Il 2007 non è stato un anno come gli altri, ma uno spartiacque nelle nostre vite. Ha rappresentato il momento in cui il mondo cambiava pelle. Steve Jobs presentava l’iPhone, destinato a ridefinire il nostro rapporto con il tempo e con lo spazio; la Ferrari conquistava quello che sarebbe rimasto il suo ultimo titolo mondiale di Formula 1; il AC Milan alzava ad Atene la sua ultima Champions League. In Italia, Napoli e Juventus tornavano in Serie A: la prima dopo anni di attesa, la seconda dopo lo scandalo di Calciopoli.
Mentre tutto questo accadeva, lontano dai riflettori, nasceva una generazione, destinata a diventare una certezza.
Durante l’ultimo turno di Serie A prima della sosta, la Roma ha battuto di misura il Lecce grazie al gol di Robinio Vaz. Una rete che va oltre il risultato: è la prima firma di un classe 2007 nel campionato italiano. Viene così occupato lo slot libero tra le annate 2006 e 2008, apertosi dopo il gol di Camarda a settembre. Con Vaz, infatti, tutte le generazioni dal 2000 al 2008 hanno ora almeno un marcatore in Serie A.
Un traguardo che però arriva in ritardo: tra i top 5 campionati europei, l’Italia è stata l’ultima a completare la casella 2007, con circa due anni e mezzo di distanza dalla Liga e un anno e mezzo dalla Premier League.
Altrove, infatti, si guarda già oltre: la Premier ha già trovato anche il primo 2009 in gol (Max Dowman dell’Arsenal). E chissà che, come nel caso di Vaz, non possa essere ancora la Roma a portare questo primato in Serie A, con Antonio Arena, che il cartellino lo ha già timbrato in Coppa Italia.
Tornando ai 2007, però, il dato resta: l’Italia è arrivata per ultima, insieme alla Bundesliga, riuscendoci solo nel corso di questa stagione.
In Spagna, ovviamente, il gioco è stato abbastanza semplice: il primo 2007 a segnare nella storia della Liga risponde al nome di Lamine Yamal.
Il talento spagnolo, di origini marocchine, è attualmente tra i top 5 (per tenersi larghi, senza generare polemiche) giocatori del mondo, bruciando ogni tappa: primo gol a sedici anni, numeri già da veterano e un impatto che lo ha portato fino al secondo posto nella classifica del Pallone d’Oro a soli 18 anni. Parliamo di un’ala capace di unire produzione offensiva e rifinitura come pochissimi altri: 46 gol e 43 assist con il Barcellona, oltre a 6 gol e 11 assist con la nazionale spagnola.
Secondo Data MB, le sue statistiche lo collocano nell’1% dei migliori nel ruolo per dribbling riusciti e passaggi chiave, nel 2% per conduzioni e nel 3% per assist e gol+assist attesi (senza rigori). Yamal non è solo il primo 2007 a segnare in Liga: è il simbolo più evidente di questa generazione, un giocatore destinato a segnare la storia calcistica.
Subito dietro la Spagna si muove l’Inghilterra. Il primo squillo arriva da un altro prodotto, come Dowman, dell’Arsenal di Mikel Arteta: Ethan Nwaneri, che il 23 novembre 2024, a 17 anni, segnava contro il Nottingham Forest, chiudendo poi la stagione con 9 reti complessive, di cui due in Champions League.
Nwaneri ha, su livelli ovviamente distanti, alcune caratteristiche comuni con Yamal: stesso ruolo e stesso piede forte, il mancino, con una propensione al dribbling tipica della nuova scuola di esterni offensivi. Dopo un’ottima stagione di crescita, quest’anno ha trovato meno spazio e ha deciso di lasciare Londra per trasferirsi in prestito all’Olympique de Marseille, trovando, inizialmente, Roberto De Zerbi. Nwaneri ha avuto un impatto immediato, segnando all’esordio con il club transalpino, ma nelle ultime partite ha perso un po’ di continuità. Resta comunque uno dei prospetti più interessanti del panorama europeo, come conferma anche l’inserimento nella top 10 della lista NXGN di GOAL, la classifica dei migliori “wonderkids” del calcio mondiale.
Nwaneri è un giocatore fortemente offensivo: ama partire sulla linea laterale, ricevendo palla tra i piedi per poi accentrarsi, ma è molto abile anche a muoversi tra le linee, quasi come un “falso 10”. Tecnica pulita, controllo raffinato e primo pensiero sempre rivolto alla porta. Sono bassi i numeri relativi ai passaggi, pochi assist, cross cercando il fondo quasi nulli, ma una tranquillità negli spazi stretti che gli permettono di arrivare alla conclusione anche in un fazzoletto di campo, accerchiato da 3 o 4 avversari. Non a caso alla fine della scorsa stagione, con un numero maggiore di presenze, Nwaneri era secondo tra gli U19 nei top 5 campionati europei per Gol segnati ogni 100 tocchi (anche davanti a Yamal), e quinto tra gli U21.
Mohamed Kader Meite è stato il primo 2007 a segnare in Ligue 1, a 17 anni, in un Rennes – Nantes, gol decisivo per il 2-1 finale. Si tratta del primo centravanti della lista: fisicità dominante, mezzi atletici fuori scala ed una capacità di usare il fisico fuori dal comune. Insomma, il margine di crescita è esponenziale. Nato in Francia, ha rappresentato le selezioni giovanili bleus fino all’U21, ma solo un paio di settimane fa ha annunciato di voler difendere maglia e colori della Costa d’Avorio, suo paese di origine.
Prima punta di 193 cm, è devastante spalle alla porta. Vero pivot, Meité raramente gioca il pallone di prima, lavorando in modo schematico su 3 step: primo passo, piantare il corpo, sfruttando altezza, peso e leve lunghe; secondo step, addomesticare il pallone, utilizzando anche parti del corpo inusuali, come il ginocchio, la coscia o il petto, il tutto resistendo alla spinta del marcatore alle spalle; da ultimo, riuscire a girarsi, facendo perno con il corpo, per mandare in profondità i compagni, che al Rennes cercavano quasi ossessivamente lo spazio alle sue spalle.
Cercavano, sì, perché a gennaio è stato acquistato dall’Al Hilal di Simone Inzaghi per 30 milioni più bonus. Finora ha trovato poco spazio, ma i numeri in Francia parlano chiaro: nessun attaccante nei top 7 campionati europei aveva una percentuale di duelli aerei vinti superiore a Meité (70,97%). Ma guai a pensare che sia solo fisico: Meitè, infatti, è anche al 96% percentile per xA.
In Bundesliga, l’altro campionato ad aver completato la “casella 2007” solo quest’anno, il primo è stato Montrell Culbreath del Bayer Leverkusen.
Gol all’esordio, al 97’, contro il RB Leipzig: recupero palla su Raum, 50 metri in conduzione e destro sotto la traversa.
Di tutti i ragazzi di cui abbiamo parlato finora, è sicuramente il più acerbo: alto 172 cm, Culbreath è ancora leggero muscolarmente, pur essendo dotato di una buona rapidità e qualche spunto importante. E’ anche, tra tutti, quello che ha avuto meno spazio in prima squadra: solo 8 presenze per lui quest’anno, di cui 3 da titolare, con mister Hjulmand che sta lavorando sul suo sviluppo per renderlo un esterno di centrocampo a tutta fascia nel 3421 del Leverkusen, nonostante un passato nelle giovanili da ala offensiva (una tendenza molto italiana).
Ciò nonostante, vanta già tre presenze in Champions League, e nelle ultime due da titolare, contro Heidenheim e Bayern Monaco, sono arrivate risposte importanti. Anche contro un avversario di valore mondiale come i bavaresi, Culbreath è riuscito ad incidere, sfruttando la sua aggressività quasi “rabbiosa”: è bravissimo nel pressare, accorciare sul giocatore che ha davanti e sporcargli/rubargli il possesso. La rete del Leverkusen contro il Bayern di Aleix Garcia nasce proprio da un suo recupero (su un ottimo dribblatore come Luis Diaz), che ha poi dato il via all’azione ben impostata da Schick e confezionata dallo spagnolo.
Il ruolo di esterno a tutta fascia sembra essergli cucito addosso, grazie a questa intensità nelle due fasi, che sa interpretare con coraggio ed intraprendenza. Con il Bayern ha anche sfiorato il gol, ma ben più importanti sono i suoi numeri difensivi: 9 duelli a terra vinti su 11, 7 tackles, 2 intercettazioni e 94% passaggi riusciti. La sua stamina e la sua ferocia agonistica sono due ottimi punti di partenza per sviluppare delle doti tecniche già ben visibili, e chissà che la continuità che sta trovando in queste ultime gare possa essere solo l’inizio per lui.
Infine Robinio Vaz. Talento di cui si parlava già da mesi, pagato una cifra importante dalla Roma nel mercato di Gennaio e stato subito buttato nella mischia da Gasperini, complice anche l’emergenza offensiva dei capitolini. Dopo un avvio complicato, l’attaccante francese sta guadagnando spazio, con il tecnico di Grugliasco che spesso ritocca il modulo per affiancarlo a Malen in un attacco a 2.
Prima della disastrosa trasferta di San Siro, nelle precedenti quattro gare Robinio ha giocato 170 minuti (Europa League e due tempi supplementari compresi), avendo la possibilità di mostrare le sue caratteristiche. Vaz aveva già dimostrato di essere un giocatore impattante anche in Ligue 1: De Zerbi gli diede qualche assaggio di campo già la scorsa stagione, ma quest’anno il suo rendimento al Marsiglia è stato quello di un giocatore di prima squadra. Per lui 4 reti e 2 assist in 14 presenze (solo 3 da titolare) in Ligue 1, oltre a 4 presenze raccolte anche in Champions League con il club transalpino.
A Gennaio, dopo qualche divergenza contrattuale con i francesi, la Roma versa ben 25 milioni di euro per battere la concorrenza di molti club europei. Lo stesso De Zerbi lo presenterà così ai tifosi giallorossi: “Con le dovute proporzioni, mi ricorda il primo Osimhen. È un giocatore tutto istinto, deve raffinarsi tecnicamente, ma è già migliorato molto rispetto a quando è arrivato in prima squadra. È un 2007, ma con noi a Marsiglia ha fatto tanto. Viene dalle banlieue di Parigi e merita di fare carriera. Ma deve mantenere viva la sua fame, altrimenti rischia di perdersi”.
Vaz è un centravanti perfetto per la direzione in cui va il calcio moderno: un cocktail di fisicità, esplosività, rapidità e progressione, con una gamba importante in progressione che lo rende pericolosissimo non tanto palla al piede, quanto più nell’attaccare lo spazio. Proprio in questo potrebbe essere un giocatore prezioso nella Roma, unico in rosa con questa caratteristica come arma principale, in grado attaccare i difensori avversari alle spalle come nessuno: parecchi dei giocatori offensivi della Roma (Dybala, Soulé, Pellegrini, Malen) cercano in modo esasperato di ricevere palla sui piedi.
I suoi 185 cm gli permettono di essere molto presente anche sui palloni alti, con una grande applicazione anche in fase di pressing. E’ evidente che debba lavorare a livello tecnico, dove notevoli carenze sono venute fuori, sia palla al piede che nella capacità di indirizzare al meglio la sua energia, ma la parola chiave per il suo percorso di crescita sembra essere “fiducia”.
Una generazione interessante, fatta di ragazzi giovanissimi che stanno crescendo rapidamente, spesso già pronti fisicamente in un calcio dove questo aspetto pesa sempre di più. I 2007 hanno “platinato” i top 5 campionati a marzo 2026. Ora lo sguardo si sposta sui 2008, con attenzione anche ai 2009 che già scalpitano.
Con la speranza di vedere sempre più protagonisti italiani: sarebbe un segnale importante per il nostro calcio, in un periodo storico complesso.