Everyone has the “Right to Dream”

Un progetto che nasce dalla casa in Ghana di un ex scout del Manchester United e arriva a creare una rete globale di scout e settori giovanili: la storia della Right to Dream, l’accademia che trasforma i sogni dei giovani africani in realtà.

Everyone has the right to dream” non è solo uno slogan, ma un principio. Una frase che forma un filo che a sua volta lega storie come quelle di Kamaldeen Sulemana, Mohamed Kudus e Simon Adingra. Tutte nate nello stesso luogo: la “Right to Dream Academy”, un progetto indipendente che forma giovani calciatori africani per dare una speranza concreta nel calcio – ma non solo – a chi un futuro difficilmente lo vede. 

Le origini

La Right to Dream, fu fondata da Tom Vernon, un ex scout del Manchester United volato in Ghana in cerca di un’avventura calcistica “insolita”, mentre lavorava come come Assistant Coach negli Hearts of Oak. La nascita dell’academy arriva dall’amicizia di Vernon con un giovane calciatore con grandi sogni, ma senza una squadra dove realizzarli, renderli reali.

Questa situazione ispirò lui e la sua fidanzata Helen, spingendoli a fondare una squadra locale, trasformando sin da subito la loro casa in scuola e centro sportivo per sedici ragazzi del posto. Incredibilmente, i risultati arrivarono subito: cinque di quei ragazzi hanno ottenuto una borsa di studio negli USA, sei hanno firmato contratti professionistici in Europa, due hanno giocato per la nazionale ghanese e molti dei restanti sono rimasti connessi alla Right to Dream e alla sua storia. 

Come funziona?

Ma come si entra a far parte della Right to Dream Academy?

Ogni due anni vengono selezionati ragazzi provenienti da oltre 180 comunità in tutto il continente africano. La scelta non si basa soltanto sulle qualità atletiche, ma anche su quelle accademiche ed umane. I prescelti ricevono una borsa di studio di sei anni – a differenza dell’unico anno, tipico delle scholarship inglesi- completamente gratuita, che consente loro di formarsi sia come atleti che come studenti.

Durante il percorso, i giovani vivono all’interno di una struttura che è al tempo stesso centro sportivo e scuola, riconosciuta ufficialmente dal Cambridge International Examination Centre. Allenamento, istruzione e crescita personale si fondono in un’unica esperienza.

Al termine del ciclo, ogni ragazzo può scegliere la propria strada: provare a costruirsi un futuro nel calcio o proseguire gli studi nei migliori college inglesi e statunitensi. In questo secondo caso, la Right to Dream li accompagna tramite una rete di famiglie ospitanti, istituzioni e volontari, che si assicurano che il loro ambientamento proceda al meglio. 

L’espansione territoriale

Nel momento in cui un ragazzo della Right to Dream decide di proseguire nel calcio, al termine del percorso accademico, trova già pronto davanti a sé un trampolino solido: una delle tre società professionistiche che fanno parte della rete costruita intorno all’accademia.

È necessario però aggiungere un ulteriore tassello alla storia: qualche anno dopo la fondazione dell’accademia, Vernon si rese conto che molti dei suoi ragazzi, una volta lasciato il Ghana, rischiavano di venir inghiottiti in realtà troppo diverse da quella a cui erano abituati, spesso lontani dai valori e dalla comunità che li aveva formati. Per proteggerli, nel 2015, insieme ai suoi sponsor – grazie ai quali la Right to Dream è diventata uno dei settori giovanili tra i più ricchi del mondo – decise di acquistare il FC Nordsjaelland, club del massimo campionato danese.

Fu una svolta storica: la Right to Dream divenne la prima società africana a possedere un club europeo. Vernon acquistò anche il Farum Park, ora rinominato Right to Dream Park, teatro delle partite casalinghe dei giallorossi. 

Da lì, la rete ha continuato ad espandersi. Nel 2021, con l’ingresso del fondo egiziano Mansour, che ha acquisito il progetto per circa 120 milioni di dollari, la Right to Dream ha potuto allargare i propri confini, comprando due nuove realtà: l’FC TUT in Egitto e il San Diego FC, che quest’anno ha esordito in MLS, diventando subito una delle franchigie più interessanti del campionato americano. 

L’espansione, però, non si è fermata al calcio maschile. Già nel 2013, ispirati dall’idea che tutti debbano avere le stesse opportunità, Vernon e la sua squadra avevano inaugurato una academy femminile. Oggi i frutti sono concreti: Princess Marfo è diventata la prima laureata della Right to Dream a raggiungere le semifinali della WAFCON, simbolo di un percorso che unisce istruzione, talento e possibilità..

I prossimi prospetti

Abbiamo quindi compreso lo spirito della Right to Dream: offrire un’opportunità concreta a chi, in apparenza, non ne avrebbe avuta nessuna. Un modello che unisce formazione e sogno, e che continua a generare nuovi talenti pronti a raccogliere l’eredità di Kudus, Adingra e Sulemana. Ma chi sono, oggi, i volti che incarnano il futuro dell’accademia? Ne abbiamo scelti due — uno per il calcio maschile e uno per quello femminile.

Il primo è Bryan Zamblé, classe 2008, originario della Costa D’avorio. Durante la Gothia Cup, in una breve “intervista”, ha raccontato il suo sogno: giocare in Premier League, precisamente nel Chelsea, affascinato dalle gesta in maglia blues del connazionale Didier Drogba. 

Zamblé è un’ala sinistra capace di giocare anche centralmente. Ha una spiccata propensione al gol e un talento naturale nel dribbling: che si trovi in un uno contro uno o in mezzo a due avversari, cercherà sempre la giocata per arrivare in porta. Che sia con il destro o con il mancino non fa alcuna differenza. Ogni sua azione sembra un piccolo atto di ribellione creativa, una sfida al gioco organizzato: non a caso viene già soprannominato “il Neymar ivoriano”.

Sul versante femminile, il nome da tenere d’occhio è quello di N’sira Safi Ouedraogo. Anche lei classe 2008, anche lei ivoriana, ma schierata sulla fascia destra, l’altra metà del campo rispetto a Zamblé.

Ouedraogo è una giocatrice dal profilo moderno: veloce, esplosiva, feroce nell’uno contro uno. intelligente nelle scelte. Non è solo tecnica, ma pratica, nel senso più calcistico del termine. Perfetta per quelle squadre conservative, che vivono di transizioni offensive e cercano esterni in grado di ribaltare il campo in pochi secondi.

Il suo talento non è passato inosservato. Alla Gothia Cup, ha dominato anche contro formazioni maschili, confermando di essere un prospetto speciale e già molto considerato dagli addetti ai lavori. I suoi sogni, d’altra parte, parlano da soli: diventare la miglior giocatrice africana della storia e giocare, guarda un po’, nel Chelsea. Anche i modelli a cui si ispira dicono molto del suo calcio e della sua ambizione: Sakina Karchaoui, ala del Paris Saint-Germain, per la precisione e l’eleganza; Cristiano Ronaldo, per la fame e la disciplina.

Gli obiettivi

Ad un primo sguardo, riprendendo un vecchio proverbio secondo cui non si fa niente per niente, si potrebbe pensare che lo scopo dell’accademia, ora che è passata nelle mani di un fondo di investimento, sia quello di crescere giovani calciatori nelle proprie squadre satellite per poi venderli a peso d’oro in giro per il mondo.

Ecco, se lo avete pensato, sappiate che non c’è nulla di più sbagliato.

In un’intervista ai microfoni di Sky, Tom Vernon ha chiarito l’essenza del progetto: «Abbiamo avuto un ragazzo alla Coppa del Mondo in Brasile e se non fosse il tipo di persona che è, avrei avuto poco interesse sul fatto che abbiamo prodotto un giocatore da Mondiale. È quando conosci ciò per cui lotta e ciò che vuole essere che rimaniamo soddisfatti». 

Il loro obiettivo rimane quindi, oggi come nel 1999, quello di “creare persone e non solo giocatori”. Lo stesso Vernon prosegue: «La popolazione africana sta aumentato massicciamente. Un miliardo di questi sarà sotto i 25 anni. La nostra posizione ci permette di creare modelli positivi da seguire, come lo è e lo è stato George Weah». Ecco quindi svelato il vero obiettivo della Right to Dream: creare un “role-model” per ogni giovane africano, cercando di restituire loro un futuro che altrimenti sarebbe stato impossibile ottenere.