Il Poseidone del Calcio: potere e tempeste sul cammino di Marinakis

Come Pitea salpò da Marsiglia verso il Nord, anche Marinakis traccia la sua rotta tra Grecia e Inghilterra: un armatore moderno diviso tra Olimpo, Premier League e zone d’ombra.

Non può essere un caso che il più grande navigatore della storia ellenica, Pitea, salpando dall’allora greca Marsiglia, scelse di volgere la prua a nord, puntando verso la Gran Bretagna. Le osservazioni scientifiche di Pitea furono rivoluzionarie per quegli anni e sono tutt’oggi un punto di riferimento per gli astronomi: il polo celeste, il sole di mezzanotte, la latitudine di Marsiglia e, soprattutto il ciclo delle maree dovuto alla luna. 

Grecia, Gran Bretagna e navigazione, 3 fattori che accomunano lo storico esploratore alla vita di Evangelos Marinakis, proprietario del Capital Maritime Group, uno dei principali operatori mondiali riguardo le navi cargo, ma soprattutto azionista di maggioranza di Nottingham Forest ed Olympiakos.

Marinakis nasce a Creta ma si sposta da giovanissimo proprio nel Pireo; la famiglia facoltosa gli permette di formarsi, come uomo e businessman, al di fuori della penisola ellenica: Evangelos, fin già da questa prima scelta di vita, punta all’Inghilterra e sceglie Londra come città in cui crescere e laurearsi in International Business Administration. Da lì il ritorno in patria per dedicarsi all’amministrazione dell’enorme azienda di famiglia: riesce a sviluppare la Capital Maritime Group, rendendola un colosso nel suo campo, arrivando a toccare un valore di circa 9 miliardi di dollari. Il New York Times riporta che quando morì il padre di Evangelos, Miltiadis Marinakis, la compagnia era in possesso di 8 navi cargo: oggi la flotta della famiglia, il cui cognome richiama proprio il mare e la navigazione, ne vanta circa 100.
Evangelos è un uomo di quelli che la storia la fanno, un Re Mida, pieno di risorse, ma allo stesso tempo anche più di qualche controversia.

Marinakis col tempo costruisce un vero e proprio impero, mettendo le “mani in pasta” in vari ambiti: inizia una carriera politica come consigliere comunale al Pireo, una carica in teoria non molto rilevante, ma che, nella pratica, gli da parecchio potere anche a livello esecutivo: in questi anni fa tantissima beneficenza e finanzia la costruzione di un centro di accoglienza per gli immigrati provenienti dalle varie delicate situazioni di Africa e Medio-Oriente, che attraverso il Mar Mediterraneo giungevano proprio al porto del Pireo. Gli va riconosciuto anche il contributo alla costruzione di opere pubbliche, tra cui campi da gioco, mense per i bisognosi ed attività di restauro dei beni ellenici; tanti bei gesti ai quali seguono però, parecchi nei nelle sue gestioni: durante le elezioni, forse ricollegandosi al passato del padre, ex parlamentare greco per il partito conservatore di centrodestra, viene accostato al partito di estrema destra. Voci smentite da Evangelos, che però in linea generale, vista la sua carriera da imprenditore ed i suoi interessi, viene tutt’ora ricondotto ad una più moderata destra. 

Un personaggio divisivo fin dai suoi primi passi dunque: qualcuno lo vede come un benefattore, qualcun altro pensa solo che voglia ripulirsi l’immagine attraverso la politica e cavalcando la sua “arma” migliore: i media e la stampa.
Marinakis si definisce anche un paroliere ed a riprova di ciò ha scritto l’intero testo di un tormentone cantato dalla Popstar Greca NatasaTheodoridou.

Attraverso le parole, le notizie, ma soprattutto il loro controllo, riesce ad acquisire enorme potere: si insedia nella comunicazione Greca, sfruttando anche la nota crisi vissuta in quel momento dal paese, nel 2016, ottenendo per la sua società Alter Ego Media SA una delle quattro licenze televisive nazionali, vincendo un’asta alla quale è seguito dibattito, anche giudiziario, con il permesso che gli viene prima revocato e poi restituito nel 2017. Riesce poi a mettere le mani sui quotidiani “To Vima” e “Ta Nea”, due dei più influenti in Grecia, ai quali vanno sommati altri siti di news e riviste minori. L’ultimo step si chiama Mega Channel, altro canale molto popolare in territorio greco, che completa la “flotta” usata per indirizzare la comunicazione nazionale com più lo aggrada: si sa poco e nulla, infatti, della vita privata di Marinakis se non le sue cariche, il fatto che abbia 4 figli e la sua passione per l’arte (un noto gallerista del centro di Atene racconta che l’armatore volesse acquistare ad ogni costo un quadro che però non era in vendita, e, qualche giorno dopo il diverbio tra i due, un gruppo di uomini si presentò alla galleria creando parecchi disagi). La comunicazione manipolata attraverso questi canali ed organi di informazione non ha di certo aiutato la situazione della Grecia, che per quel che riguarda la libertà di stampa, è ultima in Europa.

Non finiscono qui le note negative del suo percorso, anzi: la peggiore riguarda senza dubbio l’inchiesta di traffico internazionale di droga, che ha portato ad un effetto domino culminato in una guerra di vendetta tra contrabbandieri, finita con almeno 17 morti in 3 continenti diversi. Tutto inizia dal sequestro della nave greca NoorOne, che trasportava un grosso carico di droga: l’indagine porta presto al nome di Marinakis come sospetto finanziatore, ma anche in questo caso le smentite non tardano ad arrivare e le accuse cadono definitivamente anche a causa del misterioso assassinio di alcuni testimoni chiave. Le sue azioni e queste implicazioni in vicende giudiziarie, dalle quali è sempre, in un modo o nell’altro uscito pulito, gli sono valse la nomea di “Berlusconi greco” e “Trump del Pireo” dalle varie testate giornalistiche internazionali.

Ritornando alla mitologia greca, Pitea durante il suo viaggio verso le terre Britanniche raccontò di un’isola descritta come “una terra di fuoco e ghiaccio, nella quale il sole non tramonta mai”: è la leggendaria isola di Thula, di cui ancora oggi non si conosce la vera identità; questa è un’altra delle analogie della vita dell’esploratore rapportata a quella del magnate: il mito per la Grecia è identità, cultura e storia, ancora di più se guardiamo ad  Atene e all’ Olympiakos, che il mito del Monte Sacro popolato dagli Dei lo porta nel nome. Anche l’Inghilterra è un’analogia tra due, e nel destino di Marinakis c’è Nottingham, altra città notoriamente riconosciuta grazie ad uno dei miti medievali più famosi: la leggenda di Robin Hood, il ribelle e rivoluzionario fuorilegge protettore dei poveri.

Olympiakos e Nottingham Forest dunque sono, per ora, i due club principali controllati dal Marinakis Group insieme al fratello minore. L’ultimo club ad aggiungersi è il Rio Ave, club portoghese di Vila do Conde, altra città portuale. Marinakis entra nel mondo del calcio con una scelta di cuore: rileva l’Olympiakos nel 2010, la squadra per cui tifa fin da quando il padre gli ha tramandato il “biancorosso” nel cuore. Nello stesso periodo diventa presidente dell’EPO, la Federazione del calcio Greca: Evangelos porta con sé le controversie anche nel calcio, dove durante i suoi mandati non sono mancati i trofei, ma spiccano tanti scandali. L’Olympiakos investe moltissimo e riesce a portare alle pendici del Partenone campioni, a fine carriera, ma del calibro di Marcelo, Yaya Tourè ed James Rodriguez: sono 11 i titoli nazionali conditi da 4 coppe nazionali e, lo scorso anno, il primo trofeo UEFA mai vinto da una squadra Greca, la Uefa Europa Conference League ottenuta battendo la Fiorentina in finale proprio ad Atene.

Successi storici che però non riescono ad attenuare il rumore degli scandali continui collegati al suo nome: in un derby contro il Panathinaikos, durante una rissa, quasi viene alle mani con l’allora attaccante del Pana, Djibril Cissè, successivamente bersagliato da ripetuti insulti razzisti. Alle lamentele di Cissè, Marinakis replica: “se vuole può tranquillamente lasciare la Grecia”; è inoltre coinvolto nella Calciopoli greca, Koriopolis, venendo accusato in diretta televisiva dall’avvocato Alexis Kougias: l’avvocato fa i nomi di alcuni dei membri di una presunta organizzazione criminale che controlla il calcio greco e nella lista è presente anche il presidente dell’Olympiakos. A ciò si sommano le numerose accuse di combine e partite truccate, oltre che di tentata corruzione arbitrale: nel 2012 Petro Konstantineas viene avvicinato da due uomini che gli intimano di favorire l’Olympiakos e, dopo il suo rifiuto, seguito dalla sconfitta degli ateniesi e dalla denuncia del fischietto greco, la panetteria di famiglia dell’arbitro viene fatta saltare in aria da un ordigno, fortunatamente senza vittime. Niente di tutto questo ferma Marinakis, che, sempre assolto da ogni accusa, ne esce pulito ed ancora più potente, tanto da iniziare il suo piano di espansione nel calcio mondiale e mettere le mani, nel 2017, sullo storico Nottingham Forest, club detentore di 2 UEFA Champions League.

Evangelos prova subito ad imporre il suo metodo anche in Inghilterra: voci raccontano che subito dopo l’acquisto del club delle Midlands orientali, il filantropo abbia cercato di acquistare il Guardian ed il Nottingham Post, senza che però i tentativi andassero in porto.
Marinakis ha le idee chiare, e fin da subito parla alla stampa in modo sicuro ed ambizioso, vuole riportare in alto il glorioso club, che dal 1999 è rimasto relegato nell’EFL Championship, rischiando a volte anche di scivolare più in basso: “Il progetto è a lungo termine e mira a riportare il club al posto a cui appartiene, l’elite del calcio inglese”.
Redige addirittura un vero e proprio piano per il club, a mò di programma elettorale:
– no agli specchietti per le allodole ma trasparenza nelle scelte e fatti;
– creazione di un “organo consultivo dei fan” che eleggerà un rappresentante per partecipare alle riunioni del consiglio di amministrazione;
– riduzione dei prezzi dei biglietti per i fan più leali al club.

Il percorso è lungo, difficoltoso, e condito da molti esoneri, ma nel 21/22, porta alla promozione, passando per i playoff. La stagione del ritorno in Premier League parte in maniera movimentata, con l’allora CEO, Dane Murphy, circondato da un clima pesante ed aria di licenziamento: Murphy, fresco di premiazione per l’onorificenza di CEO dell’anno dalla Federazione inglese, lavora in simbiosi con Miltiadis Marinakis (omonimo del nonno, ma figlio di Evangelos), ma durante le prime difficoltà dovute al salto di categoria si vede addossare tutte le colpe, senza venir mai menzionato il primogenito del presidente. The Athletic però indaga e riporta una possibile motivazione differente, non legata al calcio, ai giocatori o ai risultati del club: Murphy a suo dire avrebbe diritto ad un incremento dello stipendio ed a bonus legati alla promozione, bonus che però il club gli ha bruscamente negato. Questo porta ad una battaglia interna di accuse e controaccuse, che si chiude, come al solito, in maniera controversa: le voci che parlano di licenziamento per Murphy ed addirittura di chiunque gli è vicino, vengono smentite dal club, che forse proprio per paura di battaglie legali conferma sia Murphy che il coach Cooper, anche lui sull’orlo dell’esonero.

I primi anni di Premier League sono di assestamento, con Marinakis che a differenza degli anni in cui la squadra militava in cadetteria, comincia ad apparire spesso sul suo “trono” al City Ground, un posto a sedere ad hoc per lui, più largo e sempre pulito e lucidato pre-gara. Il greco è soprattutto attivo e presente finanziariamente: esborsi enormi quelli fatti in questi 3 anni di gestione dal presidente greco, a partire da Gibbs-White, passando per Sangarè ed Elliot Anderson, tutti pagati sopra i 35 milioni di euro.
Quest’anno sembra che i frutti siano maturi e pronti per essere raccolti, con la nuova CEO Lina Souloukou ed il coach Nuno Espirito Santo che stanno guidando il club, ed a 2 giornate dal termine della Premier League il Nottingham è in piena corsa per qualificarsi alla Champions League. Ultimamente  Marinakis ne combina altre delle sue: in occasione della gara casalinga contro il Leicester, finita in pareggio, il presidente viene ripreso in mondovisione recarsi sul terreno di gioco ed inveire pesantemente contro coach Espirito Santo, nonostante la stagione decisamente positiva del club.

Non finisce qui, dal nulla il 30 Aprile esce fuori la notizia del disimpegno del magnate da presidente del club inglese , in caso di qualificazione in Champions: il motivo è da ricercare nelle normative UEFA, che non permettono a due squadre controllate dalla stessa presidenza di partecipare insieme ad una competizione europea. Marinakis sceglie quindi di dare la priorità al lavoro in patria, con l’Olympiakos impegnato a festeggiare il 48esimo titolo di campione di Grecia ed il conseguente ritorno alla fase finale di Champions, alla quale il club non partecipava da 5 anni. Continua poi il suo lavoro politico, trovandosi da Presidente della Super League Greca a gestire una situazione delicata: la tensione tra i club ellenici è alta, ed all’ultima riunione di lega Marinakis si scontra con AEK Atene e Panathinaikos, ai quale ha ricordato di dover versare la cifra promessa in precedenza, per sostenere i club greci minori.

Una storia di nazioni e di una famiglia che, attraverso il mare, han costruito le proprie fortune; la storia di un uomo che alterna genialità e controversie, arte e inchieste giudiziarie, un presidente che ama stare vicino alla squadra e vivere la passione del calcio, ma che spesso non riesce ad imporsi dei limiti ed esagera nei suoi comportamenti, il tutto operando in un contesto confusionario come quello che vive il calcio ellenico, che sembra essere il suo habitat naturale.