“Big Jhon” Lucumí

Da quasi sconosciuto a colonna portante del Bologna di Italiano, Lucumí è pronto (di nuovo) al grande salto.

Nei libri di storia, spesso in campagne “poco felici”, ci sono figure che rimangono immortali, come Leonida I di Sparta nella battaglia delle Termopili o Attila l’Unno nella sconfitta contro i Romani. Personaggi che sono diventati celebri proprio per la loro capacità di affrontare situazioni disperate con determinazione, coraggio e spirito eroico, guadagnandosi un posto nella storia nonostante le sconfitte.

Nei libri di storia “bolognese” al capitolo della stagione 24/25, iniziata con la disastrosa campagna in Champions League, un ragazzo colombiano verrà ricordato come il giocatore ad aver segnato il primo gol nella fase finale della Champions League, 60 anni dopo l’ultima partecipazione, spezzando la maledizione che ha accompagnato il Bologna a reti bianche per 3 mesi. 

Un gol amaro, come lui stesso ha dichiarato: “Il primo gol in Champions? Un sentimento contrastante, sono felice per questo gol storico. Rimane la frustrazione e la rabbia anche per la volontà di dare una gioia a questi tifosi che non ci fanno mai mancare il loro appoggio”.

Quel ragazzo è Jhon Lucumí.

I numeri che hanno fatto innamorare Bologna.

Lucumí non è, però, un “one night wonder”, ed a monitorarlo ci sono grandi squadre italiane, come Juventus e Milan, e spagnole, come le due squadre di Madrid o il Barcellona.

Se ti cercano club così prestigiosi c’è sempre più di un motivo. 

Partiamo dalle fondamenta: è un classe 1998 (26 anni), mancino, alto 185 x 83 kg, di passaporto colombiano. Il giusto incrocio tra un difensore vecchio stampo ed un difensore moderno. 

Lucumí non è un giocatore posizionale, ma preferisce lo scontro con l’avversario spiccando nell’1vs1 tra i compiti difensivi. Non è un difensore che compare spesso negli highlights di fine partita per grandi interventi disperati. Preferisce stoppare la manovra avversaria sul nascere, andando a prendere l’attaccante avversario molto alto e intervenendo in maniera decisa. Lo dimostrano anche i numeri, che lo vedono al 90esimo percentile per Tackle nel terzo centrale del campo. Le sue statistiche sono abbastanza chiare: al Bologna è il difensore con la percentuale più alta in duelli vinti (65.5%). 

I numeri spiegano bene anche l’impatto del colombiano in ogni partita: nella scorsa e nella stagione attuale è stato per lunghi tratti tra i migliori per duelli vinti in Serie A, con in media 2.42 gli intercetti e 3.06 salvataggi per 90 minuti. Numeri che potrebbero far pensare ad un giocatore roccioso, “sporco”. Niente di più sbagliato. 

Lucumì in 5427 minuti giocati (45 partite tra stagione 23/24 e 24/25) ha ricevuto solo 8 cartellini gialli ed un cartellino rosso. 

In aggiunta, ciò che ha portato diversi club europei ad interessarsi al difensore del Bologna è la sua capacità palla al piede e la precisione nel gestire il primo possesso. 

Lucumí si trova a suo agio nel portare palla (88esimo percentile per distanza progressiva palla al piede), restando sempre lucido e senza mai esagerare nel dribbling. In fase di impostazione mette in luce tutte le qualità da difensore moderno, piazzandosi tra i migliori difensori in Serie A per percentuale di passaggi riusciti (91.0%). 

Non è tutto oro ciò che luccica: Lucumi ha anche delle mancanze, soprattutto dal punto di vista difensivo, tra cui i duelli aerei (solo il 53% vinti in stagione, nonostante i 185 cm).

Anche la tendenza a sbagliare la lettura di alcune situazioni, è un fattore da limare per l’ex Genk: quest’anno sono 3 gli errori che portano ad un tiro e 2 quelli che portano ad un gol. 

L’episodio più recente è quello di Coppa Italia, nel match di ritorno contro l’Empoli dove esce completamente a vuoto, in scivolata, sulla palla verticale di Sambia per Solbakken che porta al gol dei toscani.

Chiunque deciderà di assicurarsi il colombiano dovrà lavorare su questi aspetti, anche accoppiandolo ad un compagno di reparto che possa sopperire a questa mancanza.

La carriera. 

La sua parabola calcistica, sempre in crescita, inizia in patria, in una delle squadre fondatrici del campionato colombiano: il Deportivo Calì. 

Dopo aver fatto tutta la trafila delle giovanili, esordisce in prima squadra il 26 settembre 2015 a soli 17 anni. La sua carriera in patria, però, non decolla: è discontinuo e sfortunato, operandosi al ginocchio destro due volte nei suoi quattro anni nella squadra bianco verde.
Quando c’è del potenziale, molto spesso è una squadra belga a tentare di mostrarlo a tutti: il Genk arriva e se ne assicura le prestazioni per soli 200mila euro.

Nella prima parte della stagione 2018 Lucumí non brilla, continuando a vivere la solita discontinuità che lo aveva contraddistinto. Nella seconda metà si riscatta, diventando un titolare inamovibile e colonna portante della difesa, guidando i De Smurfen alla conquista del quarto titolo nazionale, otto anni dopo l’ultima volta. 

L’anno successivo trova il primo gol della sua carriera in Champions League, in una partita disastrosa che vede nascere il talento di Haaland (prima tripletta europea) e con la squadra belga che casca per 6-2 sotto i colpi del vichingo e del Salisburgo. In Belgio vince per due volte il premio di miglior difensore dell’anno, attirando le attenzioni dei maggiori club al mondo. Nel 2021 viene così acquistato dal Barcellona, pronto a versare al club belga circa 20 milioni. Le difficoltà nei trasferimenti e nella registrazione dei contratti del club blaugrana sono note a tutti, ed il suo trasferimento viene così bloccato a causa della tardiva consegna dei documenti, per soli 22 minuti. 

Un sogno svanito, ma Lucumì non si butta giù ed un anno più tardi sbarca nel capoluogo emiliano, con il Bologna che paga la clausola rescissoria di 8 milioni di euro. Nella sua prima stagione strega sia Mihajlovic che Thiago Motta, collezionando 33 presenze, partendo sempre come titolare. 

Nella scorsa stagione l’esplosione di Riccardo Calafiori e di Sam Beukema inizialmente mette in discussione la titolarità del colombiano, che mostra ancora una volta di non abbattersi e di non subire la concorrenza, costringendo Thiago Motta a dirottare il difensore italiano nel ruolo di terzino e schierando per ben 30 volte Lucumì come centrale, il quale conferma quanto di buono fatto nella prima stagione in rossoblu. Con la partenza di Calafiori diventa un titolarissimo di Vincenzo Italiano e pezzo fondamentale del successo che i felsinei stanno riscontrando in stagione. 

In un’intervista di qualche mese fa, alla domanda sul suo futuro ha dichiarato: «Sono tranquillo e grato al Bologna perché mi ha dato la possibilità di credere in me stesso e di far parte di questo progetto, ma ovviamente non mentirò che lavoriamo per raggiungere grandi squadre». Chissà che, come dicono in Spagna, non lo vedremo con una maglia di una nobile del calcio europeo in un futuro non troppo lontano.