Dybala: non c’è più Joya

Il lavoro di sacrificio richiesto da Ivan Juric al fantasista argentino rischia di privarci di uno dei giocatori più belli del nostro campionato.

La fotografia è eloquente: Paulo Dybala steso a terra, le braccia incrociate, il mento appoggiato sulle mani. Non sembra nemmeno stanco; l’idea che restituisce è quella di un bimbo che deve fare i conti con la prima grande delusione della vita. Una sorta di perdita dell’innocenza, l’ingenuità infantile che viene a patti con la realtà dura e spigolosa dell’esistenza. È il minuto sessanta, Zalewski scivolando ha appena regalato il contropiede all’Inter concluso in rete da Lautaro Martinez. E che c’entra Dybala? L’argentino è lì, nella posizione inusuale di ultimo baluardo davanti a Svilar. Riverso a terra: inutile, inerme.

In questo caso la delusione è lo scoprire che una corsa all’indietro di 60 metri di lodevole sacrificio non basta a evitare di subire gol.

Per quanto lo scenario descritto possa essere un colpo cuore per ogni amante del calcio, non è di certo una casualità. Il calcio di Juric, in fondo, abbiamo imparato a conoscerlo bene. Pressing a tutto campo uomo su uomo, rincorsa e sacrificio, sangue e sudore. Quello che poco meno di tre anni fa Emanuele Atturo di Ultimo Uomo definiva “satanismo”. Un’idea che ha portato l’argentino a trovarsi spesso in difesa, incollato alle incursioni di Bastoni. Uno spartito che avevamo già letto varie volte; una in particolare al trentesimo, dove su un attacco dell’Inter l’argentino è uno dei tre difendenti più arretrati. Questo ne ha inevitabilmente minato la lucidità, al punto da castrarne l’estro e l’immensa qualità.

La partita di Dybala

Ai microfoni di Sky, Juric ne ha poi lodato l’abnegazione, parlando di un Dybala esemplare. Poi ha corretto il tiro: «Forse anche troppo», precisando che l’argentino si è ritrovato a coprire per un Konè troppo spesso fuori posizione. Questo è in parte vero, ma la fluidità dei nerazzurri è cosa nota, e probabilmente era fisiologico che – seguendo la filosofia del tecnico croato – quelle rincorse di Dybala si sarebbero rilevate inevitabili. Ha infine chiuso dicendo: «Devo trovare il modo di avvicinarlo maggiormente alla porta per sbloccarlo». Un discorso che, almeno in parte, ha il sapore di un’ammissione di colpe.

Una verità confermata anche dai dati. Nella partita con l’Inter Dybala è infatti risultato il giocatore con più contrasti tentati della partita (4), eguagliando il suo record personale fatto registrare nella gara con il Frosinone dell’anno scorso. In quel caso sulla panchina della Roma c’era José Mourinho, ma anche il suo calcio più conservativo non chiedeva ai suoi attaccanti un grado così alto di generosità. In quella partita infatti la maggior parte dei contrasti era arrivata nell’ultimo terzo di campo; con l’Inter invece sono stati registrati tutti nel terzo centrale. Anche in una delle ultime partite sulla panchina giallorossa del portoghese, nella gara persa per 1-0 in casa della Juventus, la posizione media di Dybala è stata distintamente più avanzata di quella contro l’Inter (a maggior ragione se teniamo conto dei baricentri ben diversi delle due squadre).

Le heatmap di Dybala delle due partite (sofascore.com)

I dati della Joya

Questo impegno ha rallentato Dybala anche in termini statistici. Secondo OPTA infatti nella stagione 23/24 l’argentino è stato il secondo giocatore più pericoloso della Roma (0,23 npxG/90, dietro solo a Lukaku) e quello che ha calciato di più (2,39 sh/90). Dall’arrivo del croato in panchina però il dato si è invertito, con i numeri per 90 minuti che si sono di fatto dimezzati (0,10 npxG; 1,54 tiri). Emblematico anche il dato dei tiri in porta per 90’: 0,75 l’anno scorso, 0,31 con Juric.

Nella gara con i nerazzurri il sacrificio in fase difensiva ha generato una serie di problemi non da poco anche in fase di costruzione. Nelle situazioni in cui la Roma riconquistava il pallone infatti l’argentino si è spesso ritrovato in difesa, lontano dal vivo dell’azione. Visibilmente provato già alla mezz’ora da una serie di rincorse sfiancanti, tentare di seguire le transizioni positive dei giallorossi si è rivelato presto impossibile. In fase di costruzione il numero 21 ha quindi praticamente agito da regista basso per lunghi tratti di partita, arrivando a toccare 29 palloni nel terzo centrale (suo record stagionale).

Il portale Italian Football TV nel condividere questa clip ha titolato “This should be the other way around”, e noi non ci sentiamo di dissentire.

Il Dybala “regista” non è un inedito. È comunque capitato, anche con Mourinho e De Rossi, di vedere l’argentino abbassarsi occasionalmente per alzare la qualità in mediana. In questo caso però è stata più una conseguenza fisiologica che una scelta di Juric. Da un lato l’impossibilità di reggere fisicamente le transizioni continue, dall’altro la scelta dell’allenatore della Roma di privarsi di un regista più a suo agio nello stretto e sotto pressione hanno costretto Dybala ad aggirarsi sistematicamente in quelle zone. Koné e Cristante – per quanto più in linea col livello di fisicità richiesto dal tecnico croato – faticano a legare con rapidità le due fasi. Il primo è un giocatore che brilla più in conduzione, il secondo preferisce soluzioni verticali lunghe al fraseggio stretto. Cominciano quindi a pesare le assenze di Paredes, che sembra in ritardo di condizione, e Le Fée, di ritorno da un infortunio al ginocchio.

Per vedere restituito il gioiello che sembra esserci stato sottratto le soluzioni sono molteplici. Dalle parole di Juric la priorità sembra essere di un lavoro incentrato sullo scambiarsi le marcature, per evitare tutte queste corse all’indietro. Un’altra soluzione potrebbe essere la reintroduzione in cabina di regia di un giocatore in grado di organizzare la manovra anche senza la visione di Dybala, ma questo dipenderà anche e soprattutto dalle condizioni atletiche di Le Fée e Paredes. Anche il fantasista argentino però sarà costretto a ritrovare la condizione migliore, per provare a risentire il meno possibile delle maggiori responsabilità in fase di non possesso. In quel caso la palla passerà a Juric, che se vorrà ridare alla sua squadra la sua arma offensiva più pericolosa sarà costretto a essere di parola, risollevando Dybala in tutti i sensi.