Locatelli non è mai morto

La grande partenza del centrocampista italiano con Thiago Motta ha fatto ricredere chi si era dimenticato di lui.

La rinascita è un concetto spesso abusato nel giornalismo sportivo: tante, troppe volte basta anche solamente un periodo negativo di durata medio-breve per dichiarare la “morte” di un giocatore. La fretta, spesso ingiusta, con cui poniamo la figurativa pietra tombale sulla carriera di un atleta dice molto del nostro bisogno morboso di veder cadere gli eroi. È inevitabile, poi, che quando il periodo negativo si rivela transitorio in molti gridino al miracolo. Ci dimentichiamo però che i momenti no sono umani, e che basti quindi relativamente poco a un giocatore per “rinascere”. A volte è sufficiente l’arrivo di un compagno con caratteristiche complementari, oppure basta un cambio di allenatore o ancora un cambio di ambiente. Addirittura Cristiano Ronaldo parlava di cambiare gli scarpini se non segnava per troppe partite. 

L’ultimo giocatore – sempre secondo la narrativa popolare – a far ritorno dall’aldilà calcistico è stato Manuel Locatelli, che dopo un paio d’anni in chiaroscuro, grazie a un avvio convincente di stagione, sembra aver ritrovato il suo posto nel mondo dei vivi. Quasi eravamo dimenticati di lui, eclissato da un mercato che aveva visto gli arrivi a centrocampo di Khephren Thuram, Douglas Luiz e Teun Koopmeiners, per una spesa complessiva di oltre cento milioni di euro. La sua riscoperta si sta invece dimostrando uno degli acquisti più preziosi per il centrocampo di Thiago Motta, che nonostante le new entry e le pesanti rotazioni sembra vedere in Locatelli un perno fondamentale. 

La prima valorizzazione con De Zerbi

Tolta la parentesi al Milan, il primo a dare una centralità al centrocampista è stato De Zerbi, al Sassuolo dal 2018 al 2021. Il lavoro dell’allenatore bresciano è stato particolarmente prezioso nel formare il centrocampista lecchese in un giocatore totale, in grado di agire come regista sia difensivo che offensivo della squadra. 

I compiti richiesti da De Zerbi erano diversi; il principale era sicuramente di occupare la cabina di regia dei neroverdi, e quindi prendendosi la responsabilità della sublime costruzione dal basso del Sassuolo. Tipicamente Locatelli si abbassava in fase di possesso, formando una difesa a tre con i due centrali, o inserendosi centralmente tra di loro o posizionandosi sul centrosinistra come braccetto. In questo modo non solo portava qualità alla costruzione degli emiliani, ma permetteva ai terzini – soprattutto Rogério – di salire con maggior libertà.

La sua posizione comunque godeva di particolare fluidità, come spesso vediamo nei centrocampisti di De Zerbi. Anche per questo, soprattutto in combinazione con Obiang, era possibile vederlo come mezzala sul centrosinistra, col compagno guineano ad agire da regista. Il suo ruolo più congeniale era comunque davanti alla difesa, in modo da toccare più palloni possibili in fase di possesso (e con De Zerbi il suo record sarà di 120 tocchi), schermando tra le linee in fase di non possesso. 

Nei tre anni con De Zerbi Locatelli cresce in tutte le fasi del gioco. Anche una volta uscito il pallone dalla difesa, il lavoro del centrocampista non finisce: come possiamo notare dalla heatmap di quella stagione, diventa fondamentale anche la densità di gioco che crea sulla trequarti offensiva. A rubare l’occhio a molti addetti ai lavori è soprattutto la sua capacità di galleggiare senza palla tra le linee. Con una lettura degli spazi molto precoce per un 22enne, si fa spesso trovare libero dai compagni per offrirgli un respiro dalla pressione. Tutto questo riesce ad abbinarlo a un’ottima visione di gioco, con le sue verticalizzazioni che diventano un’arma per De Zerbi contro le squadre più chiuse, il tutto condito da un’importante fisicità (stiamo comunque parlando di un giocatore di 1,85 metri e 75 kg).

Heatmap della stagione 2020/21 di Locatelli. (sofascore.com)

La stagione 2020-21, l’ultima al Sassuolo, si rivelerà la migliore a livello statistico: raggiunge una media di 87,6 passaggi per 90’, con una percentuale di completamento sopra l’87%. È il giocatore che tenta e completa più passaggi della rosa, staccando tutti i compagni di reparto. Con 99 tocchi per 90’ è di gran lunga il giocatore per cui passano più palloni; di questi 21 sono nel terzo difensivo, 61 nella parte centrale del campo e 16 nella trequarti avversaria, a dimostrazione della sua centralità in tutte le fasi di gioco.

L’involuzione con Allegri

Locatelli, come detto, con Allegri vive uno dei momenti più difficili della sua carriera. È innegabile che il mister livornese ha trasformato nel suo triennio Locatelli in un giocatore sempre più conservativo, a differenza di quanto visto nel suo percorso con De Zerbi. Rispetto all’avventura neroverde infatti i suoi compiti diventano sempre più concentrati sulla fase di non possesso, restringendo il suo raggio d’azione con la palla.

Questo processo di trasformazione in un giocatore maggiormente statico in realtà non avviene nel primo anno di Juve, dove si divide il ruolo di schermo davanti alla difesa e palleggiatore con Bentancur nel 4-4-2 o 4-2-3-1. È con il trasferimento dell’uruguagio che le cose cambiano: Locatelli viene sempre più impiegato come vertice basso, quasi ad agire da metodista. Allegri punta su un vertice basso dalle grandi doti fisiche e con una spiccata capacità di lanciare lungo, accantonando però le qualità del lecchese di regista cerebrale. Dalle parti di Locatelli cominciano a passare molti meno palloni, che da crocevia fondamentale nel palleggio di De Zerbi diventa una fermata occasionale nella manovra di Allegri. Colpisce anche il numero di tocchi per 90’, che crolla a 59: un numero abbastanza basso tra i pari ruolo.

L’evoluzione (o involuzione) negli anni di Locatelli.

Come detto le cause sono da attribuire anche e soprattutto alle scelte conservative di Allegri, che sfruttano Locatelli prima di tutto per le sue qualità in interdizione. Spesso il suo compito principale è quello di schermo della difesa, dove riesce a sfruttare non solo la fisicità in tackle ma anche le letture senza palla. Questo però finisce con l’oscurare le sue qualità tecniche, riducendolo quasi a un difensore aggiunto e cancellando ogni traccia del centrocampista brillante apprezzato sotto De Zerbi.

I cambiamenti portati da Motta

Rispetto a quanto visto con Allegri, Thiago Motta ha fatto scelte diverse, anche negli interpreti a centrocampo. Se il tecnico livornese sembrava preferire interpreti muscolari ma passivi, Motta ha invece restituito dinamismo al centrocampo bianconero. Locatelli è tornato nella mediana a due, affiancato da una serie di esperimenti tutti contraddistinti da una particolare mobilità e fluidità posizionale.

Nella prima uscita stagionale contro il Como Locatelli viene schierato al fianco di Thuram. La Juve sembra voler impostare 2+2, con Cambiaso che si alza e si abbassa per non dare riferimenti e il centrocampista italiano che si scambia proprio con il terzino. Dalla sua mappa di passaggi possiamo vedere come il compito principale era quello di ricercare la soluzione verticale, lasciando il compito di palleggiatore nel breve a Thuram.

Con il Verona – complice l’infortunio di Thuram – i compiti di Locatelli cambiano sensibilmente. Partendo sempre in mediana, questa volta a fianco di Fagioli che lo sostituisce nelle mansioni più verticali, Locatelli si prende le responsabilità del palleggio. Anche senza palla cambiano i suoi compiti, con un baricentro più alto e annessi compiti di pressing. Questa scelta paga, con la Juventus che schiaccia il Verona nella sua metà campo per tutto il primo tempo, e proprio con un pallone preziosissimo rubato alto da Locatelli su Duda i bianconeri passano in vantaggio.

La passing map di Locatelli contro il Verona. Qui vediamo una maggior densità di passaggi corti, a dimostrazione della varietà di compiti che gli chiede Motta.

Le statistiche della partita ci fanno anche apprezzare meglio la funzione di Locatelli nella partita: 101 passaggi tentati di cui 89 riusciti; 112 tocchi, dato più alto della sua esperienza in bianconero. Dai suoi piedi poi nascono 3 azioni che portano al tiro, di cui una che porta al gol. Importante è anche l’apporto difensivo, con il 75% di successo nei duelli a terra (3/4) e il 100% di successo (2/2) nei duelli aerei. Rispetto quindi al triennio Allegriano, aumenta significativamente l’apporto del centrocampista anche nell’ultimo quarto di campo.

La pressione alta di Locatelli che porta al primo gol di Vlahovic.

Anche nel debutto europeo di quest’anno Manuel Locatelli è stato fondamentale per la vittoria netta per 3-1 sul PSV. Durante la partita abbiamo visto come il centrocampista bianconero abbia svolto i compiti già descritti prima. La sua prestazione potremmo quasi definirla di Kroossiana memoria. Terminerà la partita una precisione nei passaggi del 91%, di cui un passaggio chiave. Anche nel lavoro senza palla sembra essersi riscoperto un grande equilibratore, seguendo praticamente a uomo Til e neutralizzandolo.

Adesso Locatelli dovrà essere in grado di riconfermarsi, ma sembra godere di un livello di fiducia – sia in se stesso che da parte di Motta – che non aveva mai provato in bianconero. Forse, alla fine, basta così poco per rinascere, anche quando tutti ti danno per morto.