La nuova Champions League è un successo

Il nuovo format a classifica unica ha sconfitto lo scetticismo iniziale, portando con sè una ventata d’aria fresca alla competizione.

Alzi la mano chi due mercoledì fa non si è divertito a vedere la diretta gol di Champions League, con la classifica in sovraimpressione in continuo cambiamento. Se c’erano infatti ancora dei dubbi sulla bontà dei nuovi formati delle coppe europee introdotti quest’anno dalla UEFA, le 18 partite in contemporanea dell’ultimo turno hanno fugato ogni dubbio e rimarranno a lungo nella mente degli appassionati. 

Più che i 64 gol segnati – quasi uno al minuto – ciò che ha reso indimenticabile quella serata è stato il continuo cambiamento di scenari che si sono susseguiti. Oltre al fatto che solo 11 squadre su 36 hanno mantenuto la posizione che avevano al fischio d’inizio, fra cui le prime cinque (Liverpool, Barcellona, Arsenal, Inter e Atletico Madrid) e le ultime tre (Salisburgo, Slovan Bratislava e Young Boys), ha colpito in particolare che ben otto squadre (fra cui Atalanta e Milan) durante l’arco della serata sono entrate o uscite nei tre posti ancora in bilico nella top 8 e che cinque hanno danzato a cavallo delle posizioni che garantivano i playoff, dai quali sono state poi escluse Dinamo Zagabria e Stoccarda.

Questo nuovo format ha quindi pienamente raggiunto l’obiettivo di accrescere l’intrattenimento e l’imprevedibilità della competizione, che aveva bisogno di profondi cambiamenti per mantenere l’appetibilità e l’interesse fin dalle prime fasi.

Il confronto

Confrontando la situazione dell’ultima giornata di fase a gironi della scorsa Champions e l’ultimo turno di questa neonata fase campionato, infatti, si sono ampiamente ridotte le squadre che erano già sicure del proprio destino, contribuendo a diminuire il ricorso al turnover e, di conseguenza, ha permesso di incrementare la qualità tecnica in campo. Nello specifico, lo scorso anno prima dell’ultima giornata ben 10 squadre erano già sicure della qualificazione agli ottavi, il 32% del totale, e 9 erano già eliminate, il 28,8%, con un solo girone (quello composto da PSG, Borussia Dortmund, Newcastle e Milan) in cui ciascuna delle quattro era ancora in bilico fra eliminazione e qualificazione: solo 13 squadre erano quindi arrivate all’ultima partita con il proprio destino ancora da scrivere.

In questo senso, il confronto con il rinnovamento dato da questa stagione è impietoso. Le squadre già certe della qualificazione nelle prime 8 sono state solamente 3, il 10,8%, mentre quelle già eliminate, 9, costituivano appena il 25%. L’introduzione dei playoff ha indubbiamente avuto un peso enorme nell’incrementare questa incertezza. 14 squadre erano già sicure della top 24 con speranza di arrivare ancora fra le prime 8 (con probabilità ovviamente diverse, dal 99% dell’Inter all’1% della Juventus), con 8 ancora matematicamente in bilico fra un posto fra le 24 e l’eliminazione (fra cui il Manchester City, andato a 45 minuti dallo psicodramma contro il Brugge) e solo 2, PSV e Celtic, sicure di un posto ai playoff e senza la speranza di andare direttamente agli ottavi. 

Il sorteggio a coppie per stabilire l’avversaria del prossimo turno, oltre a mantenere un necessario aspetto di aleatorietà, ha fatto quindi sì che anche chi aveva ormai possibilità ridotte di entrare fra le prime 8 dovesse comunque tentare di vincere per sperare di ottenere un avversario teoricamente più abbordabile ai playoff (oltre che per accaparrarsi il ricco premio vittoria stabilito dalla UEFA, circa 2,1 milioni di euro), mantenendo quindi alto il livello di competitività generale ed evitando possibili combine. 

Più spettacolo? Sicuramente più gol

Pur difficile da metabolizzare, soprattutto nelle prime giornate, la classifica unica ha rappresentato un’idea sicuramente efficace per andare nella direzione della maggior spettacolarizzazione del calcio, tanto bramata dai vertici del calcio mondiale. Si può discutere a lungo su quanto un maggior numero di gol corrisponda poi effettivamente ad uno spettacolo più godibile, ma balza agli occhi che delle 144 partite di questa fase la media gol sia stata di 3,26, in aumento rispetto al 3,12 degli ultimi cinque anni. Ben 39 partite sono terminate con tre o più gol di scarto (il 27%), contro le appena 4 su 48 (l’8,3%) della scorsa stagione. La consapevolezza che in caso di arrivo a pari punti contasse la differenza reti ha infatti invogliato le squadre più forti a non accontentarsi di un vantaggio limitato, dal momento che una posizione più alta in classifica avrebbe garantito, in teoria, un accoppiamento più agevole.

… e poi si incontrano City e Real ai sedicesimi.

Paradossalmente, il fatto che si giocasse a viso aperto sin dalle prime partite, senza possibilità di sapere se la qualificazione fosse o meno in bilico, ha comportato anche un minor numero di pareggi (il 12,5% del totale, contro una media del 20% delle fasi a gironi degli ultimi cinque anni), rendendo necessari molti più punti di quelli preventivati per entrare fra le 24. La Dinamo Zagabria è stata infatti eliminata con 11 punti, evento che secondo i modelli statistici aveva meno dell’1% di possibilità di accadere: sarà intrigante vedere se questo dato cambierà nei prossimi anni, una volta cresciuta la familiarità con il nuovo format. 

Anche il tabellone “tennistico”, con gli accoppiamenti già definiti prima degli ottavi in base alle posizioni della classifica della prima fase, si rivelerà una novità interessante e più che mai utile per il miglioramento della meritocrazia e dello spettacolo. L’abolizione di sorteggi e l’introduzione di questo nuovo modello permetterà infatti di evitare accoppiamenti tra le migliori prima della fase calda (le prime due, Liverpool e Barcellona, potranno affrontarsi solo in finale), scongiurando così il rischio che l’urna di Nyon porti a due parti di tabellone eccessivamente squilibrate, come spesso era successo negli ultimi anni. 

Il problema del calendario

Si può però facilmente obiettare, a ragione, che questo nuovo format abbia aggiunto altre date in un calendario già fin troppo affollato. Tuttavia, la soluzione sarebbe tanto evidente quanto difficilmente raggiungibile: il ritorno a un campionato a 18 squadre. Partendo dal presupposto che le piccole (legittimamente, dal loro punto di vista) non voteranno mai a favore di una riforma che porterebbe a una probabile riduzione dei loro introiti, con un campionato di sole 34 invece di 38 partite si tornerebbe allo stesso numero di partite giocate negli scorsi anni, ma con qualità e ritorno economico oggettivamente superiori.

Non pochi giocatori hanno paventato la possibilità di uno sciopero per via del calendario sempre più congestionato.

Questo darebbe anche la possibilità di fissare i recuperi in prossimità della data originaria (evitando così casi come Bologna-Milan, che rischiano di minare la regolarità di un campionato) e di innalzare notevolmente anche la competitività della lega. Le squadre tranquille in centro classifica verrebbero infatti a diminuire e sarebbero necessariamente in lotta per la salvezza o per l’Europa, rendendo il campionato più aperto fino all’ultimo e con meno partite con due squadre prive di obiettivi. L’Amministratore Delegato della Lega Serie A De Siervo però si è mostrato più volte contrario sia alla riduzione delle squadre sia al nuovo format della Champions, da lui ritenuto addirittura un rischio per “l’uccisione del nostro calcio”. 

Siamo tutti maliziosamente consapevoli che, più che l’aumento della competitività, l’obiettivo del nuovo format sia stato l’aumento delle entrate economiche (raggiunto, con un incremento del 26% del fatturato totale), anche in risposta alla minaccia della Superlega: tuttavia non si può negare che per il momento questo nuovo format si sia rivelato un enorme successo, aspettando di goderci ciò che ci riserverà la fase a eliminazione diretta.