Quarantotto squadre in campo per centoquarantaquattro partite in poco più di due settimane; mai così tante nella fase a gironi della Coppa del Mondo. I Mondiali più lunghi della storia sono pronti a tuffarsi ora nella fase playoff, ma facciamo un punto di questa prima parte di epopea nord-americana.
Chi ci ha deluso di più?
Nessuno quanto Marcelo Bielsa. È vero, ce lo aveva detto a novembre: «Sono tossico, chi mi frequenta peggiora. Quando arrivo, creo tensioni. Vedo solo i difetti, sono esigente, non sono mai soddisfatto. Parlo solo di lavoro, vado a mangiare e mi porto il giornale per non dover socializzare. Ma il mio comportamento si basa sulla paura. Io non mi diverto a vincere, io ho paura di perdere».
Ma se quelle parole ci avevano in qualche modo commosso – sembrava il resoconto di un uomo divorato dall’ossessione, ma anche dall’amore, per questo sport – e facevano sperare in una storia a lieto fine, alla luce di questo disastro lasciano solo tanto amaro in bocca.
Nonostante non potesse più schierare il tandem stellare composto da Suarez e Cavani, il tonfo dell’Uruguay appare inspiegabile. La Celeste chiude la sua avventura Mondiale con soli 2 punti e 3 gol segnati, in un girone tutt’altro che proibitivo, in cui le contender per il secondo posto erano Capo Verde e Arabia Saudita.
Non sono bastate la garra e le sfuriate del tecnico argentino, che al termine della partita fatale contro la Spagna fa mea culpa in un modo piuttosto singolare, a salvare la nazionale che solamente 2 anni fa finiva al terzo posto in Copa America.
La paura è che ormai intorno al loco la narrazione stia superando di gran lunga i risultati conseguiti, trasformando il tecnico in un idolo puramente ideologico.
Il momento più emozionante è stato…
Il pianto di Vozinha, il portiere quarantenne di Capo Verde, dopo l’irreale pareggio a reti bianche contro la Spagna. In un’edizione segnata dalle lacrime di Neymar per il ritorno con la Seleçao, quelle di Ochoa alla notizia che giocherà per il sesto Mondiale di fila, prendendosi la gloria del Benorte di Città del Messico, passando poi per la commozione dell’allenatore giapponese Moriyasu e finendo con la gioia per il primo gol al Mondiale di Raul Jimenez a 35 anni, potremmo definirlo anche il Mondiale delle lacrime. E allora il pianto liberatorio di Vozinha, che dedica il primo punto della storia di Capo Verde ai Mondiali ai nonni e alla madre, ci ricordano che non è mai troppo tardi per raggiungere i propri sogni, anche quando ormai sembrano irraggiungibili.
La storia che ci ha gasato di più
Deniz Undav rispecchia tutto quello che mi ha sempre affascinato in un calciatore: cultura del lavoro, professionalità, umiltà e voglia di spaccare il mondo. Con 3 reti e 2 assist in appena 86 minuti complessivi giocati, l’attaccante dello Stoccarda si è rivelato il supersub per eccellenza, tirando per i capelli una Germania spesso in difficoltà e trascinandola ai sedicesimi di finale da prima nel girone.
Fa specie che a guidare il superteam tedesco sia poi un “cane senza nazione” (così fu appellato nella partita di Europa League contro il Fenerbache dai tifosi turchi, a causa delle sue origini curdo-yazide), capace di rappresentare la voglia di emergere di tutte quelle minoranze (gli yazidi sono una minoranza persino all’interno della stessa minoranza curda) che compongono una società super eterogenea come quella tedesca.
La tifoseria migliore è stata…
Quella norvegese. La viking row è già un cult. Nata quasi per gioco tra i tifosi, la vogata si è espansa a macchia d’olio, arrivando prima in campo, con Odegaard e compagni a simulare la carica prima di un raid normanno, per finire addirittura tra i deputati del parlamento norvegese.
Il giocatore che ci ha impressionato di più è stato…
Johan Manzambi. Diciamocelo chiaramente, non tutte le partite di questi gironi sono state divertenti. Tra squadre con scarsa tecnica individuale, catenacci e voglia di non prendere gol, abbiamo assistito a diversi 0 a 0. Non era da meno Bosnia-Svizzera, che fino al 71’ aveva visto una manciata di tiri per parte e giusto qualche ammonizione. Proprio quando entrambe le squadre sembravano destinate a spartirsi i punti, entra Manzambi e cambia il match. Al 73’ dà inizio all’azione che si concluderà con il suo gol in mezza rovesciata, che porta in vantaggio la Svizzera. Dopo 7 minuti, poi, lancia in profondità Embolo che viene steso (con annesso cartellino rosso) da Muharemovic. Al 90’ trova poi la doppietta ricevendo in area un passaggio di Vargas.
Anche la partita successiva contro il Canada porta la sua firma, prima con l’assist per Vargas e poi con il gol del momentaneo 2-0 su assist di Embolo.
Il suo ingresso contro la Bosnia diventa una sliding door memorabile, in grado di regalare praticamente 6 punti ad una Svizzera fino a quel momento in grande difficoltà, permettendole di arrivare prima nel girone, con 3 punti di vantaggio su Canada e Bosnia.
Il meme più divertente
Premessa doverosa: Matheus Cunha ha fatto benissimo, con 3 gol nelle due partite da titolare giocate finora, sfruttando alla perfezione la sua posizione ibrida tra trequartista e punta centrale.
Al netto delle prestazioni dell’attaccante verdeoro del Manchester United, in Brasile è nata una vera e propria ondata di meme, riguardanti la gestione dei minuti di Endrick da parte di Ancelotti. Il terminale del Lione ha infatti giocato solamente 32 minuti, nonostante la mancanza di un vero e proprio numero nove nella Seleçao e una prestazione terrificante di Igor Thiago contro il Marocco. Internet non ha perso tempo, perorando la sua causa scatenandosi nei modi più surreali e divertenti.
Menzione d’onore anche per i meme a tema Fight Club per l’apparizione sugli spalti di Edward Norton e Brad Pitt, con il primo intento in un soliloquio come nel film di Fincher.
La partita più divertente è stata…
Inghilterra-Croazia, la partita passata alla cronaca anche per la questione dei fotografi ad ostruire la visuale agli allenatori al momento degli inni nazionali. Solamente Germania-Curaçao è finita con più gol (8), rispetto ai 6 (di cui 4 solamente nel primo tempo) segnati nella prima partita del girone L. Con un’Inghilterra che, dopo le vittorie di Germania, Argentina e Francia, risponde dominando (22 tiri, di cui 11 in porta) gli ex semifinalisti di Qatar 2022, dimostrandosi una seria pretendente per il trofeo finale. Dall’altro lato, invece, anche la Croazia in pieno ricambio generazionale, ha dimostrato di essere in grado di mettere in difficoltà i finalisti di Euro 2024.
A risolverla ci pensano, alla fine, il solito Kane (ormai uno dei pochi ultimi baluardi della figura del nueve in questi Mondiali), Bellingham, che segna la rete del definitivo sorpasso dopo i pareggi di Baturina e Musa, e Rashford.
La prestazione clutch per eccellenza è stata…
Ousmane Dembelè contro la Norvegia. Tra i papabili per questa categoria spiccavano Messi con la sua tripletta contro la Giordania, la doppietta di CR7 contro l’Uzbekistan, le due doppiette di Mbappè e la prestazione di Vinicius contro la Scozia, ma per difficoltà della partita e capacità di catalizzare ogni singola occasione – 3 tiri effettuati in tutta la partita – la spunta l’attuale balon d’or (e ricordiamolo, visto che molto spesso questo passa colpevolmente in secondo piano).
È vero, gli scandinavi si presentavano con 10 cambi rispetto alla titolare della partita contro il Senegal, ma 3 gol in 25 minuti rimangono la miglior prestazione individuale di un calciatore in questa prima parte di Mondiale. A maggior ragione se la tripletta arriva in un momento in cui i riflettori nella nazionale bleus erano tutti concentrati su Kylian Mbappè, che con 4 gol in 3 partite ha già raggiunto Miroslav Klose al secondo posto dei migliori marcatori della storia della Coppa del Mondo.