Si dice che nel fondare la Amsterdamsche Wisselbank, ovvero il banco pubblico di Amsterdam costituito nel 1609, il consiglio comunale olandese si ispirò al Banco del Giro di Venezia. Questo avvenne per rimediare a una crisi economica dovuta alla svalutazione dei metalli preziosi, trovando la soluzione nel modello istituito dalla Banca della Serenissima. In poco tempo la Wisselbank diventò la banca più grande del mondo, rendendo Amsterdam una superpotenza economica.
Se la storia si studia per non ripetere gli errori del passato, forse si può approfondire anche per replicarne i successi. Potrebbe essere stato questo il ragionamento che ha portato Marijn Beuker – oggi nella più che mai scomoda posizione di direttore sportivo dell’Ajax – ad assumere un allenatore italiano, Francesco Farioli, sulla panchina del club, nella speranza di tornare ad essere la superpotenza di una volta. In fondo un altro soprannome che portano orgogliosamente i tifosi dell’Ajax è quello di “figli degli Dei”, dovuto all’iconografia mitologica che ha accompagnato il club fin dalla fondazione; è evidente che il digiuno di trofei che dura ormai da 2 anni ha rappresentato una crisi senza precedenti per chi si fregia di epiteti del genere.
Perché Farioli
Farioli dal canto suo ha dimostrato di poter costruire nello stile del calcio bello ed efficace che ha sempre contraddistinto i lancieri. La scelta è coerente: c’è una continuità con la filosofia aiace del calcio totale, se pensiamo che il primo a credere in lui è stato De Zerbi, che a sua volta non ha mai nascosto di ispirarsi a Pep Guardiola, il grande allievo di Johan Cruyff. Un filo diretto che poi trova il suo capo nella figura di Rinus Michels, storico allenatore dell’Ajax dal 1965 al 1971.
Torniamo però indietro. Il rapporto tra De Zerbi e Farioli nasce nel 2015, quando il tecnico bresciano – all’epoca sulla panchina del Foggia in Lega Pro – legge un’analisi pubblicata da Farioli sul suo stile di gioco e non esita a chiamarlo. Il lucchese lavora quindi come allenatore dei portieri sotto De Zerbi, prima a Benevento (allenava lui Brignoli, il portiere che segnò il famoso 2-2 all’ultimo respiro contro il Milan) e poi a Sassuolo.
A Reggio Emilia continua a coltivare il sogno di diventare allenatore in proprio, e l’opportunità si presenta inaspettatamente: un allenatore turco, Cagdas Atan, lo nota durante una sua masterclass a Barcellona e gli chiede di diventare il suo vice. Da lì prima un periodo accanto a Atan all’Alanyaspor, poi finalmente diventa head coach del Fatih Karagumruk (nonché il più giovane allenatore italiano in un campionato europeo).
Dopo l’esperienza positiva in Turchia (con un breve ritorno all’Alanyaspor stavolta da allenatore in prima) si apre per lui la porta dei grandi campionati europei. Il palcoscenico adesso è la Costa Azzurra, col Nizza che gli affida il progetto tecnico del club. La squadra arriva da un periodo deludente, con l’ultima stagione chiusa al nono posto che significa niente Europa. L’ottimo lavoro di Farioli però porta subito i suoi frutti anche in Francia, dove arriva addirittura al secondo posto al giro di boa (occupando anche brevemente la vetta per due giornate), chiudendo il campionato in quinta posizione e qualificandosi all’Europa League 2024-25.
Oltre ai risultati, in campo spicca un dato clamoroso: 29 gol subiti in 34 partite (solo 11 all’Allianz Riviera) e miglior difesa del torneo. Una fase difensiva però lontana dalla concezione del difensivismo tanto cara in Italia; il Nizza di Farioli dimostra a più riprese di sapersi difendere con la palla, risultando sesta per possesso palla in tutta la Ligue 1 e concedendo il possesso solo dieci volte, a dimostrazione che i falsi miti sui nuovi esponenti del calcio moderno siano spesso infondati.
Con questo lavoro di solidità difensiva Farioli “recupera” Todibo, che da promessa del calcio francese rischiava di perdersi dopo la breve parentesi al Barcellona, e ha concesso una seconda giovinezza a Dante. Il centrale brasiliano ex Bayern a 40 anni è presto diventato un pilastro per Farioli, giocando 32 gare da titolare, chiudendo con numeri entusiasmanti: 219 palle recuperate, 138 duelli vinti e 2532 passaggi riusciti, con una precisione del 91,1%. Il dato più assurdo, in tutto ciò, è che Farioli è sei anni più giovane del difensore brasiliano.
Il calcio di Farioli
“L’estetica del calcio e il ruolo del portiere”: così titolava la tesi di laurea in filosofia di Farioli all’Università di Firenze. Se dovessimo riassumere il calcio del tecnico dell’Ajax in una frazione del suo lavoro, sarebbe l’attenzione e la centralità del portiere nella fase di possesso. Nella costruzione dal basso di Farioli il portiere è il protagonista a tratti principale: Consigli, negli anni in cui Farioli a Sassuolo era il preparatore, era il portiere con il numero più alto di passaggi filtranti riusciti nei top 5 campionati europei.
Anche all’Ajax questa mentalità non è cambiata. Pasveer è uno dei portieri più coinvolti dell’Eredivisie, e più in generale la costruzione dal basso rimane uno dei fondamentali su cui Farioli lavora più minuziosamente. Anche i due centrali, Sutalo e Baas, sono molto responsabilizzati per quanto riguarda la prima uscita. Il grande lavoro svolto nel lavorare sulla fase di possesso porta inevitabilmente a ragionamenti diversi quando la squadra si trova a difendere. Saltata la prima pressione infatti le sue squadre mirano a formare densità nella zona bassa del corridoio centrale del campo, con i terzini che escono in modo aggressivo solo se si crea l’opportunità di breakkare.
In un intervista per Cronache di Spogliatoio scherzando rivendica: “Il DNA italiano comunque mi è rimasto”. Poi però approfondisce: “Il 70% della settimana lo dedichiamo a cosa si vuole fare con la palla. Questo modo di difendere ci rende comunque aggressivi in fase di blocco basso, e non richiede un gran volume di lavoro per immagazzinarlo e metterlo in pratica. Bisogna considerare anche che molto della nostra fase difensiva avviene quando abbiamo noi il possesso, con marcature preventive, reazioni a palla persa etc.”
Un’interpretazione della fase di non possesso diversa rispetto a De Zerbi, che lui ha definito così: “Non tanto nella pressione alta, che è stata una nostra impronta netta (al Nizza), come anche nel suo Brighton; la differenza è in quella che chiamiamo zona 2, ovvero il blocco basso, con interpretazioni diverse dovute al nostro gusto, ma anche in base ai giocatori in rosa”.
La curiosità come base del lavoro
Di se stesso Farioli dice: “Non mi reputo una persona particolarmente talentuosa, ma mi reputo un gran lavoratore… se dovessi dire una mia qualità è sicuramente la curiosità”.
Curiosità è una parola chiave nella sua carriera, qualità che chiede anche ai suoi giocatori come requisito fondamentale. La voglia di imparare, di provare anche sbagliando, di rischiare uscendo dalla propria comfort zone: questo è il fil rouge che sembra collegare le varie tappe della sua carriera. Ha seguito questa filosofia anche nel lasciare l’Italia giovanissimo per entrare nello staff tecnico dell’Aspire Academy, sviluppando e facendo crescere i giovani Qatarioti per il mondiale che hanno poi disputato in casa. Un breve ritorno in Italia con De Zerbi, poi di nuovo verso est, in Turchia, girando l’Europa fino all’ultimo approdo al porto di Amsterdam.
Come detto l’Ajax non veniva da un buon momento. Un periodo di tumulti interni, tra scandali e dirigenti dimissionari aveva lasciato un disordine anche mentale che ha portato a una serie di investimenti fallimentari. Il lavoro di Farioli è quindi stato diretto in primis a ridare un senso e un’identità a una squadra confusa. La rosa oggi è un mix esplosivo, con un’accezione volutamente ambigua. In estate sono arrivati Klaasen, Weghorst, Wijndal, Baas, Unuwar, Rugani e Bertrand Traorè. Questi si vanno ad aggiungere a una rosa ricca di elementi interessanti come Akpom, van den Boomen, Rensch, Taylor, Sutalo, Henderson, Berghuis, Godts e Brobbey. La base ha un potenziale molto interessante, ma rimane ricca di incognite.
Il 25 Luglio è iniziata la stagione con il primo turno di preliminari di Europa League, contro i serbi del Vojvodina. Pratica archiviata senza troppi problemi con un 1-0 alla Johan Cruijff Arena e un 1-3 a Novi Sad. Qualche problema in più l’ha rappresentato il Panathinaikos; 0-1 per l’Ajax ad Atene con Berghuis, ritorno perso 0-1 in casa in extremis e partita vinta dopo una serie infinita di calci di rigore (17 a testa). Decisivo l’eroico Pasveer grazie alle cinque parate dagli 11 metri. Dal gol di Brignoli sono passati sei anni e mezzo, ma nella carriera di Farioli il filo conduttore continua a tracciarlo il portiere. Sarà una casualità?
Gli impegni europei hanno rallentato la corsa in campionato, dove al momento l’Ajax deve recuperare due partite. Dopo sei giornate è a 13 punti, dovendo recuperare le partite contro un sorprendente Utrecht, secondo, e il Feyenoord, quinto. Basterebbero quattro punti in queste due gare agli uomini di Farioli per prendersi il podio, forse l’obiettivo più realistico considerando anche il rendimento assurdo del PSV (non perde in Eredivisie dallo scorso marzo). Alla domanda su quale fosse l’obiettivo stagionale, l’allenatore però è più equilibrato: “Guardo giorno per giorno”.
A 35 anni Farioli è ancora giovanissimo, eppure il suo contachilometri è già quello di un veterano. Anche i risultati gli hanno sorriso, ottenuti credendo in delle idee moderne che hanno portato a un gioco efficiente ma comunque entusiasmante. In tutto e per tutto rappresenta il nuovo che avanza, e infatti come tanti giovani italiani è stato costretto a cercare fortuna all’estero. Nonostante ciò, l’ottimismo che lo avvolge non sembra voler diminuire. Spesso questa cosa si è rivelata un’arma a doppio taglio a lungo andare, con l’opinione pubblica nostrana che ci ha messo poco a voltare le spalle ai giovani allenatori ricchi di hype che hanno varcato i confini nazionali – vedi De Zerbi. Da questo punto di vista Farioli potrà solo contare sui risultati, che in un contesto ambizioso e competitivo come l’Eredivisie sono tutto fuorché scontati.