Messi è di sinistra, Ronaldo è di destra. Ma perché?

Uno studio recente dell’Università di Singapore ha evidenziato una correlazione tra l’orientamento politico e la posizione che prendiamo, come tifosi, nel GOAT debate. 

Io direi che il culatello è di destra
La mortadella è di sinistra
Se la cioccolata svizzera è di destra
La Nutella è ancora di sinistra
Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?
[…]
La risposta delle masse è di sinistra
Con un lieve cedimento a destra
Son sicuro che il bastardo è di sinistra
Il figlio di puttana è a destra.
Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?


Così cantava Giorgio Gaber nell’ancora attualissima “Destra-Sinistra” del 1994. Un brano ironico, forte della leggerezza di una serie di associazioni paradossali ma in cui è comunque facile identificarsi; ma anche un brano riflessivo, in cui è presente una satira più coscienziosa, più urgente. Sebbene siano passati ventidue anni, è la prima cosa a cui ho pensato quando ho letto – un po’ ovunque, a dire il vero – dello studio condotto dalla NTU di Singapore intitolato “Messi or Ronaldo? Your political ideology may play a part”

Parliamo comunque di un argomento ricorrente. Questa è una discussione che viene riesumata ciclicamente, ma mai era successo che la questione venisse sollevata in una veste accademica così autorevole. Con più di dieci mila censiti, distribuiti su ventisei paesi diversi, parliamo di uno studio ambizioso, che prova a rispondere a una domanda interessante: quanto incide il nostro orientamento politico su questioni che di politico non hanno niente, incluso chi preferiamo tra Messi e Cristiano Ronaldo?

Lo studio

La ricerca, condotta dal Professor Saifuddin Ahmed della facoltà di Informazione e Comunicazione, ha dato una serie di risposte univoche. Su tutte: chi si identifica come progressista tende a preferire Messi, mentre chi si identifica come più conservatore tende a preferire Cristiano Ronaldo. 

Il Prof. Ahmed ha provato a ipotizzare le ragioni dietro questa preferenza:

«Messi e Ronaldo proiettano immagini pubbliche nettamente diverse. Il primo è comunemente associato a un’immagine più riservata e orientata al concetto di squadra, mentre il secondo è noto per esprimere apertamente la propria ambizione e celebrare il successo individuale».

Questo poi ovviamente incide nello sviluppo delle preferenze:

«Le persone possono essere più attratte dal giocatore la cui immagine pubblica è in linea con le loro scale valoriali. Questi risultati offrono un punto di partenza per esaminare il rapporto tra l’identità politica e la cultura popolare».

Oltre all’orientamento politico in senso stretto, lo studio teneva anche conto di fattori quali le tendenze al liberalismo e all’autoritarismo, con una correlazione con chi preferisce Messi nel primo caso e Ronaldo nel secondo. Tornando all’immagine di sé che i due proiettano, lo studio argomenta che l’autoritarismo attrae una preferenza disposizionale per la dominanza, la gerarchia e i leader forti, per l’autopromozione e con un focus sull’eccellenza personale; tutte caratteristiche che tendenzialmente associamo al portoghese. Messi, al contrario, è costantemente caratterizzato come riservato, orientato alla famiglia e alla squadra, elementi che possiamo ricondurre a un’ideologia più collettiva e comunitaria.

Le risposte principali sono ideologiche, nel consumo di informazione, nella tendenza all’autoritarismo, nell’autostima e nella riflessività.

Lo studio ha poi analizzato un’altra serie di fattori, quali il consumo di informazioni (notando una forte correlazione tra la preferenza per Ronaldo e il consumo di video “short-form” quali reel e Tik-Tok) e l’autostima (anche in questo caso notando una forte correlazione tra chi preferisce Ronaldo e chi si proietta come molto sicuro di sé).

Analisi simili

La ricerca della NTU non è comunque la prima a cercare risposte allo stesso quesito. Nel 2022 infatti l’utente @gasipo_opinons aveva condotto un’analisi simile sul suo Substack, censendo le opinioni di due mila utenti. Per quanto lontana dall’autorevolezza accademica del progetto di Singapore, la ricerca aveva prodotto risultati interessanti. In quel caso veniva tenuta in considerazione una serie più eterogenea di elementi (ideologia politica, affidamento nelle statistiche avanzate, religione, estrazione sociale, tendenza al cospirazionismo), fruttando comunque risposte simili.

Chi aveva espresso una preferenza per Cristiano Ronaldo tendenzialmente si considera più conservatore, si professa più religioso, si dichiara aperto alle teorie cospirazioniste, è diffidente delle statistiche avanzate ed è tendenzialmente più povero o più ricco. Al contrario, chi aveva espresso una preferenza per l’argentino si considera più progressista, con una forte correlazione con l’ateismo, una maggior scolarizzazione (con conseguente maggior fiducia nelle statistiche avanzate) e un’appartenenza alla classe media.


Non direi che il Barça è tanto di sinistra
Ma il Madrid è sempre stato a destra
Manchester come città è ancora a sinistra 
È Parigi che ormai tende a destra
Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?


Le risposte a questo sondaggio mi sembrano comunque coerenti con quelle ottenute dalla ricerca della NTU. Il grande elefante nella stanza è, ovviamente, la provenienza geografica dei voti. Ronaldo può infatti vantare un maggior sostegno dal bacino arabo e asiatico; questo è sicuramente dovuto al trasferimento nel golfo, ma un ruolo vitale lo ha giocato la storica e reiterata serie di bufale che vedeva il portoghese spesso protagonista di prese di posizione a favore della Palestina e del mondo arabo in generale.

Questa “fan base” – che di sua natura tende a spuntare tutte le caselle citate, tra conservatorismo, religiosità e polarizzazione socio-economica – incide, seppur non in maniera tale da snaturare i dati. Questi infatti anche in altri continenti confermano le varie correlazioni.

L’AI slop prima dell’AI.

Il retaggio storico

Non si può poi ignorare il contesto, che comunque incide notevolmente: da un lato il Real Madrid, dall’altro il Barcellona, con il loro peso politico che è impossibile da ignorare. I blancos hanno sempre incarnato il potere, il club più vincente di sempre, ma anche uno scomodo retaggio franchista. La distinzione è ancora forte, con Madrid che è la sede della Corona spagnola mentre i blaugrana sono alfieri della questione indipendentista catalana.

Ad accentuare la polarizzazione politica del dualismo Messi-CR7 ha poi sicuramente contribuito la rivalità Mourinho-Guardiola, col primo calcisticamente conservatore e il secondo che ha rappresentato per anni il concetto di innovazione e progresso nel settore.


Guardiola è da un po’ che è andato a destra
Ultimamente Mou era un po’ a sinistra
Il catenaccio non so più dove si piazza
Ma il Tiki Taka non è di sinistra
Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?


Questo retaggio, assorbito in epoca moderna più dai due allenatori che dai due giocatori, ha sempre avuto un peso storico. Johan Cruyff – sebbene dichiaratamente apolitico – negli anni è diventato un’icona del pensiero progressista nel calcio (anche, in parte, a causa di una serie di malintesi che ne hanno amplificato il mito); Diego Armando Maradona, ancor più esplicitamente, non ha mai nascosto le sue preferenze politiche. Messi, che in un certo senso ha raccolto l’eredità di entrambi, ha incarnato gli stessi valori, senza volerlo. 

Ronaldo ha poi sempre rappresentato una commodity capitalista, tra cifre record e addirittura due trasferimenti a due zeri. Al contrario, la narrazione di un Messi “cresciuto in casa”, per quanto poi ingannevole, ha invece alimentato un sentimento quasi comunitario.

Diciamo questo stendendo un velo pietoso sulle apparizioni in Cecenia e in Bielorussia.

Altre considerazioni

Si può però dire effettivamente che questo retaggio incida sulla fruizione di un tifoso? A mio avviso è necessario fare un passo indietro e vedere l’insieme. 

Lo studio dell’Università di Singapore infatti più volte rimarca un concetto fondamentale, sollevando la criticità della direzionalità causale del rapporto. In altre parole: non è detto che la preferenza per l’uno o per l’altro sia dovuta al proprio orientamento politico. Correlazione, non causazione. E dunque: la propria preferenza, insieme all’orientamento politico, può essere una conseguenza di altri fattori scaturenti. 

«Preferenze per una figura dominante o per una figura comunitaria possono rinforzare la propria auto-determinazione politica e non conseguire da essa; le disposizioni umane non misurate, come ad esempio l’apertura alle nuove esperienze, possono essere motori al contempo dell’ideologia politica e della preferenza per un giocatore di calcio».


Indicare il cielo dopo ogni rete
È un antico gesto un po’ di destra
Mentre urlare a tutti “Io sono qui” 
è da montati oltre che di sinistra.
Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?


È quindi possibile che le nostre esperienze, i nostri valori e anche le nostre peculiarità caratteriali vengano insieme per plasmare il nostro metro di giudizio, che a sua volta impatta sulla formazione di ogni nostra preferenza, politica e calcistica. I nostri ragionamenti saranno quindi allineati, mossi dagli stessi nessi logici e dagli stessi afflati sentimentali. 

Messi è di destra, Ronaldo è di sinistra

Un’altra delle maggiori criticità che si possono muovere nei confronti dello studio è nella concezione che abbiamo di destra e sinistra per quanto riguarda i due calciatori. Se infatti la percezione e le narrative tradizionali che li circondano è quella che è, bisogna riconoscere che non è necessariamente quella più veritiera.

Questo è un discorso che vale per entrambi. Se è vero che Ronaldo incarna la versione idealizzata del superuomo (un’idea che associamo spesso e volentieri alla destra), lo stesso discorso, forse con più enfasi, si può fare con Messi. La narrativa bugiarda, ma da tempo sdoganata, che vede in Ronaldo l’uomo comune che si afferma esclusivamente attraverso il lavoro, il merito e la determinazione, contrapposto al talento ultraterreno e quasi divino di Messi, dovrebbe in teoria invertire i ruoli dei due. 

Anche il loro calcio è molto diverso. Se è vero che Messi lo immaginiamo più uomo squadra, bisogna ammettere che funziona a prescindere dal collettivo, che galleggia in una stratosfera esclusiva di sopra di esso; se è vero che Ronaldo è l’individualista ultimo, è anche vero che ha bisogno dei compagni come anche la fiamma più potente necessita di ossigeno per bruciare. 

Vi ricordate il primo Ronaldo, l’esterno del Manchester United? Ma poteva mai essere di destra quel giocatore lì? Con tutti i suoi crismi barocchi, i capelli ingellati, le skill da parchetto, gli orecchini e gli occhiali coatti. Cristiano Ronaldo a Manchester era tutto fuorché di destra. Era talmente tanto di sinistra che i conservatori dell’epoca ci giuravano che “Il vero Ronaldo” fosse un altro. 

Rabone, tacchi, suole. Libertà totale di espressione.

Il gioco di Messi invece è sempre stato più diretto, meno artificioso. Spietatamente efficace. Dal debutto, l’argentino si è venduto come una versione più pragmatica di Maradona; un Diego a cui hanno levato i tacchi e rabone, spogliato della sua verve, dei suoi vizi, libero dall’alcool, dalla cocaina, dalle sue uscite problematiche. Il giocatore più amato da quelli di destra, privato delle sue uniche cose di sinistra. Raccontato così non vi sembra impossibile che sia amato dall’altra parte?

A livello umano, la questione è più sottile. Ronaldo in posa con Donald Trump, dopo la scelta di andare in Arabia Saudita, difficilmente si può considerare di sinistra. Eppure, tornando un attimo al genere letterario del “Cristiano for Palestine”, è strano che questo non abbia alienato i suoi tifosi conservatori in occidente, e che non abbia invece avvicinato chi ha a cuore le sorti di Gaza. 

Difficile dire che appartengano entrambi alla stessa specie animale.

Lo stesso, al contrario si può dire di Messi, che ha sempre adottato un approccio da ricco annoiato che non si preoccupa di usare la sua piattaforma per mandare un messaggio o prendere una posizione scomoda. Il Messi che prima si unisce al PSG qatariota e che poi va a svernare a Miami, come tutti i pensionati con almeno sette zeri sul conto in banca. Che indossa il bisht per alzare la Coppa del Mondo e che fa anche lui visita al presidente americano per regalargli una maglia, urticando non poco molti connazionali nostalgici delle posizioni revanchiste e anti-imperialiste del Diez.


E l’America solo sul mappamondo
Si può dire che sta a sinistra
L’Arabia non importa dove guardi
Lo sanno tutti che sta in basso a destra.
Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?


Una figura tutto casa e chiesa, con la famiglia del mulino bianco che lo aspetta in una villa di tre piani, non rispecchia i valori tradizionali? Cristiano Ronaldo invece ha due figli nati grazie a una madre surrogata, è cresciuto in povertà con un padre alcolizzato e ha pure radici africane; non dovrebbe respingere chi è di destra? 

Messi quando esulta indica il cielo, ringrazia Dio, come il miglior conservatore; Cristiano Ronaldo quando esulta indica se stesso, perché Dio nel migliore dei casi è morto e nel peggiore è nato a Madeira nel 1985, per quanto gli riguarda. 

Cause o effetti?

Ovviamente lo studio di Singapore non si preoccupa tanto delle reali propensioni dei due, ma al limite di come vengono percepiti sul palcoscenico globale. Se volessimo vederla dal loro punto di vista, è difficile inquadrare le loro preferenze politiche, e forse è ipotizzabile che neanche ne abbiano. Ma se il loro pubblico ha deciso di proiettargli addosso delle identità chiare e distinte, questo ci dice più del pubblico che dei loro idoli. 


E il trifoglio finge di esser di sinistra
Ma lo swoosh è molto più di destra.
E il Portogallo è tanto a sinistra
Quanto l’Argentina è tanto a destra.
Ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?


Sono dell’opinione che l’orientamento politico non porti a preferire l’uno o l’altro. Al contrario, credo che chi è realmente impegnato e mosso da una sincera ideologia – a prescindere poi dal lato dello spettro – riconosca le criticità dell’industria calcistica e che quindi oggi si professi almeno marginalmente disilluso. Chi adotta una visione anticapitalista lo vedrà come il culmine di un processo già compromesso da tempo, mentre chi ha una visione più reazionaria condannerà invece le storture della modernità e si augurerà un ritorno al passato. 

Il discorso lo avevo affrontato con Fabrizio Gabrielli, in un intervista di inizio 2025, in riferimento alla teoria di Menotti sul calcio “di sinistra” e “di destra”: «Oggi non lo so se c’è qualcuno che gioca un calcio di sinistra o se c’è qualcuno che gioca un calcio di destra. Il calcio di natura oggi forse non può essere di sinistra veramente. Può continuare a rimanerlo in certi contesti in cui farlo rimanere di sinistra significa farlo rimanere popolare».

Insomma, è difficile credere che il nostro giudizio di un calciatore venga filtrato dal nostro orientamento politico, perché se così fosse passerebbero in primo piano tutte le considerazioni fatte nei paragrafi precedenti, che fanno saltare qualsiasi giudizio positivo o negativo o interesse in generale che sia. 

La tesi più condivisibile per me rimane quella che vede la formazione delle proprie preferenze – calcistiche o politiche che siano – come il culmine di un unico processo personale e soggettivo. Non preferiamo un giocatore in base a chi votiamo, ma votiamo chi votiamo per le stesse ragioni per cui tifiamo chi tifiamo. I sistemi sono tutti comunicanti, e hanno a che fare con alcuni degli istinti più innati e inspiegabili della nostra persona. Si gioca come si vive, e si tifa allo stesso modo.