Con la fine della fase a gironi sono state già giocate il 71% delle partite di questi Europei. Al giro di boa abbiamo provato a tirare le somme con un resoconto generale delle trentasei partite che sono state giocate finora, per capire anche cosa aspettarci dalle rimanenti quindici.
Il girone più divertente è stato…
… il girone F. Partire dalle partite sarebbe banale, ma è il girone che ci ha regalato lo scontro più entusiasmante (Turchia-Georgia 3-1) e l’upset più sorprendente (Georgia-Portogallo 2-0). Oltre alla sfilata dei campioni, si sono potuti mettere in mostra alcuni dei giovani più interessanti del torneo; su tutti Guler, ma anche Yildiz, Kvaratskhelia, Mikautadze, Mamardashvili e Conceição . In mezzo una serie di gregari che coprono tutto lo spettro tra “wrestler prestato al mondo del calcio” e “cotta estiva balneare”; Bardakci, Kadioglu, Akturkoglu, Kochoraschvili, Chakvetadze, Tsitaishvili, Jurasek, Krejci e Inacio per dirne alcuni.
Il girone F ci ha ricordato come dovrebbe essere ogni gruppo di un torneo per nazionali che si rispetti: partite un po’ pazze, una buona dose di personaggi di culto, diversi giovani interessanti, tanta spregiudicatezza e soprattutto molti gol. Ogni girone dovrebbe essere strutturato come il gruppo F; una delle favorite alla vittoria finale (il Portogallo), una squadra medio-forte che parte un gradino sotto (la Turchia), una cenerentola che sorprendendo ci fa innamorare di giocatori che fino al giorno prima non conoscevamo (la Georgia) e una squadra rognosa e antipatica pronta a mettere i bastoni fra le ruote alle altre tre (la Cechia).
Squadra rivelazione
Austria e Svizzera condividono diverse cose: la maglia rossa con i dettagli bianchi, lo sponsor Puma, un gioco di un’intensità atletica spaventosa e diversi giocatori passati da Bologna. Una ricetta pazzesca che ci ha impedito di scegliere quale tra le due è stata la squadra rivelazione del torneo, optando – come forse è giusto che sia – per l’inclusione entrambe.
L’Austria si trovava ad affrontare il girone più difficile, la Svizzera invece se l’è dovuta vedere con i padroni di casa in un gruppo tutto sommato più abbordabile; entrambe però hanno confermato quello che di buono si era già visto agli ultimi Europei nel 2021. Ora affronteranno rispettivamente Turchia e Italia, e nonostante due partite non facili ci sono comunque buone possibilità di vederle entrambe ai quarti.
Giocatore per cui svenarsi al Fantacalcio
Georges Mikautadze arrivava a questi Europei con una buona combinazione di hype e scetticismo. I venticinque gol messi a segno col Metz in Ligue 2 nella stagione 2022/23 gli erano valsi la chiamata dell’Ajax per 20 milioni di euro, ma i primi sei mesi ad Amsterdam non erano andati come avrebbe sperato.
Difficilmente si può incolpare il giocatore, vista anche la confusione che sembra regnare ad Amsterdam da un paio d’anni. Un caos evidente anche nella gestione del suo cartellino; dopo sole sei presenze, l’Ajax decide di restituirlo al Metz, nel gennaio di quest’anno, per metà della cifra spesa solamente sei mesi prima. Costo totale dell’operazione: €1,6M a partita. Poco importa; da gennaio ha ricominciato a segnare a valanga, questa volta in Ligue 1, mettendo a segno 13 gol e 4 assist in 20 partite.
Questa altalena emotiva non sembra averlo influenzato, vista la sicurezza che ha mostrato nelle prime tre gare della Georgia in questi Europei. La squadra di Sagnol sembra pronta a diventare la squadra di culto di Euro2024, e se di Mamardashvili ve ne avevamo già parlato, Mikautadze è ugualmente entusiasmante. La sua qualità nel legare il gioco è eccezionale, e compensa per la mancanza di centimetri con una mobilità che offre pochissimi punti di riferimento ai suoi diretti marcatori. Ama svariare su tutto il fronte offensivo, sa relazionarsi benissimo con i compagni e condisce il tutto con una tecnica di calcio eccezionale.
Giocatore “da fantacalcio”, perché oltre ai gol e agli assist, anche quando non mette a segno dei bonus è comunque piacevole da vedere. Difficilmente regala quelle partite frustranti in cui non sembra riuscirgli niente. È un giocatore elettrizzante: ad ogni giocata emana scintille che danno l’idea di poter incendiare il campo da un momento all’altro. Metteteci pure un’esultanza iconica; chi non lo vorrebbe seguire ogni domenica?
Ci vorremmo imbucare tra i tifosi della…
… Georgia. Cosa non faremmo per cantare, esultare e abbracciarci con Saba Sazonov?
Ci aspettavamo di più da…
… Luciano Spalletti. Non tanto per i risultati o per il gioco offerto, e nemmeno per le scelte; un torneo tra nazionali, preparato come è ovvio che sia in così poco tempo, è inevitabile che non permetta una cura meticolosa del dettaglio. Il tecnico di Certaldo nel corso della sua carriera ci ha abituato a costanti innovazioni tecniche e tattiche che però per forza di cose sono difficilmente replicabili in un contesto così irrazionale come il calcio delle nazionali. Era quindi tenuto in conto l’alto tasso di aleatorietà delle partite degli azzurri in questo torneo. Ci ha però sorpreso la linea comunicativa che il tecnico ha adottato, per certi versi polemica e quasi ostile. Pensavamo che lo scudetto di Napoli lo avesse liberato dalla ricerca costante di un nemico da sconfiggere, sollevandolo da quell’avere sempre qualcosa da dimostrare; ci arrendiamo all’idea che fa semplicemente parte della Spalletti-experience.
Prima le regole di comportamento imposte ai giocatori (intrise di una buona dose di retorica boomer), poi la confusione nelle gerarchie della rosa e infine l’ultima polemica sulla talpa all’interno dello spogliatoio; questo non è stato un giugno sereno per Spalletti. L’incarico – che per alcuni sembrava un premio a una carriera finalmente completa e soddisfatta – per lui è sembrata solo l’ennesima panchina da vivere con la stessa trepidazione competitiva di sempre. Il tutto in un lasso di tempo più concentrato e con mezzi e tempi limitati per imporre le sue idee, che per un maniaco del controllo come Spalletti dovrà essere stato ancor più esasperante.
Vorremmo comprarci la maglia di…
… Benjamin Sesko. La maglia della Slovenia è bella; semplice, ma con il monte tricorno che gli dà quel definisce il confine tra l’anonimato e il minimalismo elegante. La prepotenza tecnico-atletica di Sesko, insieme al suo stile fuori da esso, sono poi innegabilmente da superstar. Comprare la sua maglia significherebbe esserci stati dal giorno 1.
Con chi ci andremmo a prendere una birra
Cristiano Ronaldo è l’incarnazione umana del professionismo. Tratta il suo corpo come un tempio; non beve nemmeno la Coca-Cola, si allena venticinque ore al giorno, si reidrata con acqua e sangue di capra, spendendo milioni di euro all’anno per mantenersi in forma. D’altronde solo così ti arrivi a giocare un Europeo a trentanove anni con gli addominali definiti e un indice di grasso corporeo sotto il 10%.
A un certo punto però anche basta. Gli diremmo di bersi una birra con noi, di mettere su una buona pancetta da ex giocatore. Gli diremmo di concentrarsi sui figli, di concedere a Cristiano Jr. una bevanda gassata senza l’angoscia di deluderlo. La sua legacy è solida, inscalfibile; è nei trofei vinti che hanno ancora i segni delle sue impronte digitali, è nelle statue – quelle belle e quelle un po’ meno – che celebrano i suoi successi. È nei record: nei gol, ora anche negli assist. Non c’è più nulla da dimostrare. Come dice Pepper Potts a Iron Man in Avengers: Endgame, «Abbiamo vinto. Noi staremo bene. Puoi riposare ora».