A Pegli c’è una stanza in cui regnano fogli, schemi e lavagne. Appena entri le prime sensazioni che cogli sono passione e vita. Al limite dell’ossessione. È l’ufficio di Alberto Gilardino, allenatore del Genoa, e chi frequenta quotidianamente il centro sportivo ci assicura che passi più tempo lì dentro che a casa. Studia, impara, sperimenta, curando ogni dettaglio. Non da solo, ma con il suo vice Gaetano Caridi, fido scudiero di Alberto in ogni tappa della sua carriera. «Non si sono mai separati, insieme fanno un lavoro incredibile», ci racconta Stefano Guberti – centrocampista con un passato alla Roma che li ha avuti al Siena.
Chiedendo a chi lo ha vissuto di descrivere Gilardino in tre parole, da qualche parte troverete sempre la parola “ossessione” in qualche sua declinazione. Vive di calcio, già negli ultimi anni di carriera era sicuro del suo futuro, poiché non avrebbe mai potuto staccarsi da quel mondo. È così sin dai tempi della Pro Vercelli, dove «Gilardino e Caridi arrivavano sempre per primi al campo e se ne andavano per ultimi, restando a studiare ogni minima sfumatura di allenamenti e partite. Era un esempio incredibile per noi giocatori». Parola di Lorenzo Grossi, centrocampista oggi al Tivoli.

Oggi in copertina ci sono loro. Undicesimi in Serie A e al settimo risultato utile consecutivo dopo la vittoria di domenica in rimonta contro il Lecce. Grazie a un guizzo di rapina di Retegui e a un gioiello di Ekuban a quindici dalla fine. Nel segno degli attaccanti, dunque. Possiamo immaginare che abbiano un buon maestro a cui chiedere consigli. Anche se in realtà il Gila allenatore nasce “difensivista”, se volessimo rubare un infelice termine giornalistico, o meglio, attento a ogni dettaglio partendo da dietro. E questo i giocatori lo capiscono, lo assimilano e puntano ad automatizzare i movimenti. La difesa ha subito solamente un gol in più di Milan, Roma e Napoli (pur con una partita giocata in più) e Marassi è un autentico fortino, dove hanno lasciato punti tutte le big salvo il Milan (nella partita del tanto discusso gol di Pulisic). Eppure, ci assicura Guberti, «non parla di suo gioco. Ha delle idee chiare, ma con intelligenza ed umiltà le modella in base ai giocatori a disposizione. Ad esempio, quando lo avevo io in Serie D sapeva che avendo trentasette anni avrei faticato fisicamente, ma potevo garantire qualità negli ultimi trenta metri: cercava di farmi correre il meno possibile per farmi arrivare la palla nell’ultima trequarti; oppure, se un difensore aveva problemi a coprire la profondità, studiava delle soluzioni per nascondere questo difetto. Un allenatore bravo, secondo me, è chi nasconde i difetti della propria squadra e ne esalta le caratteristiche, e Gila su questo è un maestro».
Umiltà è infatti un’altra parola ricorrente quando si parla di Gilardino. «Non fa minimamente pesare il suo trascorso» – continua Guberti – «È diretto, vero, di base ti guarda negli occhi e ti dice le cose come stanno, belle o brutte che siano. Per me questo è fondamentale, ma non è detto che tutti apprezzino. Un buon allenatore, infatti, deve anche conoscere chi ha davanti, sapere cosa dire e cosa no, pesando bene le parole usate a seconda dell’interlocutore. In questo è eccezionale, anche grazie all’aiuto del suo vice Caridi, che fa un lavoro incredibile anche nella gestione dei rapporti umani». Con umiltà Gila è ripartito dalla Serie D dopo l’esperienza il Lega Pro con la Pro Vercelli. Con umiltà ha trovato un accordo con il Siena che lo ha sollevato dall’incarico in seguito ai dissapori con la dirigenza (salvo poi esser richiamato il mese successivo), pur trovandosi al secondo posto in classifica con qualche partita da recuperare.
È proprio nel momento del ritorno sulla panchina bianconera che le strade di Gilardino e Guberti si sono incrociate: «quando il Siena mi ha chiamato si è esposto lui in prima persona per farmi accettare. Per me è stato incredibile, avendo vissuto gli anni di Gila calciatore, parliamo di un Campione del Mondo. L’idea che si “scomodasse” direttamente lui, chiamandomi al telefono, mi ha dimostrato la persona che è. Da quel momento abbiamo avuto un ottimo rapporto, ci sentiamo tutt’ora ed è sempre rimasto umilissimo». Il Siena con Gila torna tra i professionisti, e la stagione comincia con la squadra nelle posizioni alte di classifica, ma qualcosa si rompe in società e Gilardino viene sollevato dall’incarico dopo undici giornate, mentre il Siena occupava il sesto posto in campionato. Non c’è problema, Gila si rimette nuovamente in gioco accettando la panchina del Genoa primavera.

Era il 6 dicembre 2022 quando il Genoa, a nove punti dalla vetta nonostante un organico costruito per salire in Serie A, decideva di esonerare Blessin, chiamando ad interim – anche questa una dicitura tutt’altro che piacevole – proprio Gilardino, ancora imbattuto in Primavera B. Da allora la musica che suona a Marassi è cambiata; l’impatto di Gilardino sulla squadra si è dimostrato subito evidente, con un gruppo coeso e una comunione di intenti che ha creato l’atmosfera ideale per la piazza. Il Genoa in campo rispecchia a pieno il suo allenatore: il gruppo è unito, umile, pronto al sacrificio ed attento ad ogni dettaglio; è molto più della somma dei suoi singoli. Se aveste detto ad un tifoso rossoblù che poco più di un anno dopo il Grifone sarebbe stato undicesimo nella massima serie, più vicino all’Europa che alla retrocessione, vi avrebbe probabilmente preso per pazzi o sognatori. Ma, citando Ligabue, sono sempre i sogni a dare forma al mondo. Alberto Gilardino da primo violino è diventato direttore d’orchestra, e non ha alcuna intenzione di fermarsi.