Il valzer delle inseguitrici, nei campionati tallonatori

Tra fughe e rincorse, il calcio europeo vive una nuova corsa al vertice: antichi imperi da difendere, nuovi sogni da inseguire.

“Inseguire” è una parola che nello sport ricorre ovunque, quasi fosse un riflesso naturale. Si inseguono i propri limiti e quindi un’asticella che si fa sempre più alta. Si inseguono i record, si inseguono i fantasmi dei nostri maestri e dei nostri avversari. Ma anche riducendo la portata dell’impresa, nel nostro piccolo inseguiamo la salute fisica e mentale, inseguiamo uno stato di forma ideale e inseguiamo il sentirci meglio. 

Per alcuni poi, i più fortunati, fare sport significa inseguire un sogno, quello della propria vita.

In ogni disciplina l’inseguimento è parte integrante del gioco: si insegue chi sta davanti in classifica, si insegue l’avversario che scappa nelle varie situazioni di marcatura o di inseguimenti in campo, in alcuni sport l’obiettivo è inseguire chi ha fatto segnare il tempo più veloce e provare a batterlo. Negli sport con le ruote poi, come ciclismo, F1, MotoGP e gli altri, il termine rappresenta alla perfezione l’essenza della disciplina. 

Se vincere è l’essenza della competizione, inseguire è la sua conseguenza più diretta. Nel calcio estivo c’è sempre grande fervore nel provare ad individuare a chi spetti questo ruolo, forse ancor più che nel capire chi vincerà. Forse questo sta nel bisogno di vedere del pathos, nell’immaginare una lotta, nel bisogno di alimentare la competizione. 

Dividiamo quindi le squadre in due gruppi: le prime sono quelle che dovranno provare a scappare; le altre chi dovrà provare a colmare il gap, dando filo da torcere ai campioni in carica. 

Ed in un calcio sempre più Europa-centrico l’inseguimento non riguarda solo il campo. C’è anche quello nei ranking UEFA, dove le prime cinque leghe – Premier League, Serie A, Liga, Bundesliga e Ligue 1 – sono ormai un club quasi esclusivo.  Ma alle loro spalle avanzano campionati in forte ascesa, con club storici e ricchi di talento (e soldi), pronti a gettarsi a capofitto in questo inseguimento per entrare nell’elite del calcio.

Chi scappa: i 5 campioni in carica e le loro mosse

Identifichiamo prima i cinque elementi in fuga, pronti a difendere la propria corona dagli inseguitori: PSV Eindhoven, Sporting Clube de Portugal, Union Saint-Gilloise, Galatasaray ed Olympiacos.  Cinque regine che d’estate si sono mosse non poco sul mercato, non sempre rafforzandosi. Anzi, in molti casi smantellandosi. Lo Sporting ha perso tasselli fondamentali come Gyokeres, Essugo, Harder ed Edwards. L’Union SG ha incassato bene, ma perso due dei suoi giovani più talentuosi come Ivanovic e Sadiki. I greci dell’Olympiacos hanno visto salutare il gioiellino Kostoulas direzione Brighton per 35 milioni di euro ed infine, in Olanda, il PSV ha cambiato pelle: via Tillman, Lang e Bakayoko per cifre importanti, più le uscite a zero di Benitez, Boscagli e soprattutto del capitano Luuk de Jong. Tanti addii pesanti, che raccontano il limite strutturale di queste realtà: trionfare in patria non basta quando dall’altra parte i colossi dei top 5 campionati muovono montagne di denaro.

Non sono però rimaste a guardare in entrata: la squadra che ha messo a segno i colpi più interessanti è sicuramente il Galatasaray, che non ha ceduto praticamente nessuno dei suoi top, ed aggiunto nomi di livello: Leroy Sané dal Bayern Monaco e Gundogan dal Manchester City, oltre l’acquisto a titolo definitivo di Osimhen dal Napoli (al quale nessuno, forse neanche lo stesso attaccante, avrebbe creduto l’anno scorso mentre il nigeriano atterrava ad Istanbul nel delirio della folla, quando sembrava fosse lì solo per non rimanere fermo un anno nel tira e molla con ADL). A questi vanno aggiunti un grosso esborso per il portiere titolare della nazionale turca, Cakir, e per l’ivoriano ex Torino Wilfried Singo, cresciuto moltissimo l’anno scorso nel Principato di Monaco tanto da diventare un difensore ricercato dai top club europei e da guadagnarsi una valutazione di oltre 30 milioni.

Il PSV, ha ricostruito con un mix di giovani talenti e solidità: Paul Wanner, Gasiorowski ed il figlio d’arte van Bommel, ai quali sono stati affiancati atleti di esperienza e gamba come l’ex Parma Man, Sildilla e Pléa. 

La più ridimensionata sembra essere lo Sporting: sostituire Gyokeres ed Harder con Luis Suarez (omonimo del campione ex Barça) e Ioannidis, ed investendo solo su Vagiannidis, terzino interessante, ed alcuni tasselli a completamento della rosa in un mercato di reazione. 

Infine, Olympiacos ed Union SG hanno puntellato le loro rose: i greci hanno inserito nel roster, tra gli altri, Strefezza, Taremi e Remy Cabella, portando esperienza internazionale al Pireo; la squadra belga invece ha proseguito con la sua identità di scouting, andando a prelevare tra il classe 2001 austriaco Florucz dall’NK Olimpia (già a 4 gol e 2 assist nelle prime 10 in Belgio), oltre qualche scommessa domestica. 

Eredivisie: corsa a 3, ma occhio a possibili sorprese.

Lo scorso anno il campionato olandese ha visto trionfare il PSV Eindhoven, completando una straordinaria rimonta ai danni dell’Ajax di Farioli, arrivata con il fiato corto al rush finale. Il PSV partiva con i favori del pronostico, forti della rosa più competitiva e completa dei Paesi Bassi e del titolo dell’anno precedente. Quest’anno la situazione sembra però essere diversa: i 3 giganti d’Olanda – Ajax, Feyenoord ed, appunto, PSV – sembrano essere vicini nei pronostici, insidiate dall’AZ di Alkmaar e dall’Utrecht che ha chiuso quarta lo scorso campionato, qualificandosi in Europa League. 

L’Ajax, dopo l’addio di Farioli direzione Oporto, ha dato continuità al progetto tecnico, riportando a casa un tecnico giovane, e soprattutto un “figlio” di Amsterdam, almeno calcisticamente parlando: John Heitinga, che negli Ajacidi è cresciuto dalle giovanili arrivando all’esordio tra i professionisti, rampa di lancio verso un top club come l’Atletico di Madrid prima e la Premier League poi. Il percorso da allenatore è stato parallelo: giovanili dell’Ajax, fino ad allenare poi il club ad interim nel 2023, poi le esperienze in Premier League da vice-allenatore – prima di Moyes al West Ham, poi al Liverpool di Arne Slot, dove ha vinto la Premier League – fino al ritorno al suo Ajax da protagonista. Heitinga ha scelto di dare continuità al 4-2-3-1/ 4-3-3 di Farioli, con una rosa che ha sì perso parecchi tasselli importanti nell’ultimo mercato, ma che ha pescato molto bene in entrata: in estate hanno lasciato il club Hato e Brobbey direzione Premier League, ma al servizio di Heitinga sono entrati giovani forti e pimpanti come Gloukh e Raul Moro, oltre a due giocatori di esperienza come Itakura e Dolberg, capaci di fare la differenza in un campionato come quello olandese. Acquisti utili anche in ottica di allungamento delle rotazioni, per una rosa che ha una buona base, ma che deve riuscire a dare la continuità mancata nel finale dello scorso campionato se vuole provare a riprendersi lo scudo di campione d’Olanda. 

Il Feyenoord, invece, il nuovo corso tecnico l’ha inaugurato due volte nello stesso anno: dopo l’addio di Slot, la parentesi Priske è durata appena sei mesi e anche i “Trots van Zuid” hanno optato per una scelta romantica. Robin van Persie, al suo primo mandato da allenatore, ha già mostrato cose molto interessanti nella seconda metà della scorsa stagione, guadagnandosi la fiducia ed il diritto di giocarsi le sue carte a pieno quest’anno.

Due ex avversari che si sono affrontati mille volte sul campo, Heitinga e Van Persie, oggi spostano la rivalità dalle aree di rigore alle aree tecniche.

Per il 4-2-3-1 disegnato da van Persie, il Feyenoord ha messo su un organico veramente di livello. A gennaio è volato via Santiago Gimenez, idolo assoluto al “De Kuip”, seguito in estate da Hancko (Atletico Madrid), Igor Paixao (conteso da mezza Europa), Hartmann e Milambo (Premier League). Uscite che hanno toccato la spina dorsale del club negli ultimi anni, ma qui entra in gioco la tradizione: le giovanili come linfa continua, i prestiti come risorse da reintegrare. Il Feyenoord si è rinnovato e non ha perso il ritmo: al momento è capolista imbattuta, con sette vittorie in otto giornate di campionato, 18 reti segnate e solo 6 subite (di cui 3 insieme nella sfida contro l’AZ, quindi solo 3 reti subite nelle restanti 7 gare). Un mercato in attivo di 40 milioni che ha comunque portato a Rotterdam il capocannoniere della scorsa Eredivisie, Sam Steijn, oltre a Goncalo Borges, Tengsted, Ahmedhodzic, Watanabe, Jordan Bos e Valente, oltre al rientro dal prestito di Leo Sauer, cresciuto tantissimo a Breda e già pronto a 19 anni a prendersi la titolarità nella trequarti insieme a Steijn ed Hadj-Moussa (Sauer anche protagonista in una prova d’autore contro la Germania nella vittoria Slovacca per 2-0 dell’ultima sosta nazionali). Freschezza, talento, dribbling e gioco offensivo, senza tralasciare mai la fase difensiva curata con attenzione da van Persie e staff: questo Feyenoord sembra possa tornare con forza all’assalto del titolo. 

Partono qualche metro più indietro AZ Alkmaar ed Utrecht, pronte a candidarsi come mine vaganti. Non tra le candidate al titolo, ma hanno tutto per dare fastidio. L’Alkmaar continua il suo progetto a lungo termine, basato sui giovani e sulla capacità di valorizzarli anno dopo anno: 51 i milioni di euro incassati da Moller-Wolfe, Addai, Poku e van Bommel. Cessioni importanti, che tuttavia non hanno intaccato l’inizio di stagione, con i biancorossi sconfitti solo in 3 delle 16 partite stagionali tra Conference League ed Eredivisie: Parrott e Meerdink formano una coppia di attaccanti di livello veramente alto, coadiuvati da Mijnans, Goes, Clasie e, da quello che è forse il talento U20 olandese più cristallino per ora: Kees Smit. 

Discorso diverso per l’Utrecht, che dopo un buon inizio è caduto in casa dello Sparta Rotterdam e del Fortuna Sittard, iniziando una striscia negativa duratura: solo 1 pareggio raccolto nelle ultime 6, perdendo le restanti, iniziando in Europa con 2 sconfitte su 2 e già in ritardo in campionato, dove per rimanere incollato alle prime della classe c’è bisogno di una sterzata. Da segnalare anche il ritorno alla base di Sébastien Haller, che all’Utrecht esplose prima di essere prelevato dal Francoforte ed iniziare una carriera che lo ha portato fino al valore di oltre 40 milioni di euro.

Liga Portugal: Porto e Benfica pronte a sorpassare lo Sporting?

In portogallo lo scenario è cambiato: dopo due scudetti consecutivi finiti nella Lisbona biancoverde, quei  “Leoes” sembrano essere ormai solamente un ricordo.

Via Amorim, via tanti protagonisti, un mercato poco entusiasmante e Porto e Benfica tornate con prepotenza.  La griglia di partenza è chiara — i “Leões” inseguono, i due giganti si contendono la pole.

Il Benfica, è partito imbattuto in campionato (insieme, guarda caso, al Porto), ma ha già perso terreno dai “Dragoes”,  complice anche un inizio di stagione con parecchie turbolenze: in Europa la squadra di Bruno Lage ha passato i due turni di playoff in Champions League in scioltezza, senza subire neanche una rete nelle 4 sfide contro Nizza e Fenerbahce. Non è bastato però questo buon inizio a salvare la panchina di Lage, dopo la prima sbandata: l’esordio in Champions League è stato negativo, con la sconfitta interna, in rimonta da un vantaggio di 2-0, contro il modesto Qarabag. Nella notte successiva è arrivato subito l’esonero del coach portoghese, che ha fatto sicuramente meno rumore di quanto non ne abbia fatto l’arrivo del sostituto: Josè Mourinho torna sulla panchina del Benfica dopo una vita, e non ne saranno di certo contenti i tifosi del Porto.

Nel mercato, nonostante le Águias abbiano perso giocatori forti e protagonisti delle ultime stagioni (Di Maria ed Akturkoglu su tutti), le elezioni societarie alle porte hanno spinto la dirigenza ad investire parecchio: Richard Rios, Sudakov, Ivanovic (proprio dall’ USG), Barrenechea, Lukebakio, Dedic e Dahl sono tutti acquisti interessanti che si incastravano alla perfezione nel gioco di Bruno Lage: la mediana Rios-Barrenechea è stata titolare in tutte le prime 11 gare ufficiali di questa stagione, combinando le loro caratteristiche in una “diga di palleggiatori”. Due giocatori molto intensi in entrambe le fasi, con ottime proprietà in  impostazione (soprattutto l’argentino) e grande facilità di calcio in verticalità (una delle principali doti del colombiano). Inoltre il Benfica con Lage ha già messo in bacheca il primo trofeo stagionale, vincendo la supercoppa portoghese per 1-0, proprio ai danni dei cugini dello Sporting. Ora dovrà essere bravo lo Special One a raccogliere la buona eredità di Lage ed inserire l’ingrediente segreto che ha contraddistinto la sua carriera, per arrivare alla vittoria.

Il Porto, invece, ha scelto di ripartire da un progetto tecnico quasi opposto a quello del Benfica: puntare su un tecnico giovane e di idee moderne come Francesco Farioli, per valorizzare una rosa giovane, ma grezza. Anche il Porto in campionato ha già inflitto il primo colpo ai danni dello Sporting: siamo solo a Settembre ed i biancoverdi hanno quindi già perso contro entrambe le due rivali ed inseguitrici, altro segnale che dimostra come il vento in Portogallo stia cambiando direzione.

I Dragoes hanno iniziato molto bene il nuovo ciclo con il 36enne italiano in panchina: 7 vittorie su 8 in campionato, 19 reti segnate e solo 1 subita. 

Ma le notizie migliori sembrano arrivare dai nuovi acquisti: già 1 gol e 3 assist per Frodholt, l’acquisto più oneroso del mercato estivo; poi 2 reti ed 2 assist per Borja Sainz, 5 assist in 5 presenze per l’ex Juve Alberto Costa, ed in queste prime giornate si sono iscritti al tabellino da debuttanti al Porto anche Luuk De Jong e Gabri Veiga, con 1 rete per il bomber olandese (fermo ai box per infortunio dalla 4a giornata) ed 1G+3A per il talento spagnolo. Va evidenziata anche la forza societaria dei portoghesi nel trattenere le due stelle più luminose del club, Rodrigo Mora e Samu Aghehowa. Farioli è andato molto vicino al suo primo titolo da allenatore lo scorso anno e, in questa stagione, la sua rosa ha tutte le carte in regola per giocarsi la vittoria finale. E in un campionato dove il margine tra Dragoes e Águias sembra sottilissimo, lo scudetto potrebbe decidersi in quei dettagli che fanno la differenza tra un trionfo e un rimpianto.

Jupiler Pro League: La Royale USG si confermerà o dovrà mollare l’osso al Club Brugge?

Lo scorso anno il campionato belga si è deciso in uno scenario da film: fino all’ultimo turno Union St. Gilloise e Club Brugge potevano vincere il trofeo, che per questo motivo è stato consegnato poi, in elicottero, a fine partita. Per la prima volta dopo esattamente 90 anni il trofeo della Pro League belga è atterrato sul campo dei “les unionistes”. 

Il Club Brugge riparte senza dubbio come principale inseguitrice (se non favorita) nel campionato belga,che ha visto calare storici protagonisti come Anderlecht e Genk. Tutto lascia pensare a un nuovo duello con l’USG.. La squadra di Nicky Hayden, da sempre una delle vetrine principali per il mercato europeo, ma al contempo un osso durissimo nelle trattative (chiedere al Milan per De Ketelaere e Jashari), ha chiuso la sessione di trasferimenti con un attivo di 47 milioni, investendo molto bene per rinforzare la rosa e provare l’assalto al titolo: 20,8 anni la media dei 5 acquisti, per i quali sono usciti 36,5 milioni ricavati dal tesoretto di Jashari, De Cuyper e Talbi.

Il Brugge è una squadra che gioca un calcio offensivo, veloce ed intenso (ricorderete la doppia prestazione contro la squadra forse più intensa in Europa, l’Atalanta di Gasperini, lo scorso anno nella fase playoff successiva al girone di UCL, in cui i belgi hanno schiacciato la Dea in un 5-2 tot) e gli acquisti sono andati nella stessa direzione della filosofia del club: due esterni dribblomani come Forbs dall’Ajax e Diakhon dal Reims, oltre a due talenti come l’italo-tedesco Nicolò Tresoldi ed il figlio d’arte Stankovic. La stagione per i nerazzurri è iniziata alla grande in Europa: superato con due vittorie il Red Bull Salisburgo e demoliti i Rangers di Glasgow con un 9-1 tra andata e ritorno nei playoff, un 4-1 impetuoso al Monaco nella prima giornata di Champions League a dare seguito. Proprio l’Atalanta ha rappresentato il primo scoglio nel cammino di UCL, fermando i belgi in rimonta 2-1 a Bergamo. Impegni europei che hanno un po’ frenato il club in campionato, costretto già a rincorrere la capolista Union SG, ma con un primo importante segnale al campionato: il primo scontro diretto tra le due è stato vinto infatti dal Brugge per 1-0, vittoria grazie alla quale la forbice tra prima e seconda della classe si è ristretta di soli 3 punti.

Trendyol Super Lig: Ribaltoni in panchina, alta marea e barche di soldi.

Quello turco sembra essere il campionato “emergente” più in ascesa, con ingenti somme spese dai top club ogni sessione estiva, e qualche piccolo passo in avanti anche nelle competizioni europee. Di certo la Trendyol Super Lig non sembra più essere il “cimitero degli elefanti” a cui siamo stati abituati. Abbiamo già parlato del Galatasaray e di come i leoni si siano ancora più rinforzati quest’estate: la loro sfida negli ultimi anni in terra ottomana si è sempre chiamata Fenerbahce, con il Besiktas più staccato a guardare da spettatore i testa a testa per la vittoria finale. Anche quest’anno si potrebbe pronosticare il Gala un passo avanti ai “Sarı Kanaryalar (i canarini gialli)”, con i terzi cugini di Istanbul, i bianconeri, più staccati ma pronti a giocarsi le proprie chance.

Il Fenerbahce ha avuto un inizio di stagione parecchio movimentato: dopo un mercato in cui si è investito molto, come ogni sessione “Mourinhana” che si rispetti (dalle tante richieste), l’eliminazione dai preliminari di Champions League subita dal Benfica ha segnato la fine del rapporto tra Mou e i turchi, con l’esonero del mister lusitano e l’arrivo in panchina di Domenico Tedesco. E va detto che, fino ad ora, a livello di risultati non è andata neanche così male ai gialloblù. Dal mercato sono arrivati giocatori di livello come Akturkoglu, Edson Alvarez, Dorgeles Nene, Ederson e Marco Asensio, oltre ai riscatti di Skriniar ed Amrabat. Inoltre, il Fener ha dato un segnale importante a tutta Europa su come le squadre turche stiano prendendo sempre più appeal sui giocatori, con il caso Archie Brown, che nel testa a testa tra il Milan ed il Fenerbahce ha scelto il club di Istanbul, in una vicenda surreale: due aerei parcheggiati sulla pista, pronti a partire verso uno dei due paesi, con il giocatore che doveva solo preoccuparsi di scegliere la destinazione finale, tenendo tutti sulle spine in una nottata di riflessioni. In campionato il Fener è a -6 dal Gala, ed i ragazzi del neo tecnico Tedesco sono già costretti ad inseguire un avversario molto forte. Chissà che questo solco tracciato fin dalle prime giornate non sia già il segno di una vera fuga.

Di gran lunga peggiore, invece, l’inizio della stagione per il Besiktas, di Solskjaer prima e di Yalcin ora. Quest’ultimo ha preso in mano i bianconeri dopo un inizio di stagione disastroso, che ha praticamente già dimezzato (forse anche qualcosa in più) le possibilità di raggiungere gli obiettivi a fine stagione delle “aquile nere”.

Il club iniziava la stagione con una ventata di grande entusiasmo: in una rosa che già presentava dei buoni elementi come Rafa Silva, Rashica ed Oxlade-Chamberlain, sono stati inseriti nel mercato estivo giocatori di valore come Abraham, El-Bilal Tourè, Ndidi, Cerny, Udokhai, Jota Silva, ma soprattutto il ritorno in patria di Orkun Kokcu, giocatore di livello internazionale accolto come un eroe dai tifosi bianconeri. 

Il disastro è arrivato su entrambi i fronti, europeo e nazionale: fuori al primo turno preliminare di Europa League contro lo Shakhtar Donetsk, al preliminare di Conference League contro gli umili irlandesi del St. Patrick’s Athletic si sono addirittura trovati sotto al ritorno 2-0, salvo poi rimontare. Primo turno superato ed al secondo, ed ultimo turno di playoff un altro avversario che sembrava decisamente alla portata: gli svizzeri del Losanna. Dopo un pareggio in terra svizzera il Besiktas cade in casa al ritorno, perdendo così la possibilità di giocare in una competizione europea già ad Agosto. Al tutto va affiancato il momentaneo 6° posto in campionato (1 gara da recuperare a causa dei playoff europei, ma già due pesanti sconfitte subite, 2-0 dall Alanyaspor e 3-0 dal Goztepe). 

Il nuovo ciclo di Yalcin, senza impegni europei infrasettimanali, potrebbe scoprire qualche sorpresa nel mazzo dei bianconeri, ma riuscire ad avvicinarsi minacciosamente a Fenerbahce e Galatasaray sembra un’impresa fuori portata, con queste ultime ben avviate verso un ennesimo testa a testa per il titolo di campioni di Turchia.

Super League 1: dal 2019 nessuna squadra ha vinto il campionato greco due volte di fila, l’ultima è stata l’Olympiakos, si riconfermeranno?

Se l’Olympiakos di Marinakis è la squadra che parte avanti nella fuga per riconfermarsi a campionessa di Grecia, negli ultimi 5 anni le sue rivali sono state solo due, chiare e ben distinte: l’AEK di Atene ed il PAOK di Salonicco, che faranno di tutto anche quest’anno per vincere la Super League e scucire lo scudetto dal petto dei biancorossi. 

Sembra essere invece un passo indietro il Panathinaikos, che lo scorso anno è arrivato secondo (a molti punti dall’Olympiacos), ma che quest’anno ha iniziato in maniera disastrosa il campionato: il “Trifoglio” ha tra l’altro perso nel mercato estivo il suo bomber Ioannidis, ed il terzino Vagiannidis, entrambi finiti allo Sporting CP per un pacchetto da 34 milioni non reinvestiti al meglio (gli unici acquisti degni di nota Dessers, Taborda, l’ex Monza e Sassuolo Kyriakopoulos e l’ennesimo prestito di Renato Sanches). La situazione si è riflessa infatti in campionato, dove la squadra di Atene è, con una partita in meno, settima, con 8 punti e soltanto 2 vittorie, a -8 dalla vetta della classifica. 

Eliminata in Champions League al primo turno dai Rangers, la squadra ellenica è riuscita a strappare una sudata qualificazione alla fase finale di UEL, superando prima con un doppio 0-0 lo Shakhtar e, i turchi del Samsunspor successivamente.

L’AEK Atene, che invece si è qualificato in scioltezza al girone di Conference League, ha iniziato molto bene il campionato, con un 5 su 6 che significa primo posto solitario. La squadra allenata dal serbo Nikolic sembra aver trovato una quadra difensiva molto solida: i gialloneri sono momentaneamente la miglior difesa del campionato greco, con sole 3 reti incassate in 6 partite. La rosa, tra l’altro, è composta da molte ex conoscenze della nostra Serie A: Strakosha e Brignoli in porta, Razvan Marin, El Tucu Pereyra e Joao Mario a centrocampo ed il neo attaccante del club, Luka Jovic. Nikolic è un allenatore giovane, appena 46enne è al primo anno in terra ellenica, dopo esser partito dalla sua Serbia, e passato per Slovenia, Ungheria, Emirati Arabi Uniti, e Russia. Adesso l’opportunità di combattere in un campionato europeo di discreto livello e di giocare una competizione UEFA, con il suo 4-2-3-1 che, nonostante le defezioni presenti in questo inizio di stagione, segna uno score di 10-4-1.

Il PAOK di Salonicco, allenato da Razvan Lucescu, è una delle due uniche imbattute in campionato: a -2 dall’AEK e +1 su l’Olympiacos, si trova in un sandwich tra le due “ateniesi”. I bianconeri sono inciampati nelle due coppe: la sconfitta innocua con il Rijeka in Europa League, ribaltata 5-0 al ritorno, alla quale è seguita la sconfitta per 3-1 nel girone contro il Celta Vigo. Arrivata anche una tranvata in Coppa di Grecia, nella sconfitta 4-1 contro il Levadiakos. Percorso quasi netto invece in campionato, con 4 vittorie e 2 pareggi che tengono lì i bianconeri, con il fiato sul collo della capolista. Anche nella rosa a disposizione di Lucescu troviamo più di qualche ex Serie A, con addirittura due italiani (Vogliacco e Bianco), in un organico interessante per quel che è il livello del campionato greco: tra i vari Taison, Despodov, Chalov, Mady Camara e, su tutti, il talentino Konstantelias.

In questi campionati non esiste un copione ben definito. Le carte si rimescolano di continuo, tra trasferimenti, cambi di panchina, giocatori che in Europa eliminano le squadre per le quali firmeranno qualche giorno dopo, allenatori eliminati da squadre che li chiameranno sulla loro panchina. Una dinamicità ed una serie di colpi di scena che neanche il migliore sceneggiatore saprebbe immaginare. 

Sono leghe storiche, con club che vantano anni ed anni di esperienza al vertice, ma anche nuove realtà emergenti pronte ad insidiare il loro dominio.  Vecchio e nuovo che si scontrano, in una narrazione che richiama quella dei top 5 campionati europei minacciati dall’ascesa di leghe piene di tradizione, energia e ambizione.

La fuga dei campioni è già cominciata. E, nello stesso istante, è iniziato l’inseguimento. Con un dettaglio in più: molti di questi club dovranno reggere la pressione su più fronti, tra campionato ed Europa.

Buona caccia a tutti: sarà un’altra affascinante annata, pronta a regalarci nuovi talenti, nuove squadre, nuovi exploit e le solite, bellissime battaglie in corsa.