Il Como è pronto per il salto

Un inserimento di pura prepotenza nella corsa all’Europa.

Nico Paz controlla il lancio di Perrone. Effettua due tocchi, un po’ sporchi, lanciandosi comunque verso la porta avversaria. Poi si sposta la palla sul sinistro, come se stesse eseguendo una pirouette davanti al pubblico dell’Opéra Garnier di Parigi, e calcia il pallone, quasi alla cieca, sul secondo palo. La palla entra in rete, battendo un Di Gregorio che almeno potrà dire di avercela messa tutta. È il quarto gol dell’argentino in questa stagione, il nono segnato dal Como – di cui tutti tranne uno portano la firma del diez tra gol e assist – ed il secondo dei Lariani nel match contro la Juventus. Con questa rete (e con quella di Kempf nel primo tempo) il Como aggancia proprio i bianconeri in classifica, a 12 punti, ottenendo la sesta posizione e rimanendo a soli 4 punti dalla vetta. 

Che la squadra di Fabregas sarebbe diventata, prima o poi, una seria contender per le prime posizioni del campionato era un timore di molti, visto soprattutto l’enorme potere di spesa della famiglia Hartono. Il fatto che Il Como sembra esserci riuscito in così poco tempo – solamente una stagione e poco più dopo la promozione dalla Serie B – probabilmente non poteva prevederlo nessuno. 

Sembra uno di quei film di fantascienza in cui ci si accorge dell’invasione aliena solo quando è troppo tardi, e i marziani hanno già preso il controllo del pianeta. Il Como si sta infatti imponendo sul nostro campionato con una veemenza inaudita, con un linguaggio calcistico e degli strumenti che sembrano venuti da un altro pianeta. 

Alla luce di questa nuova dimensione del Como è fondamentale chiedersi quali possano essere le loro ambizioni e le effettive potenzialità di questa squadra.

Nei numeri

Controintuitivamente rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare, oltre alla ben nota fase offensiva, a spiccare sono soprattutto le prestazioni difensive di Butez e compagni. 

Sul fronte realizzativo le qualità del Como sono ormai risapute. La squadra di Fabregas ha segnato infatti 9 gol, registrando il 5º miglior attacco della Serie A, in queste 7 partite e risultando sesta per shot creating actions (201) e per goal creating actions (18). Dal punto di vista difensivo, invece, i Lariani mostrano un incredibile miglioramento. Rispetto alla stagione scorsa, infatti, il Como è passato da essere l’ottava peggior difesa del campionato alla seconda miglior retroguardia, grazie alle 5 reti subite (solamente la Roma ne ha subite di meno,  3). Questa inversione ad U è probabilmente dovuta anche alle nuove certezze difensive ottenute con il recente passaggio alla difesa a 3 sfoggiata per la prima volta contro la Juventus e riproposta poi a Parma.

Se pensate che questi dati siano abbastanza per inquadrare il Como nelle posizioni di spicco della classifica, è analizzando i parametri relativi al pressing che abbiamo un’idea chiara del dominio territoriale che vuole imporre Fabregas. Osservando l’ultima partita contro il Parma, infatti, possiamo notare come il calciatore più aggressivo, il primo per contrasti effettuati, sia un attaccante: Kuhn. Il Como è infatti primo per PPDA (passaggi concessi per azione difensiva nella metà campo avversaria) (6.90 ogni 90’, secondo Understats) e primo per contrasti effettuati nell’ultimo terzo di campo (28, secondo Fbref). 

Questi numeri confermano, ancora una volta – come se fosse ancora necessario ribadirlo – che ormai il Como si prepara a sfondare, in pochi anni e senza nemmeno bussare, i cancelli dorati dell’Olimpo del nostro campionato. 

Non sono infatti un caso i sei gol segnati a tre delle nostre big. Sì, perché la vittoria contro la Juve si aggiunge a quelle ottenute contro la Fiorentina e la Lazio alla prima giornata. Sappiamo quanto sia doverosa la puntualizzazione sugli stati di forma piuttosto ondivaghi dei viola e dei biancocelesti, ma rimangono comunque imprese che fino a 3 anni fa risiedevano nel campo più remoto delle probabilità. Un po’ come essere colpiti da un fulmine o essere sbranati da un orso, per intenderci.

La squadra

Questa nuova dimensione è sicuramente figlia anche del ricchissimo mercato estivo sostenuto dal Como. Con gli arrivi di Alex Valle, Baturina, Addai, Kühn, Jesus Rodriguez e Jacobo Ramon, la squadra di Fabregas ha praticamente deciso di giocare a Football Manager nella vita reale, facendo pesca a strascico dei migliori talenti sparsi in giro per l’Europa. 

Ovviamente avere la proprietà più ricca d’Italia aiuta – e anche molto – ma con un tale budget a disposizione serve anche molto coraggio per puntare così fortemente su questo genere di profili e non a formare un instant team.

La strategia però – neanche a dirlo – sta funzionando alla grande, sia dal punto di vista delle prestazioni, grazie ai risultati sopra citati, sia da un punto di vista patrimoniale. Basti vedere il valore dell’offerta del Tottenham in estate per Nico Paz. 

La questione paradossale è che solo alcuni – per non dire pochi – di questi nuovi innesti si sono integrati in pianta stabile nell’undici titolare. 

Baturina, Addai e Kühn hanno fin qui trovato pochi minuti, nonostante il lungo infortunio di Diao, che avrebbe teoricamente dovuto aiutarli a scalare le gerarchie. Nessuno dei tre però è riuscito ad imporsi sugli altri. Davanti le uniche novità effettivamente rilevanti sono l’arrivo di Morata, che, pur non segnando, rimane particolarmente apprezzato da Fabregas, la titolarità guadagnata da Jesus Rodriguez sulla sinistra e lo spostamento di Vojvoda in posizione più avanzata. 

Al resto, d’altronde, ci pensa il vero punto di riferimento di questa squadra, il talento più brillante del nostro campionato: Nicolás Paz. Sull’argentino nato a Tenerife non c’è in realtà molto da dire – più che altro ci sarebbe solo da ammirare. Che fosse un fenomeno lo si capiva anche lo scorso anno, ma in questa stagione ha dalla sua anche delle medie da capogiro. Miglior assistman del campionato con 4 assist, secondo miglior marcatore con 4 gol, Paz è ormai pronto al grande salto per tornare a Madrid come assoluto protagonista. 

Osservando i suoi numeri è evidente come il paragone sia addirittura impietoso, rispetto ai calciatori del nostro campionato. Nico è praticamente tra i migliori calciatori d’Europa in qualsiasi fondamentale: nel 96º percentile per tiri totali (3.53 a partita), nel 86º per assist serviti (0.32 ogni 90 minuti), nel 90º per SCA (5.12), nel 86º percentile per passaggi progressivi (5.73) e nel 84º percentile per dribbling riusciti (2.19) rispetto ai pari ruolo nei top 5 campionati europei.

Se pensavate che fosse finita qui, in realtà ci sarebbero anche delle statistiche difensive incredibili dalla sua parte. Nelle ultime partite contro Atalanta, Juve e Parma infatti l’argentino ha sempre spiccato, oltre che per i contributi al gol, per i contrasti effettuati, figurando sempre tra i migliori 3 giocatori in ogni partita in questa statistica. Con dei numeri del genere, l’unico rischio per il Como è quello di diventare troppo “Paz-centrico” e di ritrovarsi senza alternative valide quando, verosimilmente, il prossimo anno tornerà in Spagna.

Se però in attacco sono state registrate diverse novità, a centrocampo invece la questione è rimasta praticamente invariata. Da Cunha e Perrone infatti, per i minuti passati insieme in campo, finiranno probabilmente per diventare migliori amici. Questa coppia è talmente rodata da aver costretto ad un ruolo di comprimario anche Caqueret, che la scorsa stagione si era dimostrato come uno dei migliori calciatori del Como. 

I veri stravolgimenti però sono arrivati in difesa. Prima l’ex canterano del Barcellona, Alex Valle, ha iniziato ad avvicendarsi ad Alberto Moreno sulla fascia sinistra, poi l’altro spagnolo, Jacobo Ramon, ha rubato il posto a Van Der Brempt in pochissimo tempo. Proprio il centrale sembra avere tutte le carte in regola per replicare il percorso dell’altro compagno arrivato dal Real Madrid Castilla, con il Como che sembra essersi aggiudicato un altro diamante nascosto. Ramon infatti spicca, tra i difensori in Europa, sia per propensione offensiva (98º percentile per gol segnati, 99º per tiri totali ed 81º per azioni da tiro create), ma anche per conduzione (87º percentile per dribbling riusciti e 90º per passaggi progressivi ricevuti).

Non bisogna però fare l’errore di considerarlo il classico difensore moderno con dei limiti in marcatura. Il classe 2005 si trova infatti anche nel 98º percentile per contrasti e per duelli aerei vinti. Numeri formidabili, che sommati ai soli 20 anni del centrale spagnolo ci restituiscono l’idea di uno che ha già il futuro tracciato davanti a sé, e la coesistenza con un veterano come Diego Carlos non può che migliorarlo ulteriormente.

L’allenatore

Il vero merito di questo exploit del Como è però probabilmente di un solo uomo: Cesc Fabregas. Se infatti i mezzi a disposizione del Como siano eccezionali per il livello della Serie A, l’impressione è che possano funzionare solo se maneggiati da un allenatore ugualmente ambizioso (e forse il più coraggioso del campionato).

L’allenatore spagnolo, richiestissimo in estate anche da Leverkusen, Roma e Inter, risulta uno dei maggiori innovatori del nostro campionato. La partita contro la Juventus è praticamente il manifesto delle sue idee. I bianconeri, che in non possesso si posizionavano con il classico sistema di marcature a uomo di Tudor, finivano per arrivare sempre in grande ritardo nelle uscite del Como dalla fase di costruzione. L’inserimento, a sorpresa, di un terzo centrocampista tecnico come Caqueret ha infatti scombinato le carte della partita, con il francese che si è trovato a giocare ad un torello continuo contro i bianconeri, grazie ai velocissimi scambi nello stretto con Perrone, Da Cunha e Paz.

Anche lui, come molti dei suoi calciatori, sembra ormai pronto per approdare sulla panchina di qualche big, ma la sua decisione di rimanere a Como in estate ci permette di comprendere l’opinione che Fabregas ha della squadra e delle sue potenzialità.

L’ex calciatore dell’Arsenal infatti si troverebbe a fine campionato a dover prendere una scelta – la più classica per qualunque allenatore virtuale in un gioco manageriale: firmare finalmente per una grande squadra del calcio europeo, misurandosi con un nuovo campionato e con delle nuove sfide, oppure sposare ancora il progetto Como, cercando di portarlo il prima possibile a vivere le famose “notti europee”.