Jorge Mendes sta perdendo potere?

Il SuperAgente portoghese non ha più il controllo dei migliori giocatori al mondo, ma la storia dello “Squalo” ci insegna che dovremmo forse cambiare punto di vista.

Se vi dicessimo che esiste un proprietario di una discoteca, talmente temuto da essere soprannominato “Lo Squalo“, che da decenni controlla un business internazionale che muove miliardi di euro all’anno, probabilmente vi stareste immaginando un personaggio immaginario nato nell’incontro tra Flavio Briatore e un cattivo di Batman. Questa persona invece esiste veramente, viene dal Portogallo e si chiama Jorge Paulo Sandro Mendes, per gli amici O’ Tubarao, ed è noto ai più come il più potente agente calcistico di tutti i tempi.

Non è sempre stato un agente, lo Squalo. Ha avuto anche una modesta carriera da calciatore, dove però non riesce a sfondare nel professionismo portoghese. “Venderebbe il ghiaccio agli eschimesi”, dicono i suoi compagni di squadra, che lo accusano di trovare un posto in squadra più per le capacità persuasive che per quelle sul rettangolo verde. Non si sbagliano, però, e Jorge lo sa bene: la sua carriera imprenditoriale inizia infatti nello stesso periodo, quando si fa affidare la gestione della pubblicità allo stadio dal club di terza divisione per cui giocava, il Vianense. Comincia così ad alimentare il proprio network, mettendo abbastanza denaro da parte da poter aprire una discoteca. Un investimento casuale? No, non per uno come lui: chi gestisce una discoteca ha potere e, soprattutto, può elargire favori ai VIP.

Proprio in discoteca incontra un giovane portiere ventunenne, tale Nuno Espirito Santo (lo ritroveremo tra qualche paragrafo), che gli rivela il suo sogno di fare il grande salto. Il presidente del Vitoria Guimaraes, club di cui è titolare, non lo vuole vendere, ma questo ad uno come Jorge Mendes poco importa: fa letteralmente scomparire il suo assistito per un mese, facendolo poi riapparire ubriachissimo. Affare fatto, nessuno vuole un giocatore che beve in squadra, così il presidente si convince e Nuno va in Spagna al Deportivo La Coruna. Da lì a fondare la Gestifute SA, con sede a Porto, il passo è stato breve, e ancora più breve è stata l’ascesa nel calcio mondiale.

Mendes e il suo assistito più famoso

Nata come società che deteneva il controllo diretto dei giocatori (prima che la FIFA nel 2015 bandisse definitivamente la possibilità per società terze di avere la proprietà dei calciatori), Mendes con la Gestifute agiva in veste di agente dei giocatori e, per coloro che giocavano in Sudamerica e in Portogallo (una tra le poche federazioni a permetterlo) anche come third party owner dei calciatori stessi, con buona pace delle norme sul conflitto di interessi.

Per capirci sul concetto di TPO: quando il centrocampista Deco, assistito da Mendes, nel 1998 firmò per il Porto, in realtà solamente il 50% del cartellino venne acquisito dai Dragoes, con il restante 50% nelle mani proprio della Gestifute. In seguito il Porto acquistò il 20% ed un ulteriore 15% del calciatore, con la Gestifute che continuò ad arricchirsi e al contempo mantenne il 15% sul calciatore, monetizzato poi al momento del passaggio del centrocampista al Barcellona. Non è un caso, almeno per i più maliziosi, che adesso il polo di interessi in Spagna per Mendes non sia più il Real Madrid ma il Barcellona, di cui proprio Deco è diventato direttore sportivo. 

Nella scuderia di Mendes entrano presto giocatori ed allenatori del calibro di Cristiano Ronaldo, Angel Di Maria e Josè Mourinho, che hanno contribuito a portare enorme visibilità (e conseguente potere) alla società portoghese e a Mendes stesso. Potere sfociato in un altro discutibile modello, quello del Wolverhampton: quando nel 2016 la società inglese, ai tempi in Championship, fu venduta al fondo cinese Fosun, la notizia che il fondo avesse il 20% delle quote societarie della Gestifute è passata criminalmente sottotraccia. Mendes estendeva così il suo controllo così sul mercato asiatico e su quello inglese, mentre il fondo cinese aveva la possibilità di arrivare in poco tempo in Premier League grazie ai contatti e agli assistiti della Gestifute.

Da quel momento in poi la storia è nota a tutti. Il Wolverhampton entra nell’universo Mendesiano, dove la spada di Damocle dello Squalo è sempre presente. Saltano quasi tutte le maggiori cariche societarie, vengono scelti allenatori e giocatori direttamente gestiti da Mendes stesso, con la FIFA e la FA che chiudono un occhio (nuovamente) in merito alle norme sul conflitto di interessi. Mendes in una sola trattativa spesso era agente del giocatore, aveva una posizione di influenza sul club acquirente così come sul club venditore, ed in molti casi anche detentore diretto di una percentuale di proprietà del cartellino del giocatore. Guadagnando lautamente da ognuna di queste posizioni. 

Ma come direbbe il Roland di Gilead creato da Stephen King, il mondo è andato avanti, e la Gestifute SA di Mendes, forse, è rimasta indietro. Se torniamo indietro di una decina di anni, Mendes poteva vantare nel 2014 la gestione di ben quattro tra i dieci calciatori più costosi al Mondo.

  • 2° Cristiano Ronaldo – 120M
  • 5° Angel Di Maria – 65M
  • 7° Falcao – 60M
  • 8° James Rodrigues – 60M

Oggi invece i due giocatori con il valore più alto tra gli assistiti della Gestifute sono le due colonne del Manchester City Ruben Dias e Bernardo Silva, a pari merito al 30° posto generale tra i calciatori più costosi. Un’evidente inversione di tendenza: i migliori non si affidano più a Jorge Mendes.

Non meglio va alla società portoghese per quanto riguarda gli allenatori. I rapporti tra Mendes e la Roma si sono raffreddati con l’esonero di Josè Mourinho, al quale ha fatto seguito anche l’accomodarsi in panchina e la prossima partenza a giugno del suo assistito Rui Patricio. All’esonero del portoghese, ha fatto seguito tre giorni fa l’esonero dalla panchina del Marsiglia di Gennaro Gattuso, allenatore che in carriera ha ottenuto ben poco pur trovando sempre, proprio grazie alle capacità della Gestifute, una società pronta a dargli un’altra occasione. Anche Bruno Lage è ad oggi senza panchina dopo l’allontanamento dalla panchina del Botafogo, mentre Nuno Espirito Santo (proprio il portiere che alzava il gomito di cui vi raccontavamo qualche paragrafo fa, nonché allenatore dei Wolves con l’arrivo del colosso Fosun) è stato spostato da Mendes al Nottingham Forest, società con la quale la Gestifute sta cercando di costruire il nuovo modello Wolverhampton.

Quando si parla di Jorge Mendes il condizionale è sempre d’obbligo. Abbiamo detto che la Gestifute è forse rimasta indietro, ma ad un’analisi più attenta si potrebbe anche dire che invece è variato il centro di interessi. Cambiando il punto di vista, passando da una prospettiva calcistica eurocentrica ad una visione finanziaria basata sui flussi di denaro, anche in questo caso il mondo è andato avanti, ma qui Jorge Mendes è assolutamente al centro di questo nuovo mondo. Se nello scorso decennio aveva investito fortemente sulla Cina, oggi l’attenzione del procuratore portoghese è tutta sull’Arabia. Già dal Luglio 2022 aveva spostato Espirito Santo sulla panchina dell’Al-Ittihad, per poi alimentare la grande bolla araba con il passaggio di Cristiano Ronaldo all’Al-Nassr (seppur sembrerebbe che il rapporto tra CR7 e Mendes si sia deteriorato, con i 30M di commissioni andati ad un agente terzo), seguito da quelli di Ruben Neves all’Al-Hilal e di Fabinho e Jota all’Al-Hittad.

Sulla base di quanto appena visto, è facile immaginare quale possa essere la prossima destinazione di Mourinho e della maggior parte degli assistiti dalla Gestifute. Per chi non lo sapesse, tutte queste squadre (oltre l’Al-Alhi) sono gestite dallo stesso proprietario, ossia il Fondo per gli investimenti pubblici saudita (PIF), come se fossimo all’interno una partita di football manager dove vengono gestite quattro squadre contemporaneamente. Purtroppo però non si tratta di un gioco, ma di una manovra governativa che vede il calcio come uno strumento di soft power, con una buona dose di sportwashing (dove il dilemma etico dei diritti umani sembra non pervenuto) che fa seguito a Russia 2018 e Qatar 2022 e che culminerà con il mondiale 2026 in Arabia Saudita, seguito dall’Expo 2030 (di cui è testimonial anche Lionel Messi oltre che Cristiano Ronaldo).

L’Arabia è oggi un mercato con soldi pressoché infiniti, un mercato nel quale non esiste Fair Play finanziario, dove non c’è nessuna regolamentazione per quanto riguarda conflitti di interessi o operazioni economiche “fantasiose”. Un mercato perfetto per Jorge Mendes e la sua Gestifute SA.