Una bevanda con il “superpotere” di mettere le ali a chi la beve. È questo lo slogan – che ormai tutti conosciamo – e la promessa che la Red Bull, l’energy drink più venduto al mondo, fa a tutti coloro che ne sentono parlare.
Dal 1987, anno in cui un giovane Dietrich Mateschitz, studente di marketing a Vienna, incontra in un viaggio in Thailandia il farmacista Chaleo Yoovidhya e crea il celebre e inconfondibile energy drink, la Red Bull comincia la sua rapida diffusione prima in Europa e poi gli States, fino a conquistare 171 paesi differenti.
Fondamentali per la crescita del marchio sono state le continue attività di marketing, che hanno portato la società nel 2004 a spendere addirittura il 30% del proprio fatturato in sponsorizzazioni, pubblicità ed eventi. Ad oggi il celebre logo, con i due tori rossi che si scontrano su un cerchio giallo, appare in eventi di ogni genere, tra cui MotoGP, F1, il rally Parigi-Dakar, spettacoli aerei, eSports e, soprattutto, il calcio.
Il rapido e discusso inizio nel calcio
Nel 2005 Mateschitz decide di investire per la prima volta nel mondo del calcio, iniziando dalla sua nazione d’origine e rilevando come socio di minoranza, seppur con un importante ruolo esecutivo, l’Austria Salisburgo. L’acquisizione è solo il primo progetto del gruppo Red Bull nel calcio, ma sin da subito genera moltissime controversie tra tifosi e federazioni, a causa degli enormi stravolgimenti introdotti dalla società. Colori, logo e addirittura il nome dell’Austria Salisburgo cambiano. Al suo posto prende piede il nuovo Fußballclub Red Bull Salzburg: il viola lascia spazio al rosso e al giallo, mentre il vecchio stemma viene sostituito dal celebre logo con i due tori. Tutti cambiamenti che, come è facile intuire, non sono stati apprezzati dai tifosi e hanno creato una netta linea di demarcazione, al punto che parte di loro ha scelto di distaccarsi fondando un altro Austria Salisburgo, che milita attualmente nella terza divisione austriaca.
La rivoluzione di Red Bull ha avuto un forte impatto anche a livello tecnico. Mentre fino al 2005 il club deteneva in bacheca solo 3 titoli nazionali e 3 Supercoppe, nei 20 anni successivi ha vinto 14 titoli nazionali e 9 Coppe d’Austria, lavorando continuamente con rose composte da calciatori giovani e talentuosi. L’ottimo lavoro dal punto di vista tecnico della società austriaca ha portato il Salisburgo nel 2017/18 a disputare la semifinale di Europa League, oltre alla costante partecipazione negli anni alla Champions League.
A certificare l’incredibile opera sul mercato della squadra, basterebbe menzionare alcuni giovani atleti passati a Salisburgo e valorizzati dal lavoro del club austriaco. Tra questi troviamo ad esempio calciatori del calibro di Adeyemi, Manè ed Haaland o quelli poi ceduti poi al Lipsia, il fratello “maggiore” del Salisburgo, come Naby Keita, Upamecano, Szoboszlai e Sesko.
L’espansione
Il secondo grosso investimento di Red Bull nel calcio avviene oltreoceano, in cui nel 2006 Mateschitz acquista i New Jersey Metrostars, squadra militante nella Major League Soccer, e la trasforma nei New York Red Bulls. Questo investimento ha di fatto scoperto le carte sull’obiettivo ultimo del colosso mondiale: fondare un vero e proprio complesso di squadre riunite sotto il marchio Red Bull e costituire la più grande multiproprietà della storia del calcio. Il connubio Red Bull-calcio negli States sarà però un successo più economico che sportivo, con solo due finali della fase finale di campionato raggiunte dal club dal 2006.

Il successo economico ottenuto negli USA ha spinto la compagnia a spostarsi rimanendo nel continente ma puntando verso sud, in Brasile. Nel paese verdeoro i problemi però non sono mancati: a causa dell’opposizione della federazione brasiliana al tentativo di acquisizione della Juventude, il colosso austriaco si è trovato costretto ad optare per una strada secondaria: nel 2007 viene quindi fondato da zero il Red Bull Brasil, che però non raggiungerà mai la massima serie nazionale.
Dovranno passare ben 13 anni di attesa per raggiungere l’obiettivo originario: nel 2020 il gruppo Red Bull riesce infatti ad acquistare il C.A. Bragantino, dando vita al Red Bull Bragantino e approdando finalmente nel Brasileirao. Il Red Bull Brasil si trasforma quindi in una sorta di club satellite del Bragantino, mentre quest’ultimo, sotto le nuove vesti biancorosse, vince il suo terzo campionato paulista (campionato statale di Sao Paolo), raggiungendo persino la finale di Copa Sudamericana.
Il progetto di espansione ed apertura a più mercati possibili continua tuttora, come dimostra il recente tentativo fallimentare di approdare nel territorio africano, formando il Red Bull Ghana. Il gruppo societario ha provato ad espandersi anche in Europa, come dimostrano le indiscrezioni, riferite al nostro campionato, sull’interesse per l’Udinese e il Torino. Recentemente inoltre, Red Bull è diventata main sponsor del Leeds United in Inghilterra ed ha acquisito il 10% del Paris FC, minacciando la supremazia cittadina del PSG nella capitale francese.
Il RB Lipsia
Il progetto di maggior successo di Red Bull nel calcio, è stato però senza dubbio il RasenBallsport Leipzig (più conosciuto, in via non ufficiale, come Red Bull Lipsia). Il tentativo di entrare nel calcio tedesco inizia nel 2009, con il tentativo di acquisire la storica Dinamo Dresda: l’accordo non va però a buon fine e costringe il gruppo austriaco a cambiare obiettivo, virando sul SSV Markranstadt, club della quinta serie tedesca. In sole sette stagioni il club riesce a scalare tutte le divisioni – traguardo probabilmente irrealizzabile per qualsiasi altro club senza le loro risorse economiche – e nel maggio 2016 il RB Lipsia è promosso in Bundesliga.
In Germania la Red Bull riscuote calcisticamente il successo maggiore, ottenendo da subito ottimi risultati: alla prima stagione in Bundesliga il Lipsia chiude infatti il campionato al secondo posto (miglior risultato per una neopromossa dal 1997), qualificandosi sin da subito alla Champions League. Un dato di certo eclatante, ma che negli anni verrà stabilmente confermato. Il lavoro svolto dalla società porta il Lipsia a centrare ogni anno la qualificazione alle competizioni europee, di cui 7 su 8 alla Champions League, vincendo parallelamente 2 Coppe di Germania ed 1 Supercoppa nazionale.

Il progetto segue con continuità quanto costruito a Salisburgo: giocatori giovani, pronti e futuribili che, giocando in un clima privo di particolari pressioni, sono liberi di esprimersi. A Lipsia esplodono giocatori come Szoboszlai, Sabitzer, Olmo, Werner, Upamecano o Nkunku, tutti ceduti a peso d’oro dal club registrando delle plusvalenze notevoli, che hanno permesso di continuare ad investire ed assicurarsi a titolo definitivo talenti di valore sempre maggiore come Xavi Simons, Nusa e Openda, oltre ad altri giocatori di eccellente prospettiva.
L’inizio dei problemi
Sembrerebbe a prima vista l’inizio di una bellissima fiaba: un progetto vincente, funzionale, auto-sostenibile e accompagnato da risultati sportivi degni di nota. Eppure, nell’ultimo anno qualcosa sembra essersi rotto e il meccanismo ha iniziato a smettere di girare correttamente.
Il Lipsia si trova infatti attualmente al 6º posto in Bundesliga (se concludesse così sarebbe il peggior risultato da quando milita nella massima serie, insieme al 6º posto della stagione 2017/18, quando ottennero la prima promozione), mentre il Salisburgo, dopo anni di dominio incontrastato in Austria, si ritrova in questo momento solamente in terza posizione nel suo campionato, ad 8 punti dalle prime due. Entrambe poi hanno chiuso sotto la 32esima posizione del girone unico di Champions League, con soli 3 punti guadagnati nelle 8 partite disputate.
Per comprendere le cause alla radice di questa crisi delle due squadre gemelle, bisogna analizzare il leitmotiv che le ha caratterizzate nel corso degli anni.
Le due fasi
Il Lipsia ha sempre legittimato le sue annate proponendo uno stile di gioco coraggioso, votato all’attacco e capace di valorizzare gli interpreti offensivi. Non sono un caso gli ottimi score di calciatori come Werner (28 gol nel 2019/2020 in Bundesliga e secondo solo a Lewandowski nella classifica marcatori) o Nkunku (35 gol e 16 assist nel 2021/2022 e capocannoniere di Germania l’anno successivo). In generale i risultati del club sassone sembrano strettamente correlati ai dati sulla produzione offensiva, al punto che alla peggior stagione in Bundesliga del Lipsia (6º posto nella stagione 2017/18) corrisponde anche quella con il peggior dato in termini realizzativi della squadra (1.68 gol p90).
Anche in questa stagione, iniziata non nel migliore dei modi – per usare un eufemismo – la squadra sembra faticare a segnare come ci aveva abituati (finora 1.58 gol segnati p90, peggior dato da quando il Lipsia milita in Bundesliga). Le ragioni della crisi attuale del club non sembrano tuttavia riferirsi solo alla fase offensiva, bensì a quella difensiva. Nelle 7 stagioni in cui il Lipsia ha raggiunto la Champions League, il club non ha mai concluso il campionato fuori dalla top 3 nella classifica dei gol subiti, risultando la miglior difesa della Bundesliga in 3 occasioni (sotto la guida di Ragnick, Tedesco e Nagelsmann).
Anche in questo caso i dati rappresentano un campanello d’allarme, sintomo di una patologia ben più grande. In questa stagione, dopo solamente 24 giornate, il Lipsia è infatti nono per xG subiti, figurando come quarta difesa del campionato, con solo 5 gol subiti in meno rispetto all’intera scorsa stagione.
Delusioni di mercato
A questi fattori sembra aggiungersi anche la difficoltà dei nuovi innesti ad incidere. Antonio Nusa, l’acquisto più oneroso del club nell’ultimo mercato estivo, sta vivendo una stagione transitoria nella quale è costretto a giocare in una posizione molto defilata dalla porta, ruolo al quale non era abituato. Nella classifica delle ali dei migliori cinque campionati europei, il norvegese figura appena al 19° posto per tocchi in area di rigore avversaria e al 17° per azioni da tiro (addirittura è solo 9° per azioni da tiro fra le ali della Bundesliga).
Lo stesso si può dire per Geertruida, l’altro grande colpo del mercato estivo del Lipsia, che quest’estate ha fatto parte della selezione Oranje ad EURO 2024 e che era stato messo nel mirino anche dal PSG, oltre ad essere stato vicinissimo all’Aston Villa. L’ex Feyenoord si sta ritrovando in uno strano limbo nei continui cambiamenti di sistema di Marco Rose: con una difesa a 4 l’olandese non è titolare (ha infatti collezionato solo 13 presenze dal 1’ in Bundes), mentre con una difesa a 3 viene schierato come terzo di destra.
A loro si aggiungono anche Ouèdraogo, strappato in estate dalle mire del Milan, e Vermeeren, in prestito dall’Atletico Madrid, che si stanno dimostrando non ancora pronti per incidere in un club del livello del Lipsia. In una situazione così complicata la squadra sembra affidata quasi esclusivamente ai migliori tre calciatori della scorsa stagione: Sesko, Xavi Simons e Openda sono infatti i primi tre giocatori in rosa sia per gol fatti che per assist forniti, ergendosi a colonne portanti da cui ripartire.
Per non farsi mancare nulla, il club ha anche deciso di esonerare in anticipo (anche se ci sarebbe stata molto probabilmente una separazione in estate) Marco Rose, sulla panchina dei sassoni da 3 stagioni.
La società per il futuro sta valutando Roger Schmidt, che si è liberato dal Benfica quest’estate e conosce già l’ambiente Red Bull, avendo già allenato il Salisburgo, ed Oliver Glasner, attuale allenatore del Crystal Palace, che sta confermando i buoni risultati in Premier League dello scorso anno. Il nome preferito (anche da Jurgen Klopp, il Global Head of Soccer di Red Bull) sembra però essere Sebastian Hoeneß: anche in questo caso si tratterebbe di un ritorno a casa per il tecnico, dal momento che l’attuale allenatore dello Stoccarda in passato ha allenato le giovanili dell’ RB Lipsia fino all’Under-17.
E il Salisburgo?
In Austria il Red Bull Salisburgo sta, suo malgrado, seguendo a pieno il trend dei “fratelli” tedeschi, con alcune similitudini nelle criticità dei due club. Il cammino in Champions League si è chiuso con uno score identico a quello del Lipsia, con una vittoria e sette sconfitte, nonostante il livello della rosa fosse certamente inferiore a quello del club sassone e avesse l’età media più bassa della competizione, appena 21,8 anni.
Nonostante le aspettative in Champions League non fossero alte, le pesanti sconfitte contro Sparta Praga e Brest hanno costituito delle note particolarmente negative, dal momento che in seguito il Salisburgo ha dovuto affrontare Real ed Atletico Madrid, PSG, e Leverkusen (riuscendo però a vincere la sua unica partita nella bolgia del De Kuip contro il Feyenoord).
Aspettative ben diverse erano però quelle sulla Bundesliga austriaca, dove la squadra alpina era chiamata ad un colpo di coda dopo aver perso, dopo 10 anni di imbattibilità, il campionato a discapito dello Sturm Graz. Per ora, però, la crepa aperta lo scorso anno sembra solamente destinata ad espandersi. I cambiamenti ai piani alti di Red Bull, per quel che riguarda il calcio, hanno toccato anche il Salisburgo. Gli austriaci si sono presentati a questa stagione con un organigramma societario totalmente modificato e con una nuova guida tecnica, dal momento che lo scorso anno l’esperimento di ingaggiare come allenatore Gerhard Struber, un prodotto interno del club formatosi tra Liefering (altra squadra minore di Red Bull in Austria) e New York RB, non ha pagato, portando ad un risultato sotto le aspettative.
La rivoluzione tattica
Quest’anno il nuovo gruppo dirigenziale ha proposto come head coach lo storico vice di Jurgen Klopp, Pep Lijnders, al debutto nel ruolo. Questa mossa si è rivelata però infruttuosa: la società ha deciso di esonerare l’olandese a fine Dicembre, con la squadra al quinto posto e distante ben 13 punti dallo Sturm Graz capolista. Lijnders è stato sostituito da Thomas Letsch, altro cavallo di ritorno che in passato aveva allenato le giovanili del Salisburgo. Il tecnico tedesco ha, ad oggi, collezionato 3 vittorie e 3 pareggi in Bundesliga austriaca, tra cui un’importante rimonta contro lo Sturm Graz, e ha riportato il club, ancora terzo, a 8 punti di distanza dalla vetta del campionato.
Un altro problema comune tra gli austriaci e i fratelli tedeschi è la difficoltà nel concretizzare, come conferma la situazione di netta underperformance di questa stagione (solo 31 gol segnati, a fronte di 37,3 xG). La similitudine con il Lipsia che preoccupa di più è però la mancata partecipazione dei nuovi arrivati. I due centrali Clark e Gadou, arrivati da Liverpool e PSG, non stanno mantenendo un rendimento eccezionale, mentre il talentino spagnolo Bajcetic, proveniente anche lui dal Liverpool in prestito, ha deciso di cambiare aria già nella sessione invernale, in direzione Las Palmas.
Anche le partenze verso l’Italia di Pavlovic e Gourna-Douath non hanno migliorato questa situazione, lasciando solamente Oscar Gloukh e Konatè, le uniche due vere note liete arrivate dal mercato nelle ultime sessioni, a trainare il club (il primo è il miglior marcatore, miglior assistman, primo per goal attesi, primo per tiri nello specchio p90 e primo per grandi occasioni create).
Konatè, centravanti ivoriano già campione d’Africa con Les Éléphants nel 2023, dopo sei mesi al Liefering, nell’anno successivo si è consacrato come vero catalizzatore del Salisburgo, vincendo il titolo di capocannoniere della Admiral Bundesliga con 20 gol (22 totali in stagione). Oltre ai problemi già citati, in questa stagione per gli austriaci si è aggiunto anche il suo al legamento crociato, che ha comportato la fine della stagione per il bomber africano.
Il destino incrociato
Come per una sorta di fil rouge invisibile, le squadre di punta del gruppo Red Bull sembrano accomunate dal dover affrontare, nello stesso momento, la prima vera crisi della loro nuova e breve storia (anche il Bragantino ha avuto un periodo di crisi, rischiando la retrocessione lo scorso anno): l’assunzione di Jürgen Klopp come Global Sports Director dell’intero gruppo societario avrà anche l’obiettivo di arginare la criticità, permettendo al Lipsia e al Salisburgo di tornare a spiccare il volo e di ritrovare i risultati a cui ci avevano abituato finora.