È da poco scoccato il ventunesimo della gara tra Juventus e Lazio quando dalle mani di Di Gregorio parte l’azione che porterà all’espulsione di Romagnoli. È solo il cinquecentocinquantottesimo (558°) minuto della stagione di Pierre Kalulu, ma da fuori non si direbbe. Le sue ultime partite raccontano un difensore che sembra creato in un laboratorio su indicazioni di Motta: veloce, pulito tecnicamente, coraggioso, bravissimo a leggere gli spazi.
Quando riceve palla da Locatelli ha già il corpo rivolto verso la metà campo biancoceleste. Con il primo controllo attira Isaksen, poi scarica col destro su Douglas Luiz e parte. Brucia il danese in scioltezza, con un’energia sorprendente per uno che in tutta la stagione passata ha visto meno minuti che in questo inizio di campionato. Poi riceve il pallone di ritorno dal brasiliano, e senza alterare la corsa usa il sinistro per appoggiare a Cabal. Non è un passaggio vero e proprio, è un movimento unico con lo scatto; la gamba sinistra con cui impatta il pallone sembra più preoccupata a generare l’inerzia sufficiente a prendere velocità che a servire il colombiano.
In un paio di falcate Kalulu è così il giocatore più avanzato della Juventus, e questo sembra dargli coraggio. Un grande filtrante di Vlahovic lo serve nello spazio, poi il controllo a seguire del francese fa il resto: palla abbastanza vicina da ingolosire Romagnoli all’intervento, non abbastanza da risparmiargli il cartellino rosso. L’inerzia della partita cambia fisiologicamente, gettando le basi per i tre punti. Quella che a prima vista potrebbe sembrare una serie di ottime giocate individuali nasconde in realtà una mossa codificata da Motta, che abbiamo imparato a conoscere bene l’anno scorso a Bologna.
“Ho trovato l’invasor!”
Analizzando attentamente l’azione cardine del match andato in scena all’Allianz Stadium sabato è possibile comprendere e analizzare uno dei punti di svolta più interessanti dell’evoluzione recente del glossario del calcio. Negli ultimi anni ha infatti preso piede tra gli addetti ai lavori una nuova distinzione: “invasori” e “costruttori”. Questa classificazione, concepita da Maurizio Viscidi (coordinatore delle nazionali giovanili maschili della FIGC), è utile a dividere i calciatori in due macrocategorie: quelli che costruiscono l’azione nella propria metà campo e quelli che invadono la metà campo avversaria – più precisamente gli ultimi 16 metri – per concluderla.
Motta però ci ha messo poco a sovvertire questa concezione, insegnandoci a Bologna come niente impedisca a un giocatore di essere entrambe le cose. L’abito tattico cucito su misura a Riccardo Calafiori – valorizzandolo come mai prima – potremmo definirlo un punto di incontro tra i due concetti. Se da un lato il giovane centrale era insieme a Beukema e Posch il primo costruttore dei felsinei, dall’altro era anche solito invadere la metà campo avversaria dopo la prima costruzione.
Il fatto che la giocata di Kalulu non sia tanto dissimile da quelle che abbiamo visto fare spesso a Calafiori partendo dal centrosinistra giustifica, almeno in parte, perché la Juventus avesse cercato con così tanta insistenza il centrale oggi all’Arsenal. Il bisogno di avere un giocatore in grado di costruire e concludere l’azione sembra essere uno dei marchi di fabbrica del calcio fluido di Motta. Così, più volte nel corso della partita con la Lazio si è ripresentata la stessa situazione: Locatelli ad abbassarsi sulla prima linea in fase di impostazione, Cabal a venire dentro il campo, il tutto per permettere a Kalulu di ricevere indisturbato sul lato sinistro. Il francese era così libero di sfruttare la marcatura abbastanza leggere di Isaksen per attaccare lo spazio, creando costantemente superiorità numerica in quella zona del campo.
I nuovi compiti
Non può quindi essere un caso la rinascita del difensore francese in questa sua nuova avventura, in un ruolo per lui quasi completamente nuovo. Analizzando la sua posizione media in campo, infatti, si osserva come, per la prima volta in carriera, non stesse occupando il centro-destra della difesa, bensì muovendosi fluidamente lungo l’intera retroguardia. Si è poi andata a consolidare una particolare predilezione per la zona sinistra, quella preferita da Calafiori a Bologna, soprattutto dopo l’infortunio di Bremer. Se infatti sul centro-destra era arginato dai confini del campo, sul centro-sinistra è libero di venire dentro il campo per relazionarsi con i compagni.

Questo gli permette di partecipare alla manovra come mai prima al Milan. A conferma di questo è il primato per passaggi completati per 90’. Un dato incredibile, anche tenendo conto del fatto che sotto la guida di Pioli questo numero fosse quasi la metà (98,2 a 58,8). La nuova tendenza a staccarsi dalla linea difensiva palla al piede si riflette anche nelle statistiche in conduzione nel francese, che figura nel 96° percentile per conduzioni progressive tra i centrali. Questi dati danno una chiara indicazione del nuovo ruolo da invasore, rivisitando il termine in chiave diversa dai 16 metri descritti da Viscidi.
Questo però non ha eclissato le sue nuove responsabilità in costruzione. A testimonianza di ciò possiamo vedere il dato che vede Kalulu primeggiare per passaggi corti rispetto ai difensori del campionato. In Juventus-Lazio il francese ha concluso la partita con il maggior numero di passaggi completati (100), primato che poi si è andato a ripetere anche nella gara persa contro lo Stoccarda, in cui ne ha completati 70.
Tornando al parallelo con Calafiori, un’analisi delle sue statistiche avanzate racconta che i due – almeno per compiti – si sovrappongono. Il difensore romano nella stagione 23/24 rientrava infatti nel 92° percentile per corse progressive e nell’85° percentile per passaggi completati, a dimostrazione di come Motta e Giuntoli siano stati abili a fare di necessità virtù, trovando nel difensore francese un’alternativa credibile. Questo ha permesso a Kalulu di rilanciarsi, rendendolo una colonna portante di una linea difensiva di per sé già attrezzata. Sono state però le sue grandi prestazioni che hanno permesso a Motta di non snaturarsi, rimanendo fedele ai suoi principi grazie al lavoro preziosissimo del francese.