Le gemme nascoste del Mondiale – Parte III

Nella terza parte affrontiamo tante piccole Cenerentole e, soprattutto, le due principali favorite per la vittoria finale.

La Coppa del Mondo generalmente significa sentimento nazionale e giocate di livello, ma è soprattutto il palcoscenico più importante della carriera di un calciatore, una vera e propria sliding door delle loro vite. Ecco allora una lista di calciatori che forse ancora non conoscete, per ogni girone del torneo, che possono mettersi in mostra in questo Mondiale.


Girone G (Luca Caponera)

Nathan Ngoy – Belgio 

Difensore centrale del Lille, ha compiuto 23 anni da pochi giorni e si affaccia al mondiale con solo una manciata di presenze nella nazionale maggiore: Ngoy ha stupito tutti per la personalità, la calma e l’applicazione con cui interpreta le sue funzioni in campo. Garcia lo schiera centrale in una linea a 4 ma, in fase di possesso, ha il compito di allargarsi in un’impostazione a 3 con la “Salida Lavolpiana” di Onana, ad abbassarsi da perno.

Ngoy ha qualità atletiche fuori dal comune. “Solo” 183 cm ma dotato di un’elevazione importante, che affiancata alla sua abilità di entrare in contatto con l’avversario e poi staccare senza perdere equilibrio e coordinazione, gli permette di contendere i palloni aerei anche quando affronta avversari più alti. E’ inoltre dotato di una gamba importante, nel breve e nel lungo: rimane sempre al passo con chiunque, sia se bisogna ripiegare velocemente, che quando si tratta di essere aggressivo e cercare l’anticipo, giocata che ama quando marca un avversario spalle alla porta. 

Cresciuto nello Standard Liegi, si è spostato quest’anno al Lille ed ha giocato un ottimo campionato da titolare. Ha grosse potenzialità, poca paura di giocare e tanta voglia di mettersi in gioco: quando riceve palla orienta spesso il corpo per giocare in avanti con intraprendenza, cercando di saltare il centrocampo con una palla morbida o orientando di piatto in conduzione per saltare la prima linea di pressione. 

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Centralità nella nazionale: bassa

Punti di forza: Atletismo e personalità

Scenario migliore: Garcia gli dà fiducia, come nelle ultime 3 amichevoli, e lo schiera titolare lasciando fuori Mechele, Debast, Theate e De Winter. Nell’esordio contro l’Egitto annulla Trezeguet sul piano fisico, dominando ogni duello. Con i suoi 1-0 sopra, al 68’, è decisivo in un recupero difensivo su Salah: l’esterno opposto dei “Faraoni” si sarebbe involato verso la porta, ma la diagonale di Ngoy lo neutralizza in rimessa laterale. La conferma contro l’Iran, in una partita poco impegnativa è decisiva, e dopo 6 punti e 0 gol subiti in 2 gare cambiare la linea difensiva sarebbe ingiusto e da pazzi, il posto è ormai suo di diritto. 

Scenario peggiore: Rudi Garcia sceglie di premiare l’esperienza, schierando Mechele e Debast titolari nella prima e seconda del girone, Theate nella terza in cui cambierà sistema passando ad una linea a 3. Ngoy guarderà i suoi compagni giocare e sarà costretto ad aspettare il prossimo mondiale, da fresco 27enne per essere protagonista.

Hamza Abdelkarim – Egitto

Una manciata di giorni fa il Barcellona ha dichiarato pubblicamente di volerlo trattenere a La Masia, sfruttando il diritto di riscatto, dopo un anno in prestito dall’Al Ahly. Immaginate con che entusiasmo questo classe 2008 sta vivendo questo mese di Giugno mentre si affaccia al suo primo mondiale, da 18enne e spera di potersi ritagliare uno spazio per dimostrare alla sua patria di essere veramente il trascinatore del futuro dei “Faraoni”. 

Abdelkarim è un centravanti puro, di stile tedesco: letale in area di rigore, ambidestro e spietato nel trovare lo specchio in ogni situazione. I suoi 184 cm e la sua stazza fanno la differenza, soprattutto nei duelli con i pari età. Non è un attaccante da raccordo e, quando ottiene il possesso lontano dalla porta, raramente cerca lunghe azioni personali palla al piede: preferisce muoversi sulla linea dei difensori avversari, inserirsi per battere a rete o galleggiare zona dischetto per poi fiondarsi su eventuali cross dalle fasce.

Il colpo di testa sembra essere il suo fondamentale migliore, ma in area di rigore ha davvero poche lacune: prova sempre a fornire un’opzione spalle alla porta per giocare a muro, ha un’elevazione importante che gli fa vincere molti duelli aerei ed è repentino ad arrivare sulle palle vaganti per concludere in tap-in. Su di lui e sul suo futuro la federazione egiziana ripone molta fiducia, vedremo se riuscirà a non lasciarsi schiacciare dalla pressione.

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Centralità nella nazionale: bassa

Punti di forza: Colpo di testa e fiuto del gol

Scenario migliore: I centravanti di ruolo convocati dal CT Hassan sono solamente lui e Marmoush, dunque lo scenario ipotetico migliore per Hamza, dopo aver dimostrato negli allenamenti del ritiro nazionale di poter stare al passo, è che Hassan lo scelga già contro il Belgio per far togliere del minutaggio alla punta del Manchester City. Dopo un ingresso applicato negli ultimi 10’ contro i “Diavoli Rossi”, condito da una buona pressione ed un paio di falli conquistati, Hassan continua a prenderlo in considerazione anche contro la Nuova Zelanda, in un match potenzialmente decisivo, bloccato sullo 0-0. Accanto a Marmoush, con Salah e Trezeguet a supportare dalle fasce, 15 minuti a disposizione, nei quali la nazionale nordafricana troverà il gol decisivo per la vittoria finale. L’ultima gara contro l’Iran, in vista di un passaggio del turno molto probabile, Abdelkarim avrà addirittura una ventina di minuti in campo da sfruttare al massimo.

Scenario Peggiore: Hassan lo mette dentro solo 5 minuti con il Belgio, a risultato già acquisito. Nelle sfide delicate contro Nuova Zelanda ed Iran, a punteggio tirato preferirà l’esperienza di Trezeguet o Salah adattati a centravanti in caso Marmoush avesse bisogno di rifiatare, concedendogli dunque una manciata di minuti in totale nel torneo, che non gli daranno la possibilità per dimostrare il proprio valore.

Amir Mohammad Razzaghinia – Iran

Altro ragazzo molto giovane in una nazionale che sembra essere alla fine di un ciclo importante. Iran accompagnato da problemi, purtroppo, più grandi del campo e che non danno pace neanche andando nell’altra parte del mondo per un mese, anzi. 

Razzaghinia rappresenta il giocatore che potrà guidare i persiani nel futuro, un centrocampista sagace, dotato di maturità calcistica quasi atipica per la sua età. Proprio grazie alla sua intelligenza tattica sa adattarsi ed agire anche come centrale difensivo o trequartista. Rimane comunque un mediano di ruolo: nelle sue armi non c’è decisamente l’atletismo, sebbene sia un ragazzo alto e longilineo.

La sua qualità principale è racchiusa nella semplicità del suo gioco: Razzaghinia è sempre molto ordinato, bravissimo nel ripulire i palloni che riceve, anche se spesso gli arrivano in modo “sporco”: nella propria metà campo spalle alla porta, ricevendo sul petto, sulla coscia, a volte aggiustandosi anche il pallone di testa prima di metterlo giù e cercare il passaggio al compagno più vicino. Raramente sventaglia a grandi distanze, a volte regala qualche rottura della linea conducendo, ma scarica appena può per un compagno meglio piazzato. Anche in fase di non possesso è sempre attivo ed applicato: il primo, costante, pensiero è dedicato allo schermare le linee di passaggio avversarie per provare ad intercettare più palloni possibili.

Un regolarista che potrà dare fluidità alla manovra dei suoi ed equilibrio in fase di non possesso, un cervello in mezzo al campo dell’Iran che potrebbe fare la differenza.

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Centralità nella nazionale: media

Punti di forza: Posizionamento e pulizia tecnica

Scenario migliore: La nazionale iraniana non ha molte possibilità di passare il girone, ed una grande fetta del suo futuro nel torneo si deciderà già nella gara d’esordio, contro la Nuova Zelanda. Razzaghinia parte titolare e riesce ad arginare il centrocampo degli oceaniani, rendendo al contempo scorrevole la transizione offensiva dei suoi. Al 65’ la gara si sblocca, con un corner da destra spizzato sul secondo palo da Taremi, che viene impattato proprio dal mediano in tuffo. 3 punti ed un assetto difensivo solido potrebbero regalare la chance di passaggio del turno ai persiani. Speranza fortificata dal pareggio scucito all’Egitto, puntando poi sulla differenza reti per assicurarsi l’approdo agli ottavi da una delle migliori terze.

Scenario peggiore: Dopo una partita equilibrata nella gara d’esordio per i suoi l’arbitro assegna un corner ai neozelandesi: Razzaghinia in un mix di blocchi e contromovimenti perde la marcatura su Christian Wood, decisamente il più pericoloso degli “All Whites”. Wood è spietato, insacca di testa la rete dell’1-0 all’80”. Razzaghinia viene sostituito una manciata di secondi dopo, per tentare l’assalto al pareggio, che si trasformerà invece nel 2-0 finale per gli oceaniani. Il Belgio nella seconda gara darà una mazzata alle speranze iraniane di passaggio del turno, con Amir in panchina per 70’ ed un anonimo ingresso sul 4-0. La gara contro l’Egitto da titolare sarà scialba e giocata con la certezza di essere già eliminati, vista la differenza reti pessima, con 0 punti raccolti.

Marko Stamenic – Nuova Zelanda

Centrocampista moderno, dotato di una struttura fisica importante (188 cm), che abbina ad una qualità tecnica più che buona: Stamenic è cresciuto calcisticamente in Europa, prima in Danimarca, passando poi per Serbia e Grecia, prima di fare una più che discreta stagione allo Swansea quest’anno. Il ritmo inglese, seppur sia quello della Championship, sembra essergli cucito addosso. Ottimo distruttore di gioco, quest’anno tra i pari ruolo nel suo campionato è nel 2% dei migliori per recupero palla via intercetto. Sarà la spina dorsale del centrocampo neozelandese, in una mediana a 2 dalla quale passerà molto del gioco per la selezione oceanica: è fondamentale come baricentro nel blocco basso dei suoi, ed è decisamente messo nelle condizioni di lavorare in maniera ideale dal tipo di partite che aspettano i suoi.

Ci sarà tanto da correre senza possesso, ed una finestra temporale molto limitata con la disponibilità del pallone nei piedi: sembrano condizioni avverse per un centrocampista, ma è proprio l’habitat naturale dove Stamenic ama sguazzare. Il mondiale potrebbe significare una svolta per lui, una vetrina importante nella quale mettersi in mostra in vista del campionato e diventare oggetto del desiderio in questo mercato estivo per club più blasonati del suo Swansea.

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Centralità nella nazionale: alta

Punti di forza: Fase difensiva e fisicità

Scenario migliore: Con molta probabilità la prima gara contro l’Iran sarà già decisiva: Stamenic ha uno strapotere fisico tale da fare la differenza contro i persiani. I neozelandesi che, una volta conquistato il centrocampo, hanno in mano la partita e vincono 2-1 il primo match. La seconda gara contro l’Egitto sarà altrettanto combattuta, in un 1-1 finale agguantato proprio da Stamenic, che raccoglie ed incrocia all’angolino la respinta di un cross indirizzato a Wood nel centro dell’area. Risultato finale di 1-1 e bottino di 4 punti, con conseguente passaggio del turno ad alte probabilità. Infine, contro un Belgio prima senza punta (Lukaku in panchina), poi impreciso sottoporta, arriva uno 0-0 finale nella terza gara del girone che significa addirittura secondo posto finale.

Scenario peggiore: Stamenic ed i suoi non riescono a tenere il pallino del gioco, contro un ispirato Iran che passa avanti 1-0 e si chiude in un blocco basso difficile da scardinare. Saranno vani i tentativi di Wood e Stamenic, con due colpi di testa che si infrangono sulla traversa. L’Egitto non supera il portiere degli All Whites, ma la rete rimane inviolata anche per i “Faraoni”, in uno 0-0 amaro che significa 1 punto dopo due partite ed il Belgio da affrontare nell’ultima. Proprio contro il Belgio arriva il primo gol del mondiale neozelandese, ma il risultato finale dice 3-1 ed eliminazione dal torneo.


Girone H (Giovanni Dotta

Marc Pubill – Spagna

In una Spagna piena di talento offensivo, Marc Pubill può sembrare un profilo quasi controcorrente. Non ruberà gli occhi con l’elettricità di Lamine Yamal, la pulizia di Pedri o la fantasia di Nico Williams, ma arriva al Mondiale dopo una stagione importante con l’Atletico Madrid, dove si è trasformato da semplice terzino destro a difensore più completo, utilizzabile anche da centrale. Alto 1,90 e destro, ha quella struttura che negli ultimi anni è spesso mancata alla Spagna, con centimetri, duelli e capacità di difendere in campo aperto.

La sua convocazione, arrivata prima del debutto con la nazionale maggiore, lo rende di diritto una delle storie più belle dell’intera Coppa del Mondo: il classe 2003 potrà rivelarsi una soluzione preziosa quando De la Fuente avrà bisogno di più fisicità a destra o di un difensore capace di chiudere la linea come un terzo centrale. In una Spagna costruita per comandare il gioco, Pubill può essere utile proprio quando il copione si inceppa: se il palleggio non basterà e la partita si sposterà dal possesso al contatto, il suo profilo potrà diventare cruciale, aggiungendo centimetri, coperture e una dose di elegante ruvidità a una nazionale che spesso corre il rischio di specchiarsi troppo in se stessa.

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Centralità nella nazionale: media

Punti di forza: fisicità e duelli

Scenario migliore: Contro Capo Verde e Arabia Saudita De la Fuente lo schiera titolare, chiedendogli di spingere con giudizio e di trasformarsi quasi in un terzo centrale in fase di costruzione, fornendo un assist arretrato per il gol di Fabián Ruiz nella seconda partita. Nell’ultima contro l’Uruguay la sua prestazione diventa ancora più di spessore, reggendo fisicamente contro le sovrapposizioni sul lato sinistro. Ai sedicesimi contro l’Austria Pubill parte ancora titolare, controlla la propria fascia e sfiora il gol su calcio d’angolo. Dalla prestazione scintillante agli ottavi contro la Colombia prende forma la candidatura al “premio Fabio Grosso”: il terzino sorprendente, che nessuno aveva messo tra i protagonisti e invece finisce per incidere nelle partite che decidono un Mondiale.

Sulla scia di Capdevila nel 2010, Pavard nel 2018 e Montiel nel 2022, Pubill trova il suo momento nella semifinale contro la Francia: inserimento sul secondo palo, gol sporco e pesantissimo. La Spagna arriva in finale contro l’Argentina e la vince, mentre lui chiude il torneo come il difensore meno appariscente ma più simbolico della nuova Roja.

Scenario peggiore: Il mondiale di Pubill inizia in panchina, dal momento che De La Fuente preferisce una difesa più esperta con Pedro Porro e Cucurella sugli esterni. Nelle prime due partite Pubill gioca alcuni spezzoni con le gambe che tremano e non convince il ct, che non lo schiera nella partita decisiva per il primo posto contro l’Uruguay. A causa dell’infortunio di Pedro Porro diventa titolare nei sedicesimi contro l’Austria, in cui però rischia di compromettere la spedizione roja accumulando due cartellini gialli in 10 minuti. La Spagna riesce comunque a vincere e, pur tornando disponibile dai quarti, non accumulerà più minuti e sarà ricordato come uno dei giocatori meno incisivi della squadra vicecampione del mondo.

Maximiliano Araújo – Uruguay

Nell’Uruguay di Marcelo Bielsa il talento non è mai un fatto puramente estetico ma deve occupare spazio, aggredire la partita e sopravvivere dentro un sistema che non fa prigionieri. In questo senso, Maximiliano Araújo è uno dei giocatori che raccontano meglio la nuova Celeste: un esterno moderno nel senso più pieno del termine, che può giocare alto, da quinto o da laterale più prudente, senza cambiare troppo la propria natura. Al Mondiale arriva dopo una stagione di grande continuità con lo Sporting, chiusa con 2.215 minuti, 5 gol e 4 assist nella Primeira Liga portoghese: numeri importanti che però non esprimono la sua utilità nel dare ampiezza e profondità alla stessa azione, attaccando il secondo palo come un attaccante e ripiegando pochi secondi dopo nella propria area. I tifosi della Juventus lo ricorderanno bene, visto il gol del vantaggio che ha segnato a Torino.

Dentro una squadra che vive di pressione, campo aperto e riaggressione, Araújo può funzionare come il moltiplicatore tattico che allunga la linea avversaria, accompagna le transizioni e permette all’Uruguay di mantenere alta l’intensità: con giocatori come lui, Bielsa può cambiare struttura senza rinunciare alla propria identità, provando a regalare altre grandi soddisfazioni alla prima nazionale Campione del Mondo della storia.

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Centralità nella nazionale: alta

Punti di forza: duttilità

Scenario migliore: Nel debutto contro l’Arabia Saudita Araújo si prende subito la fascia sinistra, alternando strappi in profondità e tagli sul secondo palo e servendo l’assist per il gol decisivo di Darwin Núñez con un cross teso. Contro Capo Verde Bielsa gli chiede una partita ancora più offensiva: Araújo parte largo, riceve continuamente campo e segna con un inserimento sul lato debole. Con la Spagna la partita finisce in pareggio, ma Araújo costringe i futuri campioni del mondo a difendere più bassi del previsto. L’Uruguay passa il girone da seconda e ai sedicesimi  contro l’Argentina Araújo sembra indemoniato, seminando il panico nella difesa dell’Albiceleste. La sua nazionale esce ai rigori ma lui viene ricordato tra le sorprese più positive della competizione attirando le attenzioni del Liverpool, che lo acquista per 45 milioni di sterline.

Scenario peggiore: Il Mondiale di Araújo comincia con tanta corsa e poca precisione. Contro l’Arabia Saudita riceve spesso largo, ma sbaglia alcune scelte nell’ultimo terzo, alternando cross troppo profondi e conclusioni forzate. Contro Capo Verde l’Uruguay domina il campo, ma lui resta più bloccato del previsto, costretto a dare equilibrio mentre la squadra attacca dall’altro lato. Nell’ultima partita del girone la Spagna gli toglie campo alle spalle e Araújo finisce per giocare più da quinto difensivo che da esterno offensivo. L’Uruguay passa comunque il girone da migliore terza e ai sedicesimi trova l’Inghilterra: Bielsa gli chiede una gara di sacrificio totale, che però non sarà sufficiente per evitare l’eliminazione. 

Musab Al-Juwayr – Arabia Saudita

In una nazionale ancora inevitabilmente legata all’eco della vittoria nei gironi contro l’Argentina nel 2022, Musab Al-Juwayr rappresenta al meglio il tentativo della nuova generazione saudita di uscire dal ruolo di semplice comparsa.

Classe 2003 Al-Juwayr arriva al Mondiale dopo una stagione di altissimo livello all’Al-Qadsiah, con 6 gol e 11 assist nella Saudi Pro League: numeri importanti per un centrocampista centrale, che raccontano un giocatore ordinato e decisivo negli ultimi trenta metri – al punto che nella stagione 2025/26 è stato tra i migliori del campionato per occasioni create, 2.3 ogni 90 minuti. Al-Juwayr può dare all’Arabia Saudita qualcosa di diverso dalla sola intensità, con qualità nel primo controllo e la capacità di legare il possesso senza rallentarlo troppo. Non è un regista basso classico, ma neanche un trequartista puro: vive in quella zona intermedia in cui una nazionale sfavorita può trovare ossigeno, uscendo dalla pressione con un passaggio verticale o trasformando una ripartenza in un’occasione pulita.

Nel girone con Uruguay, Spagna e Capo Verde, il suo ruolo può diventare centrale perché l’Arabia Saudita avrà bisogno di sopravvivere a partite molto diverse, scegliendo con lucidità i pochi momenti in cui ripartire contro le grandi e chiamato a prendersi la responsabilità del pallone contro Capo Verde. In ogni caso, l’Arabia Saudita non può prescindere da Al-Juwayr, il giocatore necessariamente incaricato di trasformare una squadra ordinata in una capace anche di produrre.

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Centralità nella nazionale: alta

Punti di forza: visione di gioco

Scenario migliore: Nel debutto contro l’Uruguay la pressione della Celeste toglie tempo e spazio, ma nel secondo tempo riceve alle spalle del centrocampo, elude un contrasto e serve il pallone che porta al gol del pareggio saudita in transizione. Contro la Spagna la partita è quasi tutta di resistenza, ma Al-Juwayr riesce comunque a lasciare un segno con un paio di uscite palla eleganti e una punizione che costringe il portiere a un grande intervento. Nella gara decisiva contro Capo Verde l’Arabia Saudita deve vincere e lui si prende la squadra sulle spalle, prima trovando l’assist da calcio piazzato, poi segnando dal limite con un destro basso che vale il secondo posto nel girone.

Ai sedicesimi l’Arabia Saudita ritrova l’Argentina: a differenza di quattro anni fa lo scherzetto non riesce, ma Al-Juwayr si mette in mostra toccando tanti palloni e dimostrando di poter stare dentro una partita di livello mondiale senza abbassare lo sguardo. 

Scenario peggiore: Il Mondiale di Al-Juwayr si trasforma in una lunga rincorsa. Contro l’Uruguay viene soffocato dall’intensità della mediana sudamericana e finisce per ricevere lontano dalle zone in cui può incidere. Contro la Spagna tocca pochi palloni puliti: ogni volta che prova a girarsi trova un uomo addosso e la partita diventa più un esercizio di resistenza che di creatività. All’ultima contro Capo Verde, l’Arabia Saudita avrebbe bisogno della sua qualità per comandare il gioco, ma la pressione del risultato pesa. Al-Juwayr forza qualche verticalizzazione e non riesce ad accendere gli attaccanti. L’Arabia chiude ultima nel girone e il suo Mondiale resta intrappolato dentro un talento evidente ma non sufficiente per trasformarlo in una vera rivelazione.

Dailon Livramento – Capo Verde

Capo Verde arriva al Mondiale con il peso delle favole e una squadra che ha smesso da tempo di essere soltanto una bella storia. Nella prima partecipazione alla Coppa del Mondo, un traguardo enorme per un arcipelago di poco più di mezzo milione di abitanti, i Blue Sharks vogliono sorprendere con una nazionale solida e finalmente consapevole della propria dimensione internazionale.

Dailon Livramento è uno dei volti più adatti da raccontare in questa storia. Nato a Rotterdam, cresciuto nel calcio olandese e oggi al Casa Pia, ha scelto Capo Verde e si è trasformato in uno degli uomini più importanti delle qualificazioni mondiali, in cui ha segnato 4 reti ed è diventato una delle fonti offensive per la sua nazionale. Considerando che nel campionato portoghese ha prodotto 0 gol e 1 assist in 940 minuti con il Casa Pia, il Mondiale per lui può diventare l’occasione della vita, per dimostrare che la sua dimensione internazionale può essere più grande di quella raccontata dai numeri nel campionato.

Livramento è un attaccante adatto sia ad attaccare la profondità sia a giocare da centravanti statico, allungando la squadra, aprendo spazi per gli inserimenti degli esterni e trasformando palloni sporchi in corse utili. Nel difficilissimo girone con Spagna, Arabia Saudita e Uruguay, Capo Verde non avrà soltanto bisogno di difendere con ordine, ma anche di trovare qualcuno capace di dare un senso alle ripartenze: in questo senso, Livramento può davvero rivelarsi l’uomo che rende meno solitaria la favola.

Calciatori simili: Beto 

Centralità nella nazionale: medio-alta

Punti di forza: attacco della profondità

Scenario migliore: Capo Verde debutta contro la Spagna e Livramento passa gran parte della partita a correre tra i centrali, spesso lontano dalla porta, ma ogni volta che la nazionale riesce a uscire lui attacca lo spazio alle spalle della linea difensiva e costringe le Furie Rosse a difendere con qualche metro in più di prudenza, evitando un passivo troppo pesante. Nella partita decisiva Capo Verde soffre l’intensità della squadra di Bielsa, ma Livramento trova il suo momento su una transizione, anticipando il centrale e segnando il gol che tiene viva la nazionale. All’ultima contro l’Arabia Saudita, i Blue Sharks si giocano la possibilità di entrare tra le migliori terze e Livramento firma l’assist del vantaggio con un pallone arretrato per Ryan Mendes. Pur non riuscendo a ottenere la qualificazione, Dailon si mette in luce come un attaccante di buonissimo livello, venendo scelto dall’Udinese come comprimario di Davis. 

Scenario peggiore: Il salto di livello si rivela troppo alto. Contro la Spagna Livramento resta isolato tra i centrali, costretto a rincorrere lanci lunghi più che a giocare veri palloni. Contro l’Uruguay il copione è ancora più duro: i duelli fisici lo consumano e ogni ripartenza si spegne prima di diventare occasione. La partita con l’Arabia Saudita, sulla carta la più accessibile, diventa una gara nervosa, bloccata, in cui Capo Verde avrebbe bisogno di un episodio che però lui non riesce a trovare. I Blue Sharks chiudono il girone con orgoglio ma senza vittorie, e il Mondiale di Livramento resta dentro il confine della generosità, con tanto lavoro ma pochi palloni puliti.


Girone I (Michele Antinucci)

Francia – Maghnes Akliouche 

Se la Francia si presenta da grande favorita, il merito è soprattutto dell’abbondanza di talento tra i convocati. Non esiste infatti un giocatore “poco chiacchierato” tra i Bleus, e la quantità di top-player in rosa è vergognosamente esagerata. La consapevolezza che molti di questi finiranno a vedere il mondiale dalla panchina – quando probabilmente sarebbero titolari inamovibili anche in diverse selezioni blasonate – sembra uno schiaffo alla miseria. Uno di questi è Maghnes Akliouche. L’ala destra del Monaco è uno di quei giocatori che oggi sembrano anacronistici, ma che a vederlo ci riconcilia con questo sport. Oggi che il calcio moderno ci ha abituato ad ali tozze, esplosive e ipertrofiche, il francese di origini algerine è l’esatto opposto: longilineo, elegante e compassato.

Akliouche non sembra affetto dalla gravità come la gente comune. Intanto perché,  a vederlo, è difficile credere che pesi. Non ha un muscolo pronunciato, nessuno di quei 183 centimetri sembra remotamente atletico. Al suo interno probabilmente è vuoto, come un manichino, tanta è la leggerezza che lo contraddistingue. Se ci dovessi scommettere direi che la sua afro pesa di più del suo torso. E poi perché nelle movenze galleggia, come un tovagliolo di carta che il vento vuole portarsi via a folate alterne. Ma con la palla al piede acquista consistenza, diventa un fazzoletto di seta; spesso e sinuoso, elegantissimo. Per alcuni aspetti tecnici e fisici somiglia a Olise – con meno calcio, ma più disinvoltura nelle corsie centrali – e forse per questo Deschamps ha puntato su di lui come “doppione” dell’ala del Bayern.

Quello di Akliouche non è un calcio di grandi numeri, ma di grandi giocate. Sebbene le esigenze del calcio moderno lo abbiano relegato sulla corsia destra, il francese è uno di quei trequartisti mancati, quasi nostalgici; quelli che con un dribbling a centrocampo mettono il campo in discesa per tutti i compagni. Arriva al mondiale con sei gol, sei assist e un settimo posto in campionato. Numeri che non fanno gridare al miracolo, ma appunto la Akliouche-experience passa soprattutto per quello che fa vedere, prima che dai numeri che fa registrare.

Deschamps di lui ha detto che è molto introverso, e che questo si riflette anche sul campo, nel suo gioco. Sebbene la parola “introverso” sembra inappropriata; il coefficiente di difficoltà delle giocate che tenta, e, di riflesso, la disinvoltura con la quale le esegue non sembrano quelle di un ragazzo timido. Non sembra neanche uno di quei giocatori posseduti dalla cattiveria agonistica, con la voglia di spaccare il mondo, ma neanche uno di quelli che trasuda divertimento. E quindi rimane la natura, l’istinto animale, il riflesso quasi biologico. Gioca non perché deve, nemmeno perché vuole; gioca perché quello è il suo posto nel mondo.

Calciatori simili: Michael Olise con meno calcio

Centralità nella nazionale: medio-bassa

Punti di forza: dribbling

Scenario migliore: Deschamps punta su Dembelé, Cherki e Olise dietro a Mbappé, ma la facilità con cui i francesi annientano gli avversari permette a Akliouche di subentrare spesso e volentieri. Il mancino del Monaco si concede un gol e tre assist nel torneo, diventando insieme a Doué, Barcola e Thuram la batteria di sostituzioni di metà secondo tempo. I Bleus vinceranno il mondiale anche grazie al suo supersub, e questo verrà per sempre ricordato come il mondiale vinto prima ancora che iniziasse.

Scenario peggiore: La Francia gioca un calcio terrificante: il troppo effettivamente stroppia. I gironi vengono superati a fatica, con costanti battibecchi tra le sue stelle e un Deschamps preso dalle crisi di nervi. Il CT ha troppe gatte da pelare e ruota tutto il talento a disposizione un po’ a caso, senza mai trovare la quadra. Ai sedicesimi con la Costa d’Avorio l’1-1 dei tempi regolamentari forza i supplementari, dove l’ingresso di Akliouche si rivelerà disastroso, tra un gol divorato e il rigore decisivo calciato fuori dallo stadio.

Senegal – Ibrahim Mbaye

Dei ventisei convocati da Pape Thiaw per il Mondiale, dieci sono nati in Francia. Uno di questi è Ibrahim Mbaye, giovanissimo talento del Paris Saint Germain, che dovrà subito affrontare molti suoi compagni di squadra.

Mbaye è un calciatore moderno, figlio delle tendenze della scuola francese. Fisicamente straripante, sa svariare su tutto il fronte d’attacco, con una verticalità spaventosa. Il suo è un gioco completo: ha gamba sul lungo ma anche ottima padronanza nello stretto; è discretamente efficace con entrambi i piedi, il chè lo porta a essere pericoloso sia quando viene dentro al campo che quando va sul fondo. Si muove tanto senza palla, ma preferisce l’attacco dello spazio e la verticalità all’abbassarsi per prendere il pallone.

Le sue caratteristiche sono quelle di chi può virtualmente occupare qualsiasi casella in attacco. Oggi gioca esterno – sfruttando l’esplosività e un buon bagaglio di finte per forzare sempre l’uno contro uno col terzino di riferimento – ma la naturalezza dei suoi movimenti e la facilità di calcio aprono a tanti scenari diversi e molto intriganti, non ultimo quello di centravanti.

Il più giovane marcatore della storia del Senegal, il classe 2008 ha scelto di rappresentare la nazione del padre l’anno scorso, dopo una trafila nelle selezioni giovanili francesi. È stato subito responsabilizzato con un ruolo da dodicesimo uomo nella Coppa d’Africa (forse) vinta dai Leoni di Teranga, segnando agli ottavi contro il Sudan. Anche Luis Enrique gli ha dato fiducia in stagione, e il diciassettenne lo ha ripagato con 3 gol e 2 assist in 10 presenze da titolare. 

Calciatori simili: un giovane Donyell Malen

Centralità nella nazionale: media

Punti di forza: dribbling e attacco della profondità

Scenario migliore: Thiaw, un po’ a sorpresa, punta su di lui dall’inizio sulla corsia esterna di destra. Con la Francia semina il panico, sollevando dei dubbi sulla tenuta atletica di Theo Hernandez dopo un anno di Arabia Saudita. Il pareggio con i francesi e le vittorie con Norvegia e Iraq significano un amaro secondo posto a causa della differenza reti. Anche con la Costa d’Avorio lo spartito è lo stesso: Mbaye è una spina nel fianco costante di tutti gli esterni sinistri che incontra. 

Agli ottavi una rivincita con il Marocco spaventa la FIFA, che teme un bis della finale della Coppa d’Africa. Il Senegal invece domina, vincendo 2-0 con un gol e un assist del talentino del PSG. Il sogno si interrompe ai comunque storici quarti di finale contro l’Inghilterra, ma, come si dice, a star is born.

Scenario peggiore: Mbaye sbatte subito sui francesi, per poi ripetere l’assenza ingiustificata con la Norvegia. Perderà il posto nella partita con l’Iraq, vinta dagli africani che però non riusciranno comunque a qualificarsi tra le migliori terze.

Iraq – Marko Farji 

Le speranze irachene sono appese a quello che sembra un cosplayer di Cristiano Ronaldo. Marko Farji, attaccante nato e cresciuto in Norvegia e ora di proprietà del Venezia, si porta dietro una storia già di per sé interessante, ma che diventa ancor più sorprendente quando lo si vede giocare. 

Un ex-bambino prodigio, oggi Farji ha 22 anni ed è il giocatore più giovane della sua nazionale. Realisticamente lo vedremo alto sulla corsia sinistra, libero di puntare l’uomo e rientrare come ama fare, ma la stazza e la muscolatura portano a credere anche in un suo futuro da centravanti. Non che da esterno sia fuori luogo; di fatto ha delle movenze incredibili per il fisico che ha, con un tempismo nelle finte e una delicatezza nel tocco eccezionali quando rientra sul destro. Il suo template di riferimento è appunto palesemente il primo Cristiano Ronaldo, con le dovutissime proporzioni. 

Viene da un anno allo Strømsgodset, in Norvegia, nel quale ha fatto registrare 9 gol e 4 assist, prima di approdare in laguna a gennaio, senza lasciare mai veramente il segno. Probabilmente non è ancora pronto per la Serie A, o quantomeno è rimbalzato contro un livello al quale non era abituato, ma, come sappiamo, ai mondiali hanno saputo brillare anche le stelle più inaspettate.

Calciatori simili: Omar Marmoush

Centralità nella nazionale: medio-alta

Punti di forza: rientro sul destro e calcio

Scenario migliore: Pronti via e Farji fa prima ammonire e poi espellere Ryerson nel giro di un quarto d’ora. I norvegesi resistono in 10 ma a fine primo tempo il numero 21 iracheno tira fuori dal cilindro un tiro a giro dal vertice alto dell’area che varrà i 3 punti per i mediorientali. Lo spartito si riproporrà alla terza giornata con il Senegal, in cui serve l’assist per il gol dell’1-1 che vale il terzo posto e la qualificazione degli iracheni. Ai sedicesimi l’Iraq perderà dignitosamente contro il Portogallo, in una partita in cui Farji sarà distratto dalla presenza del suo idolo. Giocherà tutta la partita con gli occhi lucidi, ma questo non impedirà ai tifosi del Venezia di credere di aver fatto il colpaccio.

Scenario peggiore: L’Iraq non riesce a qualificarsi, rimbalzando sulla freschezza norvegese prima, sull’abbondanza francese poi e sulla resilienza senegalese all’ultima giornata. Farji gioca ma sembra un pesce fuor d’acqua, e, come a Venezia, l’impressione è che il livello sia semplicemente troppo alto.

Norvegia – Julian Ryerson

Nella Norvegia più forte di sempre, con un reparto offensivo straripante guidato Haaland, anche gli altri membri della rosa non vanno sottovalutati. Soprattutto se l’obiettivo è fare un mondiale importante, ed il primo girone è un girone tosto. Uno di questi è Julian Ryerson. Nominalmente il terzino destro, nello scacchiere di Solbakken è l’accentratore tecnico della prima costruzione dei norvegesi, e il suo approccio tutto genio e sregolatezza si prepara a stupire tutti.

L’esterno si affaccia a questo mondiale a 28 anni, dopo una stagione incredibile vissuta a Dortmund che lo ha visto chiudere con addirittura 16 assist, di cui 15 in 31 gare di Bundesliga. Ryerson è un giocatore intelligente, in grado di ricoprire tante zone del campo e non risentirne nelle prestazioni. Nelle ultime due amichevoli pre-mondiali ha fornito 2 assist, creato 12 occasioni e, contro il Marocco, è stato l’uomo in campo ad aver toccato più volte il pallone. 

Il CT di lui ha detto: «Preferisco non commentare il suo cervello… Quello che succede lì dentro non è normale». Ryerson è tutto fuorché convenzionale, a partire dai capelli. Non è il terzino “pendolino” che ara la fascia in continuazione, ma un costruttore aggiunto in fase di primo possesso. Uno sbocco sicuro per la costanza con cui si propone ai suoi compagni, un piede educato e complessivamente un’arma importante per servire ad Haaland, Sorloth e Strand-Larsen palloni perfetti. Le sue statistiche in Bundes lo collocano come miglior terzino per assist, grandi occasioni create e recuperi nella trequarti avversaria; è poi nel 10% dei migliori in cross riusciti, dribbling riusciti e palle recuperate. In una nazionale che può contare su Haaland, Odegaard, Sorloth, Nusa, Schjelderup, uno come Ryerson potrebbe passare in sordina, e questo potrebbe aumentare ancora la sua pericolosità. 

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Centralità nella nazionale: alta

Punti di forza: assist e regia

Scenario migliore: Un girone tostissimo obbliga la Norvegia a battere l’Iraq con più reti possibili nella prima gara: Ryerson fa la differenza sulla fascia destra, aiutato dallo straripante di Nusa che esercita gravità sul lato opposto e libera il terzino del BVB. Ricevendo palla libero Ryerson riesce ad alzare la testa e servire due assist ad Haaland, per poi chiudere la gara sul 5-0 con un diagonale rasoterra. 

Con il Senegal arriva il bivio che potrebbe cambiare le sorti del mondiale norvegese: match equilibrato, sbloccato da una punizione di Odegaard e pareggiato da una fuga alle spalle della linea difensiva di Manè. Ryerson all’80’ viene innescato sulla fascia, il suo cross è perfetto per la torre di Sorloth raccolta dall’inserimento decisivo di Thorsdvelt. Il 2-1 finale significa passaggio del turno quasi assicurato. Nella gara contro la Francia il tridente mozzafiato Olise-Dembelè-Mbappe impensierisce non poco la linea difensiva norvegese, che riuscirà però a chiudere ullo 0-0 sfruttando l’entusiasmo e chiudendo, seppur con affanno, tutte le giocate transalpine.

Scenario peggiore: Al debutto emerge subito tutto il lato folle di Ryerson: venti minuti dopo il calcio d’inizio con l’Iraq un’entrata killer a due piedi su Farji gli costa il cartellino rosso e quattro giornate di squalifica, che significano addio mondiali e ritorno a Dortmund con la coda tra le gambe.