Gli oriundi che possono cambiare la Nazionale

Tra crisi di talento e identità smarrite, gli oriundi non sono più un piano B: sono la mappa per capire cosa manca davvero al nostro calcio.

Siamo in un’epoca in cui il calcio italiano fatica a sfornare talenti davvero “generazionali”, figure capaci di segnare un decennio come furono Totti o Del Piero. Mentre noi ci interroghiamo sul perché, altrove sembra sbocciare una primavera infinita: la Spagna cresce Pedri e Yamal, la Germania modella Wirtz e Musiala, la Francia sforna Doue e Olise, l’Inghilterra lancia Palmer e Nwaneri.

Potremmo continuare a elencare nomi, ma il punto è che in Italia facciamo fatica a trovarne di simili. Basti pensare allo scalpore provocato, appena due anni fa, dalla convocazione di Mateo Retegui: un oriundo, un volto estraneo alle nostre categorie estetiche e culturali. Eppure oggi, alla luce del suo rendimento, forse dovremmo riconoscere a Mancini l’intuizione di aver portato in Azzurro un attaccante vero, nonostante l’expolit di Pio Esposito

La storia della Nazionale, però, racconta che il rapporto con i naturalizzati non è un fenomeno recente. Omar Sivori rimane uno dei simboli più luminosi: arrivò come un argentino troppo tecnico e troppo scaltro per essere imbrigliato, e in poche partite lasciò un segno indelebile — la prova che il talento non ha cittadinanza. E poi Mauro Camoranesi, che nel 2006 entrava in campo con quella corsa ondeggiante e ne usciva campione del mondo.

La verità è semplice: gli oriundi non sono un’eccezione, ma una costante. Una forma di sopravvivenza tecnica e culturale per un Paese che oggi vive una stagione di magra mai così evidente, tanto nella qualità dei giocatori quanto nella profondità del vivaio.

Per questo abbiamo deciso di stilare una classifica dei migliori oriundi potenzialmente convocabili. Non una lista romantica, né una wishlist popolata da sogni impossibili come Dybala. Ma una selezione ragionata secondo tre criteri chiari:

  • FATTIBILITÀ: senza passaporto o volontà non si gioca;
  • SWAG CALCISTICO: la componente estetica, la qualità delle giocate, la personalità;
  • UTILITÀ: perché va bene lo swag e l’esoticità, ma serve veramente avere questo tipo di giocatore alla nazionale?

MATHEUS MARTINELLI LIMA – FLUMINENSE

Matheus Martinelli Lima, classe 2001, nasce a Presidente Prudente, in Brasile, ma calcisticamente è figlio del Fluminense, dove cresce passo dopo passo fino a diventare il perno fondamentale del centrocampo. Nella partita contro l’Inter si è visto tutto ciò che Martinelli può offrire: è stato il collante tra difesa e attacco, il primo riferimento nelle uscite dal basso e il metronomo che ha dato ritmo al dominio brasiliano per l’intera ora in cui è rimasto in campo. Solido senza palla, lucido con il pallone, ha alternato coperture intelligenti a linee di passaggio sempre pulite, incarnando alla perfezione l’idea di gioco di Renato Portaluppi: un centrocampo che pensa, protegge e costruisce.

La sua struttura fisica – 177cm x 75kg – e la capacità di governare il traffico della mediana con un’eleganza quasi invisibile (87,7% di precisione nei passaggi) lo rendono il regen naturale di Marco Verratti

Fattibilità: 6/10. Le origini italiane sono certe e il passaporto è ottenibile in tempi relativamente brevi. Il Brasile non lo considera una priorità: questo apre spiragli.

Swag calcistico: 5/10. Non è Thiago Alcantara: più un metodista che un esteta. 

Utilità: 7/10. L’Italia è piena di mezzali, ma un giocatore che sappia legare il gioco come lui ad oggi manca. 

GIANLUCA PRESTIANNI – BENFICA

Nato a Ciudadela, Argentina, nel 2006, Prestianni è probabilmente il nome con il potenziale più alto della lista. Un predestinato vero: il più giovane giocatore nella storia del Velez ad esordire, a soli 16 anni, in Coppa Libertadores. È un’ala duttile, capace di giocare sia a destra che a sinistra, all’occorrenza anche sulla trequarti. È ancora molto acerbo, ma ha le caratteristiche che mancano negli esterni italiani: agilità, tecnica e creatività.

Fattibilità: 4/10. Ha il passaporto, ma è già dentro il radar della nazionale maggiore argentina. L’idea di perderlo non li entusiasma minimamente.

Swag calcistico: 8/10. Tanta, tanta classe e giocate da stropicciarsi gli occhi. Ancora “piccolo” ma determinante con l’Argentina U20. 

Utilità: 9/10. All’Italia manca disperatamente un esterno capace di creare vantaggi da solo. Prestianni sarebbe un unicum nel nostro parco offensivo.

FABRICIO DÌAZ – AL-GHARAFA

Classe 2003, nato a Las Piedras, è uno dei prospetti più affascinanti dell’Uruguay di oggi. È definibile come un “finto mediano”: un centrocampista ibrido, la cui posizione nel centrocampo è mobile. Bravo nell’aggredire il portatore palla, è spesso presente anche nelle zone offensive, superando le linee avversarie sia palla al piede che con la verticalità nei passaggi.

Il dettaglio non secondario: è un leader naturale. Capitano dell’Uruguay U20, uomo chiave nel mondiale di categoria. Legge in anticipo le giocate, facendosi trovare sempre al posto giusto nel momento giusto. 

Fattibilità: 5/10. Ha origini italiane, ovviamente, ma è uno dei migliori talenti uruguagi e lì lo sanno.

Swag calcistico: 7/10. Attenzione, non è un esteta, ma ha personalità e garra, combatte sul campo. 

Utilità: 6/10. L’Italia ha già profili simili; si rivelerebbe un lusso più che una necessità.

NICOLÒ TRESOLDI – CLUB BRUGES

Nome italianissimo, mamma italiana: più che un oriundo è un emigrato. Nato a Cagliari il 20 agosto 2004, è figlio di un ex calciatore passato anche da Atalanta e Spal.  

La sua ascesa in Germania non è passata inosservata: prima l’interesse del Monza con Berlusconi che lo avrebbe indicato come profilo ideale, poi le voci sul Milan.

Alto 186cm, Tresoldi è un attaccante moderno. Le movenze ricordano un giovane Santi Gimenez, ma è cresciuto con l’ombra di Pippo Inzaghi come idolo. Sa dialogare con i compagni, attacca bene lo spazio, ha un ottimo senso della posizione e – come bonus – calcia anche le punizioni. 

Quest’anno ha già collezionato 5 gol, di cui uno al Barça in Champions League, e 1 assist in 13 presenze da titolare. 

Fattibilità: 10/10. Attualmente gioca con l’under 21 tedesca, ma ha dichiarato di star aspettando la chiamata di Gattuso. 

Swag calcistico: 8/10. Per essere un attaccante di quelle dimensioni, ha mobilità e controllo nello stretto sorprendenti. Ma il vero spettacolo è vederlo attaccare l’area piccola: lì diventa una gemma rara.

Utilità: 8/10. Un attaccante atipico, diverso da quelli già presenti in Nazionale. 

Nicolò Tresoldi is a Lethal Striker⚡

MATIAS SOULÉ – ROMA

Lui è il sogno proibito, ma non impossibile. L’argentino lo conosciamo benissimo: baricentro basso, rapidità di esecuzione in corsa, sinistro educato. È il giocatore che manca alla Nazionale: uno che ti incolla allo schermo per le sue giocate. Ricorda il primo Dybala, ma più elettrico, più dribblomane. Infatti, nella stagione 23/24, è stato primo per successful take-ons (102). 

Fattibilità: 8/10. Sta aspettando la chiamata dell’Argentina, ma come dichiarato dal suo agente, il tempo sta per scadere. Bisogna sfruttare l’occasione, soprattutto dopo le ultime convocazioni in cui gli è stato preferito Buendia.

Swag calcistico: 10/10. Estetica pura: vederlo giocare è piacere per gli occhi. 

Utilità: 10/10. L’Italia ha disperatamente bisogno di un giocatore con le sue qualità.