Roma – Bologna si presentava come una partita importante non solo per la classifica, ma anche per comprendere a che livello fossero giunte le due squadre; da questo punto di vista non sono mancati gli spunti, anche in vista degli impegni futuri delle due compagini.
La Roma si schiera con la sua formazione tipo, al netto di alcune fisiologiche rotazioni: Llorente affianca Mancini al centro della difesa, Angeliño viene schierato da terzino sinistro mentre in avanti Abraham sostituisce l’acciaccato Lukaku.
L’assetto di partenza dei rossoblù è il solito 433 estremamente fluido, ma anche questa volta Thiago Motta si diverte a scombinare un po’ le carte in tavola. A centrocampo preferisce il marocchino El Azzouzi a Fabbian per sostituire l’infortunato Ferguson, mentre in avanti, sulla corsia destra, Ndoye prende il posto di un Orsolini in grande forma. Nella linea arretrata, infine, Calafiori si dispone nella inconsueta posizione di terzino sinistro, lasciando Beukema e Lucumi ad agire da centrali.
Il Bologna costruisce con un 3 + 1 prediligendo lo sviluppo proprio sul suo lato sinistro. Calafiori e Lucumi muovono il pallone cercando l’uscita centralmente con uno dei centrocampisti (più spesso Freuler) oppure appoggiandosi in fascia su Saelemaekers, che si abbassa per ricevere. Queste pazienti rotazioni liberano spazi centrali per le avanzate dello stesso Calafiori e permettono alla squadra di guadagnare campo alzandosi improvvisamente con le due mezzali. È proprio un incursione del giovane ex romanista a far capire immediatamente che, nonostante la posizione di partenza non sia la solita, la sua funzione di invasore è sempre fondamentale e ben eseguita per la squadra di Motta.

Ad ogni modo, dopo un inizio abbastanza aggressivo da parte di entrambe le squadre, ben presto la partita si stabilizza a livello posizionale, con il Bologna che preferisce lasciare il pallone ai giallorossi attestandosi con un blocco medio basso, pronto ad alzarsi nei nei momenti più opportuni.

Ciò che salta all’occhio è la grande applicazione in non possesso di Ndoye, che rimane basso a coprire la propria zona congestionando quella fascia. I giallorossi adattano così la propria manovra a questa situazione: Paredes inizia ad abbassarsi sul centrosinistra e dialogando con Mancini sovraccarica il lato per uscire poi a destra. Questa soluzione ha funzionato spesso, grazie anche agli ottimi movimenti di Cristante, Dybala e Pellegrini; tuttavia alla Roma è mancato qualcosa nei movimenti senza palla per riuscire ad essere veramente pericolosa.

Paradossalmente è solo grazie ad un recupero alto proprio su Calafiori che la Roma costruisce una grande occasione, sprecata però malamente da El Shaarawy.
Un vecchio adagio calcistico recita “gol sbagliato, gol subito” e così il Bologna avanza chirurgicamente la propria pressione, recupera il pallone sulla trequarti dopo un appoggio sbagliato da Pellegrini, lavora sulla già citata catena di sinistra e trova il gol con un’acrobazia di El Azzouzi. Degno di nota è proprio lo sviluppo e la rifinitura dei felsinei, che sfruttano l’invasione alta del suo terzino sinistro e con grande rapidità riescono a riempire l’area di rigore con ben 5 uomini.


La Roma prova a reagire, soffia ancora una volta il pallone dalla stessa parte a Lucumi, ma Paredes getta alle ortiche un’altra grande occasione.
Dopo questi 6 minuti infuocati, di fatto, l’incontro prende un binario ben preciso. Il Bologna aspetta ordinato mentre la Roma continua a gestire il pallone. Tuttavia i giallorossi perdono ben presto pazienza e fiducia nel proprio palleggio, iniziando a ricercare sempre più spesso la giocata diretta. Da questo punto di vista l’assenza di Lukaku pesa, con Abraham che non riesce ad offrire la stessa qualità e consistenza del belga, sia nelle ricezioni spalle alla porta che negli attacchi alla profondità. Al termine della sua partita l’inglese toccherà 11 palloni, che frutteranno zero tiri in porta, zero dribbling riusciti su due tentati e solo due passaggi completati sui 6 provati.
I rossoblù sono ormai in controllo del match, facilitati anche dalle scelte dei giocatori romanisti, e se da una parte c’è un attaccante che ha faticato terribilmente, dall’altra ce n’è uno ispirato dalla grazia divina. Sul finire del primo tempo, al termine di un possesso durato oltre un minuto e mezzo, il Bologna trova il gol del raddoppio. La costruzione inizia come sempre sul lato sinistro, con Zirkzee che si propone come perno riuscendo a muovere la squadra da un lato all’altro e facendola avanzare progressivamente. Una volta giocato il pallone a Saelemaekers, il centravanti si getta in area, riceve la sponda di El Azzouzi – pescato da una deliziosa imbucata del belga – e insacca alle spalle di Svilar.
Nel secondo tempo la Roma prova a reagire. L’ingresso di Azmoun porta certamente più consistenza e qualità all’attacco giallorosso, che trova il gol del 2 a 1 con l’iraniano. La reazione nervosa degli uomini di De Rossi, però, è congelata al 64’ dallo splendido 3 a 1 di Saelemaekers che, su una palla persa da Dybala a centrocampo, sfrutta con maestria gli spazi lasciati dagli avversari ormai proiettati in avanti.
Di fatto la partita si chiude qui, col Bologna che controlla e la Roma che, ormai fiaccata dagli eventi e dalla gestione della partita degli emiliani, si affida quasi esclusivamente ai cross, creando solo un’occasione per Pellegrini all’85’.
L’incontro è stato sicuramente caratterizzato da un andamento ben preciso degli episodi a favore degli ospiti e non va sottovalutato il fattore stanchezza, che a sua volta può aver penalizzato i giallorossi dopo l’intensa partita di giovedì scorso contro il Milan. Tuttavia, come sottolineato anche da De Rossi – che non ha voluto offrire alibi al suo gruppo – la Roma è parsa soprattutto non avere abbastanza fermezza e lucidità nell’insistere sui propri principi e punti di forza.
Dopo l’Inter, i felsinei sono probabilmente l’avversario più probante che la nuova Roma di DDR ha affrontato fin qui e la sensazione è che complessivamente le risorse in suo possesso non siano ancora collaudate per far fronte a questo livello di difficoltà. Si è parlato anche di nervosismo in relazione alla gestione arbitrale, ma sull’inquietudine dei giocatori hanno probabilmente inciso molto di più le insidie che la partita ha messo loro di fronte: in primis un’insolita situazione di svantaggio (sotto nel punteggio solo con Inter e Fiorentina) e in secondo luogo un avversario estremamente preparato e consapevole. I capitolini sono stati imprecisi soprattutto in fase di rifinitura e ben presto hanno cominciato a forzare le proprie giocate affidandosi alla libera interpretazione dei singoli.
Al decimo minuto c’è un perfetto esempio di ciò che non ha funzionato ieri. Come già analizzato, la Roma tentava spesso con successo la costruzione sul centrosinistra con Paredes, per poi sviluppare uscendo sul lato debole. Anche in questo caso questa soluzione è riuscita ma il passaggio in avanti di Dybala finisce nel vuoto, dal momento che Celik non attacca l’ampio spazio libero di fronte a sé. Il turco avrebbe dovuto alzarsi ben prima sulla linea degli attaccanti, ma evidentemente i propri automatismi non lo portano ancora a riconoscere la situazione così tanto da fidarsi del fatto che la costruzione dei propri compagni gli farà recapitare il pallone proprio là dove dovrebbe essere stato.

Questo rappresenta solo uno degli esempi più eclatanti, dal momento che in quella zona il Bologna aveva mostrato diverse debolezze. Il match dei giallorossi è stato in realtà costellato di situazioni simili, soprattutto con Abraham, spesso indeciso se venire incontro o attaccare la profondità.

Certamente il seme piantato da De Rossi ha già iniziato a germogliare, ma ci vuole ancora tempo perché il suo fiore sbocci completamente.
Dall’altra parte, invece, abbiamo potuto ammirare una pianta il cui fusto è ormai solido e in grado di reggere qualsiasi organismo decida di entrare in simbiosi con esso. Il Bologna è una squadra matura; le sue sicurezze sono plasmate da principi di gioco completamente interiorizzati e da una totale consapevolezza di sé.
Ciò che ha colpito è stata soprattutto la capacità di lettura dei momenti della partita. Senza palla i rossoblù si trovano perfettamente a proprio agio nello scegliere quando abbassarsi per aspettare o alzarsi una volta individuate le difficoltà dell’avversario.
Quando poi decidono di gestire il possesso, sanno perfettamente quel che devono fare. Ogni passaggio o movimento senza palla non è mai fine a sé stesso, ma porta a scombinare e sfiancare gli avversari. I giocatori hanno la certezza che troveranno una o più soluzioni di passaggio, potendosi fidare reciprocamente delle azioni dei propri compagni.
Dal punto di vista tattico-strategico, ci sono inoltre le scelte di Thiago Motta. Basandosi proprio su questo senso di fiducia reciproco, l’allenatore italo brasiliano non si fa problemi ad inserire giocatori con scarso minutaggio come El Azzouzi, così come è disposto a prendersi dei rischi pur di esaltare i punti di forza della propria squadra. La scelta di inserire Ndoye più basso a destra ha ben presto rivelato l’intenzione di giocarsi la partita sul proprio lato sinistro. Così, in fase di non possesso Angeliño è stato completamente neutralizzato, mentre dall’altra parte Celik non si è mostrato all’altezza degli spazi concessi. Ed è pur vero che il Bologna ha rischiato in due occasioni di subire gol da quella parte, ma è proprio lì che soprattutto con Calafiori e Saelemaekers ha fatto la differenza, sfruttando le debolezze giallorosse e ponendo le basi per vincere la sfida.