anche i tifosi non sono molti, a causa delle strutture aperte e, come ci hanno raccontato i membri dello staff, il numero massimo di persone che segue la squadra è di circa 1500 o 2000 durante i derby e le partite importanti; nelle altre, a volte gli stadi restano vuoti, con meno di 100 persone sugli spalti. Ma il calcio va oltre ai numeri, oltre al senso comune, oltre ai limiti, perché la passione che c’è dietro ogni singolo allenamento ed ogni singola partita è incredibile.

Come ci ha raccontato uno dei centrocampisti dell’HB, Heini Sorensen, “Le strutture stanno migliorando e negli ultimi 10 anni c’è stata una crescita pazzesca, tutti qui sognano di raggiungere l’Europa, è il nostro sogno da quando eravamo bambini, raggiungere la fase finale di una competizione europea. Sentiamo che Sormani è l’uomo giusto, è molto esigente e vuole che gli allenamenti siano sempre molto intensi, ma vive di calcio. Sappiamo che è quasi impossibile per noi, così come è impossibile per la nostra nazionale qualificarsi ad un Mondiale, ma se nazioni come l’Islanda l’hanno fatto, perchè non dovremmo sognare?”.

L’Europa, per dirla tutta, l’HB l’ha già toccata, affrontando nei preliminari di Conference l’Hajduk di Rino Gattuso e riuscendo a pareggiare in casa 0-0. Ma questo era solo l’inizio. “Abbiamo perso qualche elemento importante come Reynhem che è andato al Torino, ma abbiamo ritrovato giocatori d’esperienza come Skytte e Kramens; stiamo costruendo parecchio coi giovani, pensiamo che costruirci i talenti in casa sia più facile che convincere qualcuno a venire a giocare qui, ma questo comporta ovviamente dei problemi. In Conference in molti erano inesperti e a livello numerico non eravamo pronti, non avevamo cambi. Uno degli svantaggi del fare mercato a gennaio e arrivare a luglio a campionato in corso è questo, anche se a livello atletico siamo avvantaggiati rispetto ad altre squadre. Contro l’Hajduk di Perisic e Rakitic abbiamo fatto comunque una gara coraggiosa, li abbiamo sorpresi con un pressing alto ed un atteggiamento arrogante, perché non siamo qui per proporre un calcio fatto di catenaccio e contropiede, vogliamo qualcosa di diverso, vogliamo far divertire la gente. L’Europa può darti la giusta visibilità e anche una mano sotto il livello economico, vogliamo provare a scrivere la storia!” ha dichiarato Mazzella.

Il clima per la partita con l’Hajduk Spalato

Ed il carisma dei nostri compatrioti pare abbia contagiato anche gli altri. “Prima della finale ho fatto qualche domanda a mister Sormani per i media, uno di solito tende a dire frasi di circostanza in quella situazione, anche perchè giocavamo contro una squadra sulla carta più forte della nostra che negli anni aveva sempre vinto. Ma Dodo è speciale, quando ti dice una cosa ti contagia col suo entusiasmo, mi ha detto che avremmo vinto e ci ho creduto, ha portato entusiasmo alla squadra, siamo diventati una grande famiglia. Ci conosciamo tutti e ci frequentiamo, usciamo insieme, ci divertiamo. Nelle Faer Oer non puoi avere il lusso di essere arrogante” ha detto Ròi.

La storia di Sormani in terra vichinga fin qui è una storia simile a quella che si legge ai bambini per farli andare a dormire, la storia di un eroe dal finale trionfante. Una storia romantica, quasi fantastica, che ci ricorda quanto il calcio sia uno sport in grado di regalare miracoli, uno sport che da speranze e gioie infinite, non a caso lo sport del popolo. E l’HB di Sormani e Mazzella, che questa sera inizierà la stagione nella nebbiosa Torshavn, è pronto ad arricchire questa storia di nuovi successi e nuovi traguardi, sperando di partire con il piede giusto verso la corsa al titolo.