A metà del trentacinquesimo minuto di Milan-Roma, Dybala batte corta una punizione dalla trequarti verso El Aynaoui. Il marocchino la estende a Wesley, che con un cross – non troppo bello, ma neanche troppo brutto – trova Ndicka in area. Il difensore salta, forse un po’ sbilanciato da Bartesaghi, e spizza malamente un pallone che non impensierisce Maignan. Un colpo di testa velleitario, arrivato a seguito di un cross velleitario, in un primo tempo giallorosso ricco di una serie di attacchi intensi ma – appunto – velleitari.
Ndicka non lo sa, come non lo sa Wesley, non lo sa El Aynaoui e non lo sa neanche Dybala, ma quello sarà l’ultimo tiro – l’undicesimo – dell’ottimo primo tempo romanista. Non lo so neanche io, eppure scrivo (in una delle tante chat del fantacalcio in cui commentiamo le partite, un po’ per darci un tono e un po’ per stemperare l’ansia) un messaggio che c’entra poco con l’ottimo momento della partita romanista: «Scambiando Leao e Dybala secondo me la Roma starebbe vincendo tanto a poco».
È un commento sciatto e superficiale, buttato lì, figlio della scaramanzia – come ad esorcizzare quel demone in maglia rossonera e spronare il ventuno giallorosso – e non di un ragionamento lucido. Leao si è visto poco, eppure fa paura ai tifosi giallorossi ogni volta che si affaccia nella metà campo romanista; Dybala è sembrato opaco, nonostante dai suoi piedi siano passate le migliori occasioni della partita fino a quel punto.
Un messaggio inutile, appunto, eppure profetico. Non lo sappiamo ancora, ma due minuti dopo quel colpo di testa avrà inizio da un lato il Leao-show, e dall’altro una serata da incubo per Dybala, che si concluderà con il rigore sbagliato e l’infortunio che lo costringerà al cambio.
La stagione di Dybala
Un tema interessante – forse abbandonato troppo presto – delle prime uscite della Roma in campionato era la soluzione che vedeva l’inserimento di Dybala a partita in corso, nelle fasi della partita in cui i ritmi scendevano e i giallorossi dovevano, o potevano, alzare il tasso tecnico offensivo. Contro il Bologna il suo ingresso al 73’ permette ai giallorossi di tenere alto il baricentro dopo il vantaggio di Wesley, sfiorando il gol due volte e rendendosi il giocatore più pericoloso in quei 17′. A Pisa si ripete uno spartito simile: il suo ingresso all’intervallo si rivela fondamentale nell’ultima giocata, che fino a quel momento era mancata, propiziando il gol di Soulé con una gran palla a trovare Ferguson.
Dybala parte poi titolare alla successiva con il Torino in una brutta gara da falso 9, uscendo all’intervallo per infortunio. Rientra dalla panchina a Firenze, in cui il suo ingresso tiene alta la Roma e fa respirare la squadra; con l’Inter parte nuovamente titolare, e anche in quel caso risulta poco brillante. Da quel momento le giocherà tutte dall’inizio – Plzen, Sassuolo, Parma e Milan – con risultati altalenanti: tra i migliori con le emiliane, deludente in Europa e a San Siro.
Luci e ombre a San Siro
Nella partita di ieri, rigore a parte, la sua prestazione è stata opaca, per non dire insufficiente. Il suo apporto in fase di non possesso nei primi minuti è diligente ma timido – Gasperini in settimana ne ha lodato le qualità atletiche, ma l’impressione è che il più delle volte corra a vuoto – e con la palla è sembrato poco lucido.
Due volte nel primo tempo, in momenti decisivi, a tradirlo è il primo controllo, e già questo dovrebbe fare notizia. Al 5′ spreca un ottimo suggerimento in profondità di Soulé, in cui sarebbe bastato un controllo “alla Dybala” per metterlo da solo davanti a Maignan; al 17′, su un cross di Celik, lo stop difettoso lo costringe a un tiro di esterno difficile. Probabilmente stanchezza e lucidità c’entrano poco – siamo a inizio partita, anche se comunque veniva da 319 su 360 minuti giocati negli ultimi 15 giorni – eppure l’impressione iniziale è quella di un corpo e una testa che viaggiano a velocità differenti.



La domanda, a quel punto, è lecita: un Dybala in “load management”, fresco e marcato da giocatori stanchi che inevitabilmente concedono qualche centimetro e quindi qualche frazione di secondo in più, avrebbe commesso gli stessi errori?
A tutto questo si aggiunge la scarsa profondità della rosa giallorossa. Ad oggi, nonostante alternative comunque di livello in tutti i reparti, la Roma pecca di un giocatore in grado di cambiare le partite dalla panchina. Quello che più ci si è avvicinato in stagione è Pellegrini, che anche ieri ha trovato una serie di soluzioni pericolose (conquistando prima la punizione e successivamente il rigore del possibile pareggio), ma il centrocampista romano per caratteristiche non ha le stesse qualità dell’argentino negli ultimi 20 metri. Ecco quindi che la versione “riserva di lusso” di Dybala diventerebbe molto più credibile e pericolosa della sua controparte “titolare sottotono” vista nelle ultime uscite, e questo beneficerebbe non poco una Roma ad oggi povera di soluzioni controintuitive e autosufficienti.
Al termine dei novanta minuti contro il Milan, Gasperini ha detto: «Ci penalizza il fatto di sbagliare tanti gol e di non concretizzare gli arrembaggi nel finale come fanno le altre squadre, magari anche con un gol sporco o su mischia. Rispetto alle big ci mancano queste due cose». Probabilmente il potersi permettere di schierare un Dybala fresco anche oltre l’80’ beneficerebbe non poco le pretese della Roma nei minuti morenti della partita.
I problemi; tattici e tecnici
Un altro nodo della stagione di Dybala è stata la convivenza con Soulé; un dualismo che si preannunciava complicato e così sembra confermarsi, seppur non per i motivi che venivano ipotizzati.
Da un lato il problema è, banalmente, di natura geografica. Dybala è spesso costretto nell’emisfero sinistro del campo, in cui i suoi limiti col destro ne riducono notevolmente la pericolosità. I numeri che calcolano la sua produzione offensiva sono comunque buoni: npxG, tiri e tiri in porta sono tutti in linea con la carriera. Dove ha deluso è appunto nel gol, sintomo che forse a sinistra si spezza il filo diretto che lo collega alla porta come quando parte dal centrodestra. I due argentini in astratto potrebbero anche convivere, ma con un sistema di gioco differente, in cui Soulé è largo a dettare l’ampiezza a destra e Dybala è libero di giocare senza riferimenti nei mezzi spazi; una soluzione tanto ambiziosa quanto irrealistica con Gasperini, quantomeno dal primo minuto.
A questo si aggiunge un problema tecnico, che li vede intestardirsi spesso nel voler ricevere la palla sui piedi. Nel primo tempo di San Siro entrambi si sono mossi più del solito, e questo ci ha permesso di vedere forse la Roma più brillante della stagione nella metà campo avversaria, ma nelle fasi centrali della partita – quelle in cui poi la manovra offensiva giallorossa è sembrata più macchinosa – era evidente che la causa fosse la staticità di entrambi. E così qualsiasi dialogo tecnico tra i due (gli unici insieme a Pellegrini a parlare un certo linguaggio con il pallone) si è tradotto spesso in giocate cervellotiche e poco incisive.
Qui ritorna l’ipotesi di un Dybala a partita in corso, visto che la convivenza con Soulé sarebbe possibile in quelle situazioni in cui la Roma si sbilancia in avanti con tre trequartisti dietro la punta; una soluzione vista ieri con l’ingresso di Dovbyk, in cui i giallorossi schieravano Pellegrini, Bailey e prima Dybala e poi Baldanzi alle sue spalle.
I problemi fisici
Sia chiaro, la Roma ha bisogno di Dybala; chi dice il contrario non ha ben presente la povertà di alternative credibili sul piano qualitativo in rosa. Consapevoli però della fragilità dell’argentino, un minutaggio maggiore spalanca le porte ai soliti problemi fisici che lo tengono puntualmente lontano dai campi nei momenti decisivi della stagione. Da quando è alla Roma, il numero ventuno è sceso in campo 122 volte con la maglia giallorossa, saltandone 50 per infortunio. Ipotizzando che Dybala abbia un limite di minuti stagionali nelle gambe; ha più senso tenerlo sempre in campo, col rischio di costringerlo a saltare quasi un terzo delle partite per infortunio, o utilizzarlo a gara in corso, col beneficio di ridurne gli infortuni e quindi permettendogli di giocarle quasi tutte?
Metterne in discussione la titolarità comunque non significa escluderlo; a quasi 32 anni, con l’avvento delle cinque sostituzioni, non sarebbe assurdo ricamare per lui un ruolo nuovo. Un 12º uomo, a metà fra la titolarità e la panchina, che a tutti gli effetti pesa come un titolare in più.
Questa soluzione, in realtà, Gasperini la conosce bene. Tra l’agosto 2019 e il giugno 2021 Luis Muriel con la maglia dell’Atalanta ha messo a segno 40 gol e 8 assist in Serie A, partendo titolare solamente 26 volte e subentrando invece 44. Situazioni diverse, squadre diverse, giocatori diversi; eppure Gasperini la figura del “super-sub” – il 12º uomo che le gioca tutte anche se spesso e volentieri parte dalla panchina – l’ha già testata con successo. Perché non immaginarla addosso a Dybala?
Le conseguenze
In una piazza calda e rumorosa come quella romana e romanista, è chiaro che le controindicazioni di una soluzione del genere sarebbero numerose. La centralità di Dybala nel gruppo è un fattore determinante, ma, anche ipotizzando la riuscita di un esperimento del genere, l’ambiente si farebbe sentire nel pretenderne la titolarità. Gasperini si è mostrato molto benevolo con un ambiente notoriamente difficile, ma le prime crepe di questo rapporto all’apparenza idilliaco sembrano dietro l’angolo, con la pazienza del tecnico di Grugliasco che non sembra destinata a durare per sempre.
Parallellamente, se invece l’esperimento non dovesse riuscire, il rischio è quello di perdere una delle poche certezze – almeno sul piano tecnico – in rosa. Con il contratto in scadenza a giugno 2026, è fondamentale che l’argentino non perda gli stimoli, in una stagione che si preannuncia estenuante soprattutto sul piano mentale. Ad oggi è impossibile sapere come Dybala risponderebbe a questo nuovo ruolo, anche se nelle prime uscite ha dato ottimi segnali.
Bisogna poi capire chi prenderebbe il suo posto all’interno dell’undici titolare. In questa prima frazione di campionato Gasperini sembra sempre preferire l’assetto con Cristante trequartista, ma a quel punto nessuno avrebbe le caratteristiche per ricoprire il ruolo di “falso nove” come Dybala. Alternativamente si tornerebbe alla presenza di una punta di ruolo, anche se né Ferguson né Dovbyk sembrano convincere troppo il tecnico. Quello che poi offre l’argentino in termini di piazzati – tolto ovviamente lo sfortunato rigore di ieri – costituirebbe un sacrificio che potrebbe avere ripercussioni importanti. In questo saranno utili le gare che l’argentino sarà costretto a saltare, per capire quanto sia realmente sostenibile una Roma senza di lui.
I limiti strutturali, a lungo andare, pesano più delle intuizioni
La Roma rimane una squadra seria e soprattutto credibile, che però ad oggi non può competere per lo scudetto. Qualche settimana fa, sempre sulla Roma, Pierluca Rossi Doria scriveva: «I limiti strutturali, a lungo andare, pesano più delle intuizioni. Non si può reggere un’intera stagione basandosi solo sul genio dell’allenatore e sul rendimento di tre-quattro individualità». In questo si trova il controsenso della stagione giallorossa, il cui cieco affidamento sul suo numero ventuno è al contempo un punto di forza e uno di quei limiti strutturali di cui vi parlavamo.
Dybala rimane uno dei giocatori dal tasso tecnico più elevato del campionato, ma forse sono passati i tempi in cui riusciva a esprimerlo con costanza e sostenibilità dal primo minuto. Con così tante partite ravvicinate, e in un sistema che richiede un ritmo forse per lui insostenibile, non è così assurdo ipotizzare una nuova veste con cui prolungarne l’efficacia ad alti livelli.