Settimana Blanca

La settimana più difficile della storia del Real Madrid, raccontata in tappe.

Se non seguite la Liga, o magari non frequentate abitualmente i social network, probabilmente vi siete persi l’ondata di meme e tweet a tema calcio più paradossali di sempre. Sembra un’iperbole, ma non c’è altro modo per descrivere il soqquadro tragicomico che sta accompagnando il Real Madrid nell’ultimo periodo. 

La stagione calcistica si sa, non è iniziata nel migliore dei modi, con l’ammutinamento dello spogliatoio e l’addio prematuro di Xabi Alonso; è proseguita forse peggio con l’eliminazione, discussa per le scelte arbitrali – tanto per cambiare – ai quarti di Champions League in Germania contro il Bayern; ma rischia addirittura di finire col botto – quasi nel vero senso della parola – con una serie di accadimenti tra il comico ed il surreale che sembrano uscire direttamente da una commedia di Monty Python.

Per scoprire quello che sta succedendo in questo periodo a Valdebebas è necessario seguire l’ordine degli ultimi 7 giorni e vivere l’incredibile settimana, vissuta dai blancos più famosi del mondo.

Lunes

Il primo giorno della settimana è sempre il più brutto e pesante per tutti. Con gli occhi assonnati e i segni del cuscino sulla faccia, gli adulti tornano a lavorare e i ragazzi rientrano a scuola. Anche per i blancos la giornata inizia male, nonostante la vittoria fuori casa contro l’Espanyol, arrivata grazie alla doppietta di Vinicius Junior, della sera prima. Il lunedì mattina infatti impazza sui giornali la conferenza stampa post partita dell’allenatore ad interim del Real, Alvaro Arbeloa, che lasciandosi trascinare dalle domande dei giornalisti in sala stampa, commenta l’assenza di Mbappè, in quel periodo infortunato e in vacanza in Sardegna. 

«Tutta la pianificazione relativa ai giocatori è seguita dallo staff medico, che stabilisce quando devono essere presenti a Valdebebas e quando no. Nel tempo libero, poi, ogni giocatore decide cosa fare».

E poi ancora, riferendosi alla squadra:

«Non esiste un giocatore più grande del Real Madrid. I giocatori devono capire cosa rappresenta questo club».

Parole che, anche se travisate, faranno il giro del web, venendo intese come un attacco nei confronti del proprio numero 10 e dei suoi compagni.

Il clima nello spogliatoio del Real è infatti già teso a causa dei risultati sportivi e si cerca in tutti i modi un innesco per dare inizio all’incendio che si scatenerà di lì a poco.

Nel mentre si presenta l’ennesimo stop della stagione del Real. Si ferma anche Ferland Mendy, che registra il 120º – ormai non fa neanche più notizia – infortunio della stagione dei blancos. La settimana inizia quindi col piede sbagliato, capovolgendo quasi il detto secondo cui “il buongiorno si vede dal mattino”, ma andrà peggiorando di giorno in giorno.

Martes 

Il martedì i titoli clickbait ricamati sulle parole di Arbeloa, le paparazzate in yacht e gli scarsi risultati sportivi di questa stagione portano quindi alcuni tifosi all’esasperazione, decidendo di avviare una petizione online intitolata “Mbappè out” e con un sottotitolo neanche troppo diplomatico:

«Madridistas, make your voice heard. If you believe change is needed, don’t stay silent — sign this petition and stand for what you think is best for the club’s future.»

È indubbio che questi due anni del francese in Spagna siano stati forse sottotono e l’equivoco tattico che si è generato col suo arrivo era sotto gli occhi di tutti, ma parliamo pur sempre dell’attuale capocannoniere della Liga e della Champions League. Uno da più di quaranta gol in stagione. 

La petizione però dilaga e dopo soli due giorni raggiungerà 40 (QUARANTA!) milioni di firmatari. Viene spontaneo chiedersi quali effetti avrà sulle decisioni estive del francese e del club spagnolo.

Miercoles

Intanto ai vertici della società Florentino Perez pensa già alla prossima stagione. Il post Arbeloa sembra avere un solo nome, un ritorno di fiamma dopo l’ultimo ballo di 14 anni fa. Il grande indiziato per la panchina è infatti José Mourinho, subentrato in corsa al Benfica dopo l’esonero con il Fenerbahce ad inizio stagione. 

Il mercoledì inizia addirittura a circolare un’indiscrezione secondo cui lo special one avrebbe imposto una lista di condizioni piuttosto stringenti per decidere di mettere le mani su questa macchina ormai ingolfata. A parte i vincoli contrattuali e sullo staff, tipici di ogni ingaggio, fanno specie due condizioni in particolare: totale autorità sulle decisioni della squadra e la protezione dalle interferenze della dirigenza sulle decisioni per le formazioni e le scelte di spogliatoio. 

Forse davvero l’unico che può imporsi e fare da pompiere in questo incendio è Mou, che verrebbe accolto come un supereroe in grado di ristabilire l’ordine in una Ghotam City calcistica. L’interrogativo riguarda sempre il potere di gestione che gli verrebbe affidato, rispetto alla possibilità di scegliere indipendentemente dall’umore dello spogliatoio o dei piani alti.

Nel frattempo un altro caso prende vita intorno alla squadra. È di qualche mese prima la notizia di un battibecco – se così possiamo definirlo, anche se qualcuno parla addirittura di alcuni schiaffi – tra Rudiger e Carreras. È proprio lo spagnolo nella giornata di mercoledì a confermare, con una storia su Instagram, quello che lui stesso definisce “un incidente con un compagno”.

Con questa story sembra quasi che la toppa applicata sia stata peggio del buco, dando una sostanziale conferma ufficiale ad un episodio che prendeva già la direzione del dimenticatoio, riaccendendo la questione sull’integrità e la compattezza dello spogliatoio blanco.

Jueves 

Quella che finora potrebbe semplicemente sembrare solamente Una serie di sfortunati eventi, con la giornata di giovedì finisce per diventare ben presto Una giornata di (stra)ordinaria follia. In questo giorno succede tutto quello che solamente un sadico disegno soprannaturale, un diavoletto fastidioso che indossa forse con la maglia blaugrana o colchonera, può immaginare.

Abbiamo precedentemente accennato dell’infortunio di Mendy, che si rivelerà ben presto più serio – molto più serio – del previsto. Lesione del tendine del retto femorale con separazione ossea afferma il referto, con il terzino costretto ai box per almeno un anno. Dalle informazioni che circolano le stime sono addirittura ottimistiche, con il rischio di un ritiro dal calcio giocato a soli 30 anni.

Nel frattempo nel centro sportivo del Real ha inizio il dramma: Valverde e Tchouameni, che già nei giorni precedenti si erano beccati a vicenda, forse per uno scontro su una palla contesa, iniziano a insultarsi, poi a promettersele e infine a darsele, con l’uruguaiano che finisce addirittura in ospedale, uscendo sconfitto dall’improvvisato match di MMA, ricreato in un esagono fatto di conetti e casacche. 

Dopo la diatriba, infatti, secondo le prime ricostruzioni, Valverde sarebbe tornato stordito negli spogliatoi, dove avrebbe perso conoscenza, sbattendo la testa contro un tavolino. Questo scherzetto gli costerà un’assenza nei successivi 15 giorni (Clasico compreso) a causa del trauma cranico riportato. 

Il club ha quindi dovuto rilasciare una nota, minacciando provvedimenti per entrambi i compagni di reparto. Per giunta, nonostante la prima regola del fight club sia quella di non parlarne mai, la notizia trapela facilmente e rimbalza ovunque, alimentando le voci di una possibile talpa nello staff o addirittura nella squadra. 

Di lì a poco arriva anche un comunicato su Instagram di Valverde in cui si scusa per l’accaduto, ma nega lo scontro con Tchouameni.

In questo clima incandescente, a metà tra il demenziale ed il surreale, a fare scalpore in questa giornata, che più piena non si può, sono anche le immagini di Mbappè, tornato ad allenarsi nel frattempo, che ride da solo, come il protagonista di un biopic su un serial killer, in auto all’uscita del centro sportivo.

Non sappiamo se siano risate nervose o divertite, se siano causate dalla petizione o dalla scena a cui ha appena assistito, ma sono una buona metafora della situazione che si respira dietro ai cancelli di Valdebebas.

Ovviamente in casi come questi inizia la caccia allo scoop e ai roumors più assurdi. C’è chi afferma che alcuni calciatori del Real non si parlino tra loro da mesi e altri asseriscono di alcune prese in giro da parte di alcuni giocatori nei confronti di Arbeloa, che li avrebbe esclusi dall’undici titolare. In situazioni come queste, a maggior ragione se così inverosimili, discernere tra le notizie vere e quelle gonfiate risulta piuttosto difficile, ma bisogna ammettere che tutto ciò contribuisce ad aggiungere un’ulteriore connotazione paradossale alla situazione di Mbappè e compagni.

Domingo

Il weekend, che dovrebbe essere un periodo di meritato relax dopo le fatiche settimanali, inizia seguendo un copione differente rispetto a quello dei giorni precedenti.

Il Real si prepara alla super sfida della domenica contro il Barcellona, cercando di riconquistare una certa tranquillità in vista del match.

Arriva poi la domenica, e mentre i tifosi madridisti iniziano a sentire l’ansia e la pressione per la sfida scudetto, subito dopo le 12, a sorpresa viene comunicata l’assenza di Mbappè, che non figura neanche nella lista dei convocati, dalla partita. 

Il pomeriggio prosegue, arrivando alla sera e la partita ha inizio. In un clima del genere anche il Clasico rischia di finire in secondo piano, con il Barcellona che si impone subito con due gol nel primo tempo. Prima è Rashford dopo soli 9 minuti a battere Courtois con una punizione incredibile sul palo lontano; poi, dopo esattamente altri 9 minuti, Ferran Torres archivia la pratica, infilando il pallone sotto all’incrocio dopo un assist con un colpo di tacco volante di Dani Olmo. Il Barcellona viaggia e la spensieratezza del gruppo si riflette anche nelle giocate, mentre il Real sembra appesantito anche dalla settimana da incubo appena trascorsa. 

La partita finisce e per l’ennesimo scherzo del destino per i blancos arriva un’altra beffa, dovendo assistere ai festeggiamenti per la vittoria del titolo proprio in casa dei nemici di una vita.

Alla fine quindi, vedendo quello che è successo in questi giorni burrascosi ed assistendo forse al primo grande dramma della storia recente di una squadra invidiata da tutto il mondo per le sue innumerevoli vittorie, è forse la prima volta che possiamo dire «Grazie a Dio non sono un madridista».