Guardando gli ultimi anni del nostro campionato non riesco a togliermi dalla testa una frase di Cechov che recita: “Qualsiasi idiota può superare una crisi; è il quotidiano che ti logora”.
C’è stato un momento in cui in effetti si poteva parlare di “crisi” del movimento calcistico italiano, dove la nostalgia degli anni d’oro della Serie A era ancora abbastanza fresca da definire quello recente come solo un brutto periodo di passaggio. Col tempo ci stiamo abituando all’idea che questo sarà invece il nostro nuovo e logorante quotidiano, come diceva lo scrittore russo; anche per questo vi consegniamo questa guida settimanale con lo scopo di aiutarvi a navigare la noia e a salvare il salvabile di quello che ci rimane della nostra amatissima Serie A.
Come sviluppare il sesto senso
Se in una puntata di Corner il mio amico Michele mi chiedesse a quale giocatore vorrei rubare un superpotere, sono abbastanza certo ormai che l’unica risposta possibile sia Olivier Giroud. Questo perchè, se per qualsiasi altro calciatore dovrei prima inventarmi un’abilità ultraterrena, e poi giustificarla, l’idea che l’attaccante del Milan abbia realmente sviluppato un “senso di prossimità” degno del miglior Nikolaj Hel mi ha ormai quasi del tutto convinto.
La serie di assist paranormali del francese sta seriamente sollevando il problema di un ragno radioattivo che si aggira per Milanello. Mercoledì ha consentito al Milan di evitare l’ultimo posto nel girone di Champions trovando di prima Pulisic tutto solo dall’altra parte dell’area di rigore, mentre con il Monza sembra aver voluto alzare l’asticella. Dopo aver attaccato la profondità su una progressione di Reijnders, alla sua sinistra sente (unico verbo che si può usare, visto che non si guarda mai dietro) l’inserimento di Noah Okafor da dietro. In un istante Giroud si gira su se stesso con un’agilità che, rapportata alla sua stazza, si spiega solo nell’esistenza di un multiverso, e, in equilibrio sulla punta del piede sinistro, apre il piattone per tagliar fuori D’Ambrosio, servendo il pallone al compagno svizzero che tutto solo non può far altro che depositare in rete.
Come (non) entrare in campo
Al minuto sessantatre, quando sulla lavagnetta del quarto uomo viene indicato il numero 20 come uomo designato a lasciare spazio a Bove, la faccia di Azmoun (che si apprestava a fare il suo ingresso insieme al giovane italiano) diventa tutta un programma. Cerca quel numero sui pantaloncini dei compagni, per poi guardarsi intorno come a non volerci credere: davvero ad uscire sarà Renato Sanches, entrato in campo solamente diciotto minuti prima? Ebbene si.
Per l’ennesima volta il centrocampista portoghese è entrato in campo senza rendersi conto di dove fosse, con un atteggiamento degno di un calcetto al quale sei stato chiamato all’ultimo secondo perché il decimo aveva dato buca. Se Tiago Pinto si era detto “ossessionato da Renato Sanches”, Mourinho a contrario sembrerebbe non poterlo più vedere. Chissà che questa non possa essere l’ultima apparizione con la maglia della Roma.

Come portare a spasso tutta la difesa avversaria
Stop, doppio controllo di petto, tre palleggi di coscia, palla portata avanti con la testa, tocco a metterla giù, tocco di tacco ad eludere gli avversari e passaggio dentro per il compagno. Il neo pallone d’oro africano Victor Osimhen ha deciso la sfida contro il Cagliari con una giocata da autentico fuoriclasse, un’azione che anche solamente pensarla risulta operazione assai complessa.
Il resto lo ha fatto Kvaratskhelia, disintegrando il sostegno della porta di Scuffet, che ha solamente potuto guardare la palla entrare in rete dopo aver toccato il palo, probabilmente senza aver realmente compreso cosa fosse successo nei precedenti cinque secondi. Se esistesse (e forse dovremmo lanciare una petizione) il Puskas per gli assist più belli, siamo quasi certi che per questa stagione avremmo già il vincitore.
Come concedere uno dei rigori più stupidi dell’anno
C’è un giocatore nell’Udinese che è nella top cinque in Serie A per dribbling riusciti, nonché il top per massima velocità raggiunta nel nostro campionato. Forse per queste sue doti offensive ha deciso allora di emulare Victor Osimhen stoppando un cross con la coscia, aggiustandosi poi la palla col petto e calciando fortissimo. Tutto stupendo, se non fosse che il suo nome è Festy Ebosele, di ruolo fa il difensore e tutto ciò è avvenuto nella sua area di rigore. Il risultato? Calcione a Pinamonti e primo dei due rigori che è costato il pareggio all’Udinese.