In Svizzera c’è tempo per il talento

Multiculturale, intenso e all’avanguardia: un breve viaggio nel calcio svizzero, per capire meglio la scelta di Pafundi e degli altri giovani italiani.

Il cappuccio grigio del felpone calato su un abbozzato sorriso da adolescente, il procuratore Ali Barat al suo fianco e un ossigenato Francesco Facchinetti sui sedili posteriori del charter privato diretto in Svizzera. È questa la foto che più di tutte è girata sul web in relazione al movimento di mercato che il 23 gennaio ha portato Simone Pafundi, in realtà ormai quasi diciottenne, all’ FC Lausanne. La scelta dell’attaccante friulano di raggiungere una squadra penultima in un campionato prettamente minore può sembrare bizzarra, ma analizzando meno superficialmente la situazione, possiamo scoprire che potrebbe rivelarsi tutt’altro che ingenua.

Abbiamo cercato di approfondire le caratteristiche del calcio elvetico e del suo campionato, quale contesto può trovare un giovane calciatore italiano per esprimersi e in che modo può crescere al suo interno. Per farlo abbiamo contattato Paolo Tramezzani- allenatore che ha passato cinque stagioni tra le panchine di Lugano e Sion – e Michel Morganella, difensore italo-svizzero ex Palermo e Novara, che ha diviso la sua carriera tra i due paesi.

Il multiverso è un concetto di cui sappiamo spaventosamente poco

In Super League si fa sul serio

Innanzitutto sgombriamo il campo da qualsiasi fraintendimento o facile giudizio: Il campionato svizzero è tutt’altro che un torneo dilettantistico o di scarso livello. La Super League è attualmente dodicesima nel ranking Uefa per campionati; negli ultimi due anni è risalita sin dalla diciannovesima posizione e nella prossima stagione manderà cinque squadre a giocare nelle competizioni internazionali, di cui due ai preliminari di Champions League. Chiaramente parliamo di una lega secondaria, ma questo non significa che non abbia intorno a sé un contesto competitivo.

“Si tratta sicuramente di un buon campionato, con intensità media piuttosto alta e ritmi elevati anche paragonati a quelli di tornei più importanti. C’è una buona organizzazione di base e tutte le squadre dimostrano di avere una propria identità.” Ci ha raccontato al telefono Paolo Tramezzani, parlandoci della Super League.

L’ex allenatore di Lugano, Sion e Apoel ci ha detto la sua anche sullo stato generale del calcio svizzero e del suo movimento:

“Strutture e stadi sono assolutamente all’avanguardia, mentre in ogni club si possono trovare staff completi e preparati. I buoni risultati della nazionale hanno sicuramente aiutato: dietro questa crescita non c’è casualità, ma un movimento organico e strutturato. Inoltre, se si escludono club che riescono a dominare per lungo tempo, come Basilea e Young Boys, si tratta quasi sempre di campionati estremamente equilibrati

Paolo Tramezzani, che in carriera ha giocato anche per Inter e Tottenham

La parabola delle ultime due stagioni del Basilea, inoltre, ci offre uno spunto per notare la grande mobilità che si crea nel sistema calcistico elvetico. La squadra rossoblù ha dominato la Super League tra il 2010 e il 2017 ma da un paio di anni sta faticando a attestarsi nelle zone alte e in questa stagione cerca punti per evitare la retrocessione.

Al momento la squadra più forte e quotata è senza dubbio lo Young Boys, nella cui rosa militano tra gli altri l’ex Inter Darian Males e Ebrima Colley in prestito dall’Atalanta. Davanti troviamo Elia Meschak, fresco marcatore del gol che ha contribuito a portare la Repubblica Democratica del Congo ai quarti di Coppa d’Africa, dove incontrerà proprio il suo compagno di squadra guineano Mohamed Camara. La punta camerunense Nsame, invece, ha lasciato in questi giorni la squadra bernese per rinforzare l’attacco del Como, seria candidata per un posto nella prossima serie A.

Il rendimento delle squadre può variare notevolmente non solo di anno in anno, ma anche all’interno dello stesso campionato. In questo contesto il fattore principale è svolto dal ridotto numero di squadre (aumentato quest’anno da 10 a 12) che mantiene il livello piuttosto alto e soprattutto una classifica molto corta, con obbiettivi sempre aperti. Al momento ci sono solo 7 punti di distacco tra la penultima posizione, occupata proprio dalla squadra di Pafundi, e la sesta posizione valida per l’accesso al gruppo Champions, il minitorneo post regular season che assegna il titolo di campione nazionale e i posti utili per le coppe europee.

Non fatichiamo ad ipotizzare che il rendimento del FC Lausanne possa tranquillamente risollevarsi nel corso della stagione o comunque crescere nei prossimi anni. Non va dimenticato che il club è controllato da Ineos, colosso britannico che da tempo ha investito con grande successo nel ciclismo e che negli ultimi tempi è entrato nel calcio acquisendo anche il Nizza e il 25% del Manchester United; un’operazione che ricorda molto quelle del gruppo red Bull e del City football Group, per intenderci.

Il logo di Ineos non passa inosservato

I casi illustri di Calafiori, Dimarco e Gnonto 

La scelta di Pafundi non è del tutto una novità. Prima di lui altri giovani italiani sono andati a farsi le ossa nel paese dei quattro Cantoni, tra cui Calafiori, Gnonto e Dimarco. In questa stagione Mattia Zanotti, terzino 2003 dell’Inter e della nazionale under 21, sta trovando tanto spazio e ottime prestazioni nel San Gallo secondo in classifica: 18 presenze quasi tutte da titolare, condite da un gol e due assist.

“I giovani possono trovare un contesto organizzato, bravi allenatori, meno pressione e possibilità di lavorare in maniera più serena: se c’è la possibilità di giocare con regolarità bisogna coglierla al volo…” ha proseguito Tramezzani. “….ho avuto con me al Sion un diciannovenne Dimarco e, anche se la sua permanenza è stata un po’ condizionata dagli infortuni, sono convinto che sia stata un’esperienza importante per la sua crescita.”

Dello stesso avviso è anche Michel Morganella, che ci ha lasciato alcune riflessioni importanti sullo sviluppo tecnico dei singoli:

“Ovviamente non bisogna sottovalutare l’opportunità di mettersi in mostra in un campionato di buon livello e in crescita. Quando sono tornato in Svizzera ho notato che i giovani difensori italiani partono notevolmente avvantaggiati per quanto riguarda i fondamentali in fase difensiva. Da questo punto di vista ritengo che l’Italia sia il meglio in assoluto e lo si può riscontrare tangibilmente anche nella preparazione settimanale: il tempo dedicato alle sedute tattiche è molto maggiore in Italia, a volte anche a discapito della preparazione fisica. Questo vantaggio può permettere ai ragazzi italiani che vengono qua di concentrarsi più serenamente sugli aspetti dell’intensità – che in Svizzera è molto allenata – e sullo sviluppo più libero di altre capacità, come per esempio la fase di possesso.”

L’ex difensore del Palermo ci ha raccontato le differenze con il calcio italiano

A tal proposito il caso di Calafiori è calzante. Esordiente a 17 anni nella Roma di Paulo Fonseca, dopo l’arrivo di Mourinho Il classe 2002 ha tentato l’esperienza in prestito al Genoa, ma non è mai riuscito a trovare spazio sufficiente. Nel 2022, quindi, ha lasciato l’Italia anche a causa di un’attitudine difensiva considerata un po’ troppo debole per gli standard richiesti dalla serie A ad un laterale. A Basilea scende in campo con continuità in campionato e in Conference League ed è qui che inizia ad essere impiegato come centrale dal subentrante Heiko Vogel, che ne individua le potenzialità in costruzione. Calafiori torna nel nostro campionato con una notevole esperienza, ma soprattutto dopo aver sperimentato e migliorato capacità che erano già insite nel suo bagaglio di calciatore.

Oggi Thiago Motta continua a utilizzarlo come centrale e se il suo rendimento è ottimo in fase di non possesso, è soprattutto in fase di possesso che diventa fondamentale. Grazie alla sua qualità palla al piede e alla facilità di corsa che gli permettono di spaziare per tutto il campo, Calafiori è un’arma in più per il Bologna in quanto invasore in grado di disordinare le disposizioni avversarie.

Riccardo Calafiori, autore di una grande stagione al Bologna dopo l’esperienza al Basilea

Dove fluidità e diversità aiutano a crescere

Sembra quasi uno slogan promozionale da brochure del progetto Erasmus, eppure anche Luciano Spalletti qualche settimana fa ha sottolineato l’importanza di aprirsi ai campionati stranieri.

“Qui dopo la Primavera o vanno nelle categorie inferiori o si accomodano tranquilli sul divano della panchina, col procuratore tranquillo che può andare a fare gli aperitivi…Stanno là, nella camerina, pensano all’allenamento del giorno dopo. Mentre in Italia è pieno di giocatori che vengono dall’estero.”

Non si tratta solo di minutaggio e di possibilità di assaggiare il campo, dunque, ma anche dell’opportunità di confrontarsi con maniere differenti di concepire il gioco, modalità diverse di allenamento – e perché no – di rapporti umani.

La classifica attuale della Super League (fonte: Diretta.it)

Se è vero che l’Italia e la serie A non hanno eguali dal punto di vista della preparazione tattica, è forse anche vero che questa estrema attenzione rende il contesto italiano un po’ statico e meno permeabile rispetto alla diversità e al cambiamento, aspetti che possono ostacolare lo sviluppo organico di un giovane giocatore. È proprio su questo che Morganella ci ha raccontato di un’altra interessante peculiarità del campionato svizzero:

“Nel Ticino e più in generale nel sud della Svizzera si ha un’impostazione un po’ più simile a quella italiana, anche per via della presenza di molti allenatori e staff provenienti dallo Stivale; qui il riferimento è la serie A. Nella mia ultima esperienza a Chiasso, per esempio, capitava spesso che visionassimo immagini e analizzassimo la tattica di squadre italiane per coglierne spunti. Andando nelle zone più vicine alla Germania, invece, il campionato a cui ispirarsi diventa la Bundesliga e si nota immediatamente l’influenza di un calcio molto più incentrato sulla velocità, l’intensità fisica e il pressing.”

Confrontarsi con la Super League, dunque, non vuol dire solo avere a che fare con un campionato diverso ma anche con una lega aperta alle novità e che riesce a far convivere al suo interno varie scuole e modalità di approccio al calcio. Inoltre, come ci fanno notare sia Tramezzani che Morganella, il campionato svizzero viene fortemente tenuto in considerazione in termini di mercato dalle più quotate realtà mitteleuropee come appunto la Germania, il Belgio, l’Olanda ma anche l’Inghilterra.

Non per forza l’esperienza svizzera di Pafundi dovrà rappresentare la svolta della sua carriera. I fattori che contribuiscono alla crescita di un calciatore sono innumerevoli, non ultimo il mero caso. Ovviamente i giovani già quotati saranno sempre tenuti d’occhio dalle grandi società, ma molte carriere significative hanno bisogno di modalità di sviluppo più graduali e sottotraccia e non sempre i buoni o grandi calciatori partono con tutti gli occhi addosso e le stimmate del predestinato. 

In un calcio globalizzato e iperspecializzato gli orizzonti di scelta si ampliano e l’idea di crescere e scalare le categorie in paesi emergenti come la Svizzera rappresenta un’alternativa di valore alla difficile gavetta delle serie minori.