Un girone che sembra scritto prima ancora di cominciare. Forse. Algeria, Burkina Faso, Guinea Equatoriale e Sudan compongono un gruppo in cui convivono una big in cerca di riscatto, una squadra fisica e resistente, un progetto tecnico ancora in costruzione e un’outsider senza pressioni. Quattro filosofie diverse, quattro modi di stare dentro una competizione — e dentro un girone — dove il talento puro rischia di contare meno della capacità di reggere l’urto, emotivo prima ancora che tecnico.
Algeria – Les Fennecs (Le Volpi del Deserto)
È l’Algeria la favorita naturale del gruppo, nonché la squadra più attrezzata sul piano qualitativo. Les Fennecs – dal piccolo animale simbolo della nazione — arrivano a questa Coppa d’Africa con un solo obiettivo: riscattarsi.
Dopo il trionfo del 2019, il percorso algerino è stato segnato da una serie di traumi collettivi: due eliminazioni consecutive ai gironi in Coppa d’Africa e il Mondiale 2022 visto da casa, dopo lo spareggio perso contro il Camerun.
Il cambio di rotta è arrivato insieme a Vladimir Petković, un CT tanto caro ai tifosi laziali. Non ha promesso spettacolo, ma ordine e continuità, ed i risultati lo confermano: 5 vittorie e un pareggio nelle qualificazioni alla Coppa D’Africa, 8 successi su 10 partite nel cammino verso la Coppa del Mondo.
In campo la qualità non manca, anzi, e la duttilità tattica del tecnico può renderla una delle squadre più pericolose del torneo. Petkovic lo ha già dimostrato in carriera: ad Euro 2021 fu lui a mandare a casa la Francia.
I riferimenti tecnici sono chiari: l’espolisvità di Amoura, la spinta continua di Rayan Aït-Nouri, oggi al Manchester City, l’affidabilità di Ramy Bensebaini e, ovviamente, Riyad Mahrez, leader emotivo della squadra oltre che tecnico. Ma attenzione anche ai giovani: ragazzi come Ilan Kebbal del Paris FC o Ibrahim Mazda aggiungono dinamismo e imprevedibilità alla fase offensiva.
Il sistema di gioco è un 4-3-3 moderno: linea difensiva molto alta, pressione aggressiva sino a ridosso dell’area di rigore avversaria, costruzione flessibile in base all’assetto avversario. Il piano tattico offensivo si basa su verticalizzazioni e isolamenti 1vs1, andando a sfruttare le capacità tecniche dei propri esterni.
Il vero punto interrogativo resta la tenuta mentale. In Africa, questo aspetto è spesso decisivo, e l’Algeria lo sa bene. Se dovesse crollare alla prima difficoltà, il girone potrebbe trasformarsi in una montagna russa.
Probabile formazione: Mandrea; Atal, Mandi, Tougai, Aït-Nouri; Bennacer, Boudaoui, Zerrouki; Mahrez, Bounedjah, Amoura.
Burkina Faso – Les Étalons
Il Burkina Faso non si è qualificato al Mondiale — chiudendo dietro all’Egitto di Salah — ma arriva alla Coppa d’Africa con un’identità tattica chiara e riconoscibile. Dieci punti in sei partite, soprattutto, raccontano una squadra solida e coerente.
La formazione di Brama Traore è una squadra scomoda da affrontare perché non seduce, logora. Tende a sviluppare il gioco con pazienza, attira la pressione avversaria per poi accelerare nelle zone avanzate del campo. Il suo punto di forza sono le sovrapposizioni dei terzini, che dialogano e combinano con gli esterni offensivi. Difensivamente il Burkina Faso è solido, attende l’avversario per poi punirlo in transizione.
Fisicità e spirito di gruppo sono i veri marchi di fabbrica degli Stalloni, come il cavallo sullo stemma nazionale. I nomi da seguire sono Edmond Tapsoba, perno della difesa, Issa Kaboré, esterno di proprietà del Manchester City che offre esplosività sulla destra, Dango Ouattara e Aziz Ki, cervello del centrocampo.
Il limite principale resta il ruolo del centravanti, complici i continui problemi fisici di Lassina Traoré. Una lacuna che potrebbe pesare nei momenti chiave.
Probabile formazione: Koffi; Kaboré, Tapsoba, Nagalo, Kouassi; Touré, Aziz Ki, Sangaré; B. Traoré, L. Traoré, Ouattara.
Guinea Equatoriale – Nzalang Nacional (Tuono Nazionale)
La Guinea Equatoriale è un progetto che ha rischiato di implodere prima ancora di decollare. A ottobre, tra boicottaggi, esclusioni eccellenti e tensioni federali, il clima sembrava sul punto di esplodere. Eppure, nonostante tutto, il progetto tecnico ha retto.
Il “Tuono Nazionale” – evocazione dei temporali tropicali del Paese – si schiera in campo con un 4-4-2 fluido, capace di trasformarsi in 4-2-3-1. Il gioco ruota attorno al concetto di “terzo uomo”, vale a dire il giocatore che fa da collegamento il portatore di palla ed un compagno libero, meglio posizionato. Importanti sono anche le sovrapposizioni dei terzini e le transizioni offensive rapide, grazie a lanci verticali per innescare la corsa dell’attaccante in profondità.
Nella Guinea Equatoriale spicca uno dei giocatori più sottovalutati dell’intera competizione: il portiere Jesus’Owono, che offre spesso grandi prestazioni. Oltre al classe 2001, c’è anche Saul Coco, perno difensivo del Torino ma soprattutto un ex Serie A finito ormai nel dimenticatoio dai più, che attualmente gioca in Serie B con il Monza: Pedro Obiang.
Il grande assente è però Emilio Nsue, squalificato dalla FIFA per aver giocato alcune partite per la qualificazione al Mondiale senza idoneità. Il difensore goleador, nel 2023 è stato Scarpa D’Oro della competizione dopo aver segnato una tripletta all’esordio contro la Guinea-Bassau e una doppietta contro la Costa D’Avorio.
Probabile formazione: Owono, Akapo, Coco, Ndong, Orozco, Obiang, Mascarell, Ganet, Nsue, I. Salvador, Dorian, Junior.
Sudan – Sokoor Al-Jediane (I falchi di Jediane)
Il Sudan è la cenerentola del girone, l’outsider. Ma anche la squadra più libera mentalmente. Arriva alla competizione senza nulla da perdere e con entusiasmo, forte del secondo posto nel girone di qualificazione e di un entusiasmo contagioso.
Nelle qualificazioni ha colpito per un gioco caotico, verticale, ad alto rischio. Un stile aggressivo che ha esaltato la fase offensiva, ma ha anche messo a nudo fragilità difensive evidenti.
Il loro obiettivo è la semplicità, valore raro calcio moderno. In fase difensiva si schierano con un 4-4-2 compatto, progettato per subire il meno possibile sulle vie centrali, mentre con il pallone la squadra di Kwesi Apiah si trasforma in un 4-2-4, con i due esterni molto alti e i terzini che si portano fino alla trequarti avversaria per creare superiorità numerica.
Più che sui singoli, le Sokoor Al-Jediane si affidano al collettivo, all’imprevedibilità e allo spirito di gruppo. Ingredienti che, in un girone apparentemente già deciso, potrebbero fare la differenza.
COSE RANDOM DA SAPERE
Nome più bello: Ali Abdallah Abu-Eshrein
Soprannome più evocativo: Les Étalons (Gli Stalloni, forse Blur ha preso spunto da loro per la sua squadra in Kings League)
Giocatore da tenere d’occhio: Ilan Kebbal (Paris FC)
Favorita: Algeria
Maglia da comprare per il prossimo calcetto: Algeria Home