Dagli sfottò tra italiani e spagnoli, guidati da due figure controverse come Blur ed Ibai, alle inquadrature su Alana e Natalia: si è parlato molto della prima apparizione della Kings League in Italia. Ma com’è andata la competizione che promette di reinventare il calcio, con un regolamento rivoluzionato e un linguaggio giovanile?
Partiamo dall’inizio.
È il 18 novembre, quando durante lo show di presentazione della Kings League Italia, Gerard Piquè – cofondatore e presidente – annuncia la prima edizione della Kings World Cup Nations, il mondiale per nazionali. Il “nations” finale serve a differenziarlo dal “mondiale” per club andato in scena in Messico; la sua natura cacofonica però finisce col mettere in luce la natura improvvisata del concept. Come se il brand, forse sorpreso dai consensi che continua a riscuotere, voglia fare di tutto per capitalizzare al più presto sui successi delle uscite precedenti. Se il buongiorno si vede dal mattino, però, il nome sembra perfettamente in linea col prodotto: un po’ too much.
Le nazioni in gara erano Italia, Spagna, Messico, Brasile, Giappone, Arabia Saudita, Argentina, USA, Corea del Sud, Turchia, Ucraina, Colombia, Marocco, Perù, Germania e… Uzbekistan. L’underdog di questo torneo ha in realtà regalato emozioni, grazie a un cortomuso Allegriano (sarà stato l’effetto della finale prevista all’Allianz Stadium di Torino?), vincendo 4-3 con l’Arabia Saudita e 5-4 con il Perù, salvo poi abbandonare le sue speranze davanti alla Colombia, arrivata poi seconda. Una curiosa statistica sugli Uzbeki: non hanno mai subito gol su rigore presidenziale, con il portiere Timur Golikov che ha neutralizzato anche un certo James Rodriguez.
La Nazionale che esce come la grande sconfitta è sicuramente la Spagna, ai nastri di partenza indicata come una delle favorite. La Kings League in fondo è nata proprio nel Paese iberico, e più di qualcuno si aspettava un “it’s coming home” in salsa spagnola. Aiutava non poco anche la presenza di professionisti del calcio a 7, come la star di riferimento Alex Gutierrez Paloman, conosciuto come Guti. Il sogno è invece finito subito, con una sconfitta al primo turno con l’Argentina, addirittura subendo un gol da parte del portiere dell’albiceleste. Nel tabellone “Last Chance” – dopo aver dominato ed eliminato l’Italia nel secondo turno – contro la Turchia arriva uno dei secondi tempi più belli ed emozionanti di tutto il torneo che però vede i favoriti eliminati.
A vincere è stato il Brasile, a dimostrazione di come il fenomeno del Futsal – ormai cultura in Sudamerica – si traduca trasversalmente sia nel calcio tradizionale che nell’intrattenimento targato Kings League. Durante l’arco del torneo i verdeoro hanno segnato un totale di 37 gol, concedendone solo 13, demolendo tutte le nazionali che si son trovati davanti. La più sfortunata è stata la Turchia, capitolata sotto il fuoco verdeoro con un passivo di 12 gol. Il miglior realizzatore del torneo – ed MVP della competizione – è stato Kelvin Oliveira, diventato star mondiale soprattutto dopo la prestazione da 6 gol in finale con la Colombia.
Male invece gli azzurri; nonostante le buone aspettative, si sono poi dimostrati “partecipanti e non concorrenti”. Il cammino è iniziato con un sonoro 1-3 contro il Giappone, praticamente senza creare neanche una vera occasione nitida – con il gol che è arrivato dal rigore del presidente Blur. La storia si ripete anche con la Spagna, terminata 5-8, che ha visto l’Italia entrare in partita solo al 24’. L’apporto delle star Bonucci, Viviano e Caputo – con la partecipazione di Trombetta, appena rientrato da un infortunio alla caviglia – non ha risparmiato all’Italia quella che è stata definita dal web una vera e propria figuraccia. L’unica nota positiva è arrivata da Domenico Rossi, centrocampista della Sestese in Eccellenza, protagonista in positivo delle due partite dell’Italia.
A livello di numeri la Kings World Cup Nations è stata l’ennesimo grande successo del brand, realizzando ascolti da record. Nel corso della prima settimana del torneo, relativa ai round 1 e 2, il torneo ha accumulato oltre 75 milioni di visualizzazioni complessive sui suoi principali canali web (Twitch, YouTube, Kick, TikTok e Facebook). L’11 gennaio poi è stato anche battuto il proprio primato di pubblico con oltre tre milioni di dispositivi connessi. La finale del torneo ha riscosso anche un grande successo televisivo, con 233000 spettatori sintonizzati su TV8, dove la partita era trasmessa in chiaro. Un ottimo 1,5% di share, in una fascia oraria complicata come quella del pomeriggio domenicale. La Finale allo Stadium si è poi svolta davanti a 40.153 spettatori, sui circa 41 mila disponibili.
I numeri confermano che la Kings League funziona; o quantomeno, vende. I dubbi sulla qualità del prodotto però persistono, con i suoi detrattori al momento divisi fra sano scetticismo e trincea reazionaria. Ora non ci resta che attendere il via della competizione in Italia, con le dodici squadre che si affronteranno nelle prossime settimane, per capire se sarà vera gloria o solo un fenomeno passeggero.