La rinascita del Bordeaux

Il club francese, sull’orlo del fallimento, è stato salvato da due ex calciatori e ora scende in campo in quarta serie con un bomber di Premier League.

Cosa vi viene in mente quando sentite la parola bordeaux? Se siete persone di buon gomito volerete con l’immaginazione su un’immensa distesa di vigneti; magari qualcuno invece penserà dell’omonimo colore (che prende il nome proprio dal vino prodotto in quella regione). Forse siete appassionati di storia dell’arte e allora ci racconterete di un centro storico patrimonio UNESCO, ma se siete su questa rivista probabilmente il primo pensiero andrà alle gesta di un giovane Zizou, o a un centrocampista da 180 goal come Alain Giresse. E se non verrete divorati dai rimpianti per quel Gourcuff che doveva essere il nuovo Kakà, una lacrima la verserete per quello che poteva essere – e non è mai stato – Marouane Chamakh.

La storia del Football Club des Girondins de Bordeaux è un susseguirsi di alti e bassi. Montagne russe in salsa bordolese. Da ultimo, il salvataggio dal fallimento da parte di due ex giocatori e l’acquisto di un bomber di culto ex-Premier League, chiamato a giocare in quarta divisione.

Un giovanissimo Zidane (al Bordeaux dal 1992 al 1996).

Nato nel primo Novecento dalla fusione di due club ispanici, Il primo trofeo del Bordeaux arriva con la Coppa di Francia del 1941, ma c’è ben poco da festeggiare. Il paese è infatti stremato, diviso tra la zona occupata e la celebre Repubblica di Vichy, sotto il diretto controllo tedesco. Bisognerà aspettare invece il 1950 per il primo titolo nazionale, conquistato addirittura da neopromossa. Di lì, nuovamente tre decenni di oblio, fino ad arrivare agli anni ottanta, in cui Les Girondines, trascinate da Giresse, vincono tre scudetti e due coppe di Francia. Poi, a sorpresa, la retrocessione in Ligue 2 per motivi amministrativi.
Il Bordeaux riesce a risalire nella massima serie, vincendo altri due scudetti, e nel 2018 il club viene ceduto a due fondi americani.

Sembra l’inizio del sogno a stelle e strisce, ma si rivelerà, più che altro, un incubo.

La crisi

Il 6 novembre 2018 il club, reduce da una gestione non ottimale da parte del proprietario M6, viene rilevato da GACP (General American Partners) e King Street, ma dopo un solo anno General American Partners cede tutte le sue quote a King Street, che nomina presidente Frédéric Longuépée, imprenditore francese immediatamente contestato dalla tifoseria. Longuépée, infatti, viene accusato di essere un uomo senza scrupoli, interessato solamente al profitto. Ne nasce una battaglia senza esclusione di colpi. Nella storia, del calcio e non, quando le società si sono messe contro la piazza e i tifosi, le cose non sono mai andate bene, ed è quello che succederà anche qui.

Non appena arrivato il presidente del club dirama una serie di comunicati in cui annuncia il sold out dei settori popolari, costringendo così i tifosi ad acquistare gli abbonamenti in settori molto più costosi: nelle prime partite, però, le curve sono semi-deserte, e vengono messi in vendita i biglietti. Una truffa sulle spalle dei tifosi, che arrivano anche ad invadere il campo e costringono alle dimissioni il responsabile della biglietteria.Sul campo i risultati non arrivano, mentre vengono invece venduti i giocatori più importanti, come il talento del vivaio Tchouameni, passato al Monaco per 18 milioni o il difensore oggi vicecampione del mondo Kounde, venduto al Siviglia per 35 milioni. L’ottica è solo quella del profitto, senza alcuna visione sportiva.

Scoppia, poi, la pandemia, e le casse del club sono messe sempre più a dura prova, con il Bordeaux che viene posto in amministrazione straordinaria, avendo King Street deciso di lasciare con un debito stimato tra i 30 e i 60 milioni. Il Bordeaux viene allora rilevato da Gerard Lopez, uomo d’affari lussemburghese-spagnolo, chiamato a risolvere la crisi. Se questo nome non vi dice niente, cercate la storia della Lotus in Formula 1, o rispolverate le carte della cessione di Osimhen al Napoli dal Lille, per vedere chi compariva nella società francese (per dovere di cronaca la sua pagina Wikipedia ad oggi è ricca di avvisi di conflitti di interesse). Ma le cose non migliorano. La squadra retrocede prontamente in Ligue 2 e, complice anche la terribile situazione sui diritti televisivi in Francia, la situazione diventa insostenibile. Il club presenta così dichiarazione di fallimento.

La rinascita

Poco prima del fallimento ufficiale, ecco però il colpo di scena. Gli ex calciatori Rio Mavuba e Paul Baysse decidono di rilevare le quote della società e di iscriverla al campionato National 2 (la quarta serie francese). Ciò comporta la perdita dello status di club professionistico, ma consente al Bordeaux di evitare il fallimento e di tenere stemma e colori sociali. Mavuba e Baysse aprono anche alla possibilità di indossare nuovamente gli scarpini, tesserandosi come giocatori per riportare il club dove merita.

Una storia incredibile, che lo diventa ancora di più se si guarda l’inizio di questa quarta divisione. Alla prima giornata la squadra di Bruno Irles è sotto 1-0 al 90’, quando il portiere Lassana Diabaté salta più in alto di tutti su calcio d’angolo, segnando il primo gol del nuovo Bordeaux. Il primo mattone della rinascita è messo… nel modo più rocambolesco che ci sia.

È tutto vero.

Poi, circa un mese fa, arriva un’altra scossa. Stavolta di energia positiva, da parte di uno che sembra forse più un membro di una rock band inglese che un centravanti. A Bordeaux arriva infatti l’ex Liverpool Andy Carroll, attaccante con oltre 50 goal in Premier, acquisto assolutamente fuori categoria tra i dilettanti. Trentacinque anni ma ancora tanta voglia di mettersi in gioco: «Ad esser sincero, ci ho rimesso i soldi a venire e giocare al Bordeaux. Ma non è mai stata una questione di soldi. Sono solamente contento di giocare a calcio, voglio essere parte della storia del club. Voglio salire in Ligue 1.».

La strada è lunga, la classifica parla di terzultimo posto (con però due partite in meno, che in caso di vittoria potrebbero significare addirittura terzo posto), ma con due doppiette nelle prime partite giocate, l’attaccante inglese ha già regalato al Bordeaux 4 punti. Chi ben comincia è già a metà dell’opera. E da quelle parti, vuoi per il vino, per l’arte o per Zizou, sono abituati a pensare in grande.