Se si chiedesse ai tifosi delle squadre di Serie A di esprimere un desiderio, probabilmente quelli del Sassuolo oggi chiederebbero una macchina del tempo per tornare a rivivere i fantastici undici anni nella massima serie, o quantomeno il decennio prima di quest’ultima stagione disastrosa. Vivere di ricordi non è mai troppo saggio, ma quel ciclo fantastico può essere un promemoria della strada da percorrere per tornare presto ai massimi livelli, nonché un esempio virtuoso per ogni piccola società del belpaese.
Salite quindi sulla DeLorean, impostate la data sui primi anni duemila ed inserite come destinazione la città di Sassuolo: sarete catapultati in un piccolo comune emiliano di quarantamila anime, famoso esclusivamente per la produzione di piastrelle. Se poi ad una di queste diceste che il Sassuolo nel 2025 giocherà in Serie B probabilmente il fortunato scoppierebbe a piangere. Lacrime sì, ma di gioia. L’alternativa, altrettanto credibile, è quella di essere presi per pazzi o ancora peggio menzogneri, e non tanto per il sostenere di venire dal futuro, quanto più per l’idea che la squadra neroverde possa aver raggiunto un traguardo simile.
Eppure è tutto vero, ed oggi addirittura la Serie B del Sassuolo rappresenta un momento triste anziché idilliaco. Una tale discrepanza in soli due decenni dovrebbe dar l’idea di che favola sia stata quella del Sassuolo, una di quelle storie che riuscendo a spogliarsi del tifo acquista le sfumature dell’epica. E per comprendere che storia sia stata dobbiamo necessariamente fare ancora qualche passo indietro nel tempo.
Dalla C2 alla Serie A
Il Sassuolo viene fondato nel 1920, galleggiando fino agli anni duemila tra le categorie regionali ed interregionali. Nel 2002 l’imprenditore bergamasco Giorgio Squinzi, patron di Mapei, decide di acquistare il club emiliano dopo aver contribuito nel ventennio precedente alle casse del club in qualità di sponsor. Il Sassuolo naviga in C2, venendo addirittura ripescato per l’esclusione di altre società.
Quattro anni più tardi Gianmarco Remondina guida i neroverdi ad una storica promozione in C1, sfiorando addirittura la B la stagione successiva. Promozione che arriverà nella stagione 2007/08, ad opera di un certo Massimiliano Allegri. Il calcio innovativo proposto dal tecnico toscano gli vale però la chiamata del Cagliari, che Allegri non può rifiutare: dalla Serie C1 alla Serie A, un treno su cui Max sale e che lo renderà uno degli allenatori più vincenti della storia italiana. Ma questa, come direbbe Carlo Lucarelli, è un’altra storia.

Con la Serie B arrivano anche i primi problemi, dovendo i neroverdi trasferirsi a Modena in quanto l’impianto della propria cittadina non risultava omologato per la seconda serie nazionale. Il Sassuolo in ogni caso non ha intenzione di disputare la Serie B da mera partecipante, e sin da subito punta alla promozione: playoff sfiorati il primo anno e raggiunti il secondo con Stefano Pioli come tecnico. L’obiettivo Serie A, dieci anni prima considerato un miracolo, viene raggiunto infine con Eusebio Di Francesco, che da il via (non senza qualche difficoltà, vedasi l’esonero e l’immediato richiamo alla prima stagione nella massima serie) ad una di quelle storie che resteranno negli annali.
La squadra ha qualità, con Squinzi e Carnevali che dettano un modello chiaro: giocatori giovani da valorizzare e vendere, spesso a prezzi carissimi (da qui l’antipatia ipocrita di molte tifoserie delle “big”, come se le società di calcio non fossero aziende il cui fine ultimo è il profitto). Di Francesco è perfetto per questo, proponendo un calcio spumeggiante in grado di rivalutare (in campo e di conseguenza nei bilanci) gli interpreti, non rinunciando tuttavia ai risultati. Nella stagione 2016/17 il club arriva a disputare addirittura i gironi di Europa League, e quella famosa notte contro l’Atlhetic Club resterà per sempre nella mente e nei cuori di tutti gli appassionati di calcio.
Sette anni dopo il Sassuolo è retrocesso invece in Serie B, ma come si è arrivati a questo epilogo? Sono diversi i fattori che hanno portato a questa tragica stagione.
Nel corso di questi anni i neroverdi hanno lanciato giocatori del calibro di Berardi, Scamacca, Frattesi, Politano, Zaza, Raspadori, Acerbi, Locatelli, Traore, Sensi, Boga, e Demiral, solo per citarne alcuni, tutti come detto comprati giovani e poi ceduti a club di alta classifica. La costante? Quasi tutti sono giocatori italiani, cresciuti nel contesto italiano. Negli ultimi anni sono arrivati giocatori interessanti, ma dopo De Zerbi non c’è stato un tecnico in grado di comprenderli al meglio, di trovare la quadra in un contesto così delicato.

Per peggiorare poi le cose, il mercato di questa stagione è stato completamente sbagliato (con l’aggravante dei soldi di Frattesi): Mulattieri, Volpato, Missori, Vina, Kumbulla, si son rivelati tutti giocatori non all’altezza e/o non ancora pronti. A ciò si è aggiunto il duplice infortunio di Berardi, che lo ha tenuto lontano dal campo per metà stagione (e probabilmente con i suoi gol staremmo parlando di un’altra storia). L’impressione è che il Sassuolo abbia spinto troppo il piede sull’acceleratore dell’ambiziosissima linea verde che ha adottato finora, e le conseguenze sono state disastrose.
Al danno si va ad aggiungere la beffa di una Serie B che probabilmente costringerà Carnevali e Squinzi ad abbassare le pretese economiche per i propri giocatori. Ora molti club, che per anni hanno fatto a braccio di ferro sul mercato con il Sassuolo, si ritrovano come avvoltoi pronti a banchettare sulla carcassa dei neroverdi.
Chi comprare al mercato emiliano
Partiamo proprio da Domenico Berardi, il cui unico dubbio sul futuro riguarda il recupero dall’infortunio. Un giocatore da palcoscenici europei, che senza questo intoppo sarebbe stato sicuramente ceduto. I direttori sportivi delle varie squadre di Serie A farebbero comunque bene a puntare su di lui, perché la qualità del capitano neroverde è innegabile. La Lazio è probabilmente la squadra che ne avrebbe più bisogno, data l’uscita di Felipe Anderson e quella probabile di Pedro. Non è detto però che Berardi scelga di abbandonare la nave, visto anche il recupero necessario dall’infortunio che potrebbe costargli qualche mese di riadattamento.
La seconda stellina neroverde è Armand Laurientè, che dopo una stagione di livello ha deluso le aspettative quest’anno. Eppure, a ben guardare, ha segnato due gol in meno della scorsa stagione, facendo registrare numeri migliori di giocatori come El Shaarawy, Castellanos, Raspadori o Saelemaekers (poi, ovviamente e per fortuna, i numeri non sono tutto). El Shaarawy è un esempio calzante proprio perchè Laurientè è un giocatore su cui pare potrebbe puntare fortemente la Roma, per questioni sia di prezzo che di caratteristiche, andando ad aggiungere un calciatore di grande gamba capace di attaccare la profondità, caratteristica mancante nello scacchiere di De Rossi e grande limite dei giallorossi.

Andrea Pinamonti ha raggiunto la doppia cifra in campionato, ma fatichiamo a credere che una squadra di alta classifica punterà sul venticinquenne trentino. Dovessimo puntare una fiche? Sul Monza, sempre attento agli attaccanti italiani.
Chi invece può avere mercato è Matheus Henrique, centrocampista incredibilmente sottovalutato in Italia. Arrivato dal Gremio come uno dei giocatori più interessanti del campionato, al Sassuolo ha fatto vedere ottime cose, riuscendo però a fare la differenza a sprazzi. In un contesto organizzato, con giocatori forti al suo fianco, può far comodo a tante squadre: una su tutte potrebbe essere il Napoli, sempre alla ricerca di un valido vice-Lobotka.
Destinati a partire anche Daniel Boloca e Kristian Thorstvedt, centrocampisti con caratteristiche diverse ma ugualmente interessanti. Il secondo gode di un grosso hype da quando arrivato in Italia, seppure la sua maturazione sia proceduta a rilento (molto forte fisicamente, pecca ancora di velocità, soprattutto di pensiero): in ogni caso ha messo a referto 6 reti, numeri ottimi per un giocatore di 24 anni che ha ancora margini di miglioramento. Potrebbe far comodo a molti, dalla Roma che pecca un po’ di fisicità, alla Lazio che cerca ancora un sostituto naturale di Milinkovic Savic (le cui caratteristiche ricorda molto il nazionale norvegese), passando per il Milan che deve necessariamente avere un vice di Loftus-Cheek, ma non ci stupiremmo se dovesse poi accaparrarsi il giocatore un Torino di turno o il Bologna che disputerà la Champions League.
Più indietro invece Daniel Boloca, che al primo anno di Serie A ha fatto vedere cose molto interessanti in entrambe le fasi. Un’altra stagione al Sassuolo nella massima serie sarebbe stato l’ideale, dovendo adesso cercare una squadra che gli permetta di fare il titolare e di maturare definitivamente.
Se dovesse tornare il Sassuolo in Serie A nei prossimi anni non lo sappiamo (anche se riteniamo che dati gli investimenti sostenuti per lo stadio e le capacità economiche della società non dovrebbe metterci molto), ma anche se non dovesse succedere ricordatevi sempre il decennio del club emiliano: “Non piangere perché è finito, sorridi perché è successo.”