A cura di Leonardo Sabaini e Andrea Maria Bianchi.
Giunti quasi al giro di boa del campionato, abbiamo pensato avessimo visto a sufficienza i kit di questa Serie A 23/24 per poterne parlare. Siamo quindi usciti a bere una birra con l’idea di fare una guida commentata di tutte le maglie della stagione. Quando il pub ha chiuso stavamo ancora parlando dell’Atalanta e questo – che doveva essere un articolo annuale – è la prima puntata di una nuova rubrica.
“La maglia sudata sempre”
Leonardo: Iniziamo, che pensi dei vari kit dell’Atalanta?
Io sono davvero un grande fan della prima maglia. Mi piace praticamente tutto: dal colletto alla trama di quadrati concentrici che forma le strisce che secondo me è una grande trovata, a memoria anche molto originale.
Poi ho forse un’unpopular opinion, ma per me il logo al centro con i due sponsor ai lati ha il suo perché. Tu che dici?
Andrea: In generale piace molto anche a me eh, il pattern le dà, specie quando si inquadrano i giocatori a mezzo busto, un aspetto molto trippy. Pazzesca anche da lontano dove le strisce nere sembra abbiano una specie di overlay blu, che però sono in realtà soltanto i quadrati. Però non mi trovi d’accordo per i loghi: lo sponsor è messo in uno spazio troppo stretto, pare posto lì tanto per metterlo (o forse per renderlo visibile meglio nelle interviste). Preferisco la versione europea che sposta il logo Radici Group sulla manica e quello con la Dea sul petto per i soliti parametri UEFA.
A proposito della Dea: finalmente si rivede senza l’ovale sull’away, com’era sulle maglie all’inizio degli anni 90.
L: Ecco, la seconda maglia: la scelta del logo (anche se preferisco quell’altro utilizzato nelle scorse stagioni ripreso dagli anni ’60 con la Dea che corre), così come lo scollo a V con quella doppia finitura e le sottili linee orizzontali sono tutti ingredienti per una bella maglia, una maglia che gasa. Purtroppo non è così. Non sono riuscito a capire perché, ma ogni volta che la vedo ci trovo nuovi difetti, e pure in campo, indossata dai giocatori (che poi è forse come andrebbero davvero giudicate le maglie da calcio), mi lascia sempre perplesso.
In particolare, il modo in cui hanno gestito la discontinuità delle linee orizzontali sulle maniche mi urta. Capita spesso con le strisce e capisco che non sia facile, ma dai, così proprio no.
A: E oltre alle maniche il retro non ha le strisce, che vengono letteralmente rimosse per fare spazio a nome e numero. Se vuoi prendere una maglia senza nome, sei costretto a metterti uno zaino o ad avere uno spazio bianco senza senso sulla schiena. Purtroppo è una cosa che si vede su un sacco di kit in ‘sto periodo, colpa delle regole sulla leggibilità dei numeri. Penso ci troveremo a parlarne ancora (tipo sulla terza del Milan, spoiler).
Nonostante questo però la maglia a me piace. Preferisco il logo con la Dea da sola, senza scritte attorno, a quello attuale dell’Atalanta. Ho anche un bias verso le pinstripe, e i vari dettaglietti che hai citato mi gasano un sacco. E poi è asimmetrica: sul lato destro la striscia che corre sotto alla manica è blu, su quello destro è nera. Viva l’asimmetria.
La terza, invece? Dicevano di aver scelto il rosso perché è uno dei colori di Bergamo… personalmente mi ricorda quella maledetta away rossa dell’Inter in piena banter era: cromaticamente è identica.
L: Beh, infatti sono entrambe due belle maglie. Non avrei mai notato la somiglianza, ma capisco che certi incubi possano restarti dentro. Alla fine però il rosso sta sempre bene nelle maglie da calcio.
Comunque ora non riesco a togliermi dalla testa come sarebbe potuta essere la carriera del giovane Coutinho sotto la guida di Gasperini. Sarebbe stato meglio lui o Gomez?
A: Il rosso sta bene sempre, basta che non me lo metti di fianco al nero su una maglia dell’Inter. Su quella dell’Atalanta già meglio. Coutinho allenato dal Gasp invece… non lo so, sulla carta avrebbe fatto la fortuna di entrambi, ma secondo me é una di quelle cose troppo belle per essere vere. E poi mi sanno di caratteri contrastanti, dopo il secondo allenamento con qualche giocata di troppo sopra le righe, il Gasp l’avrebbe fatto fuori come un Bakker qualunque.
Comunque, a parte l’associazione all’Inter del passato, a me non piace il background con la mappa di Bergamo: la mappa della città è la classica soluzione cheap del designer di fantasy kits. Ne aveva fatta una anche il nostro magico Antino, che peraltro gli hanno anche mezzo copiato.
L: Io sarei più ottimista, non credo che Gasperini abbia completamente perso il tocco nell’utilizzare i giocatori talentuosi sulla trequarti, e Coutinho ha anche dimostrato di poter stare in un contesto intenso come quello del Liverpool. Alla fine poi pure Bakker è stato reintegrato, e devo dire che questa maglia rossa (e nera) gli sta molto bene
Tornando a noi, in effetti la mappa della città tono su tono è una scelta un po’ inflazionata, per usare un eufemismo. Almeno questa volta hanno messo una città che – ho controllato – sembra essere proprio quella di Bergamo; rispetto alla maglia natalizia con lo skyline di Torino di qualche anno fa sono stati fatti grandi passi in avanti.
Parlando di maglie natalizie, siamo così in ritardo con questa guida sui kit della Serie A 23/24 che è uscita pure la ormai classica maglia natalizia dell’Atalanta. Un penny per i tuoi pensieri a riguardo.
A: Mi ricorda la maglia della Scozia del 96 o del 94, ma con i colori diversi. Non è un male, anzi, ma secondo te cosa ci azzecca col Natale?
L: Francamente? Nulla, credo che l’idea fosse quella di rifarsi ai maglioni di natale brutti e abbiano quindi scelto questa trama scozzese. C’è da dire che in generale le maglie natalizie dell’Atalanta negli anni sono sempre state poco natalizie; Natale significa anche e soprattutto capitalismo e questa sembra essere una scusa per un quarto drop da regalare a parenti e amici, non credi?
A: Qualche anno fa in realtà degli spunti natalizi l’hanno anche avuti… c’era quella verde con quel (pessimo) albero di natale attorno allo stemma, oppure, per tirare fuori un brutto ricordo anche a te, quella che usarono la volta che rifilarono 5 sberle al primo Milan di Pioli: una brutta maglia, che poi era la terza con uno stilizzato profilo di Bergamo con, anche lì, un albero di natale aggiunto posticcio tra lo “skyline”. Dovrei fare un check per verificare le prestazioni di queste maglie natalizie, magari è per quello che continuano a farle…
L: Intanto grazie per avermi ricordato un altro brutto momento contro l’Atalanta, il gol pazzesco di Muriel nel recupero della partita di sabato non era sufficiente.
Spero che, come quella volta, sia l’inizio di una risalita: penso sia stata una delle partite più brutte del Milan dall’inizio della stagione, che sicuramente soffre le maglie natalizie dell’Atalanta anche quando queste sono state solamente annunciate.
A: Mi sembra, comunque, che nonostante prese singolarmente siano anche ok, manchi un filo conduttore a tutta questa collezione (possiamo chiamarla collezione?) atalantina. A parte il motto “la maglia sudata sempre” stampato all’interno colletto. Che poi è un motto pazzesco, lo conoscevi?
L: Effettivamente sono 4 maglie che vanno ognuna per i fatti suoi; l’unico punto in comune oltre al motto – bellissimo, dovrebbero utilizzarlo di più nelle campagne social – è il fatto che fondamentalmente la prima condivide con la terza la stessa base, così come la seconda con la quarta. In effetti non molto, però tu pensi sia importante che ci sia un filo conduttore?
E aggiungo, siamo già arrivati al punto in cui le maglie da calcio sono diventate un oggetto così di moda da parlare di collezione della stagione 23/24? Da una parte questa cosa non mi convince fino in fondo, però dall’altra un po’ mi intriga.

Migliore maglia della collezione
A: Home sicuro
L: Home
Utilità/bisogno delle maglie oltre a home e away
A: 1 su 5
L: 2 su 5
Sponsor tecnico a cui affideresti la prossima collezione
A: Erreà, per redimersi dalle brutte maglie che faceva una volta per i bergamaschi, ora hanno cambiato la direzione creativa e han fatto cose pazzesche.
L: Joma, il brand spagnolo sta facendo un ottimo lavoro secondo me. Lasciamoli cucinare.
Con chi vedreste bene una collab?
A: Percassi gestisce il retail di Gucci (e di altri), dico appunto Gucci perché è così lontano dal concetto di Atalanta da fare il giro.
L: Carhartt, per rinsaldare lo spirito operaio della Dea.
Invasività/bruttezza dello sponsor commerciale?
A: 4 su 5
L: 3 su 5
Maglia da regalare o regalarsi
A: L’away numero 17 di Charles De Ketelaere, una maglia moderna ma vecchio stile per un giocatore che sembra sempre un po’ fuori dal tempo.
L: L’home kit di De Roon: il giocatore giusto per una “maglia sudata sempre”. Se non avete particolare simpatia per il suo Social Media Manager, andate dritt* sulla (forse l’ultima?) numero 9 targata Luis Muriel.
Voto secco sulla collezione
A: 3.5 su 5
L: 3.5 su 5
L: Che palle che diamo lo stesso voto…
A: E allora 3 su 5.