Guardando gli ultimi anni del nostro campionato non riesco a togliermi dalla testa una frase di Cechov che recita: “Qualsiasi idiota può superare una crisi; è il quotidiano che ti logora”.
C’è stato un momento in cui in effetti si poteva parlare di “crisi” del movimento calcistico italiano, dove la nostalgia degli anni d’oro della Serie A era ancora abbastanza fresca da definire quello recente come solo un brutto periodo di passaggio. Col tempo ci stiamo abituando all’idea che questo sarà invece il nostro nuovo e logorante quotidiano, come diceva lo scrittore russo; anche per questo vi consegniamo questa guida settimanale con lo scopo di aiutarvi a navigare la noia e a salvare il salvabile di quello che ci rimane della nostra amatissima Serie A.
Come gioire dopo 111 presenze
Luca Pellegrini è sempre stato considerato uno dei giovani più interessanti del panorama calcistico italiano, guadagnandosi anche la maglia di Roma e Juventus, prima di andare in giro in Serie A ed in Europa tra un prestito e l’altro. Nonostante le caratteristiche del giocatore, che lo rendono un terzino di spinta con un piede discretamente educato, il ’99 romano non aveva mai trovato il gol in carriera. Fino a ieri a Udine dove, dopo 111 partite tra i professionisti, ha trovato su punizione il suo primo sigillo, fondamentale per la vittoria della Lazio, sua squadra del cuore.
E allora via, di corsa per tutto il campo, per arrivare sotto il settore opposto ed esultare con la sua gente.

Come esordire nel peggior modo possibile
Cresciuto per le strade di Barra con il sogno di vestire la maglia azzurra, il ritorno di Pako Mazzocchi a Napoli è una di quelle storie in cui l’inizio è una vera e propria montagna da scalare. Appena arrivato in una squadra allo sbando, entra a Torino sotto 1-0 con il compito di provare a ribaltare (complice il ritorno di Mazzarri alla difesa a tre) un match che dire che il Napoli stesse giocando male è dir poco. Due palloni toccati, di cui un cross sbagliato, e rosso diretto per una gamba tesa sulla coscia di Lazaro in soli tre minuti di gioco. Non poteva andare peggio.
Come sembrare un gigante a 18 anni
Il passaggio di Dean Huijsen alla Roma ha fatto storcere il naso a molti tifosi giallorossi, infuriati con l’ormai ex direttore tecnico Tiago Pinto, reo di aver scelto di valorizzare un giovane della Juve in prestito secco piuttosto che “puntare sui talenti di casa”. In soli quarantacinque minuti di gioco (se non fossero bastati i quattordici contro il Milan con la maglia bianconera), dopo mezzo allenamento con i compagni, il classe 2005 olandese ha già zittito tutti e giustificato chiaramente le scelte del dirigente portoghese: la Roma (che senza uscite può iscrivere solo U22 in lista) ha bisogno di un giocatore in grado di fare il titolare, e Dean Huijsen è più che pronto.
Alle carenze fisiche, normale vulnus derivante dall’età, sopperisce con un’intelligenza calcistica, una pulizia tecnica e una sicurezza nei propri mezzi irreale considerati i soli diciotto anni. L’unica domanda è come faceva a non giocare alla Juventus? Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette.
Come gonfiare la narrazione sugli episodi arbitrali
Sul fatto che in Inter-Hellas ci fossero le basi per un intervento del VAR sul gol di Frattesi, richiamando Fabbri al monitor per giudicare il contatto Bastoni-Duda, si può discutere per giorni. Tuttavia, parlare con certezza perentoria di gomitata che avrebbe giustificato l’annullamento della rete neroazzurra è un’operazione mediatica volta ad aumentare le polemiche, che sarebbe anche accettabile dai tifosi di curva ma non certo da coloro che sono in possesso del patentino di giornalista sportivo.
Analizzando infatti le immagini complete (e non solo la telecamera laterale o, ancor peggio, i diabolici singoli frame) emerge che Duda vada due volte contro il difensore italiano, che gli restituisce una spallata con tanto di movimento del braccio ad allontanare lo sloveno. Duda, una volta a terra, tenta di capire dove stia andando il pallone prima di guardare l’arbitro e rotolarsi con le mani in faccia.
Senza volontà di fare moviola e di decidere se ciò avrebbe giustificato l’annullamento del vantaggio interista o meno, parlare di gomitata è solo (l’ennesimo) modo per alimentare le polemiche e non parlare di calcio.