L’Europeo sta per iniziare e tu non sei affatto preparato? Non importa, con questa guida ti racconteremo i giocatori più interessanti che (forse) ancora non conosci. Così quando alla grigliata inaugurale sentirai parlare dei vari Mbappe, dei Musiala e dei Bellingham, tu potrai rilanciare con aria di sufficienza alcuni dei nomi più hipster del torneo.
Adam Wharton – Inghilterra, Crystal Palace
L’Inghilterra di Southgate è probabilmente una delle squadre con più talento dell’Europeo, basti pensare alla lista degli esclusi (Grealish, Rashford, Sancho, Sterling per dirne alcuni). Anche le sue stelle più giovani ormai le conosciamo benissimo, e i vari Foden (2000), Saka (2001) Palmer (2002), Bellingham (2003) e Mainoo (2005) sono pilastri di alcuni dei club più grandi d’Europa. Chi invece potreste ancora non conoscere è Adam Wharton, centrocampista del Crystal Palace che solamente sei mesi fa giocava ancora in Championship.
Passare dalla seconda serie alla convocazione agli Europei non è scontato, ed il centrocampista classe 2004 se lo è ampiamente meritato. Esploso nel Palace di Glasner (a sorpresa una delle squadre più rappresentate del torneo, grazie anche a Eze, Guehi, Henderson e Andersen), Wharton è dotato di un QI calcistico fuori dal comune. Potremmo definirlo il perfetto centrocampista box-to-box amato dagli inglesi: eccellente playmaker in fase offensiva, sa usare molto bene il fisico quando si tratta di difendere, senza perdere lucidità nel far ripartire l’azione anche con lunghe cavalcate palla al piede. Non sappiamo quanto – o se – giocherà (Southgate ha convocato solo quattro centrocampisti di ruolo) ma siamo sicuri che tra non molto lo vedremo in un top club.
Probabilità di giocare: 3/10
Aura: 8/10
Ci ricorda: Michael Carrick
Scenario migliore: L’Inghilterra fatica all’esordio con la Serbia, dimostrando che l’esperimento Alexander Arnold a centrocampo non sia forse la soluzione migliore. Southgate sceglie lui invece di Mainoo per agire al fianco di Rice già dalla seconda partita con la Danimarca: Wharton prende le redini della squadra e non lascia più il posto. L’Inghilterra arriva in fondo e vince il titolo. Dalla Championship al tetto d’Europa in soli sei mesi.
Scenario peggiore: Southgate non lo vede, tra i titolari non c’è possibilità di entrare e come cambi preferisce Mainoo e Gallagher. Zero minuti disputati e, come se non bastasse, l’Inghilterra esce in semifinale lasciandolo a mani vuote.
Petar Ratkov – Serbia, Red Bull Salisburgo
Quando un giovane dell’est Europa gioca in una squadra dell’universo Red Bull è sempre un campanello che dovrebbe attirare la vostra attenzione. Petar Ratkov è una punta che potrebbe esser stata realizzata con lo stampino di Benjamin Sesko, sia come caratteristiche fisiche che come movimenti in campo.
Alla prima stagione con il Salisburgo ha timbrato sei volte il cartellino e fornito tre assist, numeri non straordinari ma comunque buoni trattandosi di un 2003 che ha giocato titolare solo la metà delle partite. Punta centrale di 193 cm, oltre ad essere ovviamente forte di testa, è un giocatore incredibilmente armonico, capace di dare il meglio di sé negli spazi stretti. Grazie alle lunghe leve è però anche in grado di attaccare benissimo la profondità.
Probabilità di giocare: 3/10
Aura: 7/10
Ci ricorda: Patrik Schick
Scenario migliore: La Serbia perde all’esordio con l’Inghilterra e pareggia con la Slovenia. L’eliminazione è dietro l’angolo e nell’ultima gara contro la Danimarca al settanticinquesimo minuto l’allenatore butta nella mischia anche Ratkov per cercare la qualificazione. Su una palla spizzata da Vlahovic l’attaccante del Salisburgo la sistema con il petto e scarica a tutta forza in porta. La Serbia uscirà comunque al turno dopo, ma il mondo ha conosciuto Petar Ratkov.
Scenario peggiore: Oltre Vlahovic ha davanti Mitrovic e Luka Jovic in versione Eintracht. Sono zero i minuti sul tabellino, con la Serbia eliminata per l’ennesima volta ai gironi.
Benjamin Šeško – Slovenia, RB Lipsia
Questo europeo arriva in un momento strano della carriera di Šeško. L’attaccante sloveno viene da due campionati in cui ha messo a referto trenta gol in sessantuno presenze, numeri eccezionali per un classe 2003. Il ragazzo ha retto alla grande il passaggio nell’estate scorsa dalla Bundesliga austriaca a quella tedesca, dimostrando di non patire assolutamente il salto di livello. Le aspettative erano già alte prima del suo passaggio al Lipsia, che era sembrata solo una tappa transitoria prima dell’inevitabile asta tra le superpotenze di Premier per aggiudicarselo. Lo sloveno ha però deciso di rinnovare con il club della Red Bull, sorprendendo non poco ma soprattutto rallentando, senza però mai fermare, il carro di hype che porta il suo nome.
Rubando un termine cestistico, Šeško è un unicorno. Già le velocità che raggiunge sarebbero una rarità per un giocatore alto 195 centimetri, ma a queste abbina una pulizia tecnica che gli permette di non diminuire i giri con la palla al piede. Se non bastasse è eccellente in fase di finalizzazione; quest’anno ha segnato 14 gol da 7,7 xG (plusvalore di +6,3, secondo più alto in Bundes). La sua precisione è dimostrata dal fatto che più della metà dei suoi tiri sono in porta (53,2%) e praticamente uno su tre finisce in rete (0,30 gol per tiro). Non apprezza i gol banali, e infatti in entrambe le statistiche risulta primo tra i giocatori della Bundesliga con almeno dieci gol.
Probabilità di giocare: 9/10
Aura: 7/10
Ci ricorda: Dimitar Berbatov
Scenario migliore: Nella prima partita con la Danimarca è impalpabile, la Slovenia perde e molti gridano al bluff. Con la Serbia sembra la controfigura di se stesso, la squadra strappa comunque un punto che sa però di eliminazione. Un Inghilterra già sicura del passaggio del turno si presenta in formato “B”, ma Šeško parte solo dalla panchina. Entra all’intervallo con la sua squadra sotto 1-0 e ribalta la partita, segnando due gol fantastici in 45’ che permettono alla Slovenia di passare il turno come una delle migliori terze. Agli ottavi strapazza il Portogallo con una tripletta davanti a un mortificato Cristiano Ronaldo; ai quarti deve arrendersi ai Paesi Bassi, con il gol della bandiera che però gli permetterà di vincere la scarpa d’oro del torneo.
Scenario peggiore: Praticamente lo scenario migliore ma al contrario; segna sia con la Danimarca che con la Serbia ma questi gol non bastano ad evitare zero punti in due partite. Con l’Inghilterra manca clamorosamente due volte la porta a tu per tu col portiere sullo zero a zero, prima del gol di Eberechi Eze all’ottantesimo che spegne le speranze slovene.
Morten Hjulmand – Danimarca, Sporting CP
Se probabilmente sarà Hojlund a prendersi le luci della ribalta, siamo anche molto curiosi di vedere cosa farà l’ex centrocampista del Lecce, oggi a Lisbona. Se in Salento aveva già brillato, questa stagione in Portogallo ha assolutamente confermato le aspettative, vincendo il campionato e guadagnandosi un posto nella top undici della stagione.
Con lo Sporting lo abbiamo visto agire quasi sempre al fianco di Morita nel 3-4-3 di Ruben Amorim, formando una diga che ne ha esaltato le qualità. Se i polmoni e l’abnegazione sembrano essere qualità abbastanza diffuse in Danimarca, la sua visione di gioco potrebbe essere ciò che è mancato ai danesi in Qatar, che sono sempre sembrati lenti e prevedibili. Ha sempre dimostrato di reggere bene i salti di qualità, quindi ci aspettiamo tanto da lui.
Probabilità di giocare: 8/10
Aura: 4/10
Ci ricorda: Mousa Dembelé
Scenario migliore: La Danimarca passa facilmente da seconda del girone e trova agli ottavi la Germania padrona di casa. I tedeschi spaventano ma non trovano la via del gol; al sessantesimo un lancio millimetrico di Hjulmand trova Hojlund che segna l’uno a zero. I danesi difendono il vantaggio fino al novantesimo, quando un tiro di Musiala che sembra destinato in rete incontra il piede di uno statuario Hjulmand che salva sulla linea. La Danimarca si ripete ai quarti contro un’Italia spenta, si arrende solo in semifinale per 2-1 contro il Belgio dove il vantaggio su gran botta di Hjulmand al quinto minuto aveva dato l’illusione di un nuovo 1992.
Scenario peggiore: La Danimarca contro la Slovenia incanta, andando in vantaggio per 2-0 nei primi venticinque minuti. Intorno alla mezz’ora una brutta caduta costa a Hjulmand una distorsione alla caviglia che significherà la fine anticipata del torneo. I danesi escono dalla partita e una doppietta di Šeško allo scadere porta al pareggio. Nelle restanti due partite senza il suo equilibratore la Danimarca ottiene zero punti e tanti rimpianti, arrivando ultima del gruppo.