In una splendida e contorta riflessione sul tennis uno dei personaggi del romanzo Infinite Jest tenta di spiegare al talentuoso figlio come il gioco sia una costante partita contro un solo vero avversario: sé stessi. Nelle parole di David Foster Wallace il ragazzo aldilà della rete viene dipinto semplicemente come il partner di questa danza, un’occasione per incontrare il proprio io, per trascenderlo e superarlo attraverso l’immaginazione e l’esecuzione.
Di recente Daniele Manusia, nel canonico tono tra il serio e il faceto che contraddistingue il podcast La Riserva, ha definito i portieri “dei tennisti che giocano a calcio”, accendendoci una lampadina. Ciò che accomuna il tennista e Il portiere è in effetti proprio questo continuo confronto con sé stessi, dove i propri limiti diventano il principale avversario di un gioco in cui viene richiesto di ridurre il più possibile le proprie debolezze e mostrarsi letteralmente imbattibili.

Come il tennista, il portiere allena i propri gesti pedissequamente, immagina scenari e visualizza ogni potenziale situazione nel tentativo di prevenire le insidie di una complessità irriducibile. Ma se il tennista è principalmente responsabile per sé stesso dei propri colpi e dei propri errori, il portiere affronta individualmente le responsabilità di ciò che gli altri dieci sviluppano per associazione. Il portiere agisce per sottrazione, impossibilitato ad aumentare lo score del proprio team, ma delegato quasi unicamente ad impedire di subirne, nell’insanabile contraddizione che lo porta a poter dimostrare il proprio valore solo a partire dalle mancanze dei suoi compagni.
In un calcio sempre più veloce e complesso si ha l’impressione che la tendenza agli errori da parte dei portieri sia aumentata rispetto al passato. Di fatto è impossibile stabilire se questo sia vero o meno, anche se l’estrema attenzione posta dal racconto sportivo odierno sulla fallibilità degli atleti può contribuire a creare questa percezione. Il nostro intento non è certo quello di risolvere il dilemma, bensì quello di restituire un affresco esistenziale di questa figura attraverso l’analisi di alcune situazioni particolari, sperando di riuscire anche a razionalizzare un po’ la schizofrenia di giudizio che investe gli estremi difensori.
Donnarumma è in crisi?
Se vi chiedessimo di descrivere l’andamento della carriera e della stagione di Donnarumma, cosa ci rispondereste? Guardando alle passate stagioni è largamente noto l’errore agli ottavi di Champions League al Santiago Bernabeu, quando Gigio si fece soffiare dai piedi il pallone che diede il là alla rimonta delle Merengues. In questa stagione non sono di certo passate inosservate l’uscita sconclusionata con conseguente espulsione contro il Le Havre e una topica contro il Monaco, quando ritardando un passaggio ha perso la sfera e subito il gol del momentaneo 1 a 1. Nonostante i miglioramenti, Donnarumma continua a non essere totalmente affidabile come portiere di manovra, commettendo ancora qualche errore nel gioco coi piedi e nelle letture di copertura dello spazio dietro la linea. Il web è costellato di post, Tweet e articoletti che ci invitano a notare come Gigio ne abbia combinata un’altra, ma la sua stagione è davvero così disastrosa?
Sempre nella partita col Monaco, terminata 5 a 2, dopo pochi minuti Donnarumma compie un vero e proprio miracolo di reattività su un colpo di testa dagli sviluppi di calcio angolo. Il meglio di sé, però, lo dà sul risultato di 2 a 1 per il PSG, quando la palla giunge dentro l’area a Minamino, solo davanti alla porta; qui l’italiano compie un intervento perfetto in cui prima guadagna spazio chiudendo il più possibile lo specchio all’ex Liverpool, poi arresta la propria corsa al momento giusto per invitare il giapponese a cercare il palo lungo e intercettare prodigiosamente il pallone in tuffo. Se è vero che una delle qualità più ricercate nello scouting dei portieri è quella di saper reagire mentalmente agli errori, ancora una volta Donnarumma dimostra di avere grandi doti anche in questo aspetto caratteriale.

Ad ogni modo il PSG è una squadra disordinata e caotica. Nonostante l’arrivo di un allenatore metodico come Luis Enrique, decide ancora di affidare le sorti delle proprie partite all’enorme quantità di talento a disposizione. I parigini hanno concesso 16.7 post-shot expected goals (d’ora in poi psxg) in 16 partite e sono solo quinti nel proprio campionato per quanto riguarda questa statistica avanzata, pur avendo subito solo 13 gol. Relativamente ai tiri in porta concessi sono addirittura al settimo posto, a fronte di una percentuale di parate dell’82.5%, la più alta di tutta la Ligue 1. Sono numeri elevati per una formazione che, come di consueto, occupa senza troppa difficoltà la prima posizione in classifica. Più nello specifico, Donnarumma ha subito 14.2 psxg incassando 11 gol in 14 partite, con un saldo positivo di 3.2 psxg salvati. Per quanto possiate avere fiducia o meno nella capacità delle statistiche avanzate di descrivere le prestazioni, potrete fidarvi del vostro occhio andando a guardare qualche highlight. Il PSG potrebbe prendere molti più gol di quelli che subisce in realtà, ma non lo fa soprattutto per un motivo: ha un portiere che para molto e che para bene.
Inoltre, anche l’ex Barca Arnau Tenas si è ben comportato nelle due partite in cui ha dovuto sostituire l’italiano, compiendo un grande intervento in ciascuno dei due match con Nantes (vittoria per 2 a 1) e Lille (1-1).
Alisson, Onana e i vertici della Premier League
Confrontando questi numeri con quelli di altre squadre top possiamo chiarire ancora un po’ lo stato dell’arte del ruolo. In Premier League, per esempio, il Liverpool secondo in classifica rimane a un punto dalla vetta concedendo come il PSG qualche tiro in porta di troppo. Sono 17.3 i psxg concessi in 17 partite, a fronte di uno scarto positivo di 3.3 psxg salvati dai propri portieri, che permette ai Reds di essere la miglior difesa al pari dell’Arsenal, squadra che li precede di un punto in classifica.
I londinesi, tuttavia, hanno concesso 11.3 psxg, molto meno dei Reds. Non a caso la squadra di Arteta sta avendo problemi nelle prestazioni dei suoi portieri (Ramsdale e Raya), suscitando ancora una volta dubbi su una gestione basata sulla continua competizione ed alternanza in un ruolo così delicato dal punto di vista psicologico.
Tornando al Liverpool, esattamente come per la squadra parigina, presenta la percentuale più elevata di tutta la Premier in termini di parate rapportate ai tiri subiti. Se aggiungiamo che i Reds hanno subito tre gol in una delle due partite in cui Alisson era assente, possiamo dedurre che il brasiliano stia disputando un’ottima stagione tra i pali. Il suo personale score sui psxg, infatti, è di +4.1, che lo pone subito dietro a Vicario del Tottenham con +5.0. Eppure, anche l’ex romanista ha commesso fin qui alcuni errori importanti, addirittura nella distribuzione coi piedi, fondamentale in cui l’estremo verdeoro è sicuramente uno dei migliori al mondo. Il Liverpool si fida molto delle capacità di gestione del pallone del proprio estremo difensore e lo coinvolge continuamente. Di contro Alisson è un portiere di grande personalità e non ha problemi nel proporsi il più possibile, pur conscio della logica ed aurea regola del “chi più fa, più sbaglia”.
Alisson condivide il secondo posto con il campione del mondo Emi Martinez, che pur faticando a mantenere la porta inviolata sta piano piano diventando un fattore positivo per il suo Aston Villa. Statistica identica anche per il tanto bistrattato Onana che, in uno United allo sbaraglio dal punto di vista difensivo, sta compiendo un numero molto elevato di parate notevoli intervallate da errori da matita rossa. Noi vi lasciamo un video con tutti i tiri in porta subiti fino a un paio di mesi fa: fatene ciò che volete…
In serie A si prendono meno tiri
Passando in Italia, Sommer e Szczęsny (con il contributo di Perin) stanno disputando ottime stagioni, mantenendo molto basso il loro margine di errore. Bisogna sottolineare, però, che i pochi sbagli dei due portieri vanno di pari passo con numeri difensivi che non hanno eguali nel panorama dei top campionati europei. Inter e Juventus hanno subito rispettivamente 10.5 e 9.2 psxg in 16 partite, il che evidenzia che i due sono molto protetti dalle rispettive squadre, pur non mancando di farsi trovare pronti con ottimi interventi. Inizi quasi perfetti, quindi, per i due numeri 1 che, tuttavia, difficilmente possono essere considerati due portieri da top tier a livello europeo.
Il più decisivo fin qui, però, sembra essere Terracciano della Fiorentina, il cui score positivo di +5.7 psxg conferma la sua importanza all’interno della stagione viola. L’arrivo a Firenze del Re Mida dei preparatori Savorani potrebbe aver dato la svolta decisiva alla carriera del portiere gigliato, la cui crescita era già comunque iniziata nelle scorse stagioni.
Un salto in Liga
In Liga merita un approfondimento la situazione del Real Madrid. Con l’infortunio di Courtois la difesa della porta Merengue si è divisa tra l’ucraino Lunyin e il basco Kepa, in prestito dal Chelsea. I Blancos hanno concesso 15.1 psxg in 17 partite. A fare impressione, però, è la differenza tra i psxg concessi e i gol subiti; con uno scarto positivo di 5.1 psxg salvati il Madrid si piazza al secondo posto in questa particolare statistica avanzata, dietro al Las Palmas che registra un dato di 5.6 a fronte, però, di una quantità nettamente maggiore di tiri in porta subiti (73) e di psxg concessi (19.6). Si tratta di uno scarto davvero importante per una squadra – il Madrid – che in fondo concede poco. Questo dato ci dice molto anche dello stile di gioco della compagine di Ancelotti.
Il Madrid conduce quasi sempre la partita col pallone tra i piedi, ma mette anche in condizione i portieri di fare al meglio il proprio lavoro, concedendo tiri pericolosi per lo più con conclusioni da lontano o spesso in situazioni di controllo della partita. L’ucraino e il basco non hanno avuto carriere particolarmente esaltanti, ma a Madrid stanno offrendo ottime prestazioni in un contesto di squadra ordinato, forte e consapevole.
Parlando invece del già citato Las Palmas, è notevole il rendimento di Alvaro Valles, simile a quello di Di Gregorio del Monza ma con un incidenza persino superiore; in entrambi i casi la possibilità per squadre di metà classifica di attestarsi tra le migliori difese dei rispettivi campionati è in larga parte merito delle prestazioni straordinarie dei propri baluardi.
In fin dei conti sarebbe bene riflettere sul fatto che stagioni disumane come quelle di Valles, Terracciano, Di Gregorio o quella passata di Provedel siano eventualità più uniche che rare nella carriera di qualsiasi portiere. Le prestazioni del portiere biancazzurro, per esempio, sono notevolmente calate dopo uno scorso campionato stratosferico; tuttavia, ci ricorderemo per sempre di questa sua stagione per essere riuscito a trafiggere la porta dell’Atleti con un colpo di testa nei minuti di recupero.
Probabilmente è anche per questo che dopo Yashin nessun portiere è riuscito a vincere un pallone d’oro e forse mai più vi riuscirà: perché ad un attaccante basta una rete per far dimenticare un gol mangiato, ma per un portiere non saranno mai abbastanza le parate che riusciranno a riscattare una svista.
In questo modo l’ontologia del portiere sembra sostanziarsi nell’eterna oscillazione tra due estremi: il grande intervento o l’errore, in una dinamica in cui la crisi esistenziale è sempre dietro l’angolo. Forse è vero il luogo comune per cui ogni portiere è un po’ folle: d’altra parte la follia altro non è che la reazione ad una realtà troppo contradditoria per essere accettata com’è.